La Parola della Domenica

di , 10 Settembre 2011

23ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura (Sir 27,33-28,9) – Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Salmo Responsoriale (Sal 102) – Il Signore è buono e grande nell’amore.
Seconda Lettura (Rm 14,7-9) – Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Vangelo (Mt 18,21-35) – Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Nella scorsa domenica abbiamo parlato di correzione fraterna  realizzandola, facendoci carico dei fratelli, aiutandoli a  ritrovare la via del Signore.  La liturgia della Parola di questa  domenica ci propone il tema del perdono e della misericordia.  La prima lettura tratta dal libro del Siracide ci ricorda come i peccati  sono insiti nel cuore dell’uomo, che può chiedere al Signore di  perdonargli i suoi, solo se sarà capace di dimenticare l’odio e la vendetta  nei confronti dei fratelli.  Il Salmo 102 con il ritornello “Il Signore  è buono e grande nell’amore” insiste sulla misericordia del Signore  verso i suoi figli, perché egli sa come siano stati “plasmati” e ci concede  tutto ciò di cui abbiamo bisogno.  L’apostolo Paolo nella lettera ai  Romani ci dice che Cristo è morto ed è risorto per diventare il Signore  dei morti e dei viventi, quindi la nostra vita e la nostra morte appartengono  a Lui.  Nel Vangelo di Matteo, Pietro domanda a Gesù quante  volte deve perdonare il proprio fratello, la risposta di Gesù, non si ferma  ad indicarci solo dei numeri, ma semplicemente, ci invita a perdonare “sempre”.  L’esempio che Gesù fa è quello  del padrone misericordioso che ha avuto pietà del servo implorante, il quale nell’aridità dell’anima non sa, a sua volta,  perdonare.  Il termine “per-donare” significa “donare ancora” e quindi và oltre il solo perdono ma ci impegna a costruire  ancora.  Nel brano del Vangelo, Gesù ci fa comprendere come attraverso l’amore si può perdonare tutto, mentre  con l’egoismo non si riesce a dimenticare neppure un piccolo torto.  “Solo perdonando saremo perdonati”.  il perdono  non è solo un atto è una dinamica e, in quanto tale, deve coinvolgere tutta la vita quotidiana per tutto l’arco dell’esistenza.  È una dimensione “religiosa” (nel senso pieno del termine), e povera: la più religiosa e la più povera nella  quale ci si possa riconoscere.  Perché il perdono è un dono, un dono maggiorato, un “iper-dono” e non impareremo  mai a praticarlo se non cerchiamo di attualizzare, giorno dopo giorno, anche se con inenarrabile fatica, la voce dello  Spirito che incessantemente ci chiama alla misericordia e che troppo spesso mettiamo in contrapposizione con la giustizia.  la dinamica del perdono, che implica sia la capacità di darlo che di riceverlo, può mettere in luce profonde ambiguità  comportamentali.  Per esempio, si può perdonare per sentirsi migliori dell’altro, per orgoglio intellettuale, per far  crescere la propria autostima morale.  Si può fingere di accettare il perdono, fingere anche di umiliarsi, senza peraltro  spostare di un millimetro la distanza interpersonale che ci separa dagli altri, senza mai entrare in quella relazione profonda  che il perdono deve recuperare, spesso addirittura mettere in atto per la sua assenza nella fa precedente dell’esistenza.  Difficile?  , certo: molto difficile, e molto lungo, può richiedere tutta la vita, ma fondamentale per recuperare  rapporti onesti, seri con il prossimo.  [C.P.M.Italia]

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