Tag articolo: Confessione

Perche’ abbiamo paura di confessarci?

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di , 21 Febbraio 2010

Inizio una riflessione che continueremo nelle prossime settimane a partire da una considerazione che  prendo da un dato di fatto. 

Dall’inizio dell’anno pastorale, quasi mensilmente, abbiamo proposto la celebrazione  comunitaria della Confessione.  Queste serate però anno sempre mostrato una cosa: la scarsa  partecipazione. 
Allora mi sono chiesto: “come mai tante persone soprattutto tra: i catechisti, gli animatori, chi fa un servizio  in parrocchia, quanti vivono i cammini di fede, i gruppi di ascolto, non vengono MAI? 
E ancora mi  chiedo, in riferimento alla trasmissione della Fede ai bambini e ai ragazzi, quale testimonianza di vita Cristiana  stiamo offrendo ai ragazzi e ai bambini, se proprio la vita sacramentale non la viviamo, o la releghiamo  a ” rare occasioni”? 

 Celebreremo la prima confessione domenica 14 marzo, ma avrà ancora senso  donare questo Sacramento se poi noi comunità adulta non lo viviamo? 

Don Carlo

Catechesi per adulti

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di , 7 Novembre 2009

CatechesiContinua la catechesi per gli adulti. 

invito caldamente ogni membro della  comunita’ a riflettere sull’importanza  di dedicare del tempo alla “formazione  cristiana nella catechesi” che comprende:  la riconciliazione nella confessione, e sosta  davanti al santissimo affinche’ il nostro diventi  uno stile di vita in cristo.  non si nasce amando, ci si educa all’amore.

Giovedì 12 Novembre
Ore 21.00 a San Donato

Le Prime Confessioni

di , 21 Marzo 2009

Prima confessioneDomenica 29 Marzo alle ore 16.00 i bambini del gruppo Arcobaleno Tre vivranno l’incontro del Perdono di Dio con il Sacramento della loro prima confessione.  I Bambini si incontreranno dalla Messa ore 10.30
Il perdono del Padre è una festa che cambia la vita e tutta la comunità è invitata ad unirsi a questa festa e a pregare per loro!

” …il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si getto al collo e lo bacio… “
I bambini ci invitano a pregare a per loro e partecipare alla loro Festa del Perdono.

Insegnamento della religione cattolica nella scuola

di , 23 Gennaio 2009

Religione a scuolaIn questo periodo di grande confusione dove è presente una grande sconfessione dei grandi valori, poniamo uno sguardo su un argomento di massima importanza: l’avvelersi dell’insegnamento della religione cattolica nella scuola che non è rivolto solo ai cattolici e ne intende convertire, ma intende approfondire l’esperienza umana e far conoscere l’amore di Dio che è radice di ogni amore Scegliere di avvalersi della religione cattolica è una scelta educativa.

… La persuasione che a scuola si decida in larga misura il destino personale di ciascuno ci spinge a rinnovare il nostro impegno nel favorire l’educazione delle giovani generazioni, come punto fermo di ogni autentico sviluppo sociale e culturale.

In tale contesto si inserisce a pieno titolo l’insegnamento della religione cattolica (IRC), che favorisce la riflessione sul senso profondo dell’esistenza, aiutando a ritrovare, al di là delle singole conoscenze, un senso unitario e un’intuizione globale”.

“Ciò è possibile perché tale insegnamento pone al centro la persona umana e la sua insopprimibile dignità, lasciandosi illuminare dalla vicenda unica di Gesù di Nazaret, di cui si ha cura di investigare l’identità, che non cessa da duemila anni di interrogare gli uomini.

In tal modo l’IRC risveglia il coraggio delle decisioni definitive, al di là dell’erosione dei valori e della figura stessa dell’uomo, ambiguamente divulgata da non poche correnti del pensiero contemporaneo. Attraverso il suo percorso didattico, secondo le finalità tipiche della scuola, l’IRC non minimizza la fatica del conoscere e si inserisce attivamente nell’impegno della scuola italiana a far fronte alle esigenze delle nuove generazioni”.

(Dal messaggio della CEI in vista delle iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010)   .

Facciamo presepe

di , 14 Dicembre 2008

PresepeDa molti anni si sente dire che la festa del Natale è diventata una festa di consumo nella quale la corsa ai regali segna lo stato di salute economica della nazione e l’ attesa dei bambini per l’ arrivo di Babbo Natale con i suoi doni oscura la stella cometa che porta il regalo più importante: la nascita del Salvatore.  Quando ero piccola mi ricordo che il Natale si attendeva con trepidazione, perché era un periodo magico: si sognava. l’ allestimento del presepe iniziava con la raccolta del muschio, proseguiva con la ricerca di tutte le statuine…

Oggi non c’ è più tempo per niente; non c’ è il tempo di andare a cercare il muschio, non c’è il tempo per allestire la capanna: i presepi li vendono già belli e pronti da collocare magari sopra alla televisione…  Questo non è natale,e lo capiamo subito attribuendo il giusto significato ai personaggi del presepe.  L’ideazione del presepe sarebbe dovuta, secondo la tradizione, a San Francesco, che l’avrebbe allestito per primo a Greccio, presso Rieti, per evidenziare la grande portata della Natività, dando vita ad una rappresentazione il più possibile realistica della nascita del Messia.

