Tag articolo: malattia

Pensieri …

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di , 3 Marzo 2012

Il profeta Ezechiele prega il Signore così: “Donaci Signore un cuore nuovo. Togli da noi il cuore di pietra e donaci un cuore di carne” E iniziata la Quaresima e vorrei suggerire di provare a riviverla con uno spirito nuovo, rivolgendo la nostra attenzione a coloro che soffrono: non ci sono soltanto la malattia e l’infermità. Ci sono anche la solitudine, la tristezza, il senso di inutilità, la mancanza di speranza, la stanchezza del vivere. Il nostro Patriarca Francesco nel suo messaggio ci ha detto : “Sarò collaboratore della vostra gioia”. Per prepararci alla gioia della Risurrezione, cerchiamo di rivolgere ogni giorno della Quaresima una piccola attenzione, una visita breve, anche solo una telefonata o un sorriso a coloro che attorno a noi hanno bisogno di sentirsi ricordati e amati.  [Adriana]

Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato

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di , 18 Febbraio 2012

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)  (continua…)

3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l’Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l’Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l’ha accolta. In quell’ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione» (Lectio divina, Incontro con il Clero di Roma, 18 febbraio 2010). Ma «l’Orto degli Ulivi è… anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione…

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La Parola della Domenica

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di , 11 Febbraio 2012

7ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura (Lv 13,1-2.45-46) Il lebbroso se ne starà solo, abiterà fuori dell’accampamento.
Salmo Responsoriale (Sal 31) Rit: Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.
Seconda Lettura (1Cor 10,31-11,1) Diventate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Vangelo (Mc 1,40-45) La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

Oggi le letture proposte dalla liturgia utilizzano una parola predominante (e, nello stesso  tempo ripetuta con ossessione): lebbra e lebbroso.  Viene messa in luce come questa lebbra  passa da una malattia fisica ad una malattia sociale.  E’ un po’ come dire che oltre all’umiliazione  di una malattia classificata tra le peggiori esiste anche una “beffa” ulteriore consistente  nell’isolamento dalle altre persone.  I brani hanno anche oggi lo scopo di farci riflettere sulla  nostra “qualità”di vita e sul nostro modo di comportarci.  Perciò tutte le volte che teniamo  qualcuno lontano lo trattiamo da “lebbroso” e questo può avvenire anche nella nostra comunità,  quando manca un vero rapporto.  Altre volte siamo proprio noi ad avere un atteggiamento  simile, a volte siamo proprio noi a comportarci da lebbrosi isolandoci dagli altri.  Queste  situazioni intristiscono la nostra vita, la rendono amara tanto che se perdurasse per troppo tempo potrebbe crearci  problemi ed ostacoli per un pieno e completo recupero dell’armonia.  Non ha nome né volto il lebbroso, perché è ogni uomo, voce di ogni creatura.  Con tutta la discrezione di cui è capace  dice solo: se vuoi, puoi guarirmi.  Il suo futuro è appeso ad un ‘sé seminato nel cuore di Dio.  A nome nostro il lebbroso  chiede: che cosa vuole Dio per me?  Cosa vuole da questa carne sfatta, da questo corpo piagato, da questi anni di  dolore?  Gli scribi di ogni epoca ripetono che il dolore è punizione per i peccati, o maestro di vita, o imperscrutabile  volontà di Dio.  Per loro Giobbe è un caso teologico.

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Festa della Madonna di Lourdes e Giornata dell’ammalato

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di , 28 Gennaio 2012

Sabato 11 Febbraio Festa della Madonna di Lourdes e Giornata dell’ammalato.
Celebreremo il Sacramento dell’Unzione degli infermi domenica 12 febbraio: a San Pietro ore 09.30 ed a San Donato alle ore 11.00

