Tag articolo: Eucarestia

Assemblea Parrocchiale

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di , 30 Gennaio 2010

Mercoledì sera alle 21 in casa sacro cuore si è tenuta l’assemblea parrochiale.
Continuando la riflessione sul tema dalla “Unità alla Comunità Pastorale” abbiamo riflettuto  sull’Enciclica di Giovanni Paolo II “Ecclesia de Eucharistia”, ci siamo soffermati  sull’importanza dell’Eucarestia come fonte e culmine per l’edificazione della Chiesa e la  comunione dei propri membri, compresi noi che stiamo camminando verso la formazione  della “Comunità Pastorale”…  Verificando il tempo d’Avvento – Natale abbiamo constatato la scarsa partecipazione  alle celebrazioni eucaristiche, in modo particolare delle famiglie di bambini e ragazzi della catechesi. 

E’ un problema grave, che si presenta ogni domenica.  Quali sono i motivi?  Quali i problemi?  Sicuramente gli avvenimenti accaduti quest’estate dopo il passaggio di don Carlo a parroco unico non hanno  aiutato e non sono il risultato di una comunità che cammina in Cristo.  Dimostrano infatti la necessità urgente  del ripartire proprio da noi, azzerandoci nelle nostre convinzioni e nei nostri egoismi mettendo a disposizione  e unendo le nostre forze nei vari ambiti di vita.  Tutto dipende se ci interessa e se ci sentiamo appartenenti  davvero a questa comunità, come un’unica famiglia, con Gesù sta al centro.  L’occasione proposta  di sostare davanti al Santissimo può diventare l’occasione per rinnovare l’incontro con Lui per creare un  rapporto nuovo “per ricevere e farsi ricevere da Lui”. 

Il Papa Giovanni Paolo II diceva: “se il cristianesimo  deve distinguersi nel nostro tempo come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi in spirituale conversazione  in adorazione silenziosa in atteggiamento di amore davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?  ”  Sicuramente se faremo spazio le risposte non tarderanno ad arrivare e soprattutto una lettura  nuova per predisporci anche nell’incontro con il Patriarca non vedendolo come un qualcosa di lontano che  non ci appartiene, ma l’inizio di una conversione per tutti.  Abbiamo così iniziato a programmare la prossima  Sosta Pastorale del Patriarca Angelo.  A questo dedicheremo il prossimo incontro.  Abbiamo poi definito alcuni appuntamenti per la Quaresima e la Pasqua di cui riporteremo la prossima settimana  il programma completo.  La prossima assemblea si terrà il 14 Aprile 2010 a san Pietro  Sarebbe bello vedervi numerosi.

Assemblea parrocchiale

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di , 24 Gennaio 2010

Mercoledì 27 gennaio alle ore 21.00 a San Donato si terrà l’Assemblea parrocchiale

Ordine del Giorno:

  1. Riflessione : “Dall’ Unità alla Comunità Pastorale”:  
    l’Eucarestia Edifica la Chiesa, dalle Enciclica del Papa, (vedi il foglio preparato)
  2. Verifica del tempo di Avvento – Natale
  3. Visita Pastorale del Patriarca Angelo
  4. Programmazione del Tempo di Quaresima – Pasqua.
  5. Varie ed Eventuali

Clicca qui per visualizzare il foglio

Don Carlo

La Parola della Domenica

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di , 16 Gennaio 2010

2ª del Tempo Ordinario
Is 62,1-5   Gioirà lo sposo per la sposa. 
Sal 95   Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore. 
1Cor 12,4-11   L’unico e medesimo Spirito distribuisce a ciascuno come vuole 
Gv2,1-12   Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù. 

