La Parola della Domenica

di , 10 Marzo 2012

3ª di Quaresima
(Es 20,1-17) La legge fu data per mezzo di Mosè. 
Salmo Responsoriale (Sal 18) Signore, tu hai parole di vita eterna. 
(1Cor 1,22-25) Annunciamo Cristo crocifisso, scandalo per gli uomini, ma, per coloro che sono chiamati, sapienza di Dio. 
Vangelo (Gv 2,13-25) Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere 

Il vangelo della terza domenica di quaresima, quella odierna, offre alla nostra contemplazione  la purificazione del tempio e ci invita a cercarne il significato.  Al tempio si vendevano  vari tipi di animali da offrire in sacrificio, e ciò era importante per quanti, da fuori, arrivavano  a Gerusalemme in pellegrinaggio.  L’unica moneta corrente accettata, dai venditori e dal  tempio, era il mezzo siclo tiriano, giacché le monete romane non potevano essere usate, i  cambiavalute pertanto svolgevano un ruolo necessario.  Questa operazione commerciale,  che probabilmente si svolgeva nel cortile dei gentili, offendeva il significato del tempio e pertanto offendeva Dio, quindi  l’accento non è posto tanto sui trafficanti disonesti che ci poteva essere, quanto sulle istituzioni che lo permettevano.  Altro elemento da prendere in considerazione è la “sferza di cordicelle”.  Questa più che uno strumento offensivo deve  essere considerato un simbolo di autorità.  Gesù, con quel gesto di “pulizia”, mette in discussione l’istituzione più sacra  della tradizione giudaica e soprattutto il modo generalizzato di interpretare il rapporto con Dio: Dio possesso di Israele in  quanto abitante del tempio di Gerusalemme.  Nella purificazione del tempio c’è nell’azione di Gesù l’operazione di  “togliere ciò che è contrario alla comune conoscenza” per aprire lo spazio alla sola adorazione di Dio.  E’ un errore in cui  cadiamo tutti facilmente, ancora oggi, dopo 20 secoli di cristianesimo.  A questo punto è opportuno fare un’altra considerazione  che ci tocca da vicino.  Gesù si dimostra misericordioso verso i peccatori, ma è severo e polemico nei riguardi di  ” coloro che frequentavano il tempio”, nei riguardi di ogni formalismo religioso.  Il suo gesto è un gesto provocatorio che  scatena l’opposizione delle autorità del tempio le quali chiedono, come giustificazione, un segno e Gesù offre come segno:  “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.  “Ma egli parlava del tempio del suo corpo”, aggiunge  Giovanni.  I “giudei”, invece, interpretano le parole di Gesù alla lettera e durante il suo processo le useranno contro di lui  distorcendole fino al punto di trasformarle in un’imputazione di stregoneria (Mt 26,61).  C’è da chiedersi perché Gesù sia  così severo con i “religiosi” e misericordioso con i “lontani”? 

Per entrare in comunione con Dio, scopo e fine della vita si  ogni cristiano, c’è bisogno di osservare una serie di pratiche il cui fine non è quello di giustificare e tranquillizzare la nostra  “buona coscienza”, ma quello di convertirci a Lui.  Messa nei giorni di precetto, preghiere formulate frettolosamente  senza pensare con chi si parla e cosa diciamo soddisfano forse la legge ma non ci convertono.  Le stesse dieci parole,  offerte da Dio al suo popolo per mezzo di Mosé, indicano le condizioni attraverso le quali si vive l’alleanza che lega Dio  al suo popolo: “Io sono il Signore…  che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto…  non avrai altri dei di fronte a me”.  Non avere  sempre presenti nella mente e nel cuore queste parole è diventare  adoratori di falsi dei, preda di altri sfruttatori e di altri  faraoni.  Queste sono le condizioni per vivere in comunione  con Dio, queste sono le condizioni per vivere in relazione d’amore  con Lui che si è fatto crocifiggere perché noi avessimo  la vita e questa in abbondanza.  L’annuncio che la Chiesa oggi,  tramite la liturgia della parola, ci offre è il dono della vita  per mezzo della croce di Cristo suo Figlio, Logos supremo  dell’amore di Dio.  In Cristo che muore Dio ha rivelato che, la  salvezza è possibile e comprensibile solo da quanti possiedono  lo Spirito esalato dal Figlio al momento della sua morte.  Non carriere prestigiose, non ricchezze inestimabili sono utili  per realizzare la comunione con Dio, ma la semplicità

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