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Messaggio del Papa per la Giornata mondiale del malato

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di , 18 Febbraio 2012

«Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!» (Lc 17,19)  (continua…)

3. Dalla lettura dei Vangeli, emerge chiaramente come Gesù abbia sempre mostrato una particolare attenzione verso gli infermi. Egli non solo ha inviato i suoi discepoli a curarne le ferite (cfr Mt 10,8; Lc 9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro un Sacramento specifico: l’Unzione degli Infermi. La Lettera di Giacomo attesta la presenza di questo gesto sacramentale già nella prima comunità cristiana (cfr 5,14-16): con l’Unzione degli Infermi, accompagnata dalla preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché allevi le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spiritualmente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del Popolo di Dio. Tale Sacramento ci porta a contemplare il duplice mistero del Monte degli Ulivi, dove Gesù si è trovato drammaticamente davanti alla via indicatagli dal Padre, quella della Passione, del supremo atto di amore, e l’ha accolta. In quell’ora di prova, Egli è il mediatore, «trasportando in sé, assumendo in sé la sofferenza e la passione del mondo, trasformandola in grido verso Dio, portandola davanti agli occhi e nelle mani di Dio, e così portandola realmente al momento della Redenzione» (Lectio divina, Incontro con il Clero di Roma, 18 febbraio 2010). Ma «l’Orto degli Ulivi è… anche il luogo dal quale Egli è asceso al Padre, è quindi il luogo della Redenzione…

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85ª Giornata missionara mondiale

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di , 22 Ottobre 2011

«Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21)

Ogni anno la Chiesa celebra la Giornata Missionaria Mondiale.  È un giorno destinato a ravvivare in tutti i fedeli,  anche nei pastori, la consapevolezza che la Chiesa è missionaria per sua essenza, per sua natura, per  volontà di Cristo.  L’evangelizzazione non è un compito imposto dall’esterno, ma scaturisce dall’essere stesso  della Chiesa.  Non si può essere autenticamente cristiani e non essere missionari, non avendo lo zelo apostolico,  il desiderio di proclamare l’amore di Gesù Cristo agli uomini.  Possiamo affermare in modo inequivocabile  che lo zelo missionario di una comunità o di una Chiesa locale, viene ad essere un segno della sua  vitalità spirituale.  Allo stesso tempo, l’evangelizzazione è il modo migliore per rafforzare la fede.  Come indicato  nel Beato Papa Giovanni Paolo II, la fede si rafforza donandola (cfr RM,2).  Il tema della Giornata Missionaria Mondiale di oggi, è: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando  voi” (Gv 20, 21).  La dimensione missionaria della Chiesa è un prolungamento dell’invio di Cristo da parte del  Padre.  La Chiesa, come suo Corpo mistico, prolunga l’incarnazione di Cristo, la sua presenza fisica tra gli  uomini.  Ogni cristiano diventa, mediante il battesimo, la bocca di Cristo per annunciare il suo regno tra gli  uomini.  Il Papa ricorda che nella liturgia della Chiesa, specialmente nella Messa, si attualizza l’invio dei battezzati  per l’evangelizzazione del mondo.  Come i discepoli di Emmaus, tutti i fedeli che hanno avuto un vero  incontro con Cristo, si sentono spinti ad annunciarlo subito a tutti gli uomini.  La vicinanza del Signore, che si  trattiene per condividere con loro il pane, fa sì che quei due discepoli che camminavano disincantati diventino  apostoli che sentono la necessità imperiosa di annunciare a tutti che Gesù, il Cristo, è vivo.  La partecipazione  autentica alla liturgia porta sempre frutti in uno spirito missionario.  Benedetto XVI afferma, nel suo Messaggio per la Giornata Missionaria 2011, che “destinatari dell’annuncio  del Vangelo sono tutti i popoli” e ribadisce che la missione affidata da Cristo alla sua Chiesa è ancora molto  lontana dal suo compimento.  “Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono  ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza.  Non  solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato  e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane,  sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede.  È in atto un cambiamento culturale, alimentato  anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta  ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse,  e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo  della vita, anche a scapito dei valori morali”.  Tale situazione richiede una rinnovata passione per l’evangelizzazione  in tutti i fedeli.  Ogni battezzato deve sentire questa missione come propria, e sostenere con la  preghiera e l’aiuto economico, il servizio dei nostri missionari per far conoscere agli uomini l’amore salvifico  di Dio, specialmente nelle Chiese più povere e carenti di risorse finanziarie.  L’intercessione di Maria, Stella  dell’Evangelizzazione, porti a compimento il desiderio del Santo Padre: “La Giornata Missionaria ravvivi in  ciascuno il desiderio e la gioia di ‘andare incontro all’umanità portando a tutti Cristo”. 
(dal sito agenziafides.  org commento al Messaggio del Papa Benedetto XVI in relazione alla Giornata Mondiale Missionaria)

