Digiunare per vivere

di , 21 Marzo 2009

Passione… E confermare noi stessi alla volontà di Dio…  Dal messaggio del papa alla nostra vita

Ogni anno, con l’inizio della Quaresima, si risveglia in me un senso di malessere, una ricerca di risposte a domande che non riesco a formulare chiaramente, ma che si possono ricondurre alla richiesta “Maestro, che devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” (Mt 19,16).  Temo che la Pasqua arrivi e passi come un qualsiasi altro giorno, senza trasformarmi, senza convertirmi. Ho paura di perdere un’altra occasione, di lasciarmi sfuggire il regno ora “che è vicino”, “mentre si fa trovare” (Is 55,6-7).

La Chiesa mi indica la strada: preghiera elemosina, digiuno. Ma io so bene che posso partecipare agli incontri di preghiera senza riuscire a pregare; posso rispondere alle richieste di “elemosina” che varie associazioni ci propongono senza vivere la carità; posso persino digiunare senza… Senza che cosa?  Qual è lo scopo?  Perché queste pratiche mi aiutino, ho bisogno di scoprirne il valore e il senso.

Ecco l’occasione di soffermarmi sulla riflessione offertaci dal papa per comprendere il valore e il senso del digiuno.  Dice il papa: “conformare se stessi alla volontà di Dio”.   Digiunare quindi per ricordarmi che al centro non sono “io”, ma la Sua volontà.  Svuotarmi di me per far posto a Lui.  Ecco che il mio malessere trova una prima risposta: è la domanda che è sbagliata.  Non devo chiedermi “cosa posso fare”, ma cosa Dio vuole fare con me. Io devo “solo” svuotarmi di me per lasciar fare a Lui.

Spesso mi ha colpito nel brano del Vangelo la precisazione che dopo il lungo digiuno “Gesù ebbe fame”.  Perché Matteo sottolinea qualcosa che può sembrare così ovvio? Questo mi aiuta a comprendere lo scopo del digiuno: riscoprire il deserto per provare la fame: fame di Dio, della sua Parola, della sua Tenerezza.  Insomma fame delle cose necessarie. Fame di comunione. Con Dio e con i fratelli.  Questa è la chiamata di cui parla il papa: “Vivere per Dio e per i fratelli”. Di più: vivere di Dio e dei fratelli. “Non di solo pane…”.

Ecco allora che il digiuno prende senso se mi spinge verso gli altri; se diventa condivisione del mio benessere e della loro fame; se mi apre all’accoglienza dei fratelli e mi spinge ad incontrare i loro bisogni e le loro aspirazioni.  “Fare di sé dono totale a Dio”: è un progetto troppo grande da realizzare. Se si è soli. Ma se diventa cammino comunitario, se si lascia che sia Dio ad agire…. E forse stavolta Pasqua segnerà la nostra conversione!

Giovanna Vianello

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