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Rallegratevi !

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di , 12 Dicembre 2010

 Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi,  il Signore è vicino.  (Fil 4,4.5) 
Sabato scorso quando ho sentito il Patriarca Angelo al telefono che mi diceva che non sarebbe venuto,  lo ammetto, ho avuto un attimo di smarrimento.  “E adesso, mi sono chiesto, tutto è pronto, tutti preparati  a questo appuntamento e come Guido D’Alpaos nei saluti a San Nicolò ci ha sottolineato, imparata quasi  a memoria la preghiera della visita Pastorale, cosa fare?  Sono bastate alcune telefonate e un invio di  tanti messaggi, alcuni nemmeno arrivati, e la notizia velocemente si è diffusa per l’isola.  Una notizia che  ha lasciato tutti mortificati, ma che ora ci chiede di proseguire nel cammino.  E’ vero che il Signore voleva metterci alla prova se siamo pronti, come ci invita questo tempo di avvento,  a saper accogliere il suo venire, che in questa occasione è stata la mancata presenza del Patriarca. 

Avevamo,  forse, dato molto impegno all’organizzazione, per altro importante, e alle cose tecniche.  Ora, che abbiamo questo tempo in più, lasciamo spazio ad una preparazione interiore e spirituale attraverso  la preghiera, i sacramenti e la carità fraterna.  Preghiera per chiedere al Signore di saper ascoltare  il Pastore che viene a confermarci nella fede; i sacramenti perché abbiamo bisogno di essere sostenuti  nel cammino che saremo chiamati a vivere seguendo il nostro Pastore: carità fraterna, per rendere concreta  questa Parola di Dio che il Patriarca Angelo verrà ad annunciarci con amore.  Ecco allora, Rallegriamoci, come ci invita questa terza domenica di avvento, perché abbiamo  un’opportunità nuova per poter convertire il nostro cuore a Dio, per far posto al Signore che viene, per  vivere da suoi figli in modo autentico.  Non lasciamo passare le occasioni che abbiamo e che ci saranno, dalle lodi all’adorazione, dalle preparazioni  delle liturgie alla domenica della carità, vivendo una messa feriale, per poter gioire davvero per  tutto l’amore che il Signore ci viene a donare, oggi, domani, sempre. 

Don Carlo

La Parola della Domenica

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di , 12 Dicembre 2010

3ª di Avvento
Is 35, 1- 6a .8a.10   Ecco il vostro Dio, egli viene a salvarvi.
Sal 145   Vieni, Signore, a salvarci!
Gc 5, 7- 10   Rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina.
Mt 11, 2-11   Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?

E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo! 
La ricerca della verità obbliga in coscienza ogni uomo.  Nessuno deve ancorarsi alla non verità.  Nessuno dovrà fermarsi alla verità imperfetta.  Ognuno deve progredire di verità in verità fino al raggiungimento di quella che è rivestita di perfezione assoluta.  Ogni uomo può costruire la sua vera umanità solo se va alla ricerca della più alta verità, della verità tutta intera.  Se questo non lo fa’, allora il suo rapporto con la verità è stolto, insipiente, poco intelligente.  La verità sta all’intelligenza come la luce al sole.  La nostra verità non è però un’idea.  È una persona.  È Cristo Gesù.  Tutti sono chiamati a cercare Cristo Gesù.  Tutti sono invitati a testimoniare Lui come unica e sola verità del Padre sulla nostra terra.  Secondo la Legge di Mosè, la testimonianza andava fatta sul fondamento di due testimoni concordi.  Nessuno però poteva testimoniare per se stesso.  Giovanni è testimone di Gesù.  Lui però è uno solo.  Ne occorre un altro perché la testimonianza sia legalmente valida.  È questo il motivo per cui Giovanni manda i suoi discepoli a Cristo Signore.  Questi devono passare tutti alla verità piena.  Per passare occorre loro che questa verità venga testimoniata anche da Gesù Signore.  Gesù però non può rendere testimonianza di se stesso.  Non è legale.  Rende loro testimonianza per mezzo della Scrittura Antica che si compie nella storia.
Quanto il Profeta Isaia annunzia del Messia del Signore si sta compiendo in Cristo Gesù.  I discepoli di Giovanni lo constatano con i loro occhi.  Vedono il compimento dell’antica profezia.  Gesù però va ben oltre.  Rende testimonianza alla verità di Giovanni: questi è vero profeta.  Egli è il messaggero mandato da Dio dinanzi al Signore che sta per venire.  Ora i discepoli di Giovanni possono scegliere Cristo Gesù, se vogliono.  Possiedono la duplice testimonianza di Gesù e di Giovanni, di Gesù e della Scrittura.  Se loro cercano realmente la verità, sono dinanzi alla verità.  Ogni uomo è obbligato dalla sua umanità a cercare la verità e in essa compiersi e realizzarsi.  Ad ogni uomo però deve essere sempre donata la garanzia di una testimonianza sicura, infallibile, inequivocabile.  Ci stiamo accingendo a celebrare il mistero della venuta di Gesù, della verità che si è fatta carne.  Siamo noi testimoni credibili dinanzi al mondo?  Oppure esso è giustificato nella sua incredulità?  Per Cristo Gesù non è la testimonianza su di Lui che ci rende credibili, bensì è la testimonianza che diamo sopra di noi.  La nostra credibilità è la carità, l’amore sino alla fine.  Vergine Maria, Madre della Redenzione, Donna credibile per la tua carità e misericordia, Angeli e Santi di Dio, rendeteci credibili per il nostro grande amore.  [Revisione omelie varie]