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

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di , 26 Febbraio 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)
Presentiamo da questa settimana il testo del messaggio del Papa Benedetto per la prossima quaresima, perché meditando le parole del Santo Padre iniziamo a preparare questo tempo importante del nostro cammino.

Cari fratelli e sorelle, 

la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso  e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno.  Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua  nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con  maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).  1.  Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della  morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Omelia nella  Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010).  San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare  comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro.  Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo  si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie  forze.  La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti  di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.  L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione  alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua  risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla  risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11).  Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che  informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e  sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.  Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che  salva.  I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente  gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost.  Sacrosanctum Concilium, 109).  Da sempre,  infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel  grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo  stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11).  Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato  in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa  antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi  vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.  (Continua)

Giornata mondiale della Pace, 1° Gennaio 2011

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di , 18 Dicembre 2010

Libertà religiosa, via per la pace, le Parole di Papa Benedetto XVI

In alcune regioni del mondo non è possibile professare ed esprimere  liberamente la propria fede religiosa, se non a rischio della vita e  della libertà personale.  In altre regioni vi sono forme più silenziose e  sofisticate di pregiudizio e di opposizione verso i credenti e i simboli  religiosi.  I cristiani sono attualmente il gruppo religioso che soffre il  maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede».  Così  esordisce Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale per  la pace (1° gennaio 2011), che quest’anno ha per tema “Libertà religiosa,  via per la pace”.  Un richiamo che si pone dopo un anno, sottolinea  il Papa, «segnato dalla persecuzione, dalla discriminazione, da  terribili atti di violenza e d’intolleranza religiosa»: tra gli altri nel  messaggio menziona gli attacchi a Baghdad (Iraq) contro la cattedrale  siro-cattolica e contro i cristiani nelle loro case, gli atti di violenza e  intolleranza “in Asia, in Africa, nel Medio Oriente e specialmente in  Terra Santa”. 
Negare o limitare in maniera arbitraria la libertà religiosa e oscurare  il ruolo pubblico della religione, secondo Benedetto XVI, vuol dire  coltivare una visione parziale della persona umana, rendere impossibile  l’affermazione di una pace autentica e duratura, poiché «l’essere  umano non è “qualcosa”, ma è “qualcuno”, possiede una naturale  vocazione a realizzarsi nella relazione con l’altro e con Dio», e «la  dignità trascendente della persona è un valore essenziale della sapienza  giudaico-cristiana, ma anche condiviso da grandi civiltà e religioni  del mondo, perché, grazie alla ragione, è accessibile a tutti».  «L’illusione di trovare nel relativismo morale la chiave per una pacifica  convivenza – dice il Papa – è in realtà l’origine della divisione e  della negazione della dignità degli esseri umani».  