Tag articolo: educazione

Biografia del Card. Angelo Scola

commenti Commenti disabilitati su Biografia del Card. Angelo Scola
di , 4 Settembre 2011

Il Card.  Angelo Scola è nato a Malgrate (Milano) il 7 novembre 1941,  da Carlo (1903-1996) camionista e da Regina Colombo (1901-1992)  casalinga.  È il minore di due figli (il fratello Pietro è morto nel 1983).  È stato presidente della Gioventù Studentesca di Lecco.  Studente in  filosofia all’Università Cattolica del S.  Cuore è diventato prima Vicepresidente  e poi Presidente della FUCI di Milano (1965-1967).  Ha conseguito il dottorato in Filosofia.  È’ stato ordinato sacerdote il  18 luglio 1970 a Teramo.  Ha conseguito il dottorato in Teologia a Friburgo.  Nel 1982 è stato nominato professore di Antropologia Teologica al  Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia,  presso la Pontificia Università Lateranense.  È stato Consultore  della Congregazione per la Dottrina della Fede.  Il 20 VII 1991 è stato eletto vescovo di Grosseto dove è rimasto fino  al 1995.  Nel luglio del 1995 è stato nominato Rettore della Pontificia Università  Lateranense.  Il 5 gennaio 2002 è stato nominato Patriarca di Venezia e il 21 ottobre  2003 è stato creato Cardinale.  Come Patriarca di Venezia si è impegnato nella Visita Pastorale  (2004-2011) – conclusa dal Santo Padre l’8 maggio u.  s.  – caratterizzata  da quattro scopi: rigenerare il popolo cristiano, educare al pensiero  di Cristo e alla capillare a-zione di carità e condivisione, es-sere  testimoni in tutti gli ambienti dell’umana esistenza.  A partire dal 2005 ha guidato regolarmente una Scuola di metodo di  vita cristiana per trecento responsabili di parrocchie e aggregazioni  di fedeli.  Ha dato vita allo Studium Generale Marcianum (Facoltà di  Diritto Canonico, Scuole e Liceo della Fondazione Giovanni Paolo I)  e alla Fondazione Internazionale Oasis.  Il 28 giugno 2011 è stato eletto Arcivescovo di Milano.

Note logistiche per i fedeli
L’entrata in Cattedrale di S. Marco e la partecipazione all’Eucaristia è libera, pertanto non sono previsti inviti  o pass.  La S. Messa inizierà alle 18.30.  Si consiglia di prevedere l’arrivo in Basilica con un certo anticipo, in modo da favorire un afflusso comodo e  ordinato.  L’ingresso sarà consentito a partire dalle 17.30.  I fedeli potranno entrare dalla porta centrale o dalla  porta laterale “della Nicopeja” (Piazzetta dei Leoncini).  Dopo la S. Messa, presso la Piazzetta dei Leoncini, il Card. Scola incontrerà i fedeli che vorranno salutarlo  personalmente.

Raccolta offerte per gesto di carità
Non ci saranno doni per il Patriarca, se non un presente dal forte significato simbolico.  La sua volontà è quella  di partecipare tutti insieme ad un atto di carità, che sia in qualche modo collegato alla chiusura della Visita  Pastorale, cioé per un’opera di educazione al gratuito, che sarà esplicitata a breve.  L’invito è dunque a versare fin d’ora delle offerte secondo le seguenti modalità: consegna a mano delle offerte  all’Ufficio Cassa della Curia Patriarcale; consegna a mano, il giorno stesso del saluto nella Basilica di S.Marco, a don Danilo Barlese o a mons.Valter Perini

