Tag articolo: Famiglie

Lettera di Papa Francesco

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di , 27 Settembre 2014

26112989_angelus-di-papa-francesco-del-settembre-0Lettera di invito alla veglia di preghiera per la famiglia indetta da papa Francesco

Carissimi,
come ben sapete la Chiesa universale si approssima a celebrare nel prossimo mese di ottobre il Sinodo straordinario sulla famiglia. Un appuntamento voluto da papa Francesco, su cui tante persone fanno affidamento affinché siano aiutate nel difficile compito di gestire le loro famiglie, o i fallimenti che ne sono derivati, o le drammaticità che hanno comportato.

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Festa del Corpo e Sangue di Cristo .

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di , 22 Giugno 2014

eucaristiaLa solennità del Corpus Domini (espressione latina che significa Corpo del Signore), più propriamente chiamata solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, è una delle principali solennità dell’anno liturgico della Chiesa cattolica. Si celebra ilgiovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità oppure, come in Italia, la domenica successiva.Rievoca, in una circostanza liturgica meno carica, la liturgia della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo.Questa Festa nacque nel 1247 nella diocesi di Liegi, in Belgio, per celebrare la reale presenza di Cristo nell’eucarestia[1] in reazione alle tesi di Berengario di Tours, secondo il quale la presenza di Cristo non era reale, ma solo simbolica.[2]

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19 Marzo- Memoria di S.Giuseppe e ” Festa del Papà “.

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di , 17 Marzo 2014

San Giuseppe 1

Sotto la sua protezione si sono posti Ordini e Congregazioni religiose, associazioni e pie unioni, sacerdoti e laici, dotti e ignoranti. Forse non tutti sanno che Papa Giovanni XXIII, di recente fatto Beato, nel salire al soglio pontificio aveva accarezzato l’idea di farsi chiamare Giuseppe, tanta era la devozione che lo legava al santo falegname di Nazareth. Nessun pontefice aveva mai scelto questo nome, che in verità non appartiene alla tradizione della Chiesa, ma il “papa buono” si sarebbe fatto chiamare volentieri Giuseppe I, se fosse stato possibile, proprio in virtù della profonda venerazione che nutriva per questo grande Santo. Grande, eppure ancor oggi piuttosto sconosciuto. Il nascondimento, nel corso della sua intera vita come dopo la sua morte, sembra quasi essere la “cifra”, il segno distintivo di san Giuseppe. Come giustamente ha osservato Vittorio Messori, “lo starsene celato ed emergere solo pian piano con il tempo sembra far parte dello straordinario ruolo che gli è stato attribuito nella storia della salvezza”. Il Nuovo Testamento non attribuisce a san Giuseppe neppure una parola. Quando comincia la vita pubblica di Gesù, egli è probabilmente già scomparso (alle nozze di Cana, infatti, non è menzionato), ma noi non sappiamo né dove nè quando sia morto; non conosciamo la sua tomba, mentre ci è nota quella di Abramo che è più vecchia di secoli. Il Vangelo gli conferisce l’appellativo di Giusto. Nel linguaggio biblico è detto “giusto” chi ama lo spirito e la lettera della Legge, come espressione della volontà di Dio. Giuseppe discende dalla casa di David, di lui sappiamo che era un artigiano che lavorava il legno. Non era affatto vecchio, come la tradizione agiografica e certa iconografia ce lo presentano, secondo il cliché del “buon vecchio Giuseppe” che prese in sposa la Vergine di Nazareth per fare da padre putativo al Figlio di Dio. Al contrario, egli era un uomo nel fiore degli anni, dal cuore generoso e ricco di fede, indubbiamente innamorato di Maria. Con lei si fidanzò secondo gli usi e i costumi del suo tempo. Il fidanzamento per gli ebrei equivaleva al matrimonio, durava un anno e non dava luogo a coabitazione né a vita coniugale tra i due; alla fine si teneva la festa durante la quale s’introduceva la fidanzata in casa del fidanzato ed iniziava così la vita coniugale. Se nel frattempo veniva concepito un figlio, lo sposo copriva del suo nome il neonato; se la sposa era ritenuta colpevole di infedeltà poteva essere denunciata al tribunale locale. La procedura da rispettare era a dir poco infamante: la morte all’adultera era comminata mediante la lapidazione. Ora appunto nel Vangelo di Matteo leggiamo che “Maria, essendo promessa sposa a Giuseppe, si trovò incinta per virtù dello Spirito Santo, prima di essere venuti ad abitare insieme. Giuseppe, suo sposo, che era un uomo giusto e non voleva esporla all’infamia, pensò di rimandarla in segreto”(Mt 18-19). Mentre era ancora incerto sul da farsi, ecco l’Angelo del Signore a rassicurarlo: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,20-21). Giuseppe può accettare o no il progetto di Dio. In ogni vocazione che si rispetti, al mistero della chiamata fa sempre da contrappunto l’esercizio della libertà, giacché il Signore non violenta mai l’intimità delle sue creature né mai interferisce sul loro libero arbitrio. Giuseppe allora può accettare o no. Per amore di Maria accetta, nelle Scritture leggiamo che “fece come l’Angelo del Signore gli aveva ordinato, e prese sua moglie con sé”(Mt 1, 24). Egli ubbidì prontamente all’Angelo e in questo modo disse il suo sì all’opera della Redenzione. Perciò quando noi guardiamo al sì di Maria dobbiamo anche pensare al sì di Giuseppe al progetto di Dio. Forzando ogni prudenza terrena, e andando al di là delle convenzioni sociali e dei costumi del suo tempo, egli seppe far vincere l’amore, mostrandosi accogliente verso il mistero dell’Incarnazione del Verbo. Nella schiera dei suoi fedeli il primo in ordine di tempo oltre che di grandezza è lui: san Giuseppe è senz’ombra di dubbio il primo devoto di Maria. Una volta conosciuta la sua missione, si consacrò a lei con tutte le sue forze. Fu sposo, custode, discepolo, guida e sostegno: tutto di Maria. (…) Quello di Maria e Giuseppe fu un vero matrimonio? E’ la domanda che affiora più frequentemente sulle labbra sia di dotti che di semplici fedeli. Sappiamo che la loro fu una convivenza matrimoniale vissuta nella verginità (cfr. Mt 1, 18-25), ossia un matrimonio verginale, ma un matrimonio comunque vissuto nella comunione più piena e più vera: “una comunione di vita al di là dell’eros, una sponsalità implicante un amore profondo ma non orientato al sesso e alla generazione” (S. De Fiores). Se Maria vive di fede, Giuseppe non le è da meno. Se Maria è modello di umiltà, in questa umiltà si specchia anche quella del suo sposo. Maria amava il silenzio, Giuseppe anche: tra loro due esisteva, né poteva essere diversamente, una comunione sponsale che era vera comunione dei cuori, cementata da profonde affinità spirituali. “La coppia di Maria e Giuseppe costituisce il vertice – ha detto Giovanni Paolo II –, dal quale la santità si espande su tutta la terra” (Redemptoris Custos, n. 7). La coniugalità di Maria e Giuseppe, in cui è adombrata la prima “chiesa domestica” della storia, anticipa per così dire la condizione finale del Regno (cfr. Lc 20, 34-36 ; Mt 22, 30), divenendo in questo modo, già sulla terra, prefigurazione del Paradiso, dove Dio sarà tutto in tutti, e dove solo l’eterno esisterà, solo la dimensione verticale dell’esistenza, mentre l’umano sarà trasfigurato e assorbito nel divino. “Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI. In questo giorno, alla protezione di S.Giuseppe affidiamo tutti i “Papà”del mondo intero,affinchè come lo “sposo di Maria”sappiano amare le loro famiglie e siano fedeli educatori dei loro figli con la loro “santità di vita”.