“Le nozze di Cana “ 
Diversi significati di questo episodio pieno di simbolismi.  E’ un segno: qualcosa che rimanda a un altro, a qualcos’altro.  Rivela chi è Gesù: il Messia promesso.  E’ il segno delle nozze tra Dio e l’umanità.  L’uomo è incapace di salvarsi.  Non può procurarsi il vino  che viene a mancare.  Ma Dio procurerà quanto serve perché l’umanità sia nella gioia.  Cristo è lo  sposo l’umanità la sposa, Dio Padre celebra queste nozze.  2) Gesù è il segno dell’Amore di Dio verso  l’uomo.  Il Regno….  l’umanità non è più…  Abbandonata…  Devastata, ma Sposata.  E’ il carattere Nuziale  della Incarnazione.  E’ la promessa di Dio diventa realtà in Gesù.  Festa da Nozze.  Gli invitati non vollero  venire chi per un motivo chi per un altro- ma quella festa la vuol fare- Venite tutti. 

Oggi crisi di speranza.  Nuova Babele di popoli!  lo sto andando a questa festa?  o mi sto attardando nelle mie pseudo sicurezze.  Ho preso casa, ho preso moglie, ho comprato due  buoi ognuno rifletta e scopra le situazioni che lo tengono lontano da questa festa.  In Gesù seduto al banchetto di nozze c’è il simbolo  delle nozze di Dio con l’umanità.  Le profezie parlavano di un amore sponsale di Dio con l’umanità non più abbandonata, sola.  In Gesù seduto al banchetto di nozze c’è il simbolo delle nozze di Dio con l ‘umanità.  Le profezie parlavano di un amore sponsale di  Dio con l’umanità non più abbandonata, sola.  Il vino è simbolo di gioia: la gioia del Vangelo e dell’appartenere a Cristo.  Nella nostra  Comunità Cristiana, soprattutto quando si ritrova a celebrare l’Eucarestia, avverti questa…  Gioia?  Cosa si può fare perchè si  senta?

Adorazione Eucaristica permanente

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di , 10 Gennaio 2010

Da martedi 19 gennaio  inizia nelle nostre parrocchie questa esperienza che ci vedrà sostare davanti a Gesù Eucaristia per ridare centralità alla sua Presenza nella vita personale e Comunitaria ( i giorni dell’adorazione sono martedì a San Pietro dalle 8 alle 12, e il giovedì a San Donato dalle 15 alle 21).  Il catechismo della Chiesa Cattolica così ci parla al riguardo.  L’Eucaristia è “fonte e apice di tutta la vita cristiana” [Conc.  Ecum.  Vat.  Il, Lumen gentium, 11].  “Tutti i sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato, sono strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa sono ordinati.  Infatti, nella Santissima Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra Pasqua” [Conc.  Ecum.  Vat.  Il, Presbyterorum ordinis, 5]. 

Il Venerabile Papa Giovanni Paolo II in una sua enciclica così si esprimeva: “Spetta ai Pastori incoraggiare, anche con la testimonianza personale il culto eucaristico, particolarmente le esposizioni del Santissimo Sacramento, nonché la sosta adorante davanti a Cristo presente sotto le specie eucaristiche.   È bello intrattenersi con Lui e, chinati sul suo petto come il discepolo prediletto (cfr Gv 13, 25), essere toccati dall’amore infinito del suo cuore. 

Se il cristianesimo deve distinguersi, nel nostro tempo, soprattutto per l’« arte della preghiera », come non sentire un rinnovato bisogno di trattenersi a lungo, in spirituale conversazione, in adorazione silenziosa, in atteggiamento di amore, davanti a Cristo presente nel Santissimo Sacramento?  Quante volte, miei cari fratelli e sorelle, ho fatto questa esperienza, e ne ho tratto forza, consolazione, sostegno!  “( Dalla Enciclica “Ecclesia de Eucarestia”). 

L’invito che rivolgo a me stesso e a tutti voi è di non aver paura di sostare davanti al Santissimo, donando un’ora del nostro tempo a Gesù, riceveremo molto di più di quello che ci immaginiamo.  Nelle nostre chiese troverete dei moduli per dare l’adesione, questo servirà per costruire un calendario e così dare ordine a questa esperienza.  Restituite i moduli in sacrestia a San Donato così da preparare il calendario, speriamo in una ampia partecipazione, così da avere tanti di noi la possibilità di stare con Gesù in preghiera, per noi stessi, per le persone delle nostre parrocchie, per la nostra isola, per tutta l’umanità. 