Benedetto XVI cita  il suo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2008: è  inconcepibile che i credenti «debbano sopprimere una parte di se  stessi – la loro fede – per essere cittadini attivi; non dovrebbe mai  essere necessario rinnegare Dio per poter godere dei propri diritti».  Il messaggio del Papa tocca anche le difficoltà che la libertà religiosa  incontra oggi in Iraq, in Medio Oriente, in numerosi Paesi d’Africa e  dell’Asia; Benedetto XVI sottolinea i pericoli della strumentalizzazione  della libertà religiosa «per mascherare interessi occulti, come ad esempio  il sovvertimento dell’ordine costituito, l’accaparramento di  risorse o il mantenimento del potere da parte di un gruppo».  Tutto  ciò, aggiunge, «può provocare danni ingentissimi alle società» ed è  contrario alla natura della religione.  «La professione di una religione  – prosegue – non può venire impiegata per fini che le sono estranei  e nemmeno può  essere imposta con  la forza».  «La stessa  determinazione  con la quale sono  condannate tutte  le forme di fanatismo  e di fondamentalismo  religioso  deve animare  anche l’opposizione a tutte le forme di ostilità contro la religione,  che limitano il ruolo dei credenti nella vita civile e politica».  E  «l’ordinamento giuridico a tutti i livelli, nazionale, regionale e internazionale,  quando consente o tollera il fanatismo religioso o antireligioso,  viene meno alla sua stessa missione, che consiste nel tutelare  e nel promuovere la giustizia e il diritto di ciascuno».  Un richiamo particolare arriva dal Papa ai credenti, «chiamati non  solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma  anche, con la testimonianza della propria carità e fede, a offrire un  contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia,  per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà  umane».  Primo passo per promuovere la libertà religiosa come via  per la pace è il dialogo tra istituzioni civili e religiose, dal momento  che «esse non sono concorrenti ma interlocutrici, perché sono tutte a  servizio dello sviluppo integrale della persona umana e dell’armonia  della società».  Il Papa fa appello alla verità morale nella politica e  nella diplomazia, rivolgendosi in modo particolare a quei Paesi occidentali  segnati dall’ostilità contro la religione fino al «rinnegamento  della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e  la cultura della maggioranza dei cittadini». 
Da ultimo, un appello al «dialogo interreligioso» per collaborare «per  il bene comune» e uno affinché cessino i soprusi nei confronti dei  cristiani che abitano in Asia, nel Medio Oriente e specialmente in Terra  Santa, con l’auspicio che pure «nell’Occidente cristiano, specie in  Europa, cessino ostilità e pregiudizi contro i cristiani per il fatto che  essi intendono orientare la propria vita in modo coerente ai valori e  principi espressi nel Vangelo.  L’Europa sappia riconciliarsi con le proprie  radici cristiane, che sono fondamentali per comprendere il ruolo  che ha avuto, che ha e che intende avere nella storia; saprà, così,  sperimentare giustizia, concordia e pace, coltivare un sincero dialogo  con i popoli non cristiani.  Alcuni di essi si affacciano con speranza  verso il continente europeo e vanno accolti con spirito di apertura e di  fraternità radicato nel Vangelo, secondo i criteri di legalità e di sicurezza  che non possono prescindere dal rispetto della comune dignità  umana».

Giornata mondiale della gioventù Madrid 2011

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di , 12 Settembre 2010

È stato diffuso il messaggio del Papa che accompagnerà la preparazione e lo svolgimento della Giornata Mondiale della Gioventù che avrà luogo nell’agosto 2011 nella capitale spagnola. Il tema è “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella Fede” (cfr Col. 2,7).
Il Papa stesso definisce questa proposta di Paolo decisamente contro corrente, quando invece si esalta l’incertezza, la mobilità, la volubilità, «tutti aspetti – dice Benedetto XVI – che riflettono una cultura indecisa riguardo ai valori di fondo, ai principi in base ai quali orientare e regolare la propria vita».
Il cuore del messaggio sta nelle espressioni “in Cristo” e “nella Fede”: «La piena maturità della persona – continua il papa -, la sua stabilità interiore, hanno il fondamento nella relazione con Dio, relazione che passa attraverso l’incontro con Gesù Cristo».  Ricordando che questo messaggio porta la data del 6 agosto – Festa della Trasfigurazione, il papa si augura: «Possa la luce del Volto di Cristo risplendere nel cuore di ogni giovane!»

