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La Parola della Domenica

di , 5 Dicembre 2008

PRIMA LETTURA – Dal libro del profeta Isaìa (40,1-5.9-11)
Il popolo ebraico in esilio a Babilonia cominciò ad intravedere la possibilità di una liberazione: Dio non li aveva abbandonati ed attraverso le strade misteriose della Provvidenza, che si servono delle azioni degli uomini anche a loro insaputa, aveva fatto crollare l’impero dei loro oppressori. Un profeta anonimo, i cui scritti sono conservati dalla Bibbia sotto il nome di Isaia, legge il presente ed il futuro con gli occhi della fede e prende a cantare il prossimo ritorno in patria.  Nel giorno beato della liberazione, tutti gli ostacoli del cammino scompariranno.  Il popolo che Dio stesso avrà reso libero procederà spedito e guidato dal Signore giungerà alla meta della salvezza.


SECONDA LETTURA – Dalla seconda lettera di S. Pietro apostolo (3,8-14)
Alla fine del primo secolo stavano ormai scomparendo gli ultimi testimoni del tempo apostolico e per i credenti più deboli nella fede, divenne sempre più grande la tentazioni di un ritorno alla vita di prima.  Chiaramente, il grande giorno che essi attendevano non era venuto ed il mondo continuava ad essere lo stesso.  Pietro, invita alla pazienza. Attendendo la piena manifestazione di Dio, bisogna saper distinguere ciò che è caduco ed il mondo nuovo del rinnovamento interiore dell’uomo che il Signore ci dona.


VANGELO – Dal vangelo secondo Marco (1,1-8)
Fin dall’inizio del suo vangelo, Marco presenta Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio, annunciato da Giovanni Battista, investito dalla forza dello Spirito Santo fin dal battesimo e vincitore nei confronti delle forze del male. Tutte le parole del primo versetto sono state scelte con grande attenzione: “Inizio del vangelo di Gesù Cristo Figlio di Dio”. 

“Inizio”.  Molti libri biblici fino da quello della Genesi cominciano così. Marco suggerisce in questo modo un accostamento tra la prima pagina della Bibbia e l’inizio del Vangelo di Gesù, come farà più tardi anche Giovanni con il prologo della sua opera. Con Gesù comincia infatti una nuova storia della salvezza, quasi una nuova creazione del mondo.  Questo è vero nell’esistenza di ogni credente: per ogni cristiano il momento in cui per la prima volta inizia ad ascoltare la parola di Gesù segna nella sua vita un vero nuovo inizio.  Ogni incontroscontro con Gesù è portatore di una profonda novità nella vita di ogni uomo. Le storie dei santi a cominciare da quelle degli stessi apostoli, lo confermano in maniera evidente. Questo è il Vangelo, cioè la buona notizia che ci viene offerta!

Marco usando il termine vangelo per designare l’annuncio cristiano proclama così che Gesù dà inizio al tempo della vera liberazione, con lui le promesse di Dio si compiono: questa è la buona notizia che la chiesa è chiamata a diffondere nel mondo. Sembra tutto scontato e conosciuto, eppure questo fatto dà molto da pensare. La noia e lo sbadiglio, lo scarso entusiasmo con cui oggi viene accolta la predicazione cristiana sono un rimprovero al nostro modo di annunciare il vangelo. Non siamo capaci di proclamare “la buona notizia” facendo comprendere ai nostri fratelli tutta la bontà di questo annuncio.

Ironicamente potremmo dire che spesso la nostra evangelizzazione non la fa sembrare né “buona” né una vera “notizia”, un annuncio nuovo. Forse perché noi per primi abbiamo sperimentato troppo poco la gioia della fede e la positività di una vera vita cristiana. La notizia è Gesù che è uomo eppure “Figlio di Dio”.  Marco ripete più volte, nel corso del suo vangelo, che la fede in Gesù figlio di Dio non è possibile che a partire dalla croce. Nella prima pagina del suo vangelo Marco si impegna a mostrare che Gesù è il compimento della speranza del popolo della prima alleanza. Gesù non è dunque soltanto l’annunciatore del vangelo, ma il suo stesso contenuto, la buona notizia è Gesù stesso. L’ascolto del vangelo è dunque incontro con il mistero di Gesù, il mistero della sua divinità, ma anche della sua profonda umanità.

Giovanni Battista diventa a questo punto semplicemente un elemento di questo grande quadro di presentazione del Signore e del suo valore per noi. E’ il primo messaggero di questo annuncio, come Marco dice presentando la venuta a lui della commissione mandata dai sommi sacerdoti del tempio. L’evangelista annota che la sua confessione fu un’affermazione positiva: il Messia che sarebbe venuto non avrebbe sottratto spazio agli uomini, ma avrebbe allargato i confini della loro libertà,invita a compiere a Natale delle scelte giuste, dei gesti profetici, che lascino nascere la Speranza.

La Comunità Educante

di , 16 Novembre 2008

Quest’anno ci è stata consegnata dal Patriarca Angelo la nota pastorale “Per una Comunità responsabile” con i nuovi percorsi educativi che la Chiesa deve intraprendere, nell’educazione cristiana, qui viene messa in rilievo la figura della comunità educante, per chi svolge un servizio educativo martedì 18 novembre alle ore 21 presso la sala San Gerardo mons. Valter Perini, vicario episcopale per la catechesi e l’evangelizzazione ed estensore della nota pastorale ci aiuterà ad entrare dentro una visione ma soprattutto verso un rinnovamento di questo organo fondamentale della Chiesa.

Chiunque svolga un servizio educativo allo’interno della comunità è invitato a partecipare per iniziare assieme questo nuovo tempo verso la visita pastorale che vivremo nel 2010.

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