Don Carlo

La confraternita per i fedeli defunti

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di , 7 Novembre 2009

Si ricorda la possibilità di iscrivere i propri fratelli defunti al suffragio della Confraternita. 

Questa diventa anche un’occasione per partecipare all’eucarestia settimanale che  oltre ad essere momento di preghiera e di ricordo dei nostri cari sicuramente contribuisce  alla propria crescita spirituale nel cammino di conversione verso l’incontro con il  Padre Le offerte che verranno raccolte, andranno a soddisfare i bisogni e le molteplici  attività caritative e pastorali.

La Parola della Domenica

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di , 18 Ottobre 2009

Is 53,10-11   Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza 
Sal 32   Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo. 
Eb 4, 14-16   Accostiamoci con piena fiducia al trono della grazia 
Mc 10,35-45   Il Figlio dell’uomo è venuto per dare la propria vita in riscatto per molti.
 

Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia quello che ti chiederemo! 

Parola_1810 L’espressione “servire per salvare” sintetizza il contenuto sostanziale  della liturgia di oggi.  Isaia si riferisce sì a Cristo, il Servo del Signore, ma anche ad  ogni cristiano che cerca sinceramente di seguire Gesù.  Facciamoci  guidare dai verbi utilizzati dal profeta.  Crescere: siamo chiamati a  crescere nelle fede e nell’amore di Dio, con tutto il nostro impegno,  giorno per giorno.  Offrire: offrire la vita in tutti i suoi ambiti,  metterci al servizio di Dio e dei fratelli per cooperare con Cristo  alla salvezza di coloro che la Provvidenza ci ha affidato.  Questa  è la nostra grande responsabilità.  Questo potrà comportare incomprensione,  ed anche disprezzo, spesso si disprezza ciò che non si comprende o di cui si ha paura.  Patire:  “conoscere il patire”, è una conoscenza che si basa sulla conoscenza di Cristo, quanto più approfondiamo  l’intimità con Cristo e con la sua sofferenza, il suo stile, tanto più si affinerà la nostra comprensione del  patire che non è un desiderio di sofferenza, ma un andare oltre la sofferenza, arrivare a trasformarla in  offerta, cercando di imitare lo stile del Figlio di Dio.  Ogni Eucarestia diviene comunione profonda con Cristo,  incorporazione per condividerne la missione redentrice.  Vedere-vivere-saziarsi: non avere più appetiti, altri  desideri.  Saremo saziati dalla conoscenza profonda di Cristo tra noi.  Giustificare addossandosi l’ingiustizia  nostra e altrui.  Il cristiano è luce che deve illuminare anche chi è nelle tenebre.  Anzi, dovremo essere  ancora più luminosi quanto più fitte sono le tenebre che ci circondano.  La nostra responsabilità è quella di  incorporare in Cristo non solo noi stessi ma anche l’umanità che ci è stata affidata.  Traghettare in Lui anche  i lontani, fare da ponte, da via per unificare, per riconciliare gli uomini con Dio.  Immersi nella confusione  delle nostre città e dei cuori, senza altro segno distintivo che il cuore rinnovato e la speranza nell’amore  di Dio.  Per questo arduo compito abbiamo bisogno di “ricevere misericordia e trovare grazia” come ci  indica San Paolo.  Questo è il momento essenziale, anzi è l’atteggiamento di vita essenziale per cooperare  con Cristo.  Riaccostarsi continuamente alla misericordia di Dio per trovare la grazia per vivere la nostra vocazione  di cristiani.  Infine Gesù stesso, nel vangelo di Marco, presenta due caratteristiche che non sono  eludibili da chi vuole essere suo discepolo.  L’umiltà e il servizio.  Si tratta di sperimentare lo stupore e la  gioia di essere amati e salvati da Dio nonostante i nostri limiti, le nostre miserie, i nostri lati oscuri.  Di  scoprire di essere nonostante tutto figli suoi e, rigenerati da tanta gratuita generosità, mettersi al servizio  dando la nostra vita, cioè il nostro tempo santificato, ai nostri mariti e alle nostre mogli, ai nostri figli, agli  amici, ai colleghi, perché nessuno è escluso dal progetto di salvezza che continua in Cristo attraverso noi.  Gesù ha annunziato per la terza volta la sua passione e morte ai Dodici in disparte, usando toni molto  duri e realistici: lo condanneranno a morte, lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo uccideranno.  Nel  vangelo odierno, ad immediato seguito di quelle dichiarazioni, i due figli di Zebedèo avanzano a Gesù  un’ambiziosa domanda, una richiesta contraria al vangelo: questa gli dà l’occasione di approfondire ed esplicitare  il tema della passione, associando ad essa la sorte dei suoi discepoli.  Il vangelo ha capovolto il  concetto di potere e di primato.  Ricordiamoci che la nostra grandezza non sta nell’imporre a Gesù la nostra  volontà.  La vera grandezza del cristiano è nel servizio.  Non è da escludere che nell’atteggiamento dei figli  di Zebedèo si riflettono anche tensioni della chiesa nascente e odierna.  Troppe volte siamo tentati di confondere  autorità e potere.  Ma bisognerebbe riflettere più spesso sul significato di queste parole: ministero,  diaconia, servizio.  Dobbiamo sempre essere disposti a condividere con gli altri le responsabilità, ad ascoltare  le esigenze e i suggerimenti di tutti.  Allora la frase di Gesù: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro  servitore” vuol dire smascherare i miei tentativi (pretesa, ambizione, arroganza, rancore, critica, ecc) di  essere più degli altri.  Perché chi serve non è (né si ritiene) più di nessuno.

