Breve storia del Vetro di Murano

di , 14 Novembre 2013

5376437840_48ff12622c_zIn una leggenda di Plinio il Vecchio (del I°sec.AC.) si narra la nascita del vetro come una “scoperta casuale” di alcuni navigatori Fenici,che accendendo un fuoco in una spiaggia si accorsero che dalla combustione della sabbia a contatto con alghe e frammenti di conchiglie usciva una “pasta viscosa e trasparente” Storicamente nel 3000 AC.in Mesopotamia (area siriaca) appaiono piccoli oggetti in pasta vitrea (scarabei e monili) successivamente in Egitto a partire dal “2000 AC.vengono prodotti i primi recipienti in vetro,fino ad arrivare al I° secolo AC. quando nacque il vetro “ soffiato a stampo o lavorato a mano”. I Romani dopo la conquista dell’Egitto nel 30 AC.importarono e introdussero la lavorazione del vetro nella nostra Cultura Italica e Occidentale.Tra il 1961-62 vicino all’attuale Basilica di Torcello un equipe di archeologi Polacchi diretti dal Prof:Italiano Giampietro Brognetti ( direttore della Fondazione G:Cini di Venezia) riportarono alla luce dei manufatti in vetro a testimonianza che tale attività risaliva presumibilmente ai secoli V° VI°e VII° DC. quando le isole della laguna e la stessa Venezia vennero fondate. I primi “vetrai veneziani” si chiamavano “ fiolai” cioè soffiatori di fiale e di ampolle in vetro chiamate “fiole”.L’Arte vetraria veneziana nel 1291 si sposta dal Centro Storico di Venezia all’isola di Murano per decreto Dogale. La motivazione di fondo era quella di preservare la città di Venezia (allora costruita da abitazioni di legno) dai frequenti incendi che spesso le fornaci provocavano con conseguenze disastrose. Da questa data,inizia per Murano la sua “epoca d’oro del vetro”con la nascita di numerose e fondamentali tecniche sia di composizione che di lavorazione del materiale stesso. I vetrai si costituiscono in “Corporazioni” stabiliscono delle normative precise dette “Mariegole” ed eleggono come loro Patrono S:Nicola di Myra venezianizzando il nome in S.Nicolò. Durante i secoli che si succedettero, fino alla Caduta della Serenissima Repubblica (1797) i vetrai acquisirono particolari privilegi,fondarono “un Libro D’oro”dove venivano ammesse per diritto tutte le famiglie appartenenti “all’Arte Vetraria” in più colui che diventava”maestro vetraio”poteva ambire alla elevatura nella “scala sociale di allora” con la facoltà di sposare una “Nobile Patrizia”.Come controparte però era “prigioniero dell’isola” non poteva spostarsi dal luogo di origine se non per particolari motivi concessi dalle autorità del tempo,doveva assolutamente preservare i segreti e le tecniche vetrarie affinchè l’arte non potesse essere esportata e copiata da altri paesi e tutto era severamente controllato e punito sotto minaccia di “pena capitale”. Fondamentali per Murano furono i vetri del 1400 lavorati dal maestro “Ercole Barovier” (autore della famosa “Coppa Nuziale”) per poi a seguire con i Vetri Rinascimentali,Barocchi e Ottocenteschi. Numerose tecniche di lavorazione e di composizione segnarono le varie epoche: nacquero i vetri bianco opachi detti “lattimi”( simili al colore del latte ) le murrine ( le classiche perle multicolori e di varia foggia) la filigrana,gli zanfirici,il vetro calcedonio (simile come effetto alle venature del marmo) e la famosa avventurina ( una pasta vitrea simile a schegge d’oro ) ottenuta da una particolare fusione di materiali. Nel periodo di fine 1800 primi 1900,il vetro muranese subisce una parentesi di decadenza fino agli inizi degli anni venti,quando per merito di un “lungimirante imprenditore Milanese: Paolo Venini” che fonda assieme all’antiquario veneziano Giacomo Cappellin la Vetreria “ Cappellin Venini) avviene una “nuova rinascita”della vetraria con l’avvento di nuovi stili nella forma degli oggetti,nuove tecniche e delicate colorazioni compositive. Con Paolo Venini,Murano si avvierà verso” l’arte moderna e contemporanea” che vedrà sorgere grandi “designers”e prestigiosi “maestri vetrai” che coniugheranno nuove forme con la continuità della “tradizione”rinnovando radicalmente il vetro di murano e rendendolo “unico e inimitabile”nel mercato mondiale sino ai nostri giorni.

Gianluigi Bertola.

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