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Breve storia del Vetro di Murano

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di , 14 Novembre 2013

5376437840_48ff12622c_zIn una leggenda di Plinio il Vecchio (del I°sec.AC.) si narra la nascita del vetro come una “scoperta casuale” di alcuni navigatori Fenici,che accendendo un fuoco in una spiaggia si accorsero che dalla combustione della sabbia a contatto con alghe e frammenti di conchiglie usciva una “pasta viscosa e trasparente” Storicamente nel 3000 AC.in Mesopotamia (area siriaca) appaiono piccoli oggetti in pasta vitrea (scarabei e monili) successivamente in Egitto a partire dal “2000 AC.vengono prodotti i primi recipienti in vetro,fino ad arrivare al I° secolo AC. quando nacque il vetro “ soffiato a stampo o lavorato a mano”. I Romani dopo la conquista dell’Egitto nel 30 AC.importarono e introdussero la lavorazione del vetro nella nostra Cultura Italica e Occidentale.Tra il 1961-62 vicino all’attuale Basilica di Torcello un equipe di archeologi Polacchi diretti dal Prof:Italiano Giampietro Brognetti ( direttore della Fondazione G:Cini di Venezia) riportarono alla luce dei manufatti in vetro a testimonianza che tale attività risaliva presumibilmente ai secoli V° VI°e VII° DC. quando le isole della laguna e la stessa Venezia vennero fondate. I primi “vetrai veneziani” si chiamavano “ fiolai” cioè soffiatori di fiale e di ampolle in vetro chiamate “fiole”.L’Arte vetraria veneziana nel 1291 si sposta dal Centro Storico di Venezia all’isola di Murano per decreto Dogale. La motivazione di fondo era quella di preservare la città di Venezia (allora costruita da abitazioni di legno) dai frequenti incendi che spesso le fornaci provocavano con conseguenze disastrose. Da questa data,inizia per Murano la sua “epoca d’oro del vetro”con la nascita di numerose e fondamentali tecniche sia di composizione che di lavorazione del materiale stesso. I vetrai si costituiscono in “Corporazioni” stabiliscono delle normative precise dette “Mariegole” ed eleggono come loro Patrono S:Nicola di Myra venezianizzando il nome in S.Nicolò. Durante i secoli che si succedettero, fino alla Caduta della Serenissima Repubblica (1797) i vetrai acquisirono particolari privilegi,fondarono “un Libro D’oro”dove venivano ammesse per diritto tutte le famiglie appartenenti “all’Arte Vetraria” in più colui che diventava”maestro vetraio”poteva ambire alla elevatura nella “scala sociale di allora” con la facoltà di sposare una “Nobile Patrizia”.Come controparte però era “prigioniero dell’isola” non poteva spostarsi dal luogo di origine se non per particolari motivi concessi dalle autorità del tempo,doveva assolutamente preservare i segreti e le tecniche vetrarie affinchè l’arte non potesse essere esportata e copiata da altri paesi e tutto era severamente controllato e punito sotto minaccia di “pena capitale”. Fondamentali per Murano furono i vetri del 1400 lavorati dal maestro “Ercole Barovier” (autore della famosa “Coppa Nuziale”) per poi a seguire con i Vetri Rinascimentali,Barocchi e Ottocenteschi. Numerose tecniche di lavorazione e di composizione segnarono le varie epoche: nacquero i vetri bianco opachi detti “lattimi”( simili al colore del latte ) le murrine ( le classiche perle multicolori e di varia foggia) la filigrana,gli zanfirici,il vetro calcedonio (simile come effetto alle venature del marmo) e la famosa avventurina ( una pasta vitrea simile a schegge d’oro ) ottenuta da una particolare fusione di materiali. Nel periodo di fine 1800 primi 1900,il vetro muranese subisce una parentesi di decadenza fino agli inizi degli anni venti,quando per merito di un “lungimirante imprenditore Milanese: Paolo Venini” che fonda assieme all’antiquario veneziano Giacomo Cappellin la Vetreria “ Cappellin Venini) avviene una “nuova rinascita”della vetraria con l’avvento di nuovi stili nella forma degli oggetti,nuove tecniche e delicate colorazioni compositive. Con Paolo Venini,Murano si avvierà verso” l’arte moderna e contemporanea” che vedrà sorgere grandi “designers”e prestigiosi “maestri vetrai” che coniugheranno nuove forme con la continuità della “tradizione”rinnovando radicalmente il vetro di murano e rendendolo “unico e inimitabile”nel mercato mondiale sino ai nostri giorni.