Lettera di Papa Francesco alle famiglie

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di , 25 Febbraio 2014

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mi presento alla soglia della vostra casa per parlarvi di un evento che, come è noto, si svolgerà nel prossimo mese di ottobre in Vaticano. Si tratta dell’Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata per discutere sul tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”.

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Murano attende il “Patriarca Francesco”!!!

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di , 16 Febbraio 2014

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L’Unità Pastorale di Murano attende con gioia e trepidazione la visita del Patriarca Francesco Moraglia che avverà nella serata di giovedì 20 febbraio. Il programma prevede una prima sosta alle 15,30, nella Basilica dei SS.Maria e Donato dove alle 16 compirà l’atto di affidare l’isola nelle mani della Madre di Dio con una preghiera comune.Poi il patriarca procederà a piedi ,verso la chiesa di S.Pietro Martire dove alle 16,45 incontrerà le famiglie in maniera particolare i genitori dei bambini che frequentano la catechesi settimanale.A seguire,nella sala parrocchiale”Zanetti”incontrerà i giovani dei vari gruppi parrocchiali e gli scout.Alle 19 sempre in S.Pietro celebrerà la S.Messa assieme al parroco Don Alessandro e a Don Umberto e avrà modo di parlare a tutta la comunità cristiana muranese. Quindi dopo il saluto della delegata isolana della Municipalità di Venezia-Murano-Burano,Sig.Lucia Cimarosti,parteciperà ad un momento conviviale di festa e di saluto nella sala parrocchiale”S.Pio X°”.