Pensieri…

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di , 17 Ottobre 2009

 Il primo venerdì di ottobre abbiamo ripreso, la celebrazione della messa del malato a S.  Pietro. 

Eravamo abbastanza, anche di S.  Donato e abbiamo ricordato al Signore tutti i nostri  malati.  E’ bello trovarsi uniti a pregare per chi soffre, per le famiglie in difficoltà per i nostri operatori  sanitari.  Dopo la messa, don Carlo ha portato l’ Eucarestia ad alcuni malati nelle case e  anche il ricordo e il saluto delle comunità, ho osservato come il sofferente sia sensibile e riconoscente  nel sentirsi ricordato nella preghiera e come lo conforti questa attenzione. 

Cerchiamo di  continuare, i nostri malati sono tanti e dedicare a loro un po’ di tempo ogni mese, per lo meno  nella preghiera, è segno di carità e di fraternità.  Se possiamo anche passere per un saluto, facciamolo  come segno di comunione, come membri del popolo di Dio, come discepoli di quel Cristo che  si è chinato tante volte, con amore, su chi soffre. 

Adriana   .

Un cammino di Comunione

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di , 6 Settembre 2009

A don Nandino 

Don NandinoSono passati circa 7 anni da quando ci siamo trovati a parlare del nuovo incarico che i superiori ci avevano assegnato, e oggi siamo qui a salutarci.  Sono passati 7 anni da quando abbiamo scattato quella foto in bianco e nero che serviva per annunciare il nostro arrivo qui a Murano e ora siamo chiamati a voltare pagina nel libro della nostra vita.  Un libro che, per quanto siamo stati capaci, abbiamo scritto insieme. 

Sono stati sette anni importanti, vissuti con entusiasmo e trepidazione in alcuni momenti, in altri con fatica e difficoltà, anche se alle volte difficili, ma con la convinzione che stavamo servendo il Signore nei fratelli che Lui ci aveva posto accanto.  Io oggi voglio ringraziare il Signore con te, caro don Nandino, perché abbiamo condiviso questa esperienza insieme.  E’ vero che siamo diversi, e aggiungo per fortuna, ma quello che ha mosso i nostri passi era cercare di portare le persone a Cristo, infatti siamo stati chiamati a questo nella vocazione sacerdotale. 