Giornata missionaria mondiale

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di , 18 Ottobre 2009

Preghiera e offerta per la chiesa  del mondo
 Terza domenica della responsabilità 
“Non è infatti per me un vanto predicare il vangelo;  è un dovere” (1 Cor 9, 16) 

IL MESSAGGIO DEL PAPA BENEDETTO XVI 

bxvi_presentazione_messale“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24).  Scopo della missione della  Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio,  perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento.  Dobbiamo sentire 1’ansia  e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa,  perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio.  È in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi in tutto il mondo operano, si affaticano, gemono  sotto il peso delle sofferenze e donano la vita.  Riaffermo con forza quanto più volte è stato  detto dai miei venerati Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il  suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo.  Noi non chiediamo altro che di  metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché crediamo  che “l’impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo…  è senza alcun dubbio  un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi,  1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della  stessa esistenza” (Redemptoris missio, 2)… La missione della Chiesa, perciò, è quella di chiamare  tutti i popoli alla salvezza operata da Dio tramite il Figlio suo incarnato.  È necessario pertanto rinnovare  l’impegno di annunciare il Vangelo, che è fermento di libertà e di progresso, di fraternità, di  unità e di pace (cfr Ad gentes, 8).  Voglio “nuovamente confermare che il mandato d’evangelizzare  tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa” (Evangelii nuntiandi, 14), compito e  missione che i vasti e profondi mutamenti della società attuale rendono ancor più urgenti.  È in questione  la salvezza eterna delle persone, il fine e compimento stesso della storia umana e  dell’universo… La partecipazione alla missione di Cristo, infatti, contrassegna anche il vivere degli annunciatori del  Vangelo, cui è riservato lo stesso destino del loro Maestro.  “Ricordatevi della parola che vi ho detto:  Un servo non è più grande del suo padrone.  Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche  voi” (Gv 15,20).  La Chiesa si pone sulla stessa via e subisce la stessa sorte di Cristo, perché non  agisce in base ad una logica umana o contando sulle ragioni della forza, ma seguendo la via della  Croce e facendosi, in obbedienza filiale al Padre, testimone e compagna di viaggio di questa umanità…  La spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità delle nostre Chiese (cfr Redemptoris missio,  2).  È necessario, tuttavia, riaffermare che l’evangelizzazione è opera dello Spirito e che prima ancora  di essere azione è testimonianza e irradiazione della luce di Cristo (cfr Redemptoris missio,  26) da parte della Chiesa locale, la quale invia i suoi missionari e missionarie per spingersi oltre le  sue frontiere.  Chiedo perciò a tutti i cattolici di pregare lo Spirito Santo perché accresca nella Chiesa  la passione per la missione di diffondere il Regno di Dio e di sostenere i missionari, le missionarie  e le comunità cristiane impegnate in prima linea in questa missione, talvolta in ambienti ostili di  persecuzione… .

