Tag articolo: convivenza

La Parola della Domenica

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di , 2 Aprile 2011

4ª di Quaresima
Prima Lettura (1Sam 16,1.4.6-7.10-13) Davide è consacrato con l’unzione re d’Israele.
Salmo Responsoriale (Sal 22) Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Seconda Lettura (Ef 5,8-14) Risorgi dai morti e Cristo ti illuminerà.
Vangelo (Gv 9,1-41 (forma breve: Gv 9,1.6-9.13-17) Andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

Paolo evidenzia il contrasto che si verifica tra chi è accecato dalla gloria  del mondo: ricchezza, potere, forza, ecc.  e la bellezza del vivere alla luce  della bontà e della giustizia.  Il battezzato, il cristiano che è “nella luce del  Signore”, sa che i valori dati per perdenti dalla mentalità-cultura di questo  secolo, sono invece gli unici che consentono una convivenza pacifica e  serena, permeata d’amore gratuito tra tutti gli uomini.  Il coraggio di farsi  modelli di tali comportamenti apre gli occhi ai ciechi, a chi non vuol vedere  in questo tempo è fondamentale.  Il brano evangelico fa apparire casuale  l’incontro tra Gesù e il cieco”…  passando…  vide…  un uomo cieco dalla nascita”.  Gesù è l’Uomo che cammina per le vie del mondo non solo della  Palestina, e vede gli altri uomini, non è indifferente.  L’uomo invece non lo  vede, non o sa vedere, non lo vuole vedere.  L’uomo vede solamente la sofferenza che è nel mondo, la mancanza di  bene e di beni, non sa vedere ciò che gli è donato, i beni e le bellezze per cui è “vivente”.  Il male è “mancanza di bene”,  non è positività “un esserci”, ma “un non esserci”.  Gesù vede le povertà, miserie, privazioni, la mancanza di vista  nel caso odierno.  L’incarnazione è scelta dal Figlio quale attuazione dell’amore di Dio Padre che vuol far capire all’uomo  la sua vicinanza, la sua prossimità, la sua volontà di liberarlo dalle mancanze fisiche e spirituali.  Il peccato è la prima  mancanza da cui Gesù vuol liberare l’uomo, è l’incarnazione. 

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Programma di massima delle celebrazioni

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di , 1 Gennaio 2011

Un anno col Beato Daniele d’Ungrispach 
(2011, sesto centenario della morte) 

Programma a Murano: 

  • (Febbraio)  presentazione delle iniziative del centenario;  
  • 2 Giugno, celebrazione eucaristica solenne in basilica  
  • 13 (o 15) Ottobre, visita a Cormons e a Pordenone;  
  • (Ottobre/Novembre)  convegno aperto alla città di Venezia

 Programma a Cormons:  

  • (Gennaio), incontro sul beato con le Suore della Provvidenza del santuario “Rosa Mystica”
  • (metà febbraio), presentazione delle iniziative del centenario;  
  • 31 marzo, ore 18.30, celebrazione eucaristica solenne in duomo presieduta dall’arcivescovo;  
  • (da definire)  visita a Pordenone;  
  • 2 Giugno, pellegrinaggio a Murano; 
  • 12-13  Novembre, convegno (aperto alla città di Gorizia )

Programma a Pordenone: 

  • (Febbraio), presentazione delle iniziative del centenario;  
  • (primavera), celebrazione eucaristica solenne in duomo  
  • (da definire)  visita a Cormons  
  • 9 ottobre, pellegrinaggio a Murano  
  • (Ottobre/Novembre) convegno e presentazione del libro 

Programma a Madrisio di Varmo 

  • (da definire) Convegno e presentazione volume 

Programma a Udine  

  • (da definire) Convegno, presentazione volume 

Programma a Gorizia: 

  • (da definire) S.Messa nella chiesa dell’Immacolata e presentazione del volume 

Programma tra i Camaldolesi  

  • (da definire)  Celebrazione e presentazione del volume 

Programma per Suore Maestre di Santa Dorotea: 

  • (da definire) celebrazione e presentazione del volume 

Frutto del centenario: avvio della causa di conferma del culto al Beato Daniele

O Beato Daniele, siamo lieti di onorarti
nella natia Cormons come
nella città di Pordenone
da te scelta quale luogo di residenza
e fatta oggetto di molte premure in ambienti religiosi e civili.
Ammiriamo le tue rinunce,
al fine di aiutare i poveri e le comunità religiose
con l’attività di commercio.
Ci sorprende la concordata rinuncia
alle gioie della convivenza con la tua sposa diletta
per vivere negli ultimi anni più unito a Dio
nel monastero camaldolese di Murano.
Ottieni anche a noi di compiere con impegno
i doveri della nostra professione
per il bene della famiglia, della società e della Chiesa,
con una particolare attenzione ai poveri.
Fa’ che noi pure dedichiamo ogni giorno
spazio alla preghiera
e troviamo tempo per la formazione cristiana
in gruppi e luoghi spirituali.
Te lo chiediamo
per Gesù Cristo nostro Signore