Gianluigi Bertola.

Un nuovo dono

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di , 19 Dicembre 2009

NatalePuntuale arriva il Natale, non sbaglia giorno, non ritarda, anzi. 
Un Natale nuovo, un Natale che viene a rinnovare la nostra  vita personale e comunitaria.  Dio che si incarna nella nascita  di Gesù a Betlemme, ci annuncia ancora: “Dio desidera donare  se stesso per dare alla tua vita compimento”.  E’ questo il grande e nuovo dono, Dio stesso si fa uomo  per ciascuno di noi.  Sarà un nuovo Natale e porta con se novità :  *prima di tutto questa esperienza di cammino dall’Unità alla  Comunità Pastorale, cammino che cambierà sostanzialmente il  modo di vivere la nostra dimensione di parrocchia.  *Poi la centralità che desideriamo dare all’Eucaristia con la  realizzazione della Adorazione permanente, cioè la possibilità  di avere una mattina e un pomeriggio di ogni settimana, Gesù esposto nel santissimo  Sacramento per diventare punto di riferimento e centro vitale del cammino delle nostre  persone e delle nostre comunità.  *La preparazione alla Visita Pastorale del Patriarca Angelo che verrà tra noi il 4 e il 5  dicembre 2010.  Il 6 poi festeggerà con noi il patrono san Nicolò. 

Questa sua visita è la  visita del Pastore che ha a cuore il suo gregge.  Egli viene per confermarci nella fede e per  annunciarci quella Parola che da vita.  Nell’opuscolo che viene consegnato con questo  COMMUNIO, troverete tutte le date, fissiamole già nel calendario di casa, nelle agende  personali, nelle memorie dei cellulari, così potremmo partecipare e gustare con tutti i  fedeli della nostra diocesi, del nostro vicariato, della città lagunare, a questo incontro  con il Pastore che viene a raccogliere il suo gregge per accompagnarlo a pascoli sicuri e  buoni.  Questo è il mio augurio di Buon Natale e di un Nuovo Anno nel Signore, un augurio  per tutti, per i nostri ammalati e anziani e per chi lo vivrà da solo, per i giovani e i  ragazzi, per le famiglie, soprattutto quelle che soffrono. 

Aggiungo un grazie di cuore a tutti quelli, che in qualsiasi modo, si spendono nel servire  le nostre comunità cristiane e generosamente le fanno vivere. 

Auguri, don Carlo

San Nicolò e l’Immacolata Concezione della Vergine

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di , 5 Dicembre 2009

 Questa domenica ricorre la Festa di san Nicolò, che abbiamo anticipato a venerdì per il  tempo dell’Avvento che stiamo vivendo, martedì 8 dicembre celebreremo la Festa solenne  dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.  Sono due feste che ci coinvolgono  in modo particolare. 