Papa Francesco per la quaresiama parla di “Miseria materiale, miseria morale, miseria spirituale”

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di , 4 Febbraio 2014

Papa-Francescorr5“Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza!”. Papa Francesco lo scrive nel suo primo messaggio per la Quaresima, presentato oggi in Vaticano. Un testo nel quale Bergoglio, tra l’altro, descrive “tre tipi di miseria”, quella “materiale”, quella “morale” – che “può ben chiamarsi suicidio incipiente” perché causata non di rado da mancanza di lavoro, salute ed educazione – e quella “spirituale”. E invita i fedeli a vedere nel periodo che precede la Pasqua un “tempo adatto per la spogliazione”.

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Festa di S.Nicolò tra fede e tradizione

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di , 6 Dicembre 2013

AS1029Anche se il “Comparto Della Vetraria Muranese” sta soffrendo da anni per la crisi internazionale, la festa del suo Patrono S.Nicolò si è celebrata in un clima di “fede e di serenità” nel rispetto della secolare tradizione che unisce il sacro e il profano in un “particolare connubio”. Da più di 25 anni l’Associazione Scuola di S.Nicolò promuove a livello interparrocchiale la Celebrazione della S.Messa in onore del Santo e la Mostra Vetraria a scopo benefico. Quest’anno la Liturgia Eucaristica è stata presieduta dal nuovo Vicario Generale Don Angelo Pagan assieme al Parroco Don Alessandro e a Don Umberto Bertola, sacerdote nativo dell’isola. Nella sua “omelia” Don Angelo ha sottolineato le virtù e le doti particolari del Vescovo di Myra, mettendo in evidenza il dono della carità e dell’amore per i poveri e per i bimbi esortando tutti i fedeli presenti a compiere gesti di pace e di solidarietà verso chi nel bisogno. Don Angelo è rimasto sorpreso dell’accoglienza ricevuta e della partecipazione delle famiglie con i bambini alla Liturgia in Basilica e di conseguenza si è complimentato con Don Alessandro, dicendo che la nostra “Unità Pastorale” è come una grande famiglia che sa pregare e condividere la fede nel segno della “Parola del Vangelo”. Ci ha assicurato, la sua vicinanza nella preghiera e soprattutto che riferirà al Patriarca Francesco, l’entusiasmo, l’affetto e la generosità che Murano ha dimostrato in tale occasione. Alla fine della S.Messa è stato benedetto il tradizionale “pane di S.Nicolò” offerto a tutti i fedeli presenti. L’apertura della “mostra Vetraria “in Centro S.Gerardo ha concluso la Festa che ci ha visto tutti riuniti nella comune devozione al nostro Patrono.

Breve storia del Vetro di Murano

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di , 14 Novembre 2013

5376437840_48ff12622c_zIn una leggenda di Plinio il Vecchio (del I°sec.AC.) si narra la nascita del vetro come una “scoperta casuale” di alcuni navigatori Fenici,che accendendo un fuoco in una spiaggia si accorsero che dalla combustione della sabbia a contatto con alghe e frammenti di conchiglie usciva una “pasta viscosa e trasparente” Storicamente nel 3000 AC.in Mesopotamia (area siriaca) appaiono piccoli oggetti in pasta vitrea (scarabei e monili) successivamente in Egitto a partire dal “2000 AC.vengono prodotti i primi recipienti in vetro,fino ad arrivare al I° secolo AC. quando nacque il vetro “ soffiato a stampo o lavorato a mano”. I Romani dopo la conquista dell’Egitto nel 30 AC.importarono e introdussero la lavorazione del vetro nella nostra Cultura Italica e Occidentale.Tra il 1961-62 vicino all’attuale Basilica di Torcello un equipe di archeologi Polacchi diretti dal Prof:Italiano Giampietro Brognetti ( direttore della Fondazione G:Cini di Venezia) riportarono alla luce dei manufatti in vetro a testimonianza che tale attività risaliva presumibilmente ai secoli V° VI°e VII° DC. quando le isole della laguna e la stessa Venezia vennero fondate. I primi “vetrai veneziani” si chiamavano “ fiolai” cioè soffiatori di fiale e di ampolle in vetro chiamate “fiole”.L’Arte vetraria veneziana nel 1291 si sposta dal Centro Storico di Venezia all’isola di Murano per decreto Dogale. La motivazione di fondo era quella di preservare la città di Venezia (allora costruita da abitazioni di legno) dai frequenti incendi che spesso le fornaci provocavano con conseguenze disastrose. Da questa data,inizia per Murano la sua “epoca d’oro del vetro”con la nascita di numerose e fondamentali tecniche sia di composizione che di lavorazione del materiale stesso. I vetrai si costituiscono in “Corporazioni” stabiliscono delle normative precise dette “Mariegole” ed eleggono come loro Patrono S:Nicola di Myra venezianizzando il nome in S.Nicolò. Durante i secoli che si succedettero, fino alla Caduta della Serenissima Repubblica (1797) i vetrai acquisirono particolari privilegi,fondarono “un Libro D’oro”dove venivano ammesse per diritto tutte le famiglie appartenenti “all’Arte Vetraria” in più colui che diventava”maestro vetraio”poteva ambire alla elevatura nella “scala sociale di allora” con la facoltà di sposare una “Nobile Patrizia”.Come controparte però era “prigioniero dell’isola” non poteva spostarsi dal luogo di origine se non per particolari motivi concessi dalle autorità del tempo,doveva assolutamente preservare i segreti e le tecniche vetrarie affinchè l’arte non potesse essere esportata e copiata da altri paesi e tutto era severamente controllato e punito sotto minaccia di “pena capitale”. Fondamentali per Murano furono i vetri del 1400 lavorati dal maestro “Ercole Barovier” (autore della famosa “Coppa Nuziale”) per poi a seguire con i Vetri Rinascimentali,Barocchi e Ottocenteschi. Numerose tecniche di lavorazione e di composizione segnarono le varie epoche: nacquero i vetri bianco opachi detti “lattimi”( simili al colore del latte ) le murrine ( le classiche perle multicolori e di varia foggia) la filigrana,gli zanfirici,il vetro calcedonio (simile come effetto alle venature del marmo) e la famosa avventurina ( una pasta vitrea simile a schegge d’oro ) ottenuta da una particolare fusione di materiali. Nel periodo di fine 1800 primi 1900,il vetro muranese subisce una parentesi di decadenza fino agli inizi degli anni venti,quando per merito di un “lungimirante imprenditore Milanese: Paolo Venini” che fonda assieme all’antiquario veneziano Giacomo Cappellin la Vetreria “ Cappellin Venini) avviene una “nuova rinascita”della vetraria con l’avvento di nuovi stili nella forma degli oggetti,nuove tecniche e delicate colorazioni compositive. Con Paolo Venini,Murano si avvierà verso” l’arte moderna e contemporanea” che vedrà sorgere grandi “designers”e prestigiosi “maestri vetrai” che coniugheranno nuove forme con la continuità della “tradizione”rinnovando radicalmente il vetro di murano e rendendolo “unico e inimitabile”nel mercato mondiale sino ai nostri giorni.