Giornata mondiale della Pace, 1° Gennaio 2011

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di , 18 Dicembre 2010

Libertà religiosa, via per la pace, le Parole di Papa Benedetto XVI

In alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere  liberamente la propria fede religiosa, se non a rischio della vita e  della libertà personale.  In altre regioni vi sono forme più silenziose e  sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli  religiosi.  I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il  maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede».  Così  esordisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale per  la pace (1° gennaio 2011), che quest’anno ha per tema “Libertà religiosa,  via per la pace”.  Un richiamo che si pone dopo un anno, sottolinea  il Papa, «segnato dalla persecuzione, dalla discriminazione, da  terribili atti di violenza e d’intolleranza religiosa»: tra gli altri nel  messaggio menziona gli attacchi a Baghdad (Iraq) contro la cattedrale  siro-cattolica e contro i cristiani nelle loro case, gli atti di violenza e  intolleranza “in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente in  Terra Santa”. 
Negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa e oscurare  il ruolo pubblico della religione, secondo Benedetto XVI, vuol dire  coltivare una visione parziale della persona umana, rendere impossibile  l’affermazione di una pace autentica e duratura, poiché «l’essere  umano non è “qualcosa”, ma è “qualcuno”, possiede una naturale  vocazione a realizzarsi nella relazione con l’altro e con Dio», e «la  dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza  giudaico-cristiana, ma anche condiviso da grandi civiltà e religioni  del mondo, perché, grazie alla ragione, è accessibile a tutti».  «L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica  convivenza – dice il Papa – è in realtà l’origine della divisione e  della negazione della dignità degli esseri umani».  Benedetto XVI cita  il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2008: è  inconcepibile che i credenti «debbano sopprimere una parte di se  stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai  essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti».  Il messaggio del Papa tocca anche le difficoltà che la libertà religiosa  incontra oggi in Iraq, in Medio Oriente, in numerosi Paesi d’Africa e  dell’Asia; Benedetto XVI sottolinea i pericoli della strumentalizzazione  della libertà religiosa «per mascherare interessi occulti, come ad esempio  il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di  risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo».  Tutto  ciò, aggiunge, «può provocare danni ingentissimi alle società» ed è  contrario alla natura della religione.  «La professione di una religione  – prosegue – non può venire impiegata per fini che le sono estranei  e nemmeno può  essere imposta con  la forza».  «La stessa  determinazione  con la quale sono  condannate tutte  le forme di fanatismo  e di fondamentalismo  religioso  deve animare  anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione,  che limitano il ruolo dei credenti nella vita civile e politica».  E  «l’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale, regionale e internazionale,  quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso,  viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare  e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno».  Un richiamo particolare arriva dal Papa ai credenti, «chiamati non  solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma  anche, con la testimonianza della propria carità e fede, a offrire un  contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia,  per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà  umane».  Primo passo per promuovere la libertà religiosa come via  per la pace è il dialogo tra istituzioni civili e religiose, dal momento  che «esse non sono concorrenti ma interlocutrici, perché sono tutte a  servizio dello sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia  della società».  Il Papa fa appello alla verità morale nella politica e  nella diplomazia, rivolgendosi in modo particolare a quei Paesi occidentali  segnati dall’ostilità contro la religione fino al «rinnegamento  della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e  la cultura della maggioranza dei cittadini». 
Da ultimo, un appello al «dialogo interreligioso» per collaborare «per  il bene comune» e uno affinché cessino i soprusi nei confronti dei  cristiani che abitano in Asia, nel Medio Oriente e specialmente in Terra  Santa, con l’auspicio che pure «nell’Occidente cristiano, specie in  Europa, cessino ostilità e pregiudizi contro i cristiani per il fatto che  essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e  principi espressi nel Vangelo.  L’Europa sappia riconciliarsi con le proprie  radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo  che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così,  sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivare un sincero dialogo  con i popoli non cristiani.  Alcuni di essi si affacciano con speranza  verso il continente europeo e vanno accolti con spirito di apertura e di  fraternità radicato nel Vangelo, secondo i criteri di legalità e di sicurezza  che non possono prescindere dal rispetto della comune dignità  umana».

La parola della Domenica

di , 14 Febbraio 2009

Gesu’ cura un lebbroso… Inserire di nuovo gli esclusi nella convivenza umana…

Il vangelo di questa sesta domenica del Tempo Ordinario ci mostra come Gesù accoglie un lebbroso. In quel tempo, i lebbrosi erano le persone più escluse dalla società, evitate da tutti. Non potevano partecipare a nulla. Perché, anticamente, la mancanza di medicine efficaci, la paura del contagio e la necessità di difendere la vita della comunità, spingevano la gente ad isolarsi e ad escludere i lebbrosi.  Inoltre, tra il popolo di Dio, dove la difesa del dono della vita era uno dei doveri più sacri, si giunse a pensare che l’esclusione del lebbroso fosse un obbligo divino poiché era l’unico modo di difendere la comunità contro il contagio della morte.  Per questo, in Israele, il lebbroso si sentiva impuro ed escluso non solo dalla società, ma perfino da Dio (cfr. Lev 14,1-32). Poco a poco, comunque, nella misura in cui si scoprivano rimedi migliori e soprattutto grazie all’esperienza profonda comunicataci da Gesù rispetto a Dio Padre nostro, i lebbrosi cominciarono ad essere accolti e reintegrati, in nome di Dio stesso, come fratelli e sorelle nella convivenza umana.  Malgrado i duemila anni di cristianesimo, l’esclusione e l’emarginazione di certe categorie di persone continuano comunque fino ad ora, sia nella società come nella Chiesa. Per esempio, i malati di AIDS, i migranti, gli omosessuali, i divorziati, etc. Quali sono oggi, nel tuo paese, le categorie di persone escluse ed evitate nella società e nella Chiesa?  Con queste domande nella mente ci accingiamo a leggere e meditare il vangelo di questa domenica.

Alcune domande per aiutarci nella meditazione

  • Quale punto di questo testo ti è piaciuto di più o quale punto ti ha maggiormente colpito? Perché?
  • Come si esprime in questo testo l’emarginazione dei lebbrosi?
  • Come Gesù accoglie, cura e reintegra il lebbroso? Cerchiamo di osservare bene tutti i dettagli.
  • Come imitare oggi l’atteggiamento di Gesù con gli esclusi?

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