Sei connesso?

di , 7 Febbraio 2009

Anche il Papa si mette adesso a parlare di. . .   cellulari!  E il Vangelo,  cosa c’entra?
Sentite allora il suo ragionamento, perchè ha proprio a che fare con la nostra vita,  e in particolare con i nostri giovani!”L’accessibilità di cellulari e computer,  unita alla portata globale e alla capillarità di internet,  ha creato una molteplicità di vie attraverso le quali è possibile inviare,  in modo istantaneo,  parole ed immagini ai più lontani ed isolati angoli del mondo: è,  questa, chiaramente una possibilità impensabile per le precedenti generazioni.   I giovani,  in particolare,  hanno colto l’enorme potenziale dei nuovi media nel favorire la connessione,  la comunicazione e la comprensione tra individui e comunità e li utilizzano per comunicare con i propri amici,  per incontrarne di nuovi,  per creare comunità e reti,  per cercare informazioni e notizie,  per condividere le proprie idee e opinioni. 

Molti benefici derivano da questa nuova cultura della comunicazione: le famiglie possono restare in contatto anche se divise da enormi distanze,  gli studenti e i ricercatori hanno un accesso più facile e immediato ai documenti,  alle fonti e alle scoperte scientifiche e possono, pertanto,  lavorare in équipe da luoghi diversi.  Sebbene sia motivo di meraviglia la velocità con cui le nuove tecnologie si sono evolute in termini di affidabilità e di efficienza,  la loro popolarità tra gli utenti non dovrebbe sorprenderci,  poiché esse rispondono al desiderio fondamentale delle persone di entrare in rapporto le une con le altre.   Questo desiderio di comunicazione e amicizia è radicato nella nostra stessa natura di esseri umani e non può essere adeguatamente compreso solo come risposta alle innovazioni tecnologiche.  

Alla luce del messaggio biblico, esso va letto piuttosto come riflesso della nostra partecipazione al comunicativo ed unificante amore di Dio,  che vuol fare dell’intera umanità un’unica famiglia.   Quando sentiamo il bisogno di avvicinarci ad altre persone,  quando vogliamo conoscerle meglio e farci conoscere,  stiamo rispondendo alla chiamata di Dio – una chiamata che è impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio,  il Dio della comunicazione e della comunione.  Il desiderio di connessione e l’istinto di comunicazione,  che sono così scontati nella cultura contemporanea, non sono in verità che manifestazioni moderne della fondamentale e costante propensione degli esseri umani ad andare oltre se stessi per entrare in rapporto con gli altri.   In realtà, quando ci apriamo agli altri,  noi portiamo a compimento i nostri bisogni più profondi e diventiamo più pienamente umani.  

Amare è,  infatti,  ciò per cui siamo stati progettati dal Creatore.   Naturalmente, non parlo di passeggere,  superficiali relazioni; parlo del vero amore,  che costituisce il centro dell’insegnamento morale di Gesù: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima,  con tutta la tua mente e con tutta la tua forza” e “Amerai il tuo prossimo come te stesso” (cfr Mc 12, 30-31).   In questa luce,  riflettendo sul significato delle nuove tecnologie, è importante considerare non solo la loro indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone,  ma anche la qualità dei contenuti che esse sono chiamate a mettere in circolazione.  Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà,  attive nel mondo emergente della comunicazione digitale,  perché si impegnino nel promuovere una cultura del rispetto,  del dialogo, dell’amicizia.  

Nelle nostre amicizie e attraverso di esse cresciamo e ci sviluppiamo come esseri umani.   Proprio per questo la vera amicizia è stata da sempre ritenuta una delle ricchezze più grandi di cui l’essere umano possa disporre.  Sarebbe triste se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia,  per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno,  sul posto di lavoro,  a scuola,  nel tempo libero.   Quando,  infatti,  il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo,  la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale.   Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo,  di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano.  L’amicizia è un grande bene umano,  ma sarebbe svuotato del suo valore,  se fosse considerato fine a se stesso.   Gli amici devono sostenersi e incoraggiarsi l’un l’altro nello sviluppare i loro doni e talenti e nel metterli al servizio della comunità umana.  

In questo contesto,  è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana,  la pace e la giustizia,  i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione.   Queste reti possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali,  consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti.   Ci si deve tuttavia preoccupare di far sì che il mondo digitale,  in cui tali reti possono essere stabilite,  sia un mondo veramente accessibile a tutti.  Vorrei concludere questo messaggio rivolgendomi,  in particolare,  ai giovani,  per esortarli a portare nel mondo digitale la testimonianza della loro fede.   Carissimi,  sentitevi impegnati ad introdurre nella cultura di questo nuovo ambiente comunicativo e informativo i valori su cui poggia la vostra vita!

Nei primi tempi della Chiesa,  gli Apostoli e i loro discepoli hanno portato la Buona Novella di Gesù nel mondo greco romano: come allora l’evangelizzazione,  per essere fruttuosa,  richiese l’attenta comprensione della cultura e dei costumi di quei popoli pagani nell’intento di toccarne le menti e i cuori,  così ora l’annuncio di Cristo nel mondo delle nuove tecnologie suppone una loro approfondita conoscenza per un conseguente adeguato utilizzo.   A voi,  giovani,  che quasi spontaneamente vi trovate in sintonia con questi nuovi mezzi di comunicazione, spetta in particolare il compito della evangelizzazione di questo “continente digitale”.  

Sappiate farvi carico con entusiasmo dell’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei! Voi conoscete le loro paure e le loro speranze,  i loro entusiasmi e le loro delusioni: il dono più prezioso che ad essi potete fare è di condividere con loro la “buona novella” di un Dio che s’è fatto uomo,  ha patito,  è morto ed è risorto per salvare l’umanità.   Il cuore umano anela ad un mondo in cui regni l’amore, dove i doni siano condivisi,  dove si edifichi l’unità,  dove la libertà trovi il proprio significato nella verità e dove l’identità di ciascuno sia realizzata in una comunione rispettosa.   A queste attese la fede può dare risposta: siatene gli araldi! Il Papa vi è accanto con la sua preghiera e con la sua benedizione.

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