Francesco chiede misericordia per le vittime dell’olocausto

di , 26 Maggio 2014

10304705_517103185062020_1674778428336417859_nPapa Francesco ha visitato il memoriale della shoah di Gerusalemme, lo Yad Vashem, nel terzo e ultimo giorno del suo viaggio in Terra Santa, dove ha incontrato sei sopravvissuti ai lager nazisti baciando loro le mani ed ha pronunciato un discorso incentrato sulla domanda “Dove sei, uomo?” che sembra riecheggiare il “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Nella fitta mattinata, Jorge Mario Bergoglio ha visitato il gran muftì nella “Spianata delle Moschee”, ha sostato in preghiera davanti al “muro del pianto”, dove ha abbracciato il rabbino Abraham Skorka e l’islamico Omar Abboud, suoi amici argentini, ha deposto dei fiori al monumento del fondatore del sionismo Theodor Herzl e – fuori programma – ha fatto tappa, in presenza del presidente israeliano Shimon Peres e del premier Benjamin Netanyahu, al memoriale delle vittime del terrorismo.

“Adamo, dove sei?”, è la domanda della Genesi da cui è partito Jorge Mario Bergoglio allo Yad Vashem, dopo aver ravvivato la fiamma perenne della sala della “Rimembranza”. “Dove sei, uomo? Dove sei finito? In questo luogo, memoriale della Shoah, sentiamo risuonare questa domanda di Dio: ‘Adamo, dove sei?’. In questa domanda c’è tutto il dolore del Padre che ha perso il figlio. Il Padre conosceva il rischio della libertà; sapeva che il figlio avrebbe potuto perdersi ma forse nemmeno il Padre poteva immaginare una tale caduta, un tale abisso! Quel grido: ‘Dove sei?’, qui, di fronte alla tragedia incommensurabile dell’Olocausto, risuona come una voce che si perde in un abisso senza fondo…”, ha proseguito il Papa.

“Uomo, chi sei? Non ti riconosco più. Chi sei, uomo? Chi sei diventato? Di quale orrore sei stato capace? Che cosa ti ha fatto cadere così in basso? Non è la polvere del suolo, da cui sei tratto. La polvere del suolo è cosa buona, opera delle mie mani. Non è l’alito di vita che ho soffiato nelle tue narici. Quel soffio viene da me, è cosa molto buona. No – ha continuato il Papa – questo abisso non può essere solo opera tua, delle tue mani, del tuo cuore… Chi ti ha corrotto? Chi ti ha sfigurato? Chi ti ha contagiato la presunzione di impadronirti del bene e del male? Chi ti ha convinto che eri dio? Non solo hai torturato e ucciso i tuoi fratelli, ma li hai offerti in sacrificio a te stesso, perché ti sei eretto a dio. Oggi torniamo ad ascoltare qui la voce di Dio: ‘Adamo, dove sei?’. Dal suolo si leva un gemito sommesso: Pietà di noi, Signore! A te, Signore nostro Dio, la giustizia, a noi il disonore sul volto, la vergogna. Ci è venuto addosso un male quale mai era avvenuto sotto la volta del cielo. Ora, Signore, ascolta la nostra preghiera, ascolta la nostra supplica, salvaci per la tua misericordia. Salvaci da questa mostruosità. Signore onnipotente, un’anima nell’angoscia grida verso di te. Ascolta, Signore, abbi pietà! Abbiamo peccato contro di te. Tu regni per sempre. Ricordati di noi nella tua misericordia. Dacci la grazia di vergognarci di ciò che, come uomini, siamo stati capaci di fare, di vergognarci di questa massima idolatria, di aver disprezzato e distrutto la nostra carne, quella che tu impastasti dal fango, quella che tu vivificasti col tuo alito di vita. Mai più, Signore, mai più! ‘Adamo, dove sei?’. Eccoci, Signore, con la vergogna di ciò che l’uomo, creato a tua immagine e somiglianza, è stato capace di fare”, ha concluso Jorge Mario Bergoglio. “Ricordati di noi nella tua misericordia”.

È stata letta in italiano l’ultima lettera di Ida Goldish prima di essere deportata. Il Papa ha salutato uno per uno sei sopravvissuti ai lager nazisti – Avraham Harshalom, Chava Shik, Joseph Gottdenker, Moshe Ha-Elion, Eliezer Grynfeld e Sonia Tunik-Geron – ed ha baciato le mani di alcuni di loro. Bergoglio ha ascoltato le loro parole a tu per tu.

La mattina del Papa era iniziata alla Spianata delle Moschee nel quartiere musulmano della città vecchia di Gerusalemme. Accolto dal gran muftì, lo sceicco Mohammad Hussein, e dal direttore generale del consiglio del Waqf (custodia dei beni inalienabili appartenenti agli enti religiosi islamici, gestiti esclusivamente per fini caritativi), Bergoglio è entrato – togliendosi le scarpe, come vuole la tradizione islamica – nel santuario della Roccia, la struttura sormontata dalla nota cupola d’oro che sorge nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme. La struttura si trova accanto alla moschea.

Successivamente il Papa ha incontrato lo sceicco nel centro islamico, sede del muftì. Il quale, in arabo, ha parlato, tra l’altro parlato della “occupazione” israeliana in Palestina, delle persone detenute nelle carceri di Israele e della necessità di rispettare i “diritti umanitari e religiosi”. Ha poi preso la parola il Papa: “In questo momento il mio pensiero va alla figura di Abramo, che visse come pellegrino in queste terre”, ha detto. “Musulmani, Cristiani ed Ebrei riconoscono in Abramo, seppure ciascuno in modo diverso, un padre nella fede e un grande esempio da imitare”. Abramo “è una persona che si fa povera, che accetta di lasciare la propria patria, è protesa verso una meta grande e sospirata, vive della speranza di una promessa ricevuta” e “questa fu la condizione di Abramo, questa dovrebbe essere anche il nostro atteggiamento spirituale. Non possiamo mai ritenerci autosufficienti, padroni della nostra vita; non possiamo limitarci a rimanere chiusi, sicuri nelle nostre convinzioni. Davanti al mistero di Dio siamo tutti poveri, sentiamo di dover essere sempre pronti ad uscire da noi stessi, docili alla chiamata che Dio ci rivolge, aperti al futuro che lui vuole costruire per noi”.

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