Un dolore che salva.
L’unzione sacramentale – incontro della Trinità Santa con la malattia ed il patire umano – manifesta la possibilità di un dolore salvifico, in cui il cristiano, nascosto con Cristo in Dio, viva l’esperienza dell’infermità come offerta di amore al Padre e comunione solidale con gli uomini, trasformando il dolore in amore ed accogliendo i frutti di guarigione e di vita, che il Dio vivente opera nell’interiorità del cuore e nella sua irradiazione fisica. La celebrazione del sacramento degli infermi richiede e stimola una fede così profonda, da riconoscere la bontà divina anche nel tempo della malattia e della prova, ed una fiducia così grande, da aprirsi nell’offerta e nel dono di sé a tutte le possibili sorprese dell’Eterno: “Io ho fiducia nel Signore, che ha nascosto il volto alla casa di Giacobbe, e spero in lui” (Isaia 8,17). Per chi crede in Dio e a Lui si affida, nulla mai è perduto: il Medico celeste, Gesù, lo accompagna e solleva sulla via dolorosa dell’infermità. Perciò, è importante far conoscere a tutti la grazia del sacramento dell’unzione: si tratta di un dono grande del Signore, che ci soccorre nella nostra debolezza quando più ne abbiamo bisogno. A tal fine, è bene accogliere l’invito della Chiesa a chiedere questo sacramento – che può essere ricevuto anche più volte, qualora ce ne fosse la necessità – quando le condizioni di età o di infermità rendano il fedele particolarmente bisognoso dell’aiuto della grazia divina, precisamente perché esso “ha lo scopo di conferire una grazia speciale al cristiano che sperimenta le difficoltà inerenti allo stato di malattia o alla vecchiaia o di grande prova” ed è importante non cadere nel pensiero ricorrente di vederlo come sacramento da impartire solo al morente. Invito pertanto tutti a invocare con me la luce per comprendere, vivere e annunciare in parole e opere il dono corroborante dell’amore di Dio, specialmente nell’ora del dolore e della malattia, quale si manifesta in tutta la sua bellezza attraverso il sacramento dell’unzione: Dio della vita, Tu che hai consegnato alla morte il Tuo unico Figlio per amore nostro, donaci di sperimentare la forza consolante e sanante del Tuo amore misericordioso e di offrire a Te il nostro dolore per la salvezza del mondo. Signore Gesù Cristo, che Ti sei consegnato per noi al supremo abbandono della Croce, fa’ che avvertiamo la Tua vicinanza nell’ora della nostra Croce e condividiamo con Te l’offerta, che cambia il cuore e la vita. Spirito Santo Consolatore, che unisci l’Abbandonato della Croce a Colui che l’abbandona, fa’ che riconosciamo nel sacramento dell’unzione la potenza di vita effusa dal Risorto, e crediamo nella forza dell’amore, che viene dall’alto, capace di trasformare il dolore e di vincere l’apparente vittoria della morte. Amen. [S. E. Mons. Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto]

Invito chi desidera ricevere il Sacramento durante le Sante Messe di questo giorno di contattarmi prima possibile per darmi il nominativo, grazie. Don Carlo 041739056

19ª Giornata mondiale del malato

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di , 5 Febbraio 2011

Il giorno 11 febbraio 2011 – in occasione della Festa della B.Maria Vergine di Lourdes – 19ª Giornata mondiale del malato

“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 2,24) 
Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con  occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l’umanità.  Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza  e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice.  Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza  del suo Amore.  Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l’Amore: “Come io ho amato  voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).  Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a  noi.  E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: “Mio Signore e mio Dio!  “, seguiamo il nostro Maestro  nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non  teme il dolore, la gioia della Risurrezione. 

