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Il martirio dell’equilibrio

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di , 10 Febbraio 2014

imagesCAJWSGDNSono passate le due di notte. Sono indecisa se dire l’Ufficio delle letture di oggi, cioè ormai di ieri, insomma quello che avrei voluto dire più o meno una ventina di ore fa, oppure fare finta di niente e aprire con disinvoltura direttamente l’ufficio di domani, che poi ormai è oggi, cioè insomma quello che nei monasteri diranno prima delle lodi, fra qualche ora – almeno in Italia, perché chissà magari col fuso del Giappone sarei un po’ meno in ritardo (non so, non mi sono mai applicata per capire da che parte si gira per contare le ore).
Non è che sia tardi perché sia successo qualcosa di particolare, oggi: è stata una giornata normale, impossibile come nella media. Piena come un uovo di cose da fare; tutte buone, tutte belle, e tutte utilissime per carità. Peraltro ho anche perduto pochissimo tempo, neppure una fila al semaforo: è sabato e non ho lavorato fuori casa. In compenso ho pulito, corretto compiti, cucinato, pulito di nuovo, sistemato un articolo da spedire, giocato, cucinato di nuovo (ma quante volte mangiano, questi miei figli?), pregato, guardato una serie tv con mio marito, e in mezzo telefonato, raccolto informazioni (con un’audace azione di spionaggio industriale sto cercando di scegliere il liceo per un figlio), invitato amici a cena (ma non avevo già cucinato?), lavato i piatti e altre due o tre cosette che devo avere fatto in automatico, perché non me le ricordo più (credo di essere anche andata a correre).

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la Parola della Domenica

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di , 5 Maggio 2012

5ª di Pasqua
Prima Lettura (At 9,26-31)Bàrnaba raccontò agli apostoli come durante il viaggio Paolo aveva visto il Signore.
Salmo responsoriale (Sal 21) A te lamia lode, Signore, nella grande assemblea.
Seconda Lettura (1Gv 3,18-24) Questo è il suo comandamento: che crediamo e amiamo.
Vangelo (Gv 15,1-8) Chi rimane in me ed io in lui fa molto frutto.

Le prime due letture di oggi mettono in evidenza la presenza e l’azione dello Spirito, che in un caso (Atti) aiuta la Chiesa primitiva a consolidarsi nel timore del Signore e crescere numericamente e nella lettera di Giovanni a credere in Gesù e a riconoscere il Dio che è in noi. San Luca però ci dice anche che quella comunità che “cresceva di numero con il conforto dello Spirito Santo” non era esente da paure e diffidenze nei confronti di coloro che la pensano ed agiscono in modo diverso dai nostri schemi, come ad esempio san Paolo, anche se lo fanno nel nome del Signore. Barnaba conosce bene la situazione e pur sapendo che era un covo di vipere lo presenta alla comunità. Però a nulla valsero infatti i tentativi di Barnaba per superare questo atteggiamento e il prezzo per la pace fu quello di allontanare colui che creava diffidenza. Anche noi oggi, nelle nostre comunità avremmo bisogno di qualche Barnaba che rompendo l’atteggiamento del tanto non ne vale la pena, ci aiutasse ad essere capaci di aprirci al dialogo e al confronto. Giovanni nella sua lettera indica i criteri di autenticità dell’amore: i fatti (non a parole, né con la lingua), nella verità. Ci ricorda inoltre che Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa. A volte siamo prigionieri del nostro cuore (il nostro mondo interiore), che, proprio perché giudica, impedisce di guardare noi stessi e di guardare gli altri con lo sguardo di Dio. L’ invito è ad avere un cuore grande e misericordioso come quello di Dio. Il comandamento che Dio ci ha dato è: credere in Gesù, amare tutti coloro che il Signore mette sulla nostra strada, non solo a parole (ne sappiamo trovare sempre delle bellissime, ma che a volte nascondono l’ipocrisia), ma con azioni e in verità.