Digiunare per vivere

di , 28 Marzo 2009

 …  e come “allenamento  spirituale”… Dal messaggio del papa alla nostra vita

La quaresima, come dice il santo Padre “costituisce il più intenso allenamento spirituale” e ci suggerisce la riflessione su: la preghiera, l’elemosina, e in particolare sul valore e sul senso del digiuno.  A partire da queste tre pratiche penitenziali, per poter comprenderne meglio il loro valore,  e quindi per viverli, “IO” ho bisogno di creare uno spazio interiore e indispensabile di “silenzio del cuore” che non è assenza di rumori in questo mondo che sembra sfugga e tema il Silenzio, e neppure staccarsi dalla realtà in cui sono chiamato a vivere.  “Il silenzio del cuore,” in questo tempo di quaresima fa da cornice all’incontro tra dio e l’uomo, “la preghiera” è la CHIAVE” che ci mette in condizione di ascoltare “il soffio” di Dio che ci parla e depone “il seme” della “sua parola” in noi.  Cosi il nostro cuore gradualmente può divenire terreno fertile in cui il seme può germogliare e dare frutto.  Solo allora nel silenzio interiore il suono della sua parola crea quell’armonia che ci aiuta a capire cosa è essenziale nella nostra vita.  Nell’ascolto della sua Parola troveremo risposta alle nostre domande, ai tanti perche: il vero digiuno e finalizzato a Mangiare il “vero cibo”, che è fare la volontà del padre (Gv.  4,34) e, allo stesso tempo la ragione Profonda del ” digiuno” ci aiuta a prendere coscienza della situazione in cui vivono tanti nostri fratelli.  Il digiuno quaresimale quindi può aiutarci a mortificare il nostro egoismo ed aprire il cuore all’amore di dio e del prossimo, questo in sintesi ci aiuta a coltivare lo stile del buon samaritano scegliendo di privarci liberamente di qualcosa per aiutare gli altri anche, nel far visita a chi è in varie situazioni di sofferenza, mostriamo concretamente che il prossimo in difficoltà non ci è estraneo. 

BEPI DE MATTIA

Digiunare per vivere

di , 21 Marzo 2009

Passione… E confermare noi stessi alla volontà di Dio…  Dal messaggio del papa alla nostra vita

Ogni anno, con l’inizio della Quaresima, si risveglia in me un senso di malessere, una ricerca di risposte a domande che non riesco a formulare chiaramente, ma che si possono ricondurre alla richiesta “Maestro, che devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” (Mt 19,16).  Temo che la Pasqua arrivi e passi come un qualsiasi altro giorno, senza trasformarmi, senza convertirmi. Ho paura di perdere un’altra occasione, di lasciarmi sfuggire il regno ora “che è vicino”, “mentre si fa trovare” (Is 55,6-7).

La Chiesa mi indica la strada: preghiera elemosina, digiuno. Ma io so bene che posso partecipare agli incontri di preghiera senza riuscire a pregare; posso rispondere alle richieste di “elemosina” che varie associazioni ci propongono senza vivere la carità; posso persino digiunare senza… Senza che cosa?  Qual è lo scopo?  Perché queste pratiche mi aiutino, ho bisogno di scoprirne il valore e il senso.

Ecco l’occasione di soffermarmi sulla riflessione offertaci dal papa per comprendere il valore e il senso del digiuno.  Dice il papa: “conformare se stessi alla volontà di Dio”.   Digiunare quindi per ricordarmi che al centro non sono “io”, ma la Sua volontà.  Svuotarmi di me per far posto a Lui.  Ecco che il mio malessere trova una prima risposta: è la domanda che è sbagliata.  Non devo chiedermi “cosa posso fare”, ma cosa Dio vuole fare con me. Io devo “solo” svuotarmi di me per lasciar fare a Lui.

Spesso mi ha colpito nel brano del Vangelo la precisazione che dopo il lungo digiuno “Gesù ebbe fame”.  Perché Matteo sottolinea qualcosa che può sembrare così ovvio? Questo mi aiuta a comprendere lo scopo del digiuno: riscoprire il deserto per provare la fame: fame di Dio, della sua Parola, della sua Tenerezza.  Insomma fame delle cose necessarie. Fame di comunione. Con Dio e con i fratelli.  Questa è la chiamata di cui parla il papa: “Vivere per Dio e per i fratelli”. Di più: vivere di Dio e dei fratelli. “Non di solo pane…”.

Ecco allora che il digiuno prende senso se mi spinge verso gli altri; se diventa condivisione del mio benessere e della loro fame; se mi apre all’accoglienza dei fratelli e mi spinge ad incontrare i loro bisogni e le loro aspirazioni.  “Fare di sé dono totale a Dio”: è un progetto troppo grande da realizzare. Se si è soli. Ma se diventa cammino comunitario, se si lascia che sia Dio ad agire…. E forse stavolta Pasqua segnerà la nostra conversione!

