Testimonianza di Elie Wiesel

di , 30 Gennaio 2015

28 gennaio28 GENNAIO GIORNATA DELLA MEMORIA

Il 27 gennaio, nel giorno in cui 70 anni fa furono abbattuti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, si celebra per la 15^ volta il Giorno della Memoria, istituito con la legge del 20 luglio 2000 al fine di “ricordare la Shoah, le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati”. Per non dimenticare

 Di fronte ad una catastrofe di simili proporzioni come quella della Shoah o di un qualunque altro eccidio del quale l’essere umano si sia mai macchiato nel corso della Storia, le singole vite rimangono travolte e cambiate per sempre. Dolore, angoscia, incredulità, rabbia e voglia che tutto l’orrore subito non accada più a nessuno. Tra le tante testimonianze sulla Shoah, ho trovato questa di Elie Wiesel, Premio Nobel per la Pace 1986, scrittore Statunitense nato in Romania nel 1928. Nel 1940 la sua città natale fu assegnata all’Ungheria, la quale diede il permesso ai Nazisti di deportare gli ebrei quattro anni più tardi. Deportato ad Auschwitz, nel libro “La Notte”, viene estrapolato uno stralcio che descrive il suo arrivo e la sua vita nel lager, scrive: «Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata. Mai dimenticherò quel fumo. Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto. Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede. Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere. Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto. Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai. ». (Elie Wiesel) Nedo Fiani fu deportato nello stesso lager di Wiesel. Anche lui testimonia che l’esperienza del Lager non cambia solo i corpi ma anche gli spiriti. Come ha dichiarato in una conferenza del 2012, tenuta presso l’ITE Tosi di Busto Arsizio: “Non eravamo più quelli che eravamo saliti sul treno, il viaggio ci ha trasformati. Per chi ci ha vissuto, Auschwitz non è un luogo, è una sensazione. Il freddo mi entrava dentro e mi rosicchiava. Ero solo con me stesso. Colui che dimentica diventa complice degli assassini: una società come la nostra non deve trascurare il dolore e dimenticare il passato”.

I commenti non sono attivi

Panorama Theme by Themocracy