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La Parola della Domenica

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di , 1 Maggio 2012

Prima Lettura (At 4,8-12) In nessun altro c’è salvezza.
Salmo Responsoriale (Sal 117): La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.
Seconda Lettura (1Gv 3,1-2) VedremoDio così come egli è.
Vangelo (Gv 10,11-18) Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.

Il tema che troviamo oggi nelle letture che la liturgia ci propone è quello della relazione. Non c’è misericordia se non c’è relazione, se non c’è incontro, se non c’è rapporto. È la relazione con un nome, Gesù (prima lettura), è la relazione con il Padre nella quale ci riconosciamo realmente figli (seconda lettura), è la caratteristica di Gesù-Pastore che conosce le sue pecore e a sua volta è conosciuto dal Padre (Vangelo).
Nella prima lettura Pietro dichiara, nella sua arringa davanti al sinedrio, il primato assoluto del Cristo per la salvezza: in nessun altro c’è salvezza. Cristo diventa il punto di coesione “la pietra angolare” attorno a cui si costruisce l’intero edificio della storia e della comunità redenta. La stessa affermazione la troviamo nel Salmo 117, con una ulteriore sottolineatura: “Questo è stato fatto dal Signore: una meraviglia ai nostri occhi” (cioè dà valore a ciò che apparentemente non lo ha). Giovanni nella sua lettera ci ricorda che Gesù è il dono che il Padre ci ha dato, per essere chiamati figli di Dio, e questo è il nome con il quale ci chiama Dio. Noi lo conosceremo in modo pieno quando Lui si manifesterà, perché saremo simili a Lui. Un messaggio di fiducia per il momento che viviamo noi qui, ora, e un motivo di speranza per il futuro. Nel vangelo troviamo la figura di “Gesù buon pastore”, che offre la sua vita per le pecore, le conosce ad una ad una e vuole condurre all’ovile.

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di , 18 Febbraio 2012

7ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura  (Is 43,18-19. 21-22. 24-25) Per amore di me stesso non ricordo più i tuoi peccati.
Salmo Responsoriale  (Sal 40) Rinnovaci, Signore, con il tuo perdono.
Seconda Lettura  (2Cor 1,18-22) Gesù non fu «sì» e «no», ma in lui vi fu il «sì».
Vangelo  (Mc 2,1-12) Il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra.

Il “sì, sì” di Dio ci spiazza. Scrive Paolo ” Solo il sì vi è stato in lui”, la parola di Cristo che monda, che libera, che cancella ogni negatività annidata nel pensiero umano, quella negatività che chiamiamo peccato. L’emblema del pensare negativo dell’uomo vecchio sono gli Scribi dell’episodio evangelico, i quali tacciano Gesù di bestemmiatore in quanto rimette i peccati. Il paralitico è, viceversa, in un classico paradosso evangelico, l’emblema dell’uomo che si pone alla ricerca della buona novella, che pur segnato da gravissimi limiti non solo bussa alla porta perché gli sia aperto, ma addirittura fa scoperchiare il tetto della casa per avvicinarsi al Cristo! Il paralitico sul suo lettuccio non è paralizzato dalla difficoltà di farsi strada, egli va al di là del suo limite umano perché è toccato dal desiderio. Desiderio di che? Di diventare libero. Il paralitico avrà la sua risposta: Cristo lo affranca, dai suoi peccati e dalla sua malattia, quasi un’endiadi nell’idea ebraica. Perché questo è il ruolo di Dio da sempre: ” Sono io che devo cancellare le tue colpe e non ricordarmi dei tuoi peccati” secondo Isaia, il Dio che accoglie e che perdona. Si definisce così nelle letture di oggi quello che è il disegno di salvezza del Dio della Bibbia, per il suo popolo e per ciascuno di noi: all’uomo è chiesto un atto di volontà, uno scatto di volontà sorretto dalla speranza, per andare verso Dio, per andare verso Cristo nel quale tutte le promesse di Dio hanno ” il loro sì”.

