Tag articolo: congedo

Il cristiano sia agnello sempre, vinca la tentazione di farsi lupo

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di , 14 Febbraio 2014

imagesVF0EYHLSIl cristiano non sta mai fermo, cammina sempre oltre le difficoltà. E’ quanto affermato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Nella festa dei Santi Patroni d’Europa, Cirillo e Metodio, il Pontefice si è soffermato sull’identità del discepolo. Il Vangelo, ha avvertito, si annuncia con gioia, lamentandosi non si fa un favore al Signore. E ha messo in guardia dalla tentazione di farsi lupi tra i lupi.

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Un saluto filiale

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di , 29 Agosto 2011

Siamo ancora in un tempo di vacanza, e già siamo chiamati ad un primo appuntamento importante,  Mercoledì 7 settembre in San Marco saluteremo il Card.  Angelo che è stato chiamato a guidare  la diocesi Milano.  Obbedienti alla volontà di Dio che fa la storia, accettiamo questa scelta della Chiesa che ha inviato  alla grande Diocesi ambrosiana il nostro Patriarca Angelo.  Abbiamo ancora nel cuore e negli occhi  il ricordo della sua Sosta Pastorale, le sue parole colme di paterna attenzione alle nostre comunità,  la sua dolcezza con i bambini, la sua testimonianza di vita con i ragazzi, la sua attenzione verso  tutti.  Abbiamo colto in quei due giorni il vero tratto del Pastore che ha cura del suo gregge.  Ora il Signore lo chiama ad un altro tempo di servizio alla Chiesa.  Noi preghiamo per lui perché il  Signore lo sostenga con il suo Spirito.  Tutti siamo invitati a partecipare al saluto, come è scritto nelle note tecniche che troviamo qui sotto,  tutti possono venire in Basilica cattedrale di San Marco, forse tutti non entreremo.  Sarà possibile  seguire in diretta la Santa Messa di saluto tramite Tele Chiara sul canale 14 del digitale terrestre, ma credo sia doveroso esserci, per ringraziare  con il Patriarca il Signore per quello che è stato per noi in questi anni.

Don Carlo

Note logistiche per i fedeli
L’entrata in Cattedrale di S. Marco e la partecipazione all’Eucaristia è libera, pertanto non sono previsti inviti  o pass.  La S. Messa inizierà alle 18.30.  Si consiglia di prevedere l’arrivo in Basilica con un certo anticipo, in modo da favorire un afflusso comodo e  ordinato.  L’ingresso sarà consentito a partire dalle 17.30.  I fedeli potranno entrare dalla porta centrale o dalla  porta laterale “della Nicopeja” (Piazzetta dei Leoncini).  Dopo la S. Messa, presso la Piazzetta dei Leoncini, il Card. Scola incontrerà i fedeli che vorranno salutarlo  personalmente.

Raccolta offerte per gesto di carità
Non ci saranno doni per il Patriarca, se non un presente dal forte significato simbolico.  La sua volontà è quella  di partecipare tutti insieme ad un atto di carità, che sia in qualche modo collegato alla chiusura della Visita  Pastorale, cioé per un’opera di educazione al gratuito, che sarà esplicitata a breve.  L’invito è dunque a versare fin d’ora delle offerte secondo le seguenti modalità: consegna a mano delle offerte  all’Ufficio Cassa della Curia Patriarcale; consegna a mano, il giorno stesso del saluto nella Basilica di S.Marco, a don Danilo Barlese o a mons.Valter Perini

Il saluto di Venezia a mons. Pizziol, vescovo eletto di Vicenza

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di , 29 Maggio 2011

Si terrà mercoledì 1 giugno, alle ore 18.30 nella Basilica cattedrale di S. Marco, la celebrazione della messa di congedo di S. Ecc. mons. Beniamino Pizziol da vescovo ausiliare della Chiesa veneziana. Il Patriarca card. Angelo Scola invita fin d’ora tutta la diocesi a partecipare a questo momento di saluto a mons. Beniamino Pizziol che inizierà ufficialmente il suo ministero episcopale nella diocesi di Vicenza con la celebrazione solenne fissata per domenica 19 giugno, alle ore 17. 00