Abbiamo cercato di farlo come siamo fatti ciascuno di noi.  Ci siamo voluti bene e ci siamo rispettati.  Sono convinto che, l’esperienza che abbiamo vissuto darà i suoi frutti.  Se volgo lo sguardo indietro vedo più le cose belle e significative che abbiamo condiviso e vissuto, che quelle difficili che abbiamo dovuto affrontare per i nostri caratteri e per le nostre personali passioni.  Riesco ad individuare le esperienze che ci hanno fatto maturare assieme come presbiteri della Chiesa, dalle Celebrazioni, alle esperienze con gli adulti e i giovani, ai vari momenti che hanno significato la vita dell’Unità Pastorale….  , l’elenco lo lascio al nostro cuore. 

Ora il Signore ti chiama ad altri incarichi, e chiama me a continuare il cammino iniziato assieme.  Chiedo al Signore che ti doni lo Spirito Santo per sapere guidare con saggezza Pax Christi, questa associazioni a cui il Signore oggi ti invia, come anche domando che ti doni lo Spirito del Consiglio per poter accompagnare le persone che incontrerai nel tuo ministero al Porto. 

La nostra fraternità sacerdotale, siccome non ce la siamo inventata ma ci è stata donata dal Signore, si è certamente rafforzata e continuerà a rimanere un segno nelle nostre vite, e spero una testimonianza per queste comunità.  Quando celebreremo l’Eucarestia ci sentiremo vicini, anzi in comunione, e non credo che questo sarà solo per me, ma per tutti i fratelli e le sorelle che hanno camminato nella fede con noi in questi anni. 

Fraternamente 
Don Carlo

Il Vangelo della Domenica, il commento di don Carlo

di , 8 Giugno 2009

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, iniziamo, con queste parole, ogni nostra azione liturgica, ogni nostra Eucarestia, ogni nostro momento di preghiera, sia comunitario che personale. Già questo ci dice come ogni gesto del credente, del discepolo, avviene in nome di Dio Trinità. La Festa della Trinità che oggi celebriamo ci fa contemplare Dio come Gesù, il Figlio, ce lo ha rivelato: Trinitario. Il vangelo di oggi, dove sentiamo Gesù rivelarci la sua regalità, ancora una volta ci invia agli altri, a tutti gli altri, per intessere una Comunione d’amore. Infatti chi è questo Dio nel quale siamo chiamati come discepoli, se non un Dio che è pienezza di Comunione. Padre, Figlio e Spirito Santo, sono le Tre persone che realmente formano tra loro una Relazione d’Amore, che compie la Comunione piena alla quale anche noi siamo chiamati non solo a guardare, ma a realizzare. In questa missione che  Gesù nel vangelo oggi ancora ci affida, dice di insegnare “a osservare tutto ciò che vi ho comandato”, e questo “tutto ciò” sono convinto sia primariamente il Comando dell’Amore: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”. E non può essere che così, perché Gesù ci ha rivelato ciò che Lui vive ed è: Amore ricevuto e donato, Amore che lo genera figlio e che lo spinge ad amare da figlio il Padre, e proprio questo Amore che sta in Dio e che li relaziona, ci viene partecipato, lo Spirito Santo. Anche noi “osservando, cioè vivendo, tutto ciò entriamo in Dio, perché questa Comunione Trinitaria entra significativamente in noi. Infatti in  questa comunione Trinitaria tutti noi siamo stati battezzati, cioè rigenerati a quella vita nuova che trae origine e significato proprio nella comunione che possiamo contemplare in Dio. L’immagine bella della Trinità l’abbiamo raccontata in modo significativo dalla Famiglia, padre, madre, figli che essi generano. Essa mostra in una dimensione umana, potremmo dire limitato e carnale, quello che in modo sublime e eterno accade in Dio. La famiglia ci ricorda così che questo mistero non è tanto distante da noi, ne assente dalla nostra storia, anzi ne è pienamente dentro, L’Amore che costituisce la famiglia e la sostiene è un dire nell’oggi di ogni tempo, di quello che il Mistero della Trinità ci annuncia. L’Amore donato e accolto che non si ferma ai due ma sfocia in un dono ad un altro è il nucleo di questa Festa della Trinità. La famiglia c’è lo ricorda perché la stessa dinamica d’amore si compia nella  comunità cristiana. La promessa che Gesù ci fa nel vangelo “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, ci aiuta a scoprire che la sua presenza è sperimentabile  e trova senso nella comunità. Il suo rimanere con noi non può, infatti, non realizzarsi se non con questa modalità dell’Amore donato e ricevuto e consegnato, cioè la dinamica d’Amore trinitaria. Quante volte abbiamo fatto e facciamo esperienza di questa “dinamica d’amore Trinitaria” nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità, forse non sempre la sappiamo cogliere, ma è così. E’ questo l’annuncio che Gesù chi invia a fare, testimoniare che Dio è Amore, un amore donato e accolto, un amore che da vita e sostiene. Un Amore che parla della Trinità.