Il presepio diventa così il luogo della preghiera natalizia, uno spazio domestico in cui le parole diventano musica alle orecchie di Dio, ecco perché anche la nostra comunità, come grande famiglia di Dio coglie l’occasione più volte in questo periodo per condividere diversi momenti di preghiera:

  • con le lodi mattutine alle 7.30 (questa settimana a San Pietro), e con i vesperi della domenica alle 17.30 a San Pietro Specialmente domenica 21 dicembre quando avremo la possibilità di vivere l’incontro con il perdono del Padre con il Sacramento della Confessione
  • Questa settimana, lunedì alle 16.45 i bambini di Mamre e mercoledì alle 17 i ragazzi dei Gruppi Sichem, mercoledì 17 dicembre alle ore 19.30 i giovani dei gruppi Kairos ed Emmaus (sono invitati anche i giovani di tutto il vicariato).  Con la Confessione avranno occasione di preparare il Natale

Il presepe è vita e speranza e questa domenica anche carità, oggi infatti durante le messe verranno raccolte le spese che saranno poi consegnate alla mensa Betania e donate ai più bisognosi cogliamo in questo natale l’importanza del donare gratuitamente e rafforziamo lo spirito di amicizia , di collaborazione e di condivisione.  Ora il presepio è quasi completo: ci sono Maria, Giuseppe, l’angelo, i pastori… tutti i personaggi sono al loro posto, il presepio si anima di presenze! A queste presenze aggiungiamo la nostra, di noi che ci accostiamo al presepio e … facciamo le belle statuine?  Davanti al mistero che si rinnova restiamo spettatori passivi, indifferenti?  Abbiamo fatto spazio al presepio in casa nostra, ma nel nostro cuore?

Non è sufficiente guardare, occorre stupirsi e contemplare, lasciarsi cambiare la vita, METTERCI L’ANIMA! Come Maria che, accogliendo l’annuncio dell’angelo, accetta di accogliere Gesù nella sua vita. E sappiamo bene come è cambiata la sua vita dopo quell’umile gesto di accoglienza: Maria ci ha messo l’anima nell’accogliere quel figlio, nel crescerlo e amarlo fino sulla croce! E noi?  Natale quest’anno avrà un’anima, se sapremo dire con Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

La Parola della Domenica

di , 5 Dicembre 2008

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (40,1-5.9-11)
Il popolo ebraico in esilio a Babilonia cominciò ad intravedere la possibilità di una liberazione: Dio non li aveva abbandonati ed attraverso le strade misteriose della Provvidenza, che si servono delle azioni degli uomini anche a loro insaputa, aveva fatto crollare l’impero dei loro oppressori. Un profeta anonimo, i cui scritti sono conservati dalla Bibbia sotto il nome di Isaia, legge il presente ed il futuro con gli occhi della fede e prende a cantare il prossimo ritorno in patria.  Nel giorno beato della liberazione, tutti gli ostacoli del cammino scompariranno.  Il popolo che Dio stesso avrà reso libero procederà spedito e guidato dal Signore giungerà alla meta della salvezza.


SECONDA LETTURA – Dalla seconda lettera di S. Pietro apostolo (3,8-14)
Alla fine del primo secolo stavano ormai scomparendo gli ultimi testimoni del tempo apostolico e per i credenti più deboli nella fede, divenne sempre più grande la tentazioni di un ritorno alla vita di prima.  Chiaramente, il grande giorno che essi attendevano non era venuto ed il mondo continuava ad essere lo stesso.  Pietro, invita alla pazienza. Attendendo la piena manifestazione di Dio, bisogna saper distinguere ciò che è caduco ed il mondo nuovo del rinnovamento interiore dell’uomo che il Signore ci dona.


VANGELO – Dal vangelo secondo Marco (1,1-8)
Fin dall’inizio del suo vangelo, Marco presenta Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio, annunciato da Giovanni Battista, investito dalla forza dello Spirito Santo fin dal battesimo e vincitore nei confronti delle forze del male. Tutte le parole del primo versetto sono state scelte con grande attenzione: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”. 

“Inizio”.  Molti libri biblici fino da quello della Genesi cominciano così. Marco suggerisce in questo modo un accostamento tra la prima pagina della Bibbia e l’inizio del Vangelo di Gesù, come farà più tardi anche Giovanni con il prologo della sua opera. Con Gesù comincia infatti una nuova storia della salvezza, quasi una nuova creazione del mondo.  Questo è vero nell’esistenza di ogni credente: per ogni cristiano il momento in cui per la prima volta inizia ad ascoltare la parola di Gesù segna nella sua vita un vero nuovo inizio.  Ogni incontroscontro con Gesù è portatore di una profonda novità nella vita di ogni uomo. Le storie dei santi a cominciare da quelle degli stessi apostoli, lo confermano in maniera evidente. Questo è il Vangelo, cioè la buona notizia che ci viene offerta!