Vivarino: San NicolaSan Nicolò è il patrono del lavoro che contraddistingue la nostra isola nel mondo intero.  A lui ci siamo rivolti con il triduo vissuto nella settimana scorsa, devo dire con un po’ di  tristezza che è stato davvero poco partecipato, perché la situazione di tante aziende  non è certamente bella, e il futuro che si prospetta non è così roseo.  Certo tre sere sono  impegnative, certi argomenti non ci toccano direttamente, ma credo che siamo chiamati  ad educarci ad una solidarietà concreta, e tale solidarietà inizia dalla preghiera comune.  Trovarci a pregare non è perdere tempo o non affrontare i problemi reali del lavoro, è partire  dall’affrontare un problema lasciandoci indicare la strada da Chi il lavoro c’è l’ha dato,  Il Signore Dio.  In una delle sere abbiamo pregato così:

“Ti scopriamo, nostro Creatore,  un Dio che lavora: impasti, plasmi, costruisci, scavi, stendi, coltivi, pascoli, curi, pensi,  insegni.  Se tu lavori, allora ogni nostro lavoro dice qualcosa del tuo lavoro.  ”  Le parole di questa preghiera ci aiutano a capire dove si pone il nostro lavoro, e cioè dentro  il piano creaturale di Dio. 
La preghiera continuava così: ” Poni tra le nostre mani laboriose  il dono del creato, ci chiami a trasformarlo e a ricostruire l’armonia dell’intera creazione.  Custodendo e coltivando le opere del creato, ubbidendo alle indicazioni racchiuse  nelle cose, ci inseriamo nella tua attività creatrice, ne prolunghiamo lo slancio, la conduciamo al suo fine.  Ma il nostro lavoro, Signore, conosce anche il limite, la vanità, il peccato, l’ingiustizia.  Dona al nostro agire  di riflettere, come uno specchio, il tuo agire.  “

Questo limite del peccato è quello che purtroppo spesso ci  impedisce la condivisione e la solidarietà, per superalo possiamo solo ritornare al Signore che compie tutto  per il nostro bene, che ci dona tutto per Amore, anche quello che ha noi sembra  bene non ci faccia. 

3506650Martedì celebreremo la Vergine Maria, nella sua Immacolata Concezione, e questa  festa ci ricorda a quale fine siamo chiamati, cioè la pienezza della vita senza  relazione con il peccato, che avremo nella vita Eterna.  Il Signore Dio ci aveva  creato così, ma la nostra paura di essere Amati ci ha portati a crederci autosufficienti,  ma non è così, e quante volte lo proviamo. 

Maria in questa festa ci  ricorda che lasciarci Amare da Dio, ha il potere di ricomporre anche oggi la pienezza  della nostra natura.  Gustare questo Amore è possibile a partire da una  vita sacramentale fedele, è renderla storia nel condividere questo Amore con le  persone con cui viviamo ogni giorno in questo mondo, attraverso la Carità che  diventa condivisione e solidarietà. 

Don Carlo

Triduo in preparazione alla festa di San Nicolò

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di , 29 Novembre 2009

Il 6 dicembre a Murano si festeggia San Nicolò, il patrono dei vetrai.  Conosciuto nel resto d’Italia come  San Nicola, fu vescovo di Myra in Turchia nel IV secolo d.  C.  Tra le molte leggende che lo riguardano, la  più nota racconta di quando avrebbe regalato tre sfere d’oro a tre fanciulle prive di dote, consentendo  loro in questo modo di sposarsi.  Per questo, a Murano come in altri luoghi d’Italia, si mantiene la tradizione  di scambiarsi doni il giorno di San Nicolò. 

Vivendo un momento delicato per Murano essendo il patrono dei vetrai abbiamo pensato di riunirci in 3  giorni di preghiera per preparaci alla festa che ci accompagnino e ci aiutino a fare chiarezza dentro la  realtà della nostra isola, tutti sono invitati 

  • Chiesa di San Donato,  Martedì 1 Dicembre ore 21.00:  Il lavoro per il Cristiano
  • Mercoledì 2 Dicembre ore 21.00:  Adorazione eucaristica 
  • Giovedì 3 Dicembre ore 21.00:  La risposta cristiana alla crisi di oggi
  • Venerdì 4 Dicembre ore 17.  30:  Santa Messa,  ore 18.  30 Inaugurazione della ” Mostra di San Nicolò “

San Nicola di Myra

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di , 29 Novembre 2009

San Nicola di MyraLa sua fama è universale, documentata da chiese e opere d’arte, da istituzioni e tradizioni legate al suo nome. Ma sulla sua vita le notizie certe sono pochissime. Nato probabilmente a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), è poi eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia.   E qui, dicono alcune leggende, compie un miracolo dopo l’altro.