Domenica della Preghiera per le Vocazioni

di , 2 Maggio 2009

Preghiera per le VocazioniLa fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana. Le Parole di Benedetto XVI^

… Risuona perenne nella Chiesa l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli:  “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua  messe!  ” (Mt 9,38).  Pregate!  Il pressante appello del Signore sottolinea  come la preghiera per le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa.  Solamente se animata dalla preghiera infatti, la comunità cristiana  può effettivamente “avere maggiore fede e speranza nella iniziativa  divina” (Esort.  ap.  postsinodale Sacramentum caritatis, 26)  La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce  nel vasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per 1’intera umanità.  L’apostolo Paolo, che ricordiamo in modo speciale durante quest’Anno Paolino nel bimillenario  della sua nascita, scrivendo agli Efesini afferma: “Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,  che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo, in lui ci ha scelti prima  della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,3-4).  Nell’universale chiamata alla santità risalta la peculiare iniziativa di Dio, con cui sceglie alcuni  perché seguano più da vicino il suo Figlio Gesù Cristo, e di lui siano ministri e testimoni privilegiati  . 

Nostro primo dovere è pertanto di mantenere viva, con preghiera incessante, questa  invocazione dell’iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni  impegnati nell’apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni della vita diocesana.  Dobbiamo pregare perché l’intero popolo cristiano cresca nella fiducia in Dio, persuaso  che il “padrone della messe” non cessa di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro  esistenza per collaborare con lui più strettamente nell’opera della salvezza.  E da parte di quanti  sono chiamati si esige attento ascolto e prudente discernimento, generosa e pronta adesione al  progetto divino, serio approfondimento di ciò che è proprio della vocazione sacerdotale e religiosa  per corrispondervi in modo responsabile e convinto… 

Questa domenica si ripresenta ogni anno come l’occasione per vivere con impegno una richiesta  che Gesù ci rivolgere, pregare il Padre per il dono delle vocazioni.  Il Santo Padre c’è lo ricorda  con forza.  Ma pregare per il dono di vocazioni alla vita Sacerdotale e religiosa e di consacrazione,  è un impegno che come cristiani ogni giorno siamo chiamati a fare. 

Portiamo ancora dentro di noi il caro ricordo della Celebrazione dell’Ordinazone Sacerdotale di  Fra Igor e della Professione solenne di Sr.  Noemi.  Il Signore, attraverso loro ci ha certamente  benedetti.  Ma non può bastare.  Siamo invitati a invocare, ancora, dal Signore il dono di vocazioni  perché le nostre comunità possano essere guidate, accompagnate ogni giorno con lo spezzare  del Pane dell’Eucarestia, con la Parola condivisa attraverso la carità. 

 Don Carlo e Don Nandino

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