Non c’è vera carità se non si annuncia Cristo

di , 22 Novembre 2013

CARIT-~1Introducendo l’incontro internazionale sul tema Testimoniare la fede attraverso la carità, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha discettato su alcuni dei fondamenti più importanti della cristianità.

La fede, ha ricordato il cardinale Bagnasco, “è dono di Dio” che l’uomo può accettare o meno e comunque è sempre “originata dalla chiamata divina e mai dall’iniziativa umana”. Gli uomini d’oggi, tuttavia, “spesso non colgono questo ordine e lo invertono, pensando che Dio sia oggetto della loro scelta”. Dio, però, “non accetta di essere un elemento fra i tanti nella vita dell’uomo, altrimenti sarebbe ridotto a oggetto o a idolo”.

La fede da sola, tuttavia, è insufficiente e necessita delle opere (cfr. Gc 2,26), espressione massima della carità. “Chi non porta frutto nella carità – ha proseguito Bagnasco – mostra quindi di non avere realmente accolto nella fede il Cristo, che trasforma l’uomo e lo rende nuova creatura (2Cor 5,17)”.

La carità, non meno della fede, ha un carattere “responsoriale” e si fonda sulla “libera adesione” dell’uomo che risponde all’amore divino, che ha la sua massima espressione in Cristo.

Verità e carità, a loro volta, non possono escludersi a vicenda: la prima da sola conduce ad “una religiosità fatta di culto ma non giustizia, di dedizione a Dio con le parole ma non con il cuore, di sacrifici offerti da chi ha dimenticato la misericordia (Os 6,6)”.

Per contro, la carità senza verità, fa dilagare il relativismo che, da un lato, svuota la fede.

La carità è autentica e piena solo quando è “piena espressione della fede”; non è carità l’esibizionismo, l’azione che persegue una propria gratificazione, l’accentrare il tutto su se stessi attraverso il gesto del “donare”.

Non c’è verità di amore davanti a Dio se non ami il tuo fratello, se la Chiesa diventa non una  famiglia ma “selezione di persone “, se c’è giudizio, mormorazione, condanna.

La carità è vera solo come “segno dell’amore ricevuto da Dio” che viene trasmesso nella stessa maniera.

Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli.
Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà“.

Come i miracoli di Gesù e degli Apostoli, “i gesti di carità dei credenti non esauriscono il loro significato nella solidarietà umana che veicolano, ma sono dei segni – secondo l’espressione usata dall’evangelista Giovanni –,  perché rimandano a realtà più alte e rappresentano un appello alla fede”.

L’opera caritativa va quindi sempre accompagnata da una “forte portata evangelizzante” e si sostanzia “portando Cristo a coloro che vengono soccorsi”. La fede ci spinge a “prendere il largo e a gettare le reti per la pesca, le reti della Parola e della carità; non al fine di ingrandire le file della Chiesa con un intento proselitistico, ma per introdurre quante più persone nel regno portato da Cristo”, ha spiegato Bagnasco.

Il servizio della carità è infine “dimensione costitutiva” ed “espressione irrinunciabile” della missione della Chiesa stessa che, attraverso l’amore vicendevole dei suoi discepoli, “manifesta la sua intima natura”.

La carità non passa per “il dare”, ma per “l’amare” in Cristo.

 

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