La Parola della Domenica

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di , 4 Dicembre 2010

2ª di Avvento
Is 11, 1 – 10   Giudicherà con giustizia i miseri
Sal 71 Vieni,   Signore, Re di giustizia e di pace
Rm 15, 4 – 9   Gesù Cristo salva tutti gli uomini
Mt 3, 1 – 12   Convertitevi: il regno dei cieli è vicino!

Il brano che più ci ha colpito nelle letture di questa domenica è il passo del profeta Isaia.  Una  profezia molto coinvolgente, incredibile e insperata.  Ragione umana non può certamente  ritenere attuabili le immagini che il profeta disegna nella mente del lettore: il lupo con l’agnello,  il leone e il vitello, il leopardo col capretto e tutti sotto la guida di un fanciullo.  Impossibile,  incredibile.  Fino al giorno in cui Gesù ha reso concreta e reale la promessa profetica.  Ora tocca a noi.  Le parole del  profeta possono diventare realtà, Gesù ce ne ha dato gli strumenti e ci ha insegnato il modo.  Dobbiamo solo credere  in lui, seguire la sua Parola.  Non è una promessa persa nel vuoto, non sono parole campate in aria, ma fatti concreti  vissuti al nostro fianco, camminando con i nostri padri, soffrendo come mai nessuno al mondo e risorgendo  coma mai nessuno ha fatto o potrà fare.  E in questa promessa ben si inseriscono le parole del Battista che a sua  volta annuncia l’incredibile.  La salvezza è vicina per chi la saprà accogliere nella penitenza, ma la condanna è imminente  per chi, ascoltata la profezia, non si impegnerà sul cammino tracciato da Gesù.  Il battesimo con acqua ci apre  la strada della salvezza, ma sarà il battesimo con Spirito Santo e fuoco che ci permetterà di raggiungere la meta.  Non è la promessa di un percorso facile, di un cammino senza difficoltà.  Perché allora cerchiamo, vogliamo, pretendiamo  una vita fatta solo di benessere, appagamenti terreni, premi e gratificazioni in questo mondo.  E quale grande  metafora della vita in genere è la vita di una comunità cristiana , in cui ci si deve accogliere al di là delle difficoltà e  delle fatiche, in cui le diversità e i contrasti debbono essere temperate nel Signore, in cui il cammino insieme deve  essere il frutto di una scelta e di una convinzione di amore e di fede.  Se riusciamo a comprenderci, aiutarci, amarci,  vivere serenamente potremo sperimentare la promessa di Gesù ed evitare le minacce e le difficoltà annunciate dal  Battista.  Dipende da noi, da ognuno di noi.  Ma si può fare.  Ce lo insegna San Paolo: “Accoglietevi gli uni gli altri… “.  Impariamo a vivere in pace, prima di pretendere la pace dagli altri, tra i popoli, tra i nemici.  La pace non si può imporre,  occorre viverla, sperimentarla, offrirla prima di chiederla.  Allora il lupo potrà vivere accanto all’agnello: in pace.  E attendiamo il Natale in cui un fanciullo ci guiderà. 

