Giovanni è la voce, Cristo la parola.

di , 14 Dicembre 2008

Giovanni BattistaCelebriamo oggi la terza domenica di Avvento e la parola di Dio ritorna nuovamente sulla figura del precursore, Giovanni Battista.  Dopo averlo presentato nella sua vera identità, oggi lo presenta impegnato in modo particolare nell’annuncio del Regno di Dio e nel preparare la via al Messia. 

Il testo del Vangelo di Giovanni ci dà la dimensione esatta del Battista nella sua triplice funzione di precursore, di profeta e testimone della luce, che è Cristo.  Nel dialogo che intercorre tra il Battista e i sacerdoti e leviti comprendiamo esattamente a quale conclusione intende portare il Battista i suoi interlocutori.  Egli non è il Cristo, ma prepara a Cristo e di conseguenza invita loro a predisporre il cuore e la mente all’accoglienza del Messia, atteso comunque dal popolo israelitico e certamente non riconosciuto in Gesù Cristo, crocifisso, morto e risorto. 

Quell’appello del Battista a “rendere dritta la via del Signore” è un monito ad aprirsi alla vera fede nel Redentore.  Il suo dialogo è finalizzato all’educazione alla fede ed all’accoglienza del dono del Messia con animo diverso e con idee diverse.  Il riferimento al profeta Isaia che lo stesso Battista fa nel testo del Vangelo giovanneo, è segno evidente di continuità tra Vecchio e Nuovo Testamento, tra Antica e Nuova Alleanza.  Il Messia atteso non è altro quello che è stato annunciato dai veri profeti con tutte le caratteristiche di Colui che viene a portare la vera pace, la vera giustizia, il vero amore su questo mondo.  Basta rileggere in questo contesto il brano del libro del profeta Isaia che costituisce la prima lettura di questa terza domenica di Avvento. 

La missione di Cristo nel mondo, che oggi continua attraverso la Chiesa da Lui istituita, è proprio tutto questo che il profeta Isaia attribuisce alla figura del Messia “mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore… Mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia, come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli.  Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi, così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti”. 

Riconoscere a Cristo tutto questo è entrare nel vero mistero del Salvatore del Mondo ed entrare nel significato più vero del Natale.  La domenica che oggi celebriamo va sotto il nome di “Gaudete”, ovvero della gioia.  Effettivamente la gioia cristiana trova la sua sorgente in Cristo Gesù, Figlio di Dio, venuto nel mondo nel grembo purissimo di Maria per opera dello Spirito Santo.  Egli è la nostra vera gioia, nonostante le tante prove e sofferenze che quotidianamente dobbiamo affrontare e superare (non sempre per la verità) contando sull’aiuto che viene dal cielo.  Perché solo con la forza che ci viene da lassù possiamo avanzare nel calvario della storia dell’umanità e della nostra personale vicenda umana.

Fratelli – scrive l’Apostolo Paolo ai Tessalonicesi – siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.  Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie.  Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono.  Astenetevi da ogni specie di male.  Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo.  Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!”.

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