A mons. Beniamino una poesia di Gianluigi Bertola

Riveriso so Ecelenza!!!
Da boni veneziani come Dio comanda
Ancuo femo festa anzi “festa grande”
E sentindose fradei come chel’Signor vol
Ghe demo l’ultimo saludo aMonsignor Pizziol.
Lo ghemo visto prete, po’ VicarioGeneral
VescovoAusiliar deVenezia,
e un doman forse Cardinal?
Lassemoghe al Signor i progetti pal so futuro
Dal cielo lo benedisa, metendolo al sicuro
Lo sapia compagnar le man de la Madona
La nostraNicopeia, Regina e gran Patrona
E in nome de San Marco, portar el so Vangelo
Aogni creatura che xe soto sto cielo
El possa servir la Ciesa, co amor e umiltà
Come un di Papa Luciani, che pretin lo ha ordinà
E adesso cel’va Vescovo in tera de Vicenza
Ghe disemo co rispeto: “Riveriso soEcelenza”

La Parola della Domenica

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di , 21 Maggio 2011

5ª di Pasqua
Prima lettura (At 6,1-7)   Scelsero sette uomini pieni di Spirito Santo.
Salmo responsoriale (Sal 32)   Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo.
Seconda lettura (1Pt 2,4-9)   Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale.
Vangelo (Gv 14,1-12)   Io sono la via, la verità e la vita.

Gesù prima di lasciare questo mondo affida agli apostoli l’opera da lui  iniziata.  Tocca a noi popolo di sacerdoti, profeti e re continuarne l’opera  al servizio di Dio e dei fratelli.  Il nostro pellegrinaggio terreno va verso il  Padre, da cui ha inizio e in cui deve avere il suo termine, e presso la  casa del Padre noi troveremo riposo, protezione e sicurezza.  Ivi ci riuniremo  a lui, che ci ha preceduto (come al solito egli ci precede sempre e  in ogni cosa) per conservarci il posto da secoli per noi pensato, a patto  che ne siamo degni.  Per essere degni di raggiungere la casa del Padre  il Figlio si fa via.  A noi non resta che percorrerla, sino in fondo, senza  spaventarci quando si fa aspra.  In quei momenti non ci resta che continuare  a salire guardando il suo volto, il volto del Padre, e così troveremo  la forza per continuare nell’impresa.  Negli Atti Luca.  ci da vedere che, nella Chiesa primitiva non c’è, come spesso  ci viene mostrato, solo abbracci e baci.  Anche allora, come oggi, si sono delle diversità, tra cristiani della diaspora  e cristiani palestinesi.  Tali diversità vengono prontamente appianate dal collegio apostolico che chiedono ai fratelli  della diaspora di scegliere sette tra loro sui quali essi imporranno le mani.  Si evidenziano così i pilastri sui quali viene  edificata la Chiesa: la Parola di Dio, predicata dagli apostoli e la Carità verso i più deboli ( servizio delle mense) lasciata  ai Diaconi.  Dobbiamo lasciarci trasformare in pietre vive In Cristo risorto quanti crediamo in lui siamo trasformati  “in polpo sacerdotale” il cui compito consiste nell’annunciare la salvezza operata dal Risorto.  Come l’antico Israele  venne costituito “popolo sacerdotale” ai piedi della roccia del Sinai così, i credenti in Cristo, la Chiesa, vengono,  anch’essi costituiti “popolo sacerdotale” intorno alla roccia che è il Risorto.  È rimanendo a lui strettamente collegati  che ci trasformiamo in pietre vive atte a costruire la Chiesa corpo mistico di Cristo.  Durante l’ “ultima cena” Gesù  parla con i “suoi amici” della sua relazione con il Padre e li prepara al suo congedo imminente, precisando però che,  il suo “andarsene” non è da leggersi scomparire ma “precederli” nella casa del Padre.  Tommaso, a nome degli undici  rimasti, domanda quale sia la via dove si trova questa casa del Padre.  Gesù gli risponde indicando se stesso come  via ma anche come immagine del Padre.  Questa immagine paterna non facile da cogliere perché va vista non  con i sensi ma col cuore che indaga sulla “verità e la vita”.  Se vogliamo raggiungere anche noi la casa del Padre è  necessario che, con determinazione, costi quel che costi, diventiamo anche noi, per gli altri, via verità e vita. [C.P.M Italia]

Il saluto di Venezia a mons. Pizziol

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di , 21 Maggio 2011

Si terrà mercoledì 1 giugno, alle ore 18.30 nella Basilica cattedrale di San Marco, la celebrazione della messa di congedo di S. Ecc. mons. Beniamino Pizziol da vescovo ausiliare della Chiesa veneziana. Il Patriarca card. Angelo Scola invita fin d’ora tutta la diocesi a partecipare a questo momento di saluto a mons. Beniamino Pizziol che inizierà ufficialmente il suo ministero episcopale nella diocesi di Vicenza con la celebrazione solenne domenica 19 giugno, alle ore 17.00.