[Benedetto XVI] 

Sante Messe : ore 10.00 a San Pietro ed ore 15.30 a San Donato 
Durante le celebrazioni eucaristiche chi lo desidera potrà ricevere il sacramento dell”Unzione degli Infermi comunemente chiamata  “Estrema Unzione”, perché frequentemente si conferisce all’ammalato ormai morente, quando ormai non è più cosciente.  Non bisogna vivere  questo sacramento come una sorta di “lasciapassare per l’anima”, bensì come una grazia necessaria per aiutare chi sta soffrendo.  Il sacramento  può essere dato a chi ha una salute cagionevole, a chi è in un’età avanzata, ma anche a coloro che devono affrontare una delicata operazione  e, qualora si dovessero ripresentare altre condizioni simili o situazioni che destano preoccupazione, può essere ricevuto nuovamente.  L’Unzione degli Infermi aiuta il malato nella sofferenza, gli dà la grazia, la serenità, la luce e l’equilibrio necessari per affrontare la malattia  e per essere un faro luminoso che brilla all’interno della famiglia.  È lo stesso Gesù a chinarsi sul sofferente per offrigli il Suo aiuto, la Sua  comprensione e il Suo conforto.

La Parola della Domenica

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di , 9 Ottobre 2010

27ª del Tempo Ordinario
2 Re 5, 14-17   Tornato Naamàn dall’uomo di Dio, confessò il Signore 
Sal 97   Il Signore ha rivelato ai popoli la sia giustizia 
2 Tm 2, 8-13   Se perseveriamo, con lui anche regneremo. 
Lc 17, 11-19   Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere  gloria a Dio, all’infuori di questo straniero.
 

Nelle letture che oggi ci propone la liturgia troviamo alcuni punti in comune.  Sia la prima lettura che il Vangelo  ci parlano di malati di lebbra, malattia che presso gli ebrei era considerata come un castigo divino ed  implicava l’emarginazione dalla società; due di questi sono stranieri, quindi non credenti, la guarigione dalla  malattia e gli atteggiamenti legati ad essa, che implicano l’obbedienza della fede.  I dieci lebbrosi si fidano  della parola di Gesù e si mettono in cammino per presentarsi ai sacerdoti, affinché questi riconoscano la  guarigione.  Naaman il siro obbedisce alle parole di Eliseo e ai consigli dei suoi servi, immergendosi sette  volte nel Giordano.  Questo semplice gesto è da sempre stato riconosciuto come figura del battesimo.  Naaman è uno straniero che pensava  di poter “comperare Dio”, diventa invece l’emblema del vero credente, liberandosi dai preconcetti, che professa la sua fede – fiducia  – nel Signore e celebra il culto autentico.  Egli, come il lebbroso del vangelo, non si limita al solo ringraziamento, ma riconosce Dio  come suo salvatore.  Si tratta di un impegno adulto, non legato alla mediazione del profeta, che durerà per tutta la vita.  La sua guarigione  non è solamente fisica, ma totale: egli giunge alla maturità della fede.  Il Salmo 97 recita: “Cantate al Signore un canto nuovo, perché  ha compiuto prodigi”: il canto nuovo si oppone alla ripetizione, all’abitudine.  Dio compie prodigi anche oggi, anche nella nostra vita,  nella vita delle nostre comunità.  Nella lettera di Paolo troviamo la frase: “se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele, perché  non può rinnegare se stesso”, a ricordarci che Dio è fedele al suo dono, anche quando noi gli mostriamo indifferenza.  Lui non solo offre  la salvezza a tutti, ma la ripropone con pazienza alla nostra indifferenza.  Nel racconto del Vangelo di Luca troviamo dieci lebbrosi che a  gran voce chiedono aiuto a Gesù ed ottengono la guarigione, ma uno solo ritorna per ringraziare e non segue gli schemi rigidi della  legge che gli imponevano di recarsi al tempio.  Molto spesso anche noi quando riceviamo un dono ci concentriamo sul suo aspetto materiale,  dimenticando chi ce lo ha fatto, perdendo così l’occasione di trasformare questo dono in un’esperienza di incontro personale con il  donatore.  Questo è il traguardo raggiunto da Naaman il Siro e anche dal Samaritano guarito, che hanno saputo riconoscere Dio com  unico salvatore.  I lebbrosi sono inviati dai sacerdoti prima ancora di essere guariti: l’azione di Dio richiede sempre un ambiente di fiducioso abbandono.  Una volta guariti, le differenze tornano (mistero dell’umana fragilità!  ): nove vanno al Tempio e il samaritano, di nuovo solo, torna indietro,  fa cioè un cambiamento di direzione e di marcia: è il verbo della conversione, del ritorno a Dio.  La Parola di Dio, che non si può incatenare  o ridurre a prassi rigide, rompe gli schemi della nostra vita.  Il samaritano è libero da ogni condizionamento e torna a ringraziare:  questa è la fede.  La lezione che ci viene dal lebbroso guarito è una lezione di stile di vita, di educazione alla gratitudine che in questo  nostro tempo è sempre più dimenticata, convinti come siamo che tutto ci è dovuto e nulla dobbiamo patire o soffrire.  “La tua fede ti  ha salvato”.  È dunque la fede la condizione primaria per ottenere da Dio quello che chiediamo, sempre che ciò che chiediamo sia in piena  sintonia con la sua volontà di salvezza.  Grazie è una parola rara, esige un atto di riconoscenza e di amore verso chi ci ha fatto del  bene.  Ringraziare è anche un atto, un’espressione di tutto il corpo, un coinvolgimento totale nel riconoscimento della grandezza dell’altro.  Il lebbroso esprime il suo grazie con il corpo che prima era oggetto di separazione, ma che ora si fa parola per esprimere il suo amore  a Dio.  È nell’attenzione a ciò che avviene attorno a noi il segreto di un Dio che passa.  Non si stanca il Signore di accostarsi a noi, lo  fa però senza rumore, mescolandosi tra i volti più ordinari che incontriamo quotidianamente in famiglia, sul lavoro, nella comunità cristiana,  nella società civile…