Come accade alle personalità forti, quasi ogni suo gesto è trasfigurato in prodigio: strappa miracolosamente tre ufficiali al supplizio; preserva Mira da una carestia, con altri portenti… Qui può trattarsi di fatti autentici, abbelliti da scrittori entusiasti.  Forse per gli ufficiali egli ha ottenuto la grazia dell’imperatore Costantino (al quale chiederà anche sgravi d’imposta per Mira); e contro la carestia può aver organizzato rifornimenti tempestivi.  Ma si racconta pure che abbia placato una tempesta in mare, e resuscitato tre giovani uccisi da un oste rapinatore…  Un “Passionarium” del VI secolo dice che ha sofferto per la fede nelle ultime persecuzioni antecedenti Costantino, e che è intervenuto nel 325 al Concilio di Nicea.   Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo).   Ci sono pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira.

Moltissimi scritti in greco e in latino lo fanno via via conoscere nel mondo bizantino-slavo e in Occidente, cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a Bisanzio.  Ma oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”.   Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. E forse ha impedito ad altri di arrivare alle reliquie. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente.

Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, e sede dell’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola. Nella cripta c’è anche una cappella orientale, dove i cristiani ancora “separati” dal 1054 possono celebrare la loro liturgia. Scrive Gerardo Cioffari, del Centro Studi San Nicola: “In tal modo la basilica si presenta… come una realtà che vive il futuro ecumenico della Chiesa”. Nicola di Mira e di Bari, un santo per tutti i millenni.

Nell’iconografia San Nicola è facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d’oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre palle d’oro.   Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre,  non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi.  Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchietti di monete d’oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.

Un anno con San Francesco

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di , 4 Ottobre 2009

FrancescoOggi la Chiesa celebra la festa di San Francesco, Patrono  d’Italia.  Esattamente da 800 anni, la vita della Chiesa universale  è segnata dalla testimonianza di questo giovane uomo di  Assisi che ad un certo punto della sua vita, insoddisfatto dello  stile che aveva, si converte totalmente a Cristo.  Questa  sua testimonianza di fede, povera e semplice, ha segnato la  vita di tanti giovani che da subito lo seguono, e che ancora  oggi ammirati dal suo coraggio di un “Amore più grande” lasciano  tutto per seguire Gesù Cristo, come l’ha seguito il santo Francesco. 

Anche ai nostri ragazzi, dei gruppi Sichem, la nostra diocesi propone la Testimonianza  di questo giovane del 1200, e li invita ad incontrarlo concretamente con un  pellegrinaggio che vivranno dal 16 al 18 Aprile 2010 proprio nella sua Terra  natale ad Assisi.  Da questa domenica iniziamo con loro un cammino che, speriamo,  possa portarli tutti a vivere questa tre giorni, con il Patriarca Angelo, e gli altri  ragazzi della Diocesi presso la Tomba del Santo innamorato di Cristo vivendo  questo amore nella povertà e nella fraternità. 

Voglio in questo giorno di Festa, dare un fraterno benvenuto a Don Francesco, a  cui facciamo gli auguri, che in questi giorni è giunto in mezzo a noi dalla lontana  Cina.  Il suo servizio sarà prezioso, e sarà per noi un’occasione per vivere quella  dimensione missionaria, quella che il Patriarca Angelo chiama: “LA DIMENSIONE  DEL MONDO” che caratterizza da sempre la Chiesa e la Comunità Cristiana. 

 Voglio anche ringraziare mons.  Rino per il fraterno aiuto che ha dato, non solo a  me, per essersi subito reso disponibile per le celebrazioni Eucaristiche.  La sua  presenza, sempre preziosa, possa ancora essere un riferimento per tanti di noi. 