La Parola della Domenica

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di , 15 Maggio 2010

7ª di Pasqua – Ascensione di N.S.
At 1,1-11   Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Sal 46   Ascende il Signore tra canti di gioia
Eb 9,24-28;10,19-23   Cristo è entrato nel cielo stesso.
Lc 24,46-53   Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo L’Ascensione di Gesù al cielo, evento oggi celebrato dalla liturgia, non è una sorta di viaggio cosmonautico verso chissà quali stratosfere lontane. Il cielo è il simbolo del divino e l’ “ascendere di Gesù” è il “segno compiuto” della mèta verso cui anche noi, suoi discepoli, affrettiamo il passo da pellegrini. Gesù introduce così nella pienezza della divinità il suo corpo glorificato! Egli torna alla gloria che aveva dall’eternità, ma vi torna con il suo corpo glorioso, cioè con la nostra natura umana glorificata. La sua Ascensione dunque è la mèta che S. Luca, catechista paziente e attento, addita al discepolo che non si è stancato di seguire il suo Maestro e Signore; ne parla sia negli Atti che nel Vangelo. S. Luca descrive una grande manifestazione del Risorto attorno al quale si raccolgono i discepoli che contemplano ormai la verità di quell’Uomo, con cui avevano condiviso anni di missione lungo le strade di Palestina.

Mentre contemplano quel grande mistero, essi scoprono anche il loro destino che raggiungeranno dopo aver compiuto lo stesso cammino del Maestro. Un destino non immediato né tanto meno banale; la via è quella della Storia, una via lenta e faticosa: la via della passione. Significativo quindi l’invito dell’Angelo: “Uomini di Galilea perché state a guardare…? “. Scrive mons. Ravasi: “Il tempo della Chiesa non è l’attesa illusoria di un assente o l’evasione alienante verso un cielo da sogno, è invece il ritorno nella Gerusalemme terrena per percorrere le strade della propria missione. Solo a questo punto si schiuderà anche per il discepolo la porta della Gerusalemme celeste”. L’Ascensione quindi non è una festa di sognatori, di persone eccitate dalla frenesia di una fine del mondo imminente, ma la rappresentazione visibile di un intreccio tra presente e futuro.

Sempre Luca ci presenta la conclusione della vita terrena di Gesù con il saluto di congedo dai discepoli; in realtà il suo non è un saluto di addio, bensì l’avvio di un tempo di missione segnato dalla speranza. Da vero e sommo Sacerdote, Gesù benedice i suoi che sono prostrati in atteggiamento di adorazione e di lode. “Fu portato verso il cielo” (=segno dell’intimità di Dio); l’ingresso di Gesù nella luce del Padre e nella Gerusalemme celeste su cui, aiutati dall’Apocalisse, abbiamo tenuto fisso lo sguardo per tutto il tempo pasquale. Innalzato sulla croce Gesù ha unito cielo e terra come ricorda S. Giovanni nel suo vangelo: “quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. E’ proprio alla luce di quelle parole che comprendiamo il significato del brano odierno.

Cristo è il “tempio di viva carne” che sostituisce il tempio di pietre di Gerusalemme. Là, dove una sola volta all’anno, nella festa della purificazione (kippur) entrava il Sommo sacerdote dell’ebraismo, ora, per il sangue di Cristo, tutti possono accedere. Gesù è il santuario celeste dove avviene l’incontro definitivo e compiuto con Dio. Sì, Gesù Cristo è la “via nuova e vivente” che si apre davanti a noi. Non ci sono più spazi sacri o navate da percorrere; non più il velo di porpora da sollevare come quello che si squarciò nel tempio quando Gesù morì; non più riti di purificazione con l’aspersione del sangue dei sacrifici. Il velo ora è “la carne” del Cristo che racchiude il mistero di Dio; la purificazione è quella del cuore. Cristo è dunque la via nuova su cui ci incamminiamo per entrare nella pienezza della vita divina, per cui siamo stati creati.

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