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di , 11 Febbraio 2012

7ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura (Lv 13,1-2.45-46) Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.
Salmo Responsoriale (Sal 31) Rit: Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.
Seconda Lettura (1Cor 10,31-11,1) Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Vangelo (Mc 1,40-45) La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Oggi le letture proposte dalla liturgia utilizzano una parola predominante (e, nello stesso  tempo ripetuta con ossessione): lebbra e lebbroso.  Viene messa in luce come questa lebbra  passa da una malattia fisica ad una malattia sociale.  E’ un po’ come dire che oltre all’umiliazione  di una malattia classificata tra le peggiori esiste anche una “beffa” ulteriore consistente  nell’isolamento dalle altre persone.  I brani hanno anche oggi lo scopo di farci riflettere sulla  nostra “qualità”di vita e sul nostro modo di comportarci.  Perciò tutte le volte che teniamo  qualcuno lontano lo trattiamo da “lebbroso” e questo può avvenire anche nella nostra comunità,  quando manca un vero rapporto.  Altre volte siamo proprio noi ad avere un atteggiamento  simile, a volte siamo proprio noi a comportarci da lebbrosi isolandoci dagli altri.  Queste  situazioni intristiscono la nostra vita, la rendono amara tanto che se perdurasse per troppo tempo potrebbe crearci  problemi ed ostacoli per un pieno e completo recupero dell’armonia.  Non ha nome né volto il lebbroso, perché è ogni uomo, voce di ogni creatura.  Con tutta la discrezione di cui è capace  dice solo: se vuoi, puoi guarirmi.  Il suo futuro è appeso ad un ‘sé seminato nel cuore di Dio.  A nome nostro il lebbroso  chiede: che cosa vuole Dio per me?  Cosa vuole da questa carne sfatta, da questo corpo piagato, da questi anni di  dolore?  Gli scribi di ogni epoca ripetono che il dolore è punizione per i peccati, o maestro di vita, o imperscrutabile  volontà di Dio.  Per loro Giobbe è un caso teologico.

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di , 28 Gennaio 2012

4ª del Tempo Ordinario
 Prima Lettura (Dt 18,15-20) Susciterò un profeta e gli porrò in bocca le mie parole.
Salmo Responsoriale (Sal 94) Ascoltate oggi la voce del Signore.
Seconda Lettura (1Cor 7,32-35)  La vergine si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa.
Vangelo (Mc 1,21-28) Insegnava loro come uno che ha autorità.

 Al centro di questa domenica è il tema della parola, affrontato nelle letture sotto più aspetti, ma con particolare accento sulla sua efficacia e sulla sua autorevolezza.  Nel nostro mondo che vive della comunicazione personale e di massa, siamo abituati a relazionarci tra di noi utilizzando differenti modalità di linguaggio (verbale, paraverbale e non verbale) e spesso siamo in grado di comprenderne i meccanismi.  Poca attenzione poniamo invece ai contenuti ed ai messaggi di cui spesso siamo inconsapevoli destinatari -pensiamo solo alle pubblicità- i quali hanno finalità non sempre ben evidenti e chiare per tutti.  E’ un modo anche questo di giudicare e dividere la società tra chi ha potere e chi lo subisce.  Le letture ci parlano chiaro: nell’antico testamento Dio ha parlato attraverso i profeti e, poiché le sue parole hanno avuto riscontro nella vita del popolo, questi hanno conquistato una notevole autorevolezza, che discende direttamente da Lui.  Gli uomini però non sono passivi in questa relazione con Dio, perché da un lato come popolo sono invitati ad agire secondo la parola di Dio, ma dall’altro come i profeti sono spinti a parlare secondo verità, perché testimoni e voce di Dio.  Il richiamo è attuale anche per noi, che a volte siamo cattivi profeti, purtroppo non solo a parole, ma anche e soprattutto con il cattivo esempio.  Così come i buoni e i cattivi profeti: i primi si fanno ascoltare perché parlano e agiscono in coerenza, i secondi invece no perché sono attenti solo alle cose del mondo (potere, soldi, etc.  )  Fin dai tempi antichi Dio ha dunque parlato attraverso i profeti, ma è attraverso Gesù stesso che entra nella storia e la sconvolge. 

