Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

di , 12 Marzo 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)

3.  Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso  il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a  liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un  legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce  di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo.  In Cristo,  Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10).  La Croce di  Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di  Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli  la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc.  Deus  caritas est, 12).  Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno,  dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di  conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più  radicale l’amore di Cristo.  Il digiuno, che può avere diverse  motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente  religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo  a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e  dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa – e non  solo di superfluo – impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro  “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere  Dio nei volti di tanti nostri fratelli.  Per il cristiano il digiuno non  ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità  degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore  per il prossimo (cfr Mc 12,31).  Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione  dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio  nella nostra vita.  La bramosia del possesso provoca violenza,  prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente  nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina,  alla capacità, cioè, di condivisione.  L’idolatria dei beni, invece,  non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice,  lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché  colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della  vita.  Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è  pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi  assicurare il futuro?  La tentazione è quella di pensare, come il  ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni  per molti anni… “. 

Conosciamo il giudizio del Signore: “Stolto,  questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita… ” (Lc 12,19-  20).  La pratica dell’elemosina è un richiamo al primato di Dio e  all’attenzione verso l’altro, per riscoprire il nostro Padre buono  e ricevere la sua  misericordia.  In tutto il periodo  quaresimale, la  Chiesa ci offre  con particolare  abbondanza la  Parola di Dio.  Meditandola ed  interiorizzandola  per viverla quotidianamente, impariamo una forma preziosa e  insostituibile di preghiera, perché l’ascolto attento di Dio, che  continua a parlare al nostro cuore, alimenta il cammino di fede  che abbiamo iniziato nel giorno del Battesimo.  La preghiera ci  permette anche di acquisire una nuova concezione del tempo:  senza la prospettiva dell’eternità e della trascendenza, infatti,  esso scandisce semplicemente i nostri passi verso un orizzonte  che non ha futuro.  Nella preghiera troviamo, invece, tempo  per Dio, per conoscere che “le sue parole non passeranno”  (cfr Mc 13,31), per entrare in quell’intima comunione con  Lui “che nessuno potrà toglierci” (cfr Gv 16,22) e che ci apre  alla speranza che non delude, alla vita eterna.  In sintesi, l’itinerario quaresimale, nel quale siamo invitati a  contemplare il Mistero della Croce, è “farsi conformi alla morte  di Cristo” (Fil 3,10), per attuare una conversione profonda della  nostra vita: lasciarci trasformare dall’azione dello Spirito  Santo, come san Paolo sulla via di Damasco; orientare con  decisione la nostra esistenza secondo la volontà di Dio; liberarci  dal nostro egoismo, superando l’istinto di dominio sugli  altri e aprendoci alla carità di Cristo.  Il periodo quaresimale è  momento favorevole per riconoscere la nostra debolezza, accogliere,  con una sincera revisione di vita, la Grazia rinnovatrice  del Sacramento della Penitenza e camminare con decisione  verso Cristo.  Cari fratelli e sorelle, mediante l’incontro personale col nostro  Redentore e attraverso il digiuno, l’elemosina e la preghiera, il  cammino di conversione verso la Pasqua ci conduce a riscoprire  il nostro Battesimo.  Rinnoviamo in questa Quaresima  l’accoglienza della Grazia che Dio ci ha donato in quel momento,  perché illumini e guidi tutte le nostre azioni.  Quanto il  Sacramento significa e realizza, siamo chiamati a viverlo ogni  giorno in una sequela di Cristo sempre più generosa e autentica.  In questo nostro itinerario, ci affidiamo alla Vergine Maria,  che ha generato il Verbo di Dio nella fede e nella carne, per  immergerci come Lei nella morte e risurrezione del suo Figlio  Gesù ed avere la vita eterna.  (Fine)

I commenti non sono attivi

Panorama Theme by Themocracy