Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

di , 5 Marzo 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)

2.  Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci  a celebrare la Risurrezione del Signore – la festa più gioiosa  e solenne di tutto l’Anno liturgico – che cosa può esserci di più adatto  che lasciarci condurre dalla Parola di Dio?  Per questo la Chiesa, nei  testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro  particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le  tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella  prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato,  in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel  dono più pieno a Lui.  La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra  condizione dell’uomo su questa terra.  Il combattimento vittorioso  contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a  prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la  Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via,  verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n.25).  E’ un  deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi,  sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori  di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è  all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole  avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il  nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.  Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri  occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la  divinizzazione dell’uomo.  La comunità cristiana prende coscienza di  essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in  disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in  Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il  Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.  Ascoltatelo”  (v.5).  E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano  per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni  giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito,  dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di  seguire il Signore.  La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che  viene proposta nella liturgia della terza  domenica, esprime la passione di Dio  per ogni uomo e vuole suscitare nel  nostro cuore il desiderio del dono dell’  “acqua che zampilla per la vita eterna”  (v.14): è il dono dello Spirito Santo,  che fa dei cristiani “veri adoratori” in  grado di pregare il Padre “in spirito e  verità” (v.23).  Solo quest’acqua può  estinguere la nostra sete di bene, di  verità e di bellezza!  Solo quest’acqua,  donataci dal Figlio, irriga i deserti  dell’anima inquieta e insoddisfatta,  “finché non riposa in Dio”, secondo le  celebri parole di sant’Agostino.  La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo.  Il  Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?  “.  “Credo, Signore!  ” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi  voce di ogni credente.  Il miracolo della guarigione è il segno che  Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore,  perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere  in Lui l’unico nostro Salvatore.  Egli illumina tutte le oscurità  della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”. 

Quando, nella quinta domenica, ci viene proclamata la risurrezione  di Lazzaro, siamo messi di fronte al mistero ultimo della nostra esistenza:  “Io sono la risurrezione e la vita… Credi questo?  ” (Gv 11,25  -26).  Per la comunità cristiana è il momento di riporre con sincerità,  insieme a Marta, tutta la speranza in Gesù di Nazareth: “Sì, o Signore,  io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel  mondo” (v.27).  La comunione con Cristo in questa vita ci prepara a  superare il confine della morte, per vivere senza fine in Lui.  La fede  nella risurrezione dei morti e la speranza della vita eterna aprono il  nostro sguardo al senso ultimo della nostra esistenza: Dio ha creato  l’uomo per la risurrezione e per la vita, e questa verità dona la dimensione  autentica e definitiva alla storia degli uomini, alla loro  esistenza personale e al loro vivere sociale, alla cultura, alla politica,  all’economia.  Privo della luce della fede l’universo intero finisce  rinchiuso dentro un sepolcro senza futuro, senza speranza.  Il percorso quaresimale trova il suo compimento nel Triduo Pasquale,  particolarmente nella Grande Veglia nella Notte Santa: rinnovando  le promesse battesimali, riaffermiamo che Cristo è il Signore della  nostra vita, quella vita che Dio ci ha comunicato quando siamo  rinati “dall’acqua e dallo Spirito Santo”, e riconfermiamo il nostro  fermo impegno di corrispondere all’azione della Grazia per essere  suoi discepoli.  (Continua)

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