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La Parola della Domenica

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di , 14 Gennaio 2012

Prima Lettura  (1Sam 3,3-10.19) Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo Responsoriale  (Sal 39) Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Seconda Lettura  (1Cor 6,13-15.17-20) I vostri corpi sono membra di Cristo.
Vangelo  (Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Il filo conduttore delle letture di questa domenica è centrato sulla chiamata personale del Signore verso ognuno di noi. Tutti noi siamo stati chiamati a una “vocazione” da realizzare nella nostra vita di tutti i giorni. In esse sono ricorrenti, anche se non sempre esplicitati, tre verbi: chiamare, ascoltare, rispondere. Ascoltare è ricevere la propria identità, per scoprirci, per conoscerci, per ringraziare, è saper rispondere per essere capaci di dire quel “si” incondizionato, come fece Maria rispondendo all’angelo dicendo: “avvenga di me quello che hai detto”. Ma cos’è la vocazione, come riconoscerla? Quando rispondi sì, si prova in se stessi un senso di pienezza che altrimenti non si avverte. E’ sentire la presenza del Signore per realizzare la nostra missione nella vita e sperimentare la pienezza nel tempo, sulla base delle scelte fatte. La prima lettura ci mette in guardia dal sottovalutare le scelte di Dio, egli infatti dimostra la sua fiducia nei confronti di un bambino e si rivolge a lui, non al sacerdote. Eli però sa riconoscere la presenza di Dio e lo guida all’ascolto e alla sequela del Signore. Saper distinguere, saper guidare, saper dare fiducia sono le cose che ci invita a fare questa lettura: ma noi abbiamo fiducia di quelli che ci stanno vicini? Anche nel Salmo 39 troviamo l’atteggiamento della chiamata, il chinarsi di Dio, come dire che ognuno di noi è capace di ascoltare l’altro soltanto se si china su di lui, se si prende cura di lui, se ha compassione e misericordia, se si spende per l’altro. Quindi la risposta “io desidero fare la tua volontà”.

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Celebrare e vivere l’Avvento

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di , 26 Novembre 2011

Il tempo di Avvento è tempo di attesa, di conversione, di speranza: attesamemoria della prima ed umile venuta del Salvatore nella nostra carne mortale; attesa-supplica dell’ultima e gloriosa venuta di Cristo come Signore della storia e Giudice universale. Nelle prime due domeniche di Avvento domina così l’appello alla conversione attraverso la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! » (Mt 3, 2). Tuttavia, essa è allietata dalla speranza gioiosa che la salvezza già operata da Cristo e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione: «Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Cor 1,8). Le letture del tempo di Avvento, inoltre, hanno come una caratteristica propria: esse, infatti, si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (II e III domenica) ed infine agli antefatti della nascita del Signore (IV domenica). Lasciamoci guidare dalla Parola di Dio in questo tempo forte, raccogliamo l’invito a Vigilare che con fa questa prima domenica, e attendiamo il Signore con libertà. I vari appuntamenti di preghiera che scandiranno il tempo d’Avvento, come le lodi, l’adorazione permanente, le sante Messe, non sono occasioni solo per alcuni o per chi ci va sempre, sono un appuntamento per tutti. Assieme al cammino spirituale c’è il cammino della carità, l’invito che riceviamo è di ricordarci di chi non ha la possibilità di vivere una vita dignitosa. Come ogni anno portiamo in famiglia la cassettina dell’avvento di Fraternità promosso dalla Caritas Diocesana e trasformiamo i nostri gesti di solidarietà in atti di aiuto concreto.