[revisione monaci benedettini silvestrini]

La Parola della Domenica

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di , 27 Novembre 2010

1ª di Avvento
Is 2, 1 – 5   Il Signore unisce tutti i popoli nella pace eterna del suo regno
Sal 121   Andiamo con gioia incontro al Signore
Rm 13, 11 – 14a   La nostra salvezza è più vicina
Mt 24, 37 – 44   Vegliate, per essere pronti al suo arrivo

L’Avvento è attesa di un grande avvenimento che non può passare inosservato nella vita dell’umanità,  come in quello di ogni uomo, specialmente se credente.  E’ come il sole che appare e fa notare la sua presenza  anche se è coperto da oscure nubi.  E’ necessario quindi mettersi in movimento e cercare Lui, l’atteso  delle genti e accorrere dove lo si può trovare, come ci suggerisce la prima lettura: occorre destarsi  da un sonno che ci impedisce di vedere il sole che sorge e che illumina tutta la nostra vita, ci esorta San  Paolo.  E’ necessario vegliare per riconoscere i segni del tempo, senza lasciarci sorprendere da eventi che  possono sconvolgere tutta la nostra vita.  Il messaggio per ognuno è chiaro: vivere la propria esistenza con impegno, serietà e  costanza nell’attesa della venuta del Signore.  Anche gli avvenimento della fede più forti possono lasciarci indifferenti.  Presepi,  natale, musica… son cose da bambini, si suole dire.  Ma il vangelo ci ripete che se non diventate come bambini non entrerete nel  Regno dei Cieli.  Se tu fratello, che sei pellegrino su questo mondo ti sei adagiato nelle tue realtà umane, come se durassero eternamente,  scuotiti da questo ipnotismo che ti impedisce di vedere il succedersi degli interventi del Signore per la tua salvezza.  Non a caso il brano del vangelo ci riporta al tempo di Noè, quando la gente mangiava, beveva, si divertiva senza darsi pena della  tragedia che si avvicinava.  Anche oggi molti delle nostra gente, anche credente, nonostante le tragedie che si susseguono su questo  nostro pianeta: tsunami, inondazioni, terremoti, smottamenti, incidenti, stragi della discoteca, terrorismo, strage di gente  innocente… vivono nella dimenticanza del giorno del Signore, nella superficialità e forse nel rifiuto di Dio senza nemmeno pensare  che da un momento all’altro si potrebbe essere chiamati a comparire dinanzi a lui per rendere conto della propria vita.  L’avvento  ci sprona a fermarci un poco, a riflettere verso quale direzione è orientata la nostra vita, a mettere un po’ di ordine nella  nostra coscienza.  Quindi preghiera personale e comunitaria, lettura della Parola di Dio, partecipazione alle iniziative parrocchiali  o Diocesane, sotto la protezione e la guida della Madonna, nel tempo liturgico che maggiormente le si addice.

Giornata per il Sostentamento del Clero

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di , 20 Novembre 2010

Oggi è la Giornata per il Sostentamento del Clero  In questo periodo che precede l’Avvento dovremmo ricordare in particolare una presenze assai familiare nella nostra esperienza  quotidiana: quella dei sacerdoti.  Scrive Matteo Calabresi, Responsabile nazionale del Servizio per la Promozione del Sostegno economico alla Chiesa – “…  Nei quartieri urbani e nei piccoli centri, essi sono in missione.  Portano la Parola del Vangelo, fanno opera di carità, accoglienza  e conforto.  La loro presenza è un dono prezioso per tutti.  Ma ha bisogno del sostegno di tutti.  È per questo che mi  rivolgo a quanti sono consapevoli della ricchezza di questa presenza, perché vadano incontro ai sacerdoti che vivono in  mezzo a noi e li aiutino generosamente. 

Vorrei far sapere che ognuno può sostenere i 38.000 sacerdoti diocesani italiani  che dedicano la vita al servizio del prossimo. 
Invito tutti a guardare con fiducia il bene che ogni giorno i sacerdoti compiono  con la preghiera, i sacramenti, le opere di carità, le attività educative e pertanto chiedo di essere solleciti verso di loro,  in particolare verso i sacerdoti che hanno più bisogno, sostenendoli con la propria offerta , con gli appositi c/c che troviamo  in chiesa.