Un saluto filiale

commenti Commenti disabilitati su Un saluto filiale
di , 29 Agosto 2011

Siamo ancora in un tempo di vacanza, e già siamo chiamati ad un primo appuntamento importante,  Mercoledì 7 settembre in San Marco saluteremo il Card.  Angelo che è stato chiamato a guidare  la diocesi Milano.  Obbedienti alla volontà di Dio che fa la storia, accettiamo questa scelta della Chiesa che ha inviato  alla grande Diocesi ambrosiana il nostro Patriarca Angelo.  Abbiamo ancora nel cuore e negli occhi  il ricordo della sua Sosta Pastorale, le sue parole colme di paterna attenzione alle nostre comunità,  la sua dolcezza con i bambini, la sua testimonianza di vita con i ragazzi, la sua attenzione verso  tutti.  Abbiamo colto in quei due giorni il vero tratto del Pastore che ha cura del suo gregge.  Ora il Signore lo chiama ad un altro tempo di servizio alla Chiesa.  Noi preghiamo per lui perché il  Signore lo sostenga con il suo Spirito.  Tutti siamo invitati a partecipare al saluto, come è scritto nelle note tecniche che troviamo qui sotto,  tutti possono venire in Basilica cattedrale di San Marco, forse tutti non entreremo.  Sarà possibile  seguire in diretta la Santa Messa di saluto tramite Tele Chiara sul canale 14 del digitale terrestre, ma credo sia doveroso esserci, per ringraziare  con il Patriarca il Signore per quello che è stato per noi in questi anni.

Don Carlo

Note logistiche per i fedeli
L’entrata in Cattedrale di S. Marco e la partecipazione all’Eucaristia è libera, pertanto non sono previsti inviti  o pass.  La S. Messa inizierà alle 18.30.  Si consiglia di prevedere l’arrivo in Basilica con un certo anticipo, in modo da favorire un afflusso comodo e  ordinato.  L’ingresso sarà consentito a partire dalle 17.30.  I fedeli potranno entrare dalla porta centrale o dalla  porta laterale “della Nicopeja” (Piazzetta dei Leoncini).  Dopo la S. Messa, presso la Piazzetta dei Leoncini, il Card. Scola incontrerà i fedeli che vorranno salutarlo  personalmente.

Raccolta offerte per gesto di carità
Non ci saranno doni per il Patriarca, se non un presente dal forte significato simbolico.  La sua volontà è quella  di partecipare tutti insieme ad un atto di carità, che sia in qualche modo collegato alla chiusura della Visita  Pastorale, cioé per un’opera di educazione al gratuito, che sarà esplicitata a breve.  L’invito è dunque a versare fin d’ora delle offerte secondo le seguenti modalità: consegna a mano delle offerte  all’Ufficio Cassa della Curia Patriarcale; consegna a mano, il giorno stesso del saluto nella Basilica di S.Marco, a don Danilo Barlese o a mons.Valter Perini

Educare alla pienezza della vita

commenti Commenti disabilitati su Educare alla pienezza della vita
di , 5 Febbraio 2011

L’educazione è la sfida e il compito  urgente a cui tutti siamo chiamati,  ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.  Auspichiamo  e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della  vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni,  una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal  concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre,  anche quando è debole e bisognosa di aiuto.  Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi  dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla  Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione,  21 gennaio 2008).  Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce  episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere,  esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime  di incidenti sulla strada e sul lavoro.  Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della  vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in  ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili.  Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale  e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non  può difendersi.  Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso:  «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et  spes, n.  36).  Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e  confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà  dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana.  Tanti  uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone  consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere  la vita.  Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur  in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere  la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto.  Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti  religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni  che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente,  tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe  a fare fronte agli impegni che essa comporta. 

Prosegui la lettura 'Educare alla pienezza della vita'»

