La Parola della Domenica

di , 28 Marzo 2009

5a di Quaresima
Ger 31,31-34 Concluderò un’alleanza nuova e non ricorderò più il peccato.
Sal 50 Crea in me, o Dio, un cuore puro
Eb 5,7-9 Imparò l’obbedienza e divenne causa di salvezza eterna.
Gv 12,20-33 Se il chicco di grano caduto in terra muore, produce molto frutto.

E’ giunta l’ora che sia glorificato il Figlio dell’uomo…  Siamo quasi arrivati al completamento del cammino quaresimale, questo “tempo forte” è una primavera spirituale della Chiesa e di ogni cristiano che si rinnova nella sua vita di grazia e nella sua “storia della salvezza”.  Così Geremia attraverso la difficile storia del suo popolo ci richiama ad una alleanza nuova, ad aprire la casa del nostro essere ed il nostro vivere al Signore ed ai nostri fratelli per imprimere nel cuore una legge nuova per convertirci al suo Amore.  Il salmo partendo dalla coscienza della debolezza di ogni realtà umana chiede al Signore il dono di questo cuore nuovo.  Nella lettera agli Ebrei l’alleanza di Dio giunge alla sua pienezza: Gesù è colui che vive in modo pieno, totale, assolutamente fedele l’unione con Dio che si realizza nell’offerta personale fino alla morte.  Il Signore della vita va incontro alla morte.  E’ già a Gerusalemme.  Ai discepoli ha ripetuto più volte che dovrà morire; ma chissà cosa hanno capito, chissà cosa pensano ora che sono a Gerusalemme.  Lo cercano alcuni Greci e per Gesù anche questo fatto diventa occasione di insegnamento e preghiera.  “…  se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto … “.  C’è da morire.  Sembra legge naturale.  Così il seme, e così l’Uomo Figlio di Dio.  Per generare vita sembra si debba morire.  Per coprire quel chicco di terra occorre credere che lo rivedremo, trasformato; che la sua spiga biondeggerà sotto il sole.  Che quella sepoltura non è fine a se stessa, ma che è per un bene maggiore, di molti.  Anche per la Croce di Gesù dobbiamo ragionare allo stesso modo: è per un bene maggiore, di tutti.  Talvolta non ce la facciamo a credere in questo bene, la nostra mente è così piccola e il mistero è così grande; la primavera ci sembra che non venga più, guardiamo la terra e non il sole.  L’inverno non ci parrà troppo lungo se vediamo che il sole è sempre là.  Le fatiche, le incomprensioni non ci sembreranno così infinite se le pensiamo custodite, se crediamo che su tutto vigila il Padre, e che niente accade che Lui non voglia.  No, non saremo esentati da una certa angoscia, da un certo dolore; questa è una componente imprescindibile dalla vita, e saremo confusi e impauriti, ma non così tanto da non cercare il Signore: Lui che redime tutto, che salva ogni uomo, che nulla fa andare perduto, che scrive dritto sulle righe storte.  Il Signore Gesù che va incontro alla morte prega e ci insegna queste cose.  Noi quando ci troviamo di fronte alla morte (ogni tipo di morte) cosa facciamo? Preghiamo?  Crediamo alla vita?!

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