Domenica 28 Novembre inizia l’Avvento

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di , 20 Novembre 2010

“E venne ad abitare in mezzo a noi!”
L’Avvento che ci apprestiamo a vivere dà inizio al ciclo delle letture dell’anno A, con il caratteristico invito  all’attesa-conversione in vista della festa del Santo Natale, ma ponendo anche l’accento sulla dimensione  comunitaria di questa attesa.  Il dono più grande, quello di un “figlio”, compimento della promessa al popolo d’Israele, va colto infatti in  tutto il suo valore di identità e di progetto per il popolo stesso.  In questo Avvento 2010 desideriamo allora domandarci: cosa significa  per la nostra comunità attendere Gesù?  Cosa dice questo dono al nostro essere comunità cristiana?  Come cambia il  nostro stare insieme a partire da quel bambino?  Trattandosi un incontro vivo e vero con l’Emmanuele, Dio-con-noi, nell’attesa  del suo ritorno alla fine dei tempi abbiamo accolto il suggerimento di un’antica immagine biblica, la tenda, per catalizzare l’attenzione  della comunità e ripensarsi a partire dal “figlio” che le è donato.  La tenda nella storia e nella cultura di Israele è segno della presenza  reale di Dio, per sua caratteristica “mobile”, quindi compagna di viaggio, per un popolo che nella storia cammina e ha bisogno di sentire  che non è solo.  Ciò che desideriamo offrirvi con questo segno sono suggerimenti per un tempo di Avvento per dare risposte alle domande  precedenti.  La costruzione della tenda, nello specifico, vorremmo fosse esemplare di quattro passi che, come comunità, la Parola di Dio ci  chiama a fare, prendendo consapevolezza, dai più piccoli ai più grandi, di qual è l’essenziale che fa “stare in piedi” il nostro essere Chiesa  in un determinato territorio.  Immedesimarsi in costruttori non deve però illuderci che sia per merito nostro se le cose crescono o reggono  al tempo ma non dobbiamo dimenticare che “chi progetta” e “chi fa crescere” è sempre lo Spirito Santo a cui noi prestiamo cuore e  braccia..  Accogliamo la sfida

Assemblea Parrocchiale

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di , 30 Gennaio 2010

Mercoledì sera alle 21 in casa sacro cuore si è tenuta l’assemblea parrochiale.
Continuando la riflessione sul tema dalla “Unità alla Comunità Pastorale” abbiamo riflettuto  sull’Enciclica di Giovanni Paolo II “Ecclesia de Eucharistia”, ci siamo soffermati  sull’importanza dell’Eucarestia come fonte e culmine per l’edificazione della Chiesa e la  comunione dei propri membri, compresi noi che stiamo camminando verso la formazione  della “Comunità Pastorale”…  Verificando il tempo d’Avvento – Natale abbiamo constatato la scarsa partecipazione  alle celebrazioni eucaristiche, in modo particolare delle famiglie di bambini e ragazzi della catechesi. 

E’ un problema grave, che si presenta ogni domenica.  Quali sono i motivi?  Quali i problemi?  Sicuramente gli avvenimenti accaduti quest’estate dopo il passaggio di don Carlo a parroco unico non hanno  aiutato e non sono il risultato di una comunità che cammina in Cristo.  Dimostrano infatti la necessità urgente  del ripartire proprio da noi, azzerandoci nelle nostre convinzioni e nei nostri egoismi mettendo a disposizione  e unendo le nostre forze nei vari ambiti di vita.  Tutto dipende se ci interessa e se ci sentiamo appartenenti  davvero a questa comunità, come un’unica famiglia, con Gesù sta al centro.  L’occasione proposta  di sostare davanti al Santissimo può diventare l’occasione per rinnovare l’incontro con Lui per creare un  rapporto nuovo “per ricevere e farsi ricevere da Lui”. 