Un po’ di storia del Patriarca Angelo Scola

commenti Commenti disabilitati su Un po’ di storia del Patriarca Angelo Scola
di , 4 Dicembre 2010
  • Nato a Malgrate (Lecco) nel 1941.
  • Ordinato sacerdote nel 1970.
  • Dottore in Filosofia (Università Cattolica, Milano) ed  in Teologia (Friburgo, Svizzera).
  • Dal 1982 insegna Antropologia Teologica presso il Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e famiglia della Pontificia  Università Lateranense.
  • Dal 1986 al 1991 è stato consultore per la Congregazione della Dottrina della Fede;
  • nel 1987 è stato perito  all’Assemblea del Sinodo dei Vescovi sulla vocazione e missione dei laici;
  • dal 1991 al 1996 è stato consultore del Pontificio Consiglio  per gli Operatori Sanitari;
  • dal 1994 è Membro della Congregazione  per il Clero.
  • dal 1996 al 2001 è stato Membro dello stesso Pontificio Consiglio;
  • Nominato Vescovo di Grosseto il 20 luglio 1991 e ordinato il 21 settembre dello stesso anno.  Il motto episcopale recita «Sufficit gratia tua» (cfr.  2 Cor 12, 9), «Basta la Tua grazia».  A Grosseto esercita il suo ministero fino al 14 settembre 1995. 
  • Il 24 luglio 1995 il Santo Padre gli affida l’incarico di Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense a Roma e, il 29 settembre  dello stesso anno, quello di Preside del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia 
  • Dal giugno 1995 Mons. Scola è Membro della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università della Conferenza  Episcopale Italiana e dal gennaio del 1996 è Presidente del Comitato per gli Istituti di Scienze Religiose.  In questo quadro affronta  le questioni legate alla formazione teologica dei laici in Italia. 
  • Dal 1996 è consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia. 
  • Dal 1996 al 2001 è Membro del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.  Sulle questioni relative alla sanità  La bibliografia di Mons.  Scola consiste in circa 120 contributi scientifici in opere collettive e in riviste teologiche e filosofiche internazionali. 
  • Il 5 gennaio 2002 è nominato dal Santo Padre Patriarca di Venezia.  Fa il suo ingresso in Diocesi il 3 marzo 2002. 
  • Il 9 aprile 2002 viene eletto Presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. 
  • Il giorno 28 settembre 2003 viene designato dal Santo Padre Cardinale di Santa Romana Chiesa e confermato durante il Concistoro  pubblico del 21 ottobre 2003.  Dopo la sua nomina a cardinale, il 10 novembre 2003 viene riconfermato Membro del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio  per la Famiglia e Membro della Congregazione per il Clero. 
  • Il 14 ottobre 2004 è nominato Membro del Comitato di Presidenza del Pontificio Consiglio per i Laici. 
  • Il 19 gennaio 2005 è designato Membro della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. 
  • Il 6 marzo 2005 riceve  la nomina quale Membro della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, mentre il 18 marzo 2005 il Santo Padre lo nomina  Relatore Generale per la XI Assemblea Generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi dell’ottobre 2005 sul tema: L’Eucaristia: fonte e culmine  della vita e della missione della Chiesa. 
  • Dal gennaio 2009 è Membro del Pontificio Consiglio per la Cultura. 

La Parola della Domenica

commenti Commenti disabilitati su La Parola della Domenica
di , 9 Ottobre 2010

27ª del Tempo Ordinario
2 Re 5, 14-17   Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore 
Sal 97   Il Signore ha rivelato ai popoli la sia giustizia 
2 Tm 2, 8-13   Se perseveriamo, con lui anche regneremo. 
Lc 17, 11-19   Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere  gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
 

