La Parola della Domenica

di , 29 Ottobre 2011

31ª del Tempo Ordinario
(Ml 1,14- 2,2.8-10)  Avete deviato dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento.
Sal 130)  Custodiscimi, Signore, nella pace
(1Ts 2,7-9.13)  Avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita.
(Mt 23,1-12)  Dicono e non fanno.

Sono parole dure, quelle che oggi ascoltiamo uscire dalla bocca del profeta Malachia (Dio, per mezzo di lui): parole  che non lasciano scampo ai potenti, a coloro che credendosi superiori agli altri si permettono di schiacciare tutto e  tutti al loro passaggio.  non saranno mai le debolezze umane in sé a far problema.  Quelle ci stanno, purché le si riconosca  come tali e si faccia il possibile da una parte per essere più forti, dall’altra parte per essere misericordiosi con  chiunque faccia fatica.  Anzi, chi ci vuole bene apprezza ancora di più la nostra sensibilità di fronte alle altrui e alle  nostre stesse debolezze.  Ciò che fa problema è quando queste debolezze concorrono a rovinare il cammino di fede  dei più deboli.  Spesso ci allontaniamo dalla Legge di Dio e questo è un male perdonabile: ma non riconoscere questo,  e a volte giustificarlo in base a nostre malsane teorie, porta quasi sempre a creare nelle persone che fanno già fatica a riconoscere il  cammino di Dio un disorientamento totale, di cui siamo assolutamente responsabili.  Tutte le invettive di Gesù verso scribi e farisei, di cui il brano di vangelo di oggi ne sono solo una piccola espressione, e nemmeno  delle più forbite.  Qui in realtà Gesù si mantiene calmo: esorta addirittura a seguire le parole di scribi e farisei, che rimangono valide  perché dette in nome di Dio.  Ma chiede esplicitamente di non imitare l’ipocrisia dei loro comportamenti.  Del resto, che ci sia ipocrisia  in essi non è certo una novità: desiderare onori e poltrone è tipico di quei potenti che attraverso la loro posizione si sentono autorizzati  a trattare gli altri come delle nullità.  Invece, siamo tutti sulla stessa barca: religiosi, religiose, laici, sacerdoti, consacrati, appartenenti  a movimenti, gente iscritta a gruppi di preghiera, volontari, gente comune, praticanti e non.  Il Maestro è uno solo: il Padre,  pure.  Voglio concludere il mese missionario con l’omaggio a un’altra umanità.  Un omaggio a quelli “veri”, a quelli che padroni della fede  degli altri non si sentiranno mai.  A quelli che non scandalizzeranno mai i piccoli, perché sono da essi tanto amati che qualsiasi limite  viene loro perdonato.  È Paolo che parla di loro, descrivendo il suo servizio a Tessalonica.  Ascoltando, alla fine, queste parole, torniamo  a respirare speranza perché ci danno motivo di credere che esistano ancora tante donne e tanti uomini innamorati di Dio e dell’umanità,  i quali forse non fanno notizia come coloro che provocano scandali, ma di certo costruiscono passo dopo passo il cammino del  Regno: amorevoli?  come una madre che nutre e ha cura delle proprie creature; affezionati al punto da dare agli uomini non solo il  Vangelo di Dio, ma la loro stessa vita, perché erano loro diventati cari; lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno.  Ed  invece di vantarsi del bene fatto, rendono grazie a Dio continuamente, perché avendo da loro ricevuto la parola divina della predicazione  l’hanno accolta non quale parola di uomini, ma com’è veramente, quale Parola di Dio.  È di un’umanità vera, come questa, che la  Chiesa anche oggi continua a sentire il bisogno.  [commento di don Alberto Brugnolo]

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