Gianluigi Bertola.

Incontro mondiale delle famiglie

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di , 2 Giugno 2012

Un milione di famiglie da tutto il mondo a Milano con il Papa per essere riconfermate nella vocazione ad essere il nucleo primario della Chiesa e della Società.
Attraverso la preghiera e la riflessione sulla stessa famiglia, il lavoro e la festa, le famiglie si ripropongono il cammino di vita per essere in questo nostro tempo luogo primario e privilegiato di crescita delle persone in tutte le fasi della vita.

Domenica Di Preghiera Per Le Vocazioni (continua)

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di , 5 Maggio 2012

Messaggio di Papa Benedetto  (continua…)
Le vocazioni, dono della Carità di Dio

Cari Fratelli nell’episcopato, cari presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, catechisti, operatori pastorali e voi tutti impegnati nel campo dell’educazione delle nuove generazioni, vi esorto con viva sollecitudine a porvi in attento ascolto di quanti all’interno delle comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti avvertono il manifestarsi dei segni di una chiamata al sacerdozio o ad una speciale consacrazione. È importante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio. Sarà compito della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per un fruttuoso percorso. Elemento centrale sarà l’amore alla Parola di Dio, coltivando una familiarità crescente con la Sacra Scrittura e una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divina in mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana. Ma soprattutto l’Eucaristia sia il “centro vitale” di ogni cammino vocazionale: è qui che l’amore di Dio ci tocca nel sacrificio di Cristo, espressione perfetta di amore, ed è qui che impariamo sempre di nuovo a vivere la “misura alta” dell’amore di Dio. Parola, preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesa per il Regno. Auspico che le Chiese locali, nelle loro varie componenti, si facciano “luogo” di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale. In questo modo la comunità cristiana diventa essa stessa manifestazione della Carità di Dio che custodisce in sé ogni chiamata. Tale dinamica, che risponde alle istanze del comandamento nuovo di Gesù, può trovare eloquente e singolare attuazione nelle famiglie cristiane, il cui amore è espressione dell’amore di Cristo che ha dato se stesso per la sua Chiesa (cfr Ef 5,32). Nelle famiglie, «comunità di vita e di amore» , le nuove generazioni possono fare mirabile esperienza di questo amore oblativo. Esse, infatti, non solo sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana, ma possono rappresentare «il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio» , facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia, la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici sappiano sempre collaborare affinché nella Chiesa si moltiplichino queste «case e scuole di comunione» sul modello della Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità. Con questi auspici, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi, Venerati Fratelli nell’episcopato, ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli laici, in particolare ai giovani e alle giovani che con cuore docile si pongono in ascolto della voce di Dio, pronti ad accoglierla con adesione generosa e fedele.

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