Nelle letture che oggi ci propone la liturgia troviamo alcuni punti in comune.  Sia la prima lettura che il Vangelo  ci parlano di malati di lebbra, malattia che presso gli ebrei era considerata come un castigo divino ed  implicava l’emarginazione dalla società; due di questi sono stranieri, quindi non credenti, la guarigione dalla  malattia e gli atteggiamenti legati ad essa, che implicano l’obbedienza della fede.  I dieci lebbrosi si fidano  della parola di Gesù e si mettono in cammino per presentarsi ai sacerdoti, affinché questi riconoscano la  guarigione.  Naaman il siro obbedisce alle parole di Eliseo e ai consigli dei suoi servi, immergendosi sette  volte nel Giordano.  Questo semplice gesto è da sempre stato riconosciuto come figura del battesimo.  Naaman è uno straniero che pensava  di poter “comperare Dio”, diventa invece l’emblema del vero credente, liberandosi dai preconcetti, che professa la sua fede – fiducia  – nel Signore e celebra il culto autentico.  Egli, come il lebbroso del vangelo, non si limita al solo ringraziamento, ma riconosce Dio  come suo salvatore.  Si tratta di un impegno adulto, non legato alla mediazione del profeta, che durerà per tutta la vita.  La sua guarigione  non è solamente fisica, ma totale: egli giunge alla maturità della fede.  Il Salmo 97 recita: “Cantate al Signore un canto nuovo, perché  ha compiuto prodigi”: il canto nuovo si oppone alla ripetizione, all’abitudine.  Dio compie prodigi anche oggi, anche nella nostra vita,  nella vita delle nostre comunità.  Nella lettera di Paolo troviamo la frase: “se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché  non può rinnegare se stesso”, a ricordarci che Dio è fedele al suo dono, anche quando noi gli mostriamo indifferenza.  Lui non solo offre  la salvezza a tutti, ma la ripropone con pazienza alla nostra indifferenza.  Nel racconto del Vangelo di Luca troviamo dieci lebbrosi che a  gran voce chiedono aiuto a Gesù ed ottengono la guarigione, ma uno solo ritorna per ringraziare e non segue gli schemi rigidi della  legge che gli imponevano di recarsi al tempio.  Molto spesso anche noi quando riceviamo un dono ci concentriamo sul suo aspetto materiale,  dimenticando chi ce lo ha fatto, perdendo così l’occasione di trasformare questo dono in un’esperienza di incontro personale con il  donatore.  Questo è il traguardo raggiunto da Naaman il Siro e anche dal Samaritano guarito, che hanno saputo riconoscere Dio com  unico salvatore.  I lebbrosi sono inviati dai sacerdoti prima ancora di essere guariti: l’azione di Dio richiede sempre un ambiente di fiducioso abbandono.  Una volta guariti, le differenze tornano (mistero dell’umana fragilità!  ): nove vanno al Tempio e il samaritano, di nuovo solo, torna indietro,  fa cioè un cambiamento di direzione e di marcia: è il verbo della conversione, del ritorno a Dio.  La Parola di Dio, che non si può incatenare  o ridurre a prassi rigide, rompe gli schemi della nostra vita.  Il samaritano è libero da ogni condizionamento e torna a ringraziare:  questa è la fede.  La lezione che ci viene dal lebbroso guarito è una lezione di stile di vita, di educazione alla gratitudine che in questo  nostro tempo è sempre più dimenticata, convinti come siamo che tutto ci è dovuto e nulla dobbiamo patire o soffrire.  “La tua fede ti  ha salvato”.  È dunque la fede la condizione primaria per ottenere da Dio quello che chiediamo, sempre che ciò che chiediamo sia in piena  sintonia con la sua volontà di salvezza.  Grazie è una parola rara, esige un atto di riconoscenza e di amore verso chi ci ha fatto del  bene.  Ringraziare è anche un atto, un’espressione di tutto il corpo, un coinvolgimento totale nel riconoscimento della grandezza dell’altro.  Il lebbroso esprime il suo grazie con il corpo che prima era oggetto di separazione, ma che ora si fa parola per esprimere il suo amore  a Dio.  È nell’attenzione a ciò che avviene attorno a noi il segreto di un Dio che passa.  Non si stanca il Signore di accostarsi a noi, lo  fa però senza rumore, mescolandosi tra i volti più ordinari che incontriamo quotidianamente in famiglia, sul lavoro, nella comunità cristiana,  nella società civile…

L’Omelia del Patriarca al Mandato

commenti Commenti disabilitati su L’Omelia del Patriarca al Mandato
di , 2 Ottobre 2010