La raccolta di solidarieta’ per la missione “Nyumba Yetu”

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di , 18 Settembre 2010

Domenica 5 settembre c’è stata una generosità contagiosa nella nostra isola per la missione “Nyumba Yetu” (casa nostra)  in Tanzania dove fa volontariato  Maria Barbini.  Maria é ripartita mercoledì portando con sé  7270 €  raccolti in questi giorni, e ben 14 scatoloni di  merce varia.  Mari ringrazia tutti di cuore e appena arrivata in Tanzania dopo ben 2 giorni di viaggio, ci spedirà una  sua lettera per dare conto di cosa farà col nostro aiuto.  “Voglio esprimere la mia riconoscenza e il mio ringraziamento a Maria Barbini che,con il suo esempio, le sue parole  ci aiuta ad uscire da una visione ristretta ed egoistica della nostra vita.  Io incontro molte persone che costantemente si lamentano dei propri problemi, che non partecipano a nessun immane,  catastrofico, doloroso evento perché concentrate solo sui loro problemi. 

Maria ci ha presentato situazioni  veramente gravi di malattia, di mancanza di tutto, di povertà assoluta.  La risposta delle nostre comunità è stata  pronta e generosa, ma non dobbiamo fermarci: ci sono tante altre situazioni di bisogno, di povertà, di solitudine e  ognuno e di noi può dare qualcosa del proprio tempo, delle proprie capacità, può uscire dalla autocommiserazione  e ascoltare le grida di dolore e a volte i silenzi, ancora più strazianti, di chi è veramente nella sofferenza e nella  solitudine.  Abituiamoci a vedere, a partecipare, ad aiutare.  Questo aiuterà anche la nostra vita, ci renderà meno  infelici, meno soli, meno lagnosi, ci renderà cristiani più autentici perché Gesù ci ha detto: “Allora egli risponderà  loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a  me” (Mt,25 ). 