Don Carlo

Il Santo Curato d’Ars

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di , 12 Luglio 2009

Giovanni Maria VianneyGiovanni Maria Vianney, quarto di sei figli, nacque a Dardilly (Francia) l’8 maggio 1786, da Mathieu e da Marie Béluse.  La sua era una famiglia contadina di discrete condizioni, con una solida tradizione cristiana, prodiga nelle opere di carità.  Dopo lo scoppio della Rivoluzione francese il parroco di Dardilly prestò giuramento alla Costituzione civile del clero: ciò avrebbe significato per la famiglia Vianney non riconoscere l’autorità del Papa, per cui decisero di entrare nel circolo clandestino di un altro sacerdote “refrattario” alle idee rivoluzionarie. 

Nel 1809 giunse la chiamata alle armi nell’esercito napoleonico – allora impegnato su più fronti del continente – e il giovane ventitreenne fu costretto a partire.  Per diverse circostanze casuali riuscì a disertare e – sebbene ricercato – fu aiutato da alcune persone a nascondersi.  Fu ordinato sacerdote a Grenoble nel 1815.

Nel 1818 venne trasferito ad Ars – “l’ultimo villaggio della diocesi” – paese di circa duecentocinquanta abitanti prevalentemente di umili condizioni.  La gente non era atea o anticlericale, ma viveva una religiosità superficiale e banale, schiava dei propri comodi, talora mondani, secondo la mentalità dell’epoca.  I suoi anni ad Ars furono caratterizzati da una lotta serrata contro i vizi stigmatizzati dai predicatori dell’epoca come sintomi di secolarismo, quali il ballo, le osterie, la trascuratezza del precetto festivo.  Si avvertiva tra la gente di fatto il fenomeno di abbandono spirituale dovuto alla rivoluzione francese.

Egli spronò i suoi parrocchiani a condurre una intensa vita religiosa attraverso la partecipazione frequente ai sacramenti, in particolare all’Eucaristia; negli anni la fama della sua santità si diffuse, fu assai ricercato come confessore e direttore spirituale ed il piccolo villaggio di Ars divenne presto meta di pellegrinaggi. Giovanni Maria Battista Vianney fu beatificato l‘8 gennaio 1905 e poi canonizzato il 31 maggio 1925; venne dichiarato patrono dei sacerdoti di tutto il mondo. 

La gloria che la Chiesa gli ha attribuito scaturisce dalla santità della sua modesta vita, che trascorse accogliendo e facendo propri quei valori che gli erano stati donati.  Nell’umiltà di un apostolato impegnato e serio ha offerto la sua vita per la causa di Dio.   E diventato santo non perché è stato ricolmato di doni particolari, ma per la sua semplicità e umiltà di vita.  Egli ha santificato, per così dire, il tempo che ha vissuto, lo spazio in cui è stato e le persone che ha incontrato.  La santità del curato d’Ars risiede infatti nella quotidianità di un ministero perseverante e nella costante fedeltà al suo “bon Dieu”. 

In occasione del 150° anniversario della sua morte (1859) è stato indetto un Anno Sacerdotale dedicato alla sua figura, come «vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo». Lo stesso Benedetto XVI ha successivamente ricordato alcuni tratti fondamentali dell’insegnamento e del modello del curato d’Ars: la consapevolezza di essere, «in quanto prete», un «dono immenso per la sua gente»; la «totale identificazione» con ministero sacerdotale e la comunione con Cristo; la devozione per l’Eucaristia; l’«inesauribile fiducia nel sacramento della Penitenza».