Venezia, 25 Settembre 2010

1.  «Lo circondò, lo allevò, lo custodì come la pupilla del suo occhio» (Dt  32,10).  Questo versetto della Prima Lettura, da subito, carissimi/e, spalanca  il nostro cuore al significato profondo di questo gesto decisivo per la vita della  Chiesa veneziana.  Ancora una volta siamo convenuti, nella splendida Basilica  di San Marco da ogni parte della Diocesi, per ricevere dalle mani del vescovo  il mandato di attuare, in varie forme, il compito educativo a favore di  uomini e donne in tutte le stagioni della loro esistenza.  Al cuore dell’educazione sta la dimensione generativa umana, che è genesi  e legame, relazione e riconoscimento, trasmissione e tradizione, responsabilità  e fedeltà, interessamento e cura» (da: La sfida educativa a cura del Progetto  culturale CEI, Laterza 2009, p 12).  Si educa sempre e solo dentro una relazione.  Il brano dell’odierno Vangelo di  Luca, su cui siete stati invitati a riflettere con strumenti appropriati per prepararvi  a questo gesto, ci presenta nella figura del padre buono il paradigma di  ogni rapporto educativo.  Conviene identificarne subito la cifra essenziale: se  si è chiamati ad essere educatori allora si è chiamati non solo ad essere  maestri, ma ad essere padri.  
Prosegui la lettura 'L’Omelia del Patriarca al Mandato'»

Inizia il cammino

commenti Commenti disabilitati su Inizia il cammino
di , 18 Settembre 2010

Domenica prossima – 26 settembre – con la santa Messa a San Pietro alle ore 10.00   (la Messa delle 8 viene celebrata a San Donato e sono sospese quelle delle 09.30  e  11.00)  riprenderà  il cammino delle nostre comunità cristiane e consegneremo il mandato ai catechisti e animatori.  Questo anno pastorale avrà il suo momento importante e fondamentale con la Sosta  Pastorale che il nostro Patriarca Angelo vivrà con noi nei giorni 4-5-6 dicembre

La sua venuta in mezzo a noi è un occasione preziosa e importante per dare conferma al  cammino pastorale delle nostre parrocchie.  Il venire del nostro vescovo in mezzo ci ricorda  che se siamo comunità lo siamo solo come espressione della Chiesa Diocesana, di cui il Patriarca  è pastore, e siamo chiamati a seguire il suo magistero come educazione concreta al  Pensiero di Cristo. 
Ecco il programma della sua venuta: 

Sabato 4 Dicembre

  • Ore 15.00  Accoglienza a San Donato 
  • Ore 15.15  a San Donato:   incontro in chiesa con i bambini e i ragazzi dei gruppi Arcobaleno e  Mamre (elementari) i lupetti e le loro famiglie. 
  • Dalle 16.00  alle 17.30:  Visita agli ammalati sia di San Donato che di San Pietro. 
  • Ore 17.30  a San Pietro:  Incontro con i ragazzi dei gruppi Sichem (medie) e dopo Cresima e  scouts e le loro famiglie. 
  • Ore 18.30  a San Pietro: Incontro con l’Assemblea Parrocchiale in Chiesa, sono invitati tutti 

Domenica 5 Dicembre 

  • Ore 09.30  a San Donato:  S. Messa
  • Ore 11 : 00  a San Pietro S. Messa

Lunedi’ 6 Dicembre  – San Nicolò

  • Ore 16.30  Scuola Abate Zanetti:   incontro con gli operatori del settore Vetro 
  • Ore 18.00  a San Pietro:  Santa Messa e inaugurazione mostra

Un nuovo anno di cammino con una visita importante

commenti Commenti disabilitati su Un nuovo anno di cammino con una visita importante
di , 12 Settembre 2010

Siamo a settembre, mese che tradizionalmente fa ripartire tutte le realtà della nostra isola. Hanno riaperto le vetrerie dopo la pausa estive, e seppur con fatica si riprende il lavoro, con la speranza che questo possa ritornare ad essere significativo. Lunedì riapriranno le scuole, attività principale di tutti i nostri ragazzi e giovani. E anche le nostre comunità parrocchiali riprenderanno il loro cammino, una cammino che non si è mai fermato, ma se vogliamo si è rallentato. Nei prossimi numeri di Communio daremo notizia delle varie esperienze vissute durante quest’estate. Ma l’esperienza che maggiormente ci vedrà impegnati sarà la visita pastorale del Patriarca Angelo. Ne stiamo parlando da tempo e ne parleremo, questo venire de! nostro vescovo nelle nostre comunità cristiane non è un incontro per gli “addetti al lavoro”, ma per tutti i battezzati.