Adriana

Ministri straordinari della Comunione

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di , 21 Febbraio 2010

Sono passati ormai tre anni, da quando dalle mani di mons.  Orlando Barbaro, vicario episcopale per la santificazione  e il culto, abbiamo ricevuto in S.  Marco il mandato di ministri straordinari della comunione.  E’ stata e continua  a essere per noi un’esperienza unica ed entusiasmante, perche continuamente ci aiuta a crescere e a maturare nella fede  e nel rapporto umano con le persone che incontriamo.  In questo lasso di tempo, abbiamo toccato con mano la realtà del dolore e  della sofferenza di tanti nostri anziani e malati che vivono nelle nostre case.  Tutti ci hanno accolto con grande affetto e fraternità,  consapevoli che il servizio che svolgiamo è un segno di grazia e di benevolenza da parte di cristo, che si fà vicino ad ogni  uomo che soffre come sorgente di consolazione e di speranza.  Sarebbe nostro desiderio, e soprattutto del nostro parroco don  Carlo, di poter raggiungere tutti e in particolare coloro che per svariati motivi non chiedono questo servizio.  Vi invitiamo di cuore  a superare le vostre incertezze segnalandoci tutte quelle situazioni di bisogno che possono derivare da una condizione di  malattia o semplicemente di un impedimento dovuto al peso dell’età avanzata.  Confermandovi ancora la nostra piena disponibilità  a raggiungervi nelle vostre case, ci affidiamo alle vostre preghiere affinché la presenza di Gesù eucarestia sia dono di amore  di gioia e di serenità per tutti i fratelli. 

I Ministri Straordinari della Comunione

La sosta pastorale del Patriarca Angelo

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di , 21 Febbraio 2010

1ª finalità della visità: rigenerare il popolo di Dio 

Quattro tratti della comunità educante:  L’adesione a gesu’ dev’essere libera e personale solo questa adesione contraddistinguerà la  comunità da qualsiasi altro gruppo associativo, riassumendo “cio’ che mi e’ dato mi corrisponde, no  cio’ che mi corrisponde mi e’ dato“, fondamentale questo punto perché se il contenuto della proposta  dell’adesione comunitaria partisse da me non incontrerei che me stesso!  Io devo aderire a cio’ che mi  è dato, infatti, essendo il Padre colui che mi fa dono di questo sicuramente è ciò che mi corrisponde e mi  realizza.  La comunione implica una sequela “se vuoi essere felice vieni e seguimi” senza la sequela come  partenza non avviene il movimento della mia libertà perché indica il riconoscimento del bene per me che mi  corrisponde.  Anche il mio nemico, anche una malattia, ci si potrà metter tutta una vita per capire il positivo  ma dietro c’è, questa è la logica della libertà cristiana 

I prossimi appuntamenti:
27– 28 febbraio il Patriarca è in visita alle parrocchie dei Tolentini e S.  Pantalon

Continua l’adorazione eucaristica permanente

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di , 6 Febbraio 2010

Al martedì a San Pietro dalle ore 08.00 alle ore 12.00 
Al giovedì a San Donato dalle ore 15.00 alle ore 21.00
 
Tutti provino la gioia di sostare davanti al Santissimo 

10 ragioni per adorare

  1. Perché solo Dio è degno di ricevere tutta la  nostra lode e la nostra adorazione per sempre.  
  2. Per dire grazie a Dio per tutto  ciò che ci ha donato da prima che esistessimo.  
  3. Per entrare nel segreto  dell’amore di Dio, che ci si svela quando siamo davanti a lui.  
  4. Per intercedere  per tutta l’umanità.  
  5. Per trovare riposo e lasciarci ristorare da Dio.  
  6. Per chiedere perdono per i  nostri peccati e per quelli del mondo intero. 
  7. Per pregare per la pace e la giustizia nel mondo e  l’unità tra tutti i Cristiani. 
  8. Per chiedere il dono dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo in  tutte le nazioni. 
  9. Per pregare per i nostri nemici e per avere la forza di perdonarli. 
  10. Per guarire  da ogni nostra malattia, fisica e spirituale e avere la forza per resistere al male. 

La Chiesa e il  mondo hanno grande bisogno del culto eucaristico.  Gesù ci aspetta in questo sacramento dell’amore.  Non risparmiamo il nostro tempo per andare a incontrarlo nell’adorazione, nella contemplazione  piena di fede e pronta a riparare le grandi colpe e i delitti del mondo.  Non cessi mai la  nostra adorazione. 

(Giovanni Paolo II Dominicae Cenae, 3)

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