Giovanna Vianello

Digiuno per vivere…

di , 7 Marzo 2009

desertoDal messaggio del Papa alla nostra vita

Il mio pensiero sul digiuno parte dal deserto, bisogna passare attraverso e dimorarvi, per ricevere la grazia di Dio per comprendere qual è il vero cibo e da cosa bisogna digiunare; è là che ci si svuota, che si scaccia da noi tutto ciò che non è Dio che si prepara completamente la nostra anima per lasciare tutto il posto a Lui solo…

Purtroppo abbiamo poco tempo, siamo sempre di corsa riempiamo ogni vuoto di mille impegni questa società ce lo impone, e si perdono alcuni valori, abbiamo paura di rimanere soli perché solitudine significa rimanere con noi stessi e ci prende l’ansia, primo segnale della presenza poco viva di Dio nella nostra vita, primo segnale di quanto poco ci amiamo e ci conosciamo, primo segnale di quanto poco amiamo. Un cristiano MAI dovrebbe sentirsi solo perché mai è solo se ama veramente con la vita, consapevole di essere amato incondizionatamente prima di tutti da un Padre che mai l’abbandonerà e sostenuto da una comunità nella quale vive ed opera. Alle volte però è più facile proprio dentro la comunità avere un atteggiamento negativo e cresce la tentazione di decidere noi i modi e i tempi…  e ci si lamenta, si mormora, e si vorrebbe “ridurre” l’idea dell’altro alla nostra, senza avere la pazienza di aspettare, senza la fatica di dialogare e di fare le cose insieme, nella logica della comunione? Quante volte affiora la tentazione di fare da soli, pensando di fare meglio e prima? Parlo al plurale ma sto parlando di me.

Questa natura umana alle volte mi pesa perché è piena di difetti, perché dentro di me porto il seme di Dio e trabocco d’amore. Eppure mi ritrovo a peccare e desidererei togliermi tutto ciò che mi circonda perché meno hai meno sei tentata, meno hai e meno dipendi dalle cose. Vorrei sentirmi alleggerita ma alle volte sono estremamente appesantita (dal peccato) e tutto parte da di dentro, proprio da questo non accettarci come Dio ci vuole e ci ha pensati, fatichiamo a riconciliarsi con lui e viviamo magari con dei disordini affettivi dove non abbiamo un equilibrio nelle relazioni, dove siamo troppo sensibili a tutto e riempiamo magari i vuoti con cose superficiali, relazioni superficiali o magari con “abbuffate” alimentari (determinanti per me le parole del papa dove parla di digiuno come educazione alimentare e solidarietà verso i fratelli più poveri) e secondo me tutto è collegato ad uno stato d’animo che non trova pace in se stesso quindi in Dio. Una delle frasi che mi ha fatto più pensare dopo aver letto il discorso del papa è quella dove dice “…  privarci di qualcosa che sarebbe in se buona e utile… ” non ha parlato di cose negative, non di cose sbagliate o inutili ma qualcosa “in se” buono e utile: perché?

Meditando, inizio a capire cosa intendesse: per quanto importante possa essere una cosa, una scelta, uno stile di vita non sarà mai equiparabile alla ricompensa del regno eterno e nell’incontro con Dio e prima della gloria c’è l’umiltà…  (dal libro dei Proverbi) e ci si educa in questa vita terrena a capire ciò che davvero conta. Come proposito In questa quaresima proprio per una serie di avvenimenti accaduti nella mia quotidianità e dove Dio mi ha dato grazia di leggere dei segni ben precisi richiesti nel mio cammino di fede e di conversione, ho deciso di digiunare da questi atteggiamenti di risentimento contrarietà di prevaricazione, dove tutto deve girare per forza intorno a me per educarmi a divenire più mite (prima con me stessa) ed umile di cuore, riconoscendo i miei limiti e nello stesso tempo la mia grandezza come figlia di Dio. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause. Non è facile ci provo attraverso la preghiera, l’Eucarestia e l’ascolto della Parola, amando chi mi sta vicino e attingendo forza dai sacramenti. Sicuramente non può mancare una comunità che cammina con me e che condivide tutti questi momenti e prego ogni giorno con tutto il cuore perché si arrivi ad una maggiore maturità e unità di fede comunitaria (non solo personale) perché ce ne tanto bisogno. Digiunare da tutto ciò significa per me digiunare dalla mia volontà e’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio Creatore, dipendere dal suo amore. Questa non è dipendenza ma libertà, non è inseguire il mio successo personale – che è una cosa che passa – ma, abbandonare ogni umana sicurezza, cerco di pormi con semplicità e fiducia passo dopo passo alla sequela del Signore perché Gesù diventi, il mio “tutto in tutto”.

