Più importante ciò che facciamo o ciò che siamo?

di , 19 Marzo 2011

Papa Benedetto XVI,  Angelus di domenica 6 marzo 2011

Cari fratelli e sorelle! 
Il Vangelo di questa domenica presenta la conclusione  del “Discorso della montagna”, dove il Signore  Gesù, attraverso la parabola delle due case costruite  una sulla roccia e l’altra sulla sabbia, invita i discepoli ad ascoltare le sue parole e a metterle in pratica  (cfr Mt 7,24).  In questo modo Egli colloca il discepolo e il suo cammino di fede nell’orizzonte dell’Alleanza,  costituita dalla relazione che Dio intesse con l’uomo, attraverso il dono della sua Parola, entrando in comunicazione  con noi.  Il Concilio Vaticano II afferma: “Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come  ad amici e si intrattiene con essi, per invitarli e ammetterli alla comunione con Sé”.  (Cost.  dogm.  sulla  divina Rivelazione Dei Verbum, 2).  “In questa visione ogni uomo appare come il destinatario della Parola,  interpellato e chiamato ad entrare in tale dialogo d’amore con una risposta libera” (Esort.  Ap.  postsin.  Verbum  Domini, 22).  Gesù è la Parola vivente di Dio.  Quando insegnava, la gente riconosceva nelle sue parole  la stessa autorità divina, sentiva la vicinanza del Signore, il suo amore misericordioso, e rendeva lode a  Dio. 

In ogni epoca e in ogni luogo, chi ha la grazia di conoscere Gesù, specialmente attraverso la lettura  del santo Vangelo, ne rimane affascinato, riconoscendo che nella sua predicazione, nei suoi gesti, nella  sua Persona Egli ci rivela il vero volto di Dio, e al tempo stesso rivela noi a noi stessi, ci fa sentire la gioia  di essere figli del Padre che è nei cieli, indicandoci la base solida su cui edificare la nostra vita.  Ma spesso l’uomo non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie  delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile  domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima.  E noi, su che cosa vogliamo costruire  la nostra vita?  Chi può rispondere veramente all’inquietudine del nostro cuore?  Cristo è la roccia  della nostra vita!  Egli è la Parola eterna e definitiva che non fa temere ogni sorta di avversità, ogni difficoltà,  ogni disagio (cfr Verbum Domini, 10).  Possa la Parola di Dio permeare tutta la nostra vita, pensiero e azione,  così come proclama la prima lettura della Liturgia odierna tratta dal Libro del Deuteronomio: “Porrete  dunque nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come  un pendaglio tra gli occhi” (11,18).  Cari fratelli, vi esorto a fare spazio, ogni giorno, alla Parola di  Dio, a nutrirvi di essa, a meditarla continuamente.  È un prezioso aiuto anche per mettersi al riparo  da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l’orgoglio, ma che, alla fine, lascia  vuoti e insoddisfatti. 

In queste domeniche proporremo dei testi di Papa Benedetto che possano aiutarci nel cammino di  questa Quaresima e prepararci all’incontro con Lui nella Visita Pastorale dell’8 maggio.

I commenti non sono attivi

Panorama Theme by Themocracy