Marco usando il termine vangelo per designare l’annuncio cristiano proclama così che Gesù dà inizio al tempo della vera liberazione, con lui le promesse di Dio si compiono: questa è la buona notizia che la chiesa è chiamata a diffondere nel mondo. Sembra tutto scontato e conosciuto, eppure questo fatto dà molto da pensare. La noia e lo sbadiglio, lo scarso entusiasmo con cui oggi viene accolta la predicazione cristiana sono un rimprovero al nostro modo di annunciare il vangelo. Non siamo capaci di proclamare “la buona notizia” facendo comprendere ai nostri fratelli tutta la bontà di questo annuncio.

Ironicamente potremmo dire che spesso la nostra evangelizzazione non la fa sembrare né “buona” né una vera “notizia”, un annuncio nuovo. Forse perché noi per primi abbiamo sperimentato troppo poco la gioia della fede e la positività di una vera vita cristiana. La notizia è Gesù che è uomo eppure “Figlio di Dio”.  Marco ripete più volte, nel corso del suo vangelo, che la fede in Gesù figlio di Dio non è possibile che a partire dalla croce. Nella prima pagina del suo vangelo Marco si impegna a mostrare che Gesù è il compimento della speranza del popolo della prima alleanza. Gesù non è dunque soltanto l’annunciatore del vangelo, ma il suo stesso contenuto, la buona notizia è Gesù stesso. L’ascolto del vangelo è dunque incontro con il mistero di Gesù, il mistero della sua divinità, ma anche della sua profonda umanità.

Giovanni Battista diventa a questo punto semplicemente un elemento di questo grande quadro di presentazione del Signore e del suo valore per noi. E’ il primo messaggero di questo annuncio, come Marco dice presentando la venuta a lui della commissione mandata dai sommi sacerdoti del tempio. L’evangelista annota che la sua confessione fu un’affermazione positiva: il Messia che sarebbe venuto non avrebbe sottratto spazio agli uomini, ma avrebbe allargato i confini della loro libertà,invita a compiere a Natale delle scelte giuste, dei gesti profetici, che lascino nascere la Speranza.

La Confessione Per prepararci al Natale

di , 5 Dicembre 2008

Chiediamo al Signore di cambiare il nostro cuore, di renderci pane buono, pane per essere cibo per gli altri. Lui che è Pane vivo, il pane che toglie la fame per sempre.  Viviamo questo periodo d’avvento approfittandone per riconciliarsi con Lui nell’attesa del Figlio…

Perché bisogna confessarsi ?  È una domanda che ritorna in molteplici forme: perché si deve andare da un sacerdote a dire i propri peccati e non lo si può fare direttamente con Dio, che ci conosce e comprende molto meglio di qualunque interlocutore umano? E, ancora più radicalmente: perché parlare delle mie cose, specie di quelle di cui ho vergogna perfino con me stesso? Il peccato c’è, e non solo è male, ma fa male. Basta guardare la scena quotidiana del mondo.

Chi poi crede nell’amore di Dio, percepisce come il peccato sia amore ripiegato su se stesso, ingratitudine di chi risponde all’amore con l’indifferenza e il rifiuto.  Questo rifiuto ha conseguenze non solo su chi lo vive, ma anche sulla società tutta intera, fino a produrre dei condizionamenti e degli intrecci di egoismi e di violenze che costituiscono delle vere e proprie “strutture di peccato” (si pensi alle ingiustizie sociali, alla sperequazione fra paesi ricchi e paesi poveri, allo scandalo della fame nel mondo). Proprio per questo non si deve esitare a sottolineare quanto sia grande la tragedia del peccato e quanto la perdita del senso del peccato – ben diverso da quella malattia dell’anima che chiamiamo “senso di colpa” – indebolisca il cuore davanti allo spettacolo del male e alle seduzioni di Satana, l’Avversario che cerca di separarci da Dio. 

Perché bisogna confessare a un sacerdote i propri peccati e non lo si può fare direttamente a Dio ? Certamente, è sempre a Dio che ci si rivolge quando si confessano i propri peccati. Che sia, però, necessario farlo anche davanti a un sacerdote ce lo fa capire Dio stesso: scegliendo di inviare Suo Figlio nella nostra carne, egli dimostra di volerci incontrare mediante un contatto diretto, che passa attraverso i segni e i linguaggi della nostra condizione umana.

Come Lui è uscito da sé per amore nostro ed è venuto a “toccarci” con la sua carne, così noi siamo chiamati ad uscire da noi stessi per amore Suo e andare con umiltà e fede da chi può darci il perdono in nome Suo con la parola e col gesto.

Solo l’assoluzione dei peccati che il sacerdote ti dà nel sacramento può comunicarti la certezza interiore di essere stato veramente perdonato e accolto dal Padre che è nei cieli. È Cristo che, risorto dalla morte, ha detto agli Apostoli: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi” (Gv 20,22s).

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