San Giuseppe patrono dei lavoratori

di , 25 Aprile 2009

San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria  e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini.  Perciò, nel giorno in cui in molte parti della  terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.  L’amato Papa Giovanni Paolo II, che era molto devoto di san Giuseppe, ci ha lasciato una mirabile  meditazione a lui dedicata.  Tra i molti aspetti che pone in luce, un accento particolare dedica al silenzio  di san Giuseppe.  Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità  ai voleri divini.  In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede  che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione.  Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono  con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti  della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della  sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza.  Non si esagera se si pensa che proprio dal “padre” Giuseppe  Gesù abbia appreso sul piano umano quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la “giustizia  superiore”, che Egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli (cfr Mt 5,20).  Lasciamoci “contagiare” dal silenzio di san Giuseppe!  Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di  Dio.  In questo momento di fatica e di crisi lavorativa della nostra isola, raccogliamoci insieme e preghiamo San Giuseppe  affinché interceda per noi. 

O San Giuseppe,
padre di Gesù e sposo purissimo di Maria,
che a Nazareth hai conosciuto la dignità e il peso del lavoro,
accettandolo in ossequio alla volontà del Padre
e per contribuire alla nostra salvezza,
aiutaci a fare del lavoro quotidiano un mezzo di elevazione;
insegnaci a fare del luogo di lavoro una ‘Comunità di persone’,
unita dalla solidarietà e dall’amore;dona a tutti i lavoratori e
alle loro famiglie,
la salute, la serenità e la fede;
fà che i disoccupati trovino presto una dignitosa occupazione
e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera,
possano godere di un lungo e meritato riposo.
Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore,
e per Maria, Tua castissima Sposa e nostra carissima Madre.
Amen

Caro San Nicolò…

di , 5 Dicembre 2008

È ritornata la tua Festa, che fa ritrovare insieme tutta Murano intorno a Te.

Ma quest’anno la festa ha un valore ancora più importante perché tu sei il patrono della nostra isola, soprattutto del lavoro che la distingue in tutto il mondo, il lavoro del vetro artistico.  Ed è proprio di questo che ti vogliamo parlare: questa’anno non stiamo proprio così bene, tante nostre famiglie stanno soffrendo per la crisi che le ditte vivono.

Il futuro ci preoccupa perché non si vedono dei segnali di ripresa. Per questo vogliamo chiedere la tua intercessione: come un giorno ti sei fatto vicino a quelle tre giovani e le hai aiutate a vivere dignitosamente, fatti ancora vicino a noi e accompagnaci in questo momento faticoso, perché anche le nostre famiglie possano continuare a vivere dignitosamente.

Aiutaci ad avere la tua stessa Carità, per non chiuderci egoisticamente di fronte alle difficoltà degli altri ed essere così solidali tra di noi, tra le famiglie, tra le diverse imprese che rendono la nostra isola ancora viva.  Sappiamo che ti sei fatto vicino alla gente perché avevi incontrato Cristo che per primo si era fatto vicino alla tua vita.

Aiutaci a riscoprire questo incontro che anche noi abbiamo vissuto e viviamo nel Battesimo.

Cristo ama anche noi oggi, e ci chiede di amarci qui a Murano con lo stesso Suo Amore, vivendo gesti concreti di attenzione e solidarietà e di carità avendo a cuore il bene di ogni persona.

Don Carlo e Don Nandino

Murano festeggia San Nicolò

di , 28 Novembre 2008

Murano festeggia San Nicolò.  Conosciuto nel resto d’Italia come San Nicola, fu vescovo di Myra in Turchia nel IV secolo d.C. 

Tra le molte leggende che lo riguardano, la più nota racconta di quando avrebbe regalato tre sfere d’oro a tre fanciulle prive di dote, consentendo loro in questo modo di sposarsi. 

E’ Un’occasione per riscoprire le bellezze di Murano e per festeggiare celebrando l’eucarestia e invocando la benedizione sulla nostra isola.

La basilica dei Santi Maria e Donato, la chiesa di San Pietro e il Museo del vetro, ospitano una delle più ricche e prestigiose raccolte di oggetti in vetro durante il periodo della manifestazione. 

Un’occasione imperdibile per festeggiare insieme alla comunità muranese San Nicolò, il santo patrono dei vetrai

   

 

 

Venerdì 5 dicembre

  • Ore 17