Festa di S.Lucia e il suo “legame con Venezia”

di , 9 Dicembre 2013

CorpoS_Lucia Il legame che unisce S.Lucia, Martire di Siracusa con la nostra città di Venezia ci riporta indietro nei secoli, precisamente nel 1204, quando i crociati veneziani dopo la presa di Costantinopoli ne trafugarono il corpo, portato nell’anno 878 dai Bizantini dopo che Siracusa cadde sotto la dominazione mussulmana. Lucia fa parte dei santi martiri della Chiesa Paleocristiana e insieme a Sant’Agata patrona di Catania è inserita nel Martirologio dei santi siciliani ed è venerata dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa. Nella sua “Passio” (il documento storico -leggendario che ne ricostruisce la vita e il suo martirio) si racconta che nacque nell’anno 283 a Siracusa da nobile famiglia. Rimasta in giovane età orfana di padre, crebbe con la madre Eutichia, che la educò al cristianesimo ed a una vita virtuosa. Già in tenera età Lucia si consacrò al Signore offrendosi a lui nella purezza, verginità e carità verso i poveri.

Promessa sposa ad un giovane Tribuno, rifiutò il legame e donando i suoi beni in spirito evangelico fu denunciata dall’amato con l’accusa di sperpero di denaro patrimoniale e di oltraggio agli Dei Romani. Portata davanti al giudice Pascasio, non negò la sua fede e il voto che la univa per sempre al Signore. Dopo vari tentativi di persuasione con minacce e torture, venne colpita a morte dal suo carnefice con una pugnalata al petto era il 13 dicembre del 304 sotto la persecuzione dell’Imperatore Diocleziano. Venne sepolta nelle catacombe di Siracusa, ed il suo culto si diffuse subito anche fuori della Sicilia a Roma, Ravenna e successivamente in Grecia e in Inghilterra. Papa Gregorio Magno nel 604 inserì il suo nome nel Canone Romano della S.Messa e nella città eterna le furono dedicate più di 20 chiese. La venerazione a S.Lucia si estese nei secoli anche alle Americhe, all’Africa e all’Europa del Nord e la sua festa, che cade in prossimità al solstizio di inverno viene simbolicamente interpretata nei Paesi Scandinavi come “il trionfo della luce sulle tenebre” e la vittoria della vita, simboleggiata nella natura che continuamente si rigenera. Anche il nome stesso Lucia, ha una derivazione dal latino antico “Lux” che la identifica nell’ottica cristiana come “Figlia della Luce” portatrice dello splendore di Dio e lampada che rischiara il cammino di ogni credente per la sua adesione al Vangelo e il dono supremo della vita. La tradizione stessa che la vuole patrona dei non vedenti, degli oculisti, ottici, produttori di lenti e occhialeria e di tutte le patologie collegate alla vista, si ricollega a tali significati e smentisce la fantasiosa credenza che al martirio fosse collegato l’accecamento e lo strappo degli occhi.

Tornando a Venezia, e al culto che ci lega a questa santa, è giusto precisare che le sue reliquie giunte nella nostra città lagunare furono portate all’isola di S.Giorgio Maggiore fino al 1279 e poi ulteriormente traslate in una chiesa a lei dedicata, alla fine del canal grande luogo dell’attuale stazione ferroviaria e affidate alle Suore Domenicane del Corpus Domini, alle quali succedettero le Agostiniane dell’Annunciata. Con l’avvento di Napoleone Bonaparte e le conseguenti soppressioni, il convento e la chiesa furono chiusi e abbandonati. Gli Austriaci che succedettero ai Francesi fra il 1844-60 costruirono il ponte ferroviario e la stazione, demolirono il complesso monastico e le spoglie della santa vennero definitivamente collocate nella chiesa di S.Geremia che ne assunse anche il titolo. Nel 1863 in tale chiesa fu costruita una nuova cappella e un nuovo altare sopra cui fu sistemata l’arca con i sacri resti, l’opera fu consacrata e benedetta dall’allora Patriarca Trevisanato.

Un’ulteriore rifacimento dell’urna in vetro e marmo ambrato fu completata nel 1930 sotto il Patriarcato del Card. La Fontaine Nel 1955 il Patriarca Angelo Roncalli futuro Papa Giovanni XXIII° commissionò una preziosa maschera in argento per coprire e dare una “regale dignità”al volto di Lucia ormai consunto dal passaggio del tempo. Dal punto di vista scientifico nel 1904 il Patriarca Aristide Cavallari autorizzò una ricognizione della salma che a detta degli esperti appariva in buono stato di conservazione e cosa assai rara, presentava ancora sul petto destro la ferita del martirio provocato da “perforazione di arma da taglio”.

Da secoli, i Siracusani chiedono alle Autorità Religiose la riconsegna delle reliquie, problema ancora aperto e fonte di discussione. La fede è comune patrimonio della vita del cristiano e sicuramente la venerazione a S.Lucia unisce Venezia e Siracusa in un’inscindibile vincolo spirituale che supera ogni nostra egoistica “durezza di cuore. “

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