La Parola della Domenica

di , 16 Settembre 2011

Prima Lettura (Is 55,6-9)  I mieei pensieri non sono i vostri pensieri.
Salmo Responsoriale (Sal 144)  Il Signore è vicino a chi lo invoca.
Seconda Lettura (Fil 1,20-24.27)  Per me vivere è Cristo.
Vangelo (Mt 20,1-16)  Sei invidioso perché io sono buono?

Dal merito alla grazia…

Questa settimana la logica della gratuità totale, spiazza la logica meritocratica  È incomprensibile l’atteggiamento del padrone della vigna, ma la chiave della parabola sta nel modo  di pensare dei primi operai.  Quando vedono dare agli operai dell’ultima ora un denaro pensano di  ricevere di più.  Quando ricevono il denaro pattuito non chiedono di più, esigono per gli altri di meno.  Non dicono quello che legittimamente  desiderano, chiedono al padrone di dare agli altri di meno.  Meno di un denaro.  Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da  mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù.  Invece di esercitare un legittimo diritto (“Dacci di più, abbiamo lavorato tutto il giorno!  “), se la  prendono con i deboli: chiedono di dar loro di meno.  Meno di ciò che è indispensabile per vivere.  Forti con i deboli, deboli con il forte.  Il padrone  è buono, non vuole fare l’elemosina a questi sfaccendati, non vuole umiliarli, vuol dar loro una parvenza di dignità, la possibilità di  riscattarsi, di osare, di rinascere.  Lo fa con garbo, con gentilezza, con misericordia.  È buono il padrone, non sciocco: del suo denaro può fare  quello che vuole.  Come salvare un peccatore gratuitamente. 

Gesù se la prende con la logica del merito: Dio mi ama e mi premia perché mi  comporto bene.  Così pensavano i devoti del suo tempo.  (E del nostro).  Gesù dà una spallata alla logica umana che vede la giustizia come unico  modo di relazionarsi fra le persone e con Dio.  È importante la giustizia ma rischia di sfociare nell’arida contabilità dei meriti.  Più del merito  c’è la grazia, il dono, questo osa dire Gesù.  È una grossa soddisfazione quella di prendersi una laurea dopo anni di studio.  Ma è una sorpresa  indicibile il dono inaspettato dell’amato!  Così è Dio: ci sorprende con la sua grazia che supera la giustizia.  Ricordiamocelo, quando pesiamo  la nostra fede sulla bilancia delle buone opere.  Quello che Gesù ha superato, troppo spesso noi cattolici lo recuperiamo pensando di  fargli un piacere!  Gli operai della prima non hanno colto con chi hanno a che fare.  Hanno ridotto la loro fede a fatica e sudore.  Peggio: guardano  con sospetto gli altri, quasi concorrenti dei loro privilegi.  Non è così per chi ha colto la luce del Vangelo.  Stupiti, abbagliati dalla bontà  del padrone, gioiamo per la grazia di poter lavorare nella vigna, gioiamo per la possibilità che altri fratelli anche all’ultimo possano accogliere  la grazia che ci ha trasformati.  La bontà di Dio contagi la nostra vita, in modo da rendere la nostra giornata lavorativa, sin d’ora, immagine  di quella gioia che il Signore riverserà nei nostri cuori forgiati dalla fatica dell’amore.  Il nostro Dio, mite e umile di cuore, che vivrà questa  pagina dall’albero della croce accogliendo il buon ladrone, ci faccia uscire dalle ristrettezze di una fede “sindacale” per percepire, almeno un  poco, quale braciere d’amore e di bontà è il suo cuore; impariamo dal Signore, che è mite e umile di cuore…  Nelle letture vediamo un Isaia che scuote i deportati in Babilonia per indicare la corretta logica di Dio: se saranno riscattati, se potranno  tornare in Israele non sarà per loro merito ma per iniziativa gratuita del Signore!  Invece Paolo, commosso, riceve da Filippi, la più amata fra  le sue comunità, la prima “europea”, Epafrodito che gli porta consolazione e denaro è una visita inattesa che aiuta Paolo a sostenere le angustie  e la prigionia di Efeso.  Quando la smetteremo di usare la calcolatrice nel relazionarci fra di noi e con Dio capiremo cosa significa diventare  discepoli.  Come avrete capito Il Regno è gratis, non fatevi fregare… [commento di Paolo Curtaz]

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