Il Papa in udienza a San Pietro “Vergognarsi è salutare… Gesù riceve, ed è più buono dei preti”

di , 19 Febbraio 2014

9d8f32e483Vergognarsi è “salutare” perché rende “umili” e la confessione, “sacramento della guarigione”, per i cristiani, è l’occasione per liberarsi, davanti a Dio e ai fratelli, di un “peso dell’anima”. Così il Papa all’udienza generale in piazza San Pietro, proseguendo un ciclo di catechesi sui sacramenti.

 Il sacramento della penitenza e riconciliazione, meglio noto come confessione, che in passato si faceva “in forma pubblica”, oggi si fa in forma “personale e riservata”, ha detto il Papa. Questo però “non deve far perdere la matrice ecclesiale, che costituisce il contesto vitale”. “Uno – ha spiegato Bergoglio parlando a braccio – può dire ‘io mi confesso soltanto con Dio’. Sì, puoi dire ‘Dio perdonami’ e dire i tuoi peccati. Ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa, e per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa e ai fratelli nella persona del sacerdote”. “Eh, padre, io mi vergogno”, ha proseguito il Papa pronunciando un dialogo immaginario con un fedele: “Anche la vergogna – è la risposta del ‘padre’ – è buona, è salutare avere un po’ di vergogna, perché – ha proseguito il Papa tra gi applausi dei fedeli – vergognarsi è salutare: quando una persona non ha vergogna, nel mio paese diciamo che è un sin verguenza, un senza vergogna, ma la vergogna fa bene perché ci fa più umili. Il sacerdote riceve con amore e tenerezza questa confessione, e in nome di Dio perdona. Anche dal punto di vista umano – ha continuato il Papa – sfogarsi è buono, parlare col fratello e dire al sacerdote queste cose che sono tanto pesanti nel mio cuore, sfogarmi davanti a Dio con la Chiesa e con il fratello. Non avere paura della confessione! Uno quando è in coda per confessarsi sente tutte queste cose, anche la vergogna – ha detto il Papa tra nuovi applausi – poi quando finisce la confessione esce libero, grande, bello, perdonato, bianco, felice. Questo è il bello della confessione”.

 Il Papa si è poi rivolto direttamente alla folla di fedeli: “Io vorrei domandarvi”, ma non rispondete “a voce alta, ognuno si risponda nel suo cuore: quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato, che ti sei confessata? Due giorni, due settimane, due anni… Venti anni… Quaranta anni… Ognuno faccia il conto. Ognuno si dica: quando è stata l’ultima volta che mi sono confessato? E se è passato tanto tempo, non perdere un giorno di più, vai avanti, che il sacerdote sarà buono, Gesù è lì, è più buono dei preti, ti riceve con tanto amore”.

 Attraverso i sacramenti dell’iniziazione cristiana, il battesimo, la confermazione e l’eucaristia, ha spiegato il Papa, “l’uomo riceve la vita nuova in Cristo. Ora, questa vita, noi la portiamo ‘in vasi di creta’, siamo ancora sottomessi alla tentazione, alla sofferenza, alla morte e, a causa del peccato, possiamo persino perdere la nuova vita”. Per questo Bergoglio, che ha definito la confessione un “sacramento della guarigione”, ha sottolineato che quando ci si confessa si va a “guarire l’anima o il cuore” e ci si libera di “un peso nell’anima”. Il perdono dei nostri peccati, però, “non è qualcosa che possiamo darci noi, non è frutto dei nostri sforzi, ma è un regalo, un dono dello Spirito Santo”. Il Papa ha concluso la catechesi citando la parabola del figliol prodigo (o del padre misericordioso): “Ogni volta che ci confessiamo, Dio ci abbraccia, e fa festa, andiamo avanti su questa strada”.

 

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