La Parola della Domenica

di , 19 Marzo 2011

2ª Di Quaresima
Prima lettura (Gen 12,1-4) Vocazione di Abramo, padre del popolo di Dio.
Salmo responsoriale (Sal 32) Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.
Seconda lettura (2Tm 1,8b-10) Dio ci chiama e ci illumina.
Vangelo (Mt 17,1-9) Il suo volto brillò come il sole

Leggendo l’Evangelo di questa seconda domenica di Quaresima (Mt 17,1-9), conosciuto  come il Vangelo della Trasfigurazione, possono emergere varie considerazioni, pur  partendo da prospettive tra loro differenti, ancorché complementari.  In una prospettiva  teologica, si potrebbe rilevare che Matteo propone un parallelo tutt’altro che azzardato  tra Mosè e Gesù.  Gesù, per Matteo, è “il nuovo Mosè”.  Ci sono d’altra parte nel racconto  matteano alcune singolari analogie: Mosè è il liberatore del popolo ebraico, colui che  ha accompagnato gli Ebrei esuli dall’Egitto verso la salvezza; Gesù è il liberatore dell’umanità  intera che diventa così il popolo dei salvati, accettando nei vari modi e nel mistero  racchiuso nella coscienza di ognuno, il messaggio del Maestro.  Per compiere  quest’opera di liberazione / salvezza entrambi accompagnano il loro popolo attraverso  un esodo, un tempo – che è quello della storia, ma per ognuno di noi il kairòs, il tempo opportuno – al quale non siamo  sempre particolarmente attenti.  Mosè sale sul Monte Sinài per ricevere da Dio le tavole della legge; Gesù sale  sul monte (nella versione di Matteo) per dettare la sua nuova legge (che innova, pur non cancellandola, la legge  mosaica): la legge delle “Beatitudini” la cui osservanza ci rende “felici” (beati… ) e liberi, cioè “salvi”. 

Tante analogie,  dunque, ma anche grandi novità.  la meraviglia (una condizione in cui dovremmo sempre vivere come credenti) Conservare  la capacità di “visione” in un mondo ormai incapace di avere grandi visioni, di percepire, in una parola, le  “trasfigurazioni”.  Prendendo insieme un caffè ci disse, tra l’altro: “Ricordatevi, amici, noi siamo i testimoni della  puntualità”..  Non una constatazione dell'”essere”, ma la tensione al “dover essere”.  E nel termine “puntualità” c’era  tutto un programma di vita.  Una puntualità temporale, certo, ma c’era soprattutto la puntualità nel nostro “esserci”,  del sapere cogliere i “segni dei tempi”, nel saper accogliere e realizzare le intuizioni profonde, pensieri nuovi, che lo  Spirito instancabilmente suggerisce.  Il mondo e la Chiesa hanno bisogno di queste donne e di questi uomini, che  non riproducano le ovvietà, ma che siano testimoni dell’inedito e dell’anormalità (Gesù è sempre l’inedito che irrompe  nella nostra vita): un inedito ed una anormalità che sempre ci interpellano.  Puntualmente.  Coppie e famiglie che  abbiano fame e sete di novità di vita più che di consumi inutili e scandalosi; di pulizia morale  più che di esempi d’immoralità diffusa; di grandi narrazioni più che di cronache squallide; di  progettualità e di apertura nuova.  Forse pensava proprio a questo Gesù quando invitava gli  amici che erano saliti con lui sul monte a non piantare tende, ma a riprendere il cammino  dell’esodo, a conservare nel cuore e a tradurre nel quotidiano quelle “trasfigurazioni” alle  quali, se siamo attenti, ognuno di noi ha accesso perché lo Spirito le opera in noi.  Ritirarsi a  contemplare, ma subito scendere dal monte, ritornare sulla pianura piatta, nel nostro deserto  d’ogni giorno.  [C.P.M. – ITALIA]

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