Ecco perché è importante che tutti ci prepariamo e tutti partecipiamo a questo appuntamento. -L’impegno di rigenerare il popolo cristiano mediante la vita sacramentale costantemente illuminata e vivificata dall’ascolto della Parola di Dio, così da suscitare una appartenenza forte e convinta alla comunità cristiana;

  • L’educazione al pensiero di Cristo per rendere capaci di dare ragione della propriasperanza.
  • L’educazione al dono di sé (educazione al gratuito), che si esprime in gesti di gratuità precisi e costanti, imprimendo alla propria esistenza una “forma eucaristica”;
  • L’apertura alle dimensioni del mondo, a partire dagli ambienti dell’umana esistenza fino alla “missio ad gentes”

Non sono slogan o titoli, ma sono le coordinate che servono per camminare cristianamente ogni giorno, come persone e come comunità.

  • Domenica 26 settembre inizieremo il Cammino Pastorale, e consegneremo il mandato ai catechisti e agli animatori di annunciare Cristo Risorto, Parola di Vita, Pane del Cammino, dopo averlo ricevuto dal Patriarca Angelo a San Marco sabato 25 settembre.
  • Per preparare la visita Pastorale e questo primo tratto di Cammino pastorale, si riunirà l’Assemblea Parrocchiale Giovedi 16 settembre alle ore 21 a San Donato. In questi giorni i catechisti, i capi scouts, hanno già incominciato a trovarsi per prepararsi al nuovo tempo cammino.

Invito tutti a lasciarsi coinvolgere dalle proposte che verranno offerte, e soprattutto a prepararsi con la preghiera per la “sosta del nostro Vescovo” in mezzo a noi.

Convegno diocesano su matrimonio e famiglia

commenti Commenti disabilitati su Convegno diocesano su matrimonio e famiglia
di , 12 Settembre 2010

“L’amore tra l’uomo e la donna: matrimonio e famiglia nella comunità ecclesiale e nella società civile”
Si è svolto nei giorni 3 e 4 settembre, a Zelarino, l’annuale convegno diocesano in cui ci si è interrogat sull’ sull’amore uomo – donna, sul compito che matrimonio e famiglia assumono oggi per la crescita della “vita buona” della società civile.  Obiettivo del convegno era una maggiore presa di coscienza del mistero nuziale e del matrimonio, ap puntando l’attenzione sull’amore degli sposi come dono di Dio per gli stessi, ma anche per l’istituto dell; famiglia, per la comunità cristiana e per la società in genere.

La partecipazione è stata discreta e l’attenzione dei convenuti si è polarizzata il venerdì mattina sugi interventi di mons. Silvio Zardon (relazione introduttiva), di Ornella e Daniele Garota (“Il mistero gran de di uomo e donna che si amano”) e dei coniugi Marina e Gianpaolo Salvador che hanno presentato i sussidio “Sulla via dell’amore”. Nel pomeriggio si sono formati alcuni gruppi di ricerca su cinque filoni:

  1. I genitori e la comunità educante nell’accompagnamento dei figli nel cammino dell’iniziazione cristiana;
  2. I genitori e la comunità educante nell’educazione all’amore dei giovanissimi;
  3. La preparazione dei fidanzati al matrimonio;
  4. Sposi e famiglie nella comunità ecclesiale; 
  5. Sposi e famiglie nella comunità civile.