Elisa Serena

Digiunare per “vivere”

di , 28 Febbraio 2009

Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2009

Dal messaggio del Papa alla nostra vita…..

QuaresimaIniziamo questa settimana a confrontarci con il discorso che il Papa ha dato alla Chiesa universale per vivere bene questa Quaresima. Chiederemo ad alcuni di poter condividere con tutti una riflessione, mossi dalle parole del Santo Padre, cercando di leggerle dentro al contesto della propria vita personale e comunitaria.

Vorrei iniziare io a confrontarmi con questo messaggio, e la prima cosa che mi muove è l’accoglienza che ci viene chiesta verso la pratica del digiuno come un “occasione” nuova che Dio ci dà per vivere appieno la Conversione, cioè la modalità concreta di tornare a Lui. Il Papa ci ricorda che Gesù vive questa esperienza nel deserto: “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame” (Mt 4,1-2). Gesù va nel deserto in obbedienza alla volontà del Padre; questo significa essere mossi dallo Spirito,e ciò vale anche per noi. Non va nel deserto per piacere personale e per sostenere una lotta individuale, ci va perché consapevole che il Padre glielo ha chiesto come modalità di entrata nella missione. Vincere il demonio, significava già un annuncio, Gesù vince il male. Il suo digiuno di quaranta giorni serviva per essere libero e pronto nel vivere questa lotta col male. Certo è anche il campo dove il tentatore propone la sua sfida. Anche per noi è lo stesso, ecco perché Gesù accetta il progetto di Dio, perché anticipa quello che accade anche a noi.

E quindi il digiuno diventa per noi uno strumento per affrontare il tentatore. C’è lo dice chiaramente il Papa quando ci ricorda che il digiuno:”… È in primo luogo una “terapia” per curare tutto ciò che impedisce loro (i cristiani) di conformare se stessi alla volontà di Dio.” E mi sono chiesto se per me è proprio così.

La risposta è che posso provare paura del digiuno, perché mi sembra che mi faccia mancare qualcosa, soprattutto quello che mi “sostenta”,ma ancora di più mi fa paura il lasciare da parte “i miei progetti”.  Ho come l’impressione che conformarmi alla volontà di Dio mi svuoti di personalità, mi faccia perdere quello che ho dimostrato di essere. E allora mi riempio di cose inutili, come la superbia e la permalosità, che diventano un ostacolo alla carità vissuta, alla maturazione spirituale e umana.

Così lo penso anche per la comunità. Sperimento che alle volte continuiamo per la “nostra strada” sia come parrocchia, che come singoli gruppi, e non ci chiediamo fino in fondo se è “volontà di Dio” quello che stiamo vivendo. E non ci sfiora l’idea se non sia più autentico “digiunare” dalle nostre idee, proposte, iniziative, per accogliere invece quello che Dio, muovendoci col Suo Spirito, ci sta indicando. E lo Spirito manifesta la volontà di Dio in molteplici modi, che ci vengono svelati nella preghiera e nei sacramenti.

Ecco perché sento la necessità di una preghiera, personale e comunitaria più profonda e matura, e spero che questa Quaresima sia proprio l’occasione bella e significativa per viverla.

Don Carlo

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