La Parola della Domenica

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di , 16 Settembre 2011

Prima Lettura (Is 55,6-9)  I mieei pensieri non sono i vostri pensieri.
Salmo Responsoriale (Sal 144)  Il Signore è vicino a chi lo invoca.
Seconda Lettura (Fil 1,20-24.27)  Per me vivere è Cristo.
Vangelo (Mt 20,1-16)  Sei invidioso perché io sono buono?

Dal merito alla grazia…

Questa settimana la logica della gratuità totale, spiazza la logica meritocratica  È incomprensibile l’atteggiamento del padrone della vigna, ma la chiave della parabola sta nel modo  di pensare dei primi operai.  Quando vedono dare agli operai dell’ultima ora un denaro pensano di  ricevere di più.  Quando ricevono il denaro pattuito non chiedono di più, esigono per gli altri di meno.  Non dicono quello che legittimamente  desiderano, chiedono al padrone di dare agli altri di meno.  Meno di un denaro.  Un denaro è il guadagno minimo giornaliero per poter dar da  mangiare ad una famiglia ai tempi di Gesù.  Invece di esercitare un legittimo diritto (“Dacci di più, abbiamo lavorato tutto il giorno!  “), se la  prendono con i deboli: chiedono di dar loro di meno.  Meno di ciò che è indispensabile per vivere.  Forti con i deboli, deboli con il forte.  Il padrone  è buono, non vuole fare l’elemosina a questi sfaccendati, non vuole umiliarli, vuol dar loro una parvenza di dignità, la possibilità di  riscattarsi, di osare, di rinascere.  Lo fa con garbo, con gentilezza, con misericordia.  È buono il padrone, non sciocco: del suo denaro può fare  quello che vuole.  Come salvare un peccatore gratuitamente. 

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Settimana Santa e Pasqua 2011

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di , 9 Aprile 2011

Giovedi Santo 21 Aprile
Giorno dell’ Eucaristia e della fraternità
Riconsegniamo le cassettine “un pane per Amor di Dio”San Donato:
– Ore 07.30  Ufficio delle Letture e Lodi del mattino
– Ore 15.30  Confessioni (fino alle 17.30)
– Ore 18.00  Eucarestia nella cena e lavanda dei piedi
– Ore 18.00  Adorazione all’altare della reposizione (fino alle 23.00)San Pietro:
– Ore 21.00  Eucarestia nella cena e lavanda dei piedi


Venerdi Santo 22 Aprile
Contempliamo la passione di Gesù in croce per amore
Giorno di digiuno ed astinenza

San Donato:
– Ore 19.00  Celebrazione della passione e morte del Signore e processione con la Reliquia della Santa Croce

San Pietro:
– Ore 07.30  Ufficio delle Letture e Lodi del mattino
– Ore 15.00  Via Crucis
– Ore 16.00  Confessioni (fino alle 18.00)


Sabato Santo 23 Aprile
 San Donato:
– Ore 07.30  Ufficio delle Letture e Lodi del mattino
– Ore 09.00  Confessioni (fino alle 12.00)
– Ore 16.00  Confessioni (fino alle 19.00)

San Pietro:
– Ore 09.00  Confessioni (fino alle 12.00)
– Ore 16.00  Confessioni (fino alle 19.00)
– Ore 22.00  Solenne veglia Pasquale 
(Liturgia della Luce, della Parola, Battesimale ed Eucaristica)


Domenica di Resurrezione 24 Aprile
E’ risorto ed è vivo in mezzo a noi. Alleluia!

San Donato:
– Ore 09.30  S.Messa
– Ore 18.00  Vesperi
– Ore 18.30  S.Messa

San Pietro:
– Ore 08.00  S.Messa
– Ore 11.00  S.Messa


Lunedì dell’Angelo 25 aprile
 San Donato:
– Ore 18.30  S.Messa

San Pietro:
– Ore 11.00  S.Mess

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