La mattinata del sabato c’è stata la presentazione delle sintesi delle discussioni nei gruppi, mentre è toc cato al Patriarca tirare le prime conclusioni dei lavori del Convegno.  Questo Convegno ha fornito molto materiale su cui lavorare in parrocchia, particolarmente nei “Gruppi Sposi”, ma non solo.
L’intervento di Daniele Garota è stato seguito attentamente durante il convegno e può costituire un valido strumento di riflessione sia personale che comunitario. Inoltre, le tracce sulle quali si è sviluppata la discussione nei gruppi, possono formare l’ossatura per un programma da percorrere durante l’anno pastorale.

Dalle Parole del Papa ai nostri Vescovi

commenti Commenti disabilitati su Dalle Parole del Papa ai nostri Vescovi
di , 30 Maggio 2010

Dalle Parole del Papa ai nostri Vescovi  … 

…  E mi sembra necessario andare fino alle radici profonde di questa emergenza per  trovare anche le risposte adeguate a questa sfida.  Io ne vedo soprattutto due.  Una  radice essenziale consiste – mi sembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo:  l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i  quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo.  In  realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro,  l’«io» diventa se stesso solo dal «tu» e dal «voi», è creato per il dialogo, per la comunione  sincronica e diacronica.  E solo l’incontro con il «tu» e con il «noi» apre l’«io»  a se stesso.  Perciò la cosiddetta educazione antiautoritaria non è educazione, ma rinuncia all’educazione:  così non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cioè questo «tu» e  «noi» nel quale si apre l’«io» a se stesso.  Quindi un primo punto mi sembra questo: superare  questa falsa idea di autonomia dell’uomo, come un «io» completo in se stesso, mentre diventa  «io» anche nell’incontro collettivo con il «tu» e con il «noi».  L’altra radice dell’emergenza educativa  io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione  delle due fonti che orientano il cammino umano.  La prima fonte dovrebbe essere la natura secondo  la Rivelazione.  Ma la natura viene considerata oggi come una cosa puramente meccanica,  quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa  puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso.  La Rivelazione  viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo  storico e culturale, o – si dice – forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni.  E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia,  non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali,  arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro.

Fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il  Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri.  E poi così anche ritrovare la  Rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è  decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma  in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e da purificare.  Così, in questo  «concerto» – per così dire – tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che  sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio, si aprono anche le indicazioni  per un’educazione che non è imposizione, ma realmente apertura dell’«io» al «tu», al «noi» e al «Tu» di  Dio.  Quindi le difficoltà sono grandi: ritrovare le fonti, il linguaggio delle fonti, ma, pur consapevoli del peso  di queste difficoltà, non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione.  Educare non è mai stato facile,  ma non dobbiamo arrenderci: verremmo meno al mandato che il Signore stesso ci ha affidato, chiamandoci  a pascere con amore il suo gregge.  Risvegliamo piuttosto nelle nostre comunità quella passione educativa,  che è una passione dell’«io» per il «tu», per il «noi», per Dio, e che non si risolve in una didattica, in un  insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi aridi.  Educare è formare le nuove generazioni,  perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa che non è solo occasionale,  ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio  interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta  il pensiero, gli affetti e il giudizio.  I giovani portano una sete nel loro cuore, e questa sete è una domanda  di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita.  È desiderio  di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con  delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili.  La nostra risposta è l’annuncio del Dio amico dell’uomo, che in Gesù si è fatto prossimo a ciascuno.  La trasmissione della fede è parte irrinunciabile della formazione integrale della persona, perché in Gesù  Cristo si realizza il progetto di una vita riuscita: come insegna il Concilio Vaticano II, «chiunque segue Cristo,  l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (Gaudium et spes, 41).  L’incontro personale con Gesù è  la chiave per intuire la rilevanza di Dio nell’esistenza quotidiana, il segreto per spenderla nella carità fraterna,  la condizione per rialzarsi sempre dalle cadute e muoversi a costante conversione.

Panorama Theme by Themocracy