Il Papa Giovanni Paolo II diceva: “se il cristianesimo  deve distinguersi nel nostro tempo come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi in spirituale conversazione  in adorazione silenziosa in atteggiamento di amore davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?  ”  Sicuramente se faremo spazio le risposte non tarderanno ad arrivare e soprattutto una lettura  nuova per predisporci anche nell’incontro con il Patriarca non vedendolo come un qualcosa di lontano che  non ci appartiene, ma l’inizio di una conversione per tutti.  Abbiamo così iniziato a programmare la prossima  Sosta Pastorale del Patriarca Angelo.  A questo dedicheremo il prossimo incontro.  Abbiamo poi definito alcuni appuntamenti per la Quaresima e la Pasqua di cui riporteremo la prossima settimana  il programma completo.  La prossima assemblea si terrà il 14 Aprile 2010 a san Pietro  Sarebbe bello vedervi numerosi.

Assemblea parrocchiale

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di , 24 Gennaio 2010

Mercoledì 27 gennaio alle ore 21.00 a San Donato si terrà l’Assemblea parrocchiale

Ordine del Giorno:

  1. Riflessione : “Dall’ Unità alla Comunità Pastorale”:  
    l’Eucarestia Edifica la Chiesa, dalle Enciclica del Papa, (vedi il foglio preparato)
  2. Verifica del tempo di Avvento – Natale
  3. Visita Pastorale del Patriarca Angelo
  4. Programmazione del Tempo di Quaresima – Pasqua.
  5. Varie ed Eventuali

Clicca qui per visualizzare il foglio

Don Carlo

La Parola della Domenica

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di , 12 Dicembre 2009

Sof 3,14-18   Il Signore esulterà per te con grida di gioia. 
Is 12   Canta ed esulta, perché grande in mezzo a te è il Santo d’Israele. 
Fil 4,4-7  Il Signore è vicino! 
Lc 3, 10-18   E noi che cosa dobbiamo fare?
 

Parola della domenicaC’è una bella immagine all’inizio del capitolo 3 dell’evangelo di Luca (di cui meditiamo un  brano in questa terza domenica di Avvento): situando storicamente l’evento della robusta predicazione  del Battista, l’evangelista ci ricorda che «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di  Zaccaria, nel deserto» “scende”, che ti invade nel profondo, che ti suggerisce pensieri nuovi e  nuovi comportamenti.  Una Parola (una Persona, il Cristo!  ) di cui spesso facciamo di tutto per  sbarazzarci, ma che invece, mentre siamo in cammino come il Battista (o come i discepoli di Emmaus ci cui ci parlerà ancora Luca nel  capitolo 24 dell’evangelo), si ritrova accanto a noi per spiegarci le Scritture.  E che, senza un’apparente ragione logica, ci riempie di  gioia.  La stessa gioia che il profeta Sofonia proclama in un tempo drammatico per Israele.  Solo questa gioia intima, profonda, densa di  quella virtù che abbiamo forse perso nelle nostre esistenze, la speranza, ci aiuta a leggere nel significato più profondo la parola che ci  accompagna in questa domenica. 

L’insegnamento di Cristo, la nostra libera adesione alla sua dottrina, assunta con il battesimo e ribadita  con la Cresima, implicano la nostra continua conversione.  Un salmista definisce la Parola di Dio «lampada ai miei passi, luce sul mio  cammino».  Ciò vuol dire che tutta la nostra vita deve orientarsi a Dio e questo accade realmente soltanto quanto alla fede seguono le  opere.  La prima virtù da praticare è però la carità, che è amore, gratitudine e lode a Dio e rispetto del nostro prossimo, che amiamo con  lo stesso amore.  Ecco allora il senso dell’insegnamento di Giovanni Battista: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da  mangiare, faccia altrettanto». 

Per aprirsi al Signore bisogna uscire dalla morsa dell’egoismo.  Soltanto dando amore agli altri siamo irrorati  a nostra volta dalla grazia divina.  La stessa efficacia dei sacramenti è in parte condizionata dalle nostre interiori disposizioni.  Lo  stesso Natale influirà salutarmene su di noi se disponiamo il nostro animo all’accoglienza del Signore che viene.  Il battesimo in Spirito  Santo e fuoco sarà la nostra energia, la nostra luce, la fonte del nostro bene, se con umiltà accettiamo l’umiltà e l’immensità del presepio.  Solo lì le grandezze fatue del mondo e tutte le umane presunzioni vengono infrante.  Il Battista afferma questa verità dicendo che la  pula sarà separata da grano e arsa nel fuoco inestinguibile.  Nella fredda grotta del Presepio già arde il fuoco che è e sarà per noi irrorazione  dello Spirito e fuoco sacro per ardere di amore divino. 

(sintesi commenti vari)

Andarono senza indugio…

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di , 12 Dicembre 2009

Avvento5Resta in attesa…  e’ una sorpresa! 
(Senza la domenica…  non possiamo vivere) 

3^ Domenica di Avvento
Abbiamo visto che se noi invitiamo Dio ad entrare nella nostra vita, cioè lo prendiamo sul serio, non possiamo restare  indifferenti, questo però non solo per un senso del dovere o per applicare degli insegnamenti esterni…  ma per la conseguenza  di un cuore nuovo!  Ecco perché la folla nel Vangelo domanda a Giovanni cosa deve fare…  Ecco perché i pastori  all’annuncio degli angeli si mettono in moto.  Noi sentiamo questa urgenza?  Il momento dopo la comunione potrebbe essere  lo spazio giusto per invitare tutti alla preghiera silenziosa e interrogare il proprio cuore per scorgere i semi che Dio vi  ha piantato e individuare come fare spazio nella nostra vita perché crescano rigogliosi. 

Sorpresi (Sor-presi) di essere invitati
I pastori erano gente semplice che viveva ai margini dei villaggi.  Non erano molto stimati e  anzi spesso si sospettava di loro: chi poteva controllare chi lavora di notte?  Dalla vita non si aspettavano grandi riconoscimenti, ormai  rassegnati al loro posto nella scala sociale.  Gente che in fondo non si aspetta nulla, ma che per ironia della sorte sa meglio di tanti altri  cosa vuol dire “restare in attesa”.  Erano poveri,masi lasciavano stupire dalle piccole gioie: la nascita di un capretto, una fonte d’acqua  limpida, una stella particolarmente luminosa.  Era notte.  Qualche pastore teneva acceso il fuoco del bivacco, a crocchi chiacchieravano  attorno alla fioca luce, altri più scostati controllavano il gregge.  All’improvviso il cielo si illuminò.  Una voce calda e festosa disse parole  insolite: Che fare?  Credere a quella voce?  E’ notte, il tempo dei sogni che al giungere del giorno svaniscono.  Ma quella luce era così intensa  e così in tanti hanno udito quella voce: poteva essere solo un’illusione?  Stava accadendo qualcosa di nuovo!  Che gioia!  Dio si era rivolto  proprio a loro per dare questo lieto annuncio.  Perché proprio noi?  Perché proprio io?  Pensava ciascuno in cuore… Quel “Non temete  ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore.  Questo  per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” Dio, lontano nel cielo, si stava facendo vicino,  stava facendo conoscere qualcosa di ‘straordinario’a degli uomini ‘qualunque’.  Si decidono a partire, mettono in gioco la loro libertà, prestano  fede a quell’invito.  Chi sarà mai questo bambino?  Perfino la madre e il padre sembrano stupiti di tanto strepito attorno al loro piccolo  frugoletto: solitudine e gloria; una stalla, perché rifiutati dai ben più comodi alberghi della città e ora accolti e salutati da quel gruppo  di pastori, che raccontano di aver udito parole meravigliose su quel bambino.  Forse portano in dono i prodotti del loro lavoro; i pastori  non temono la loro povertà, non temono di portare le loro cose semplici.  E in cambio dei graditi doni, utili alla povertà di quella famiglia  nascente, ricevono il Dono: lo stare accanto a quel bambino, il suo rimettersi ai loro occhi, alle loro mani.  Consegnato nelle mani degli  uomini fin da allora.  Solo un povero di spirito può stupirsi di essere stato scelto, può prestare ascolto all’invito di Dio e dar Gli credito,  può riconoscerne il segno, può assaporarne la gioia.  Solo un povero può riconoscere nella povertà di quella scena la presenza di Dio.  Questo  perché il primo ad accogliere la buona notizia è sempre chi si sente povero davanti a Dio e sa che può confidare solo in Lui.  Attorno  alla mangiatoia i pastori trovano tre creature umane: da quando il Figlio di Dio è diventato figlio dell’uomo non si  può più cercare autenticamente il Signore trascurando gli uomini e le donne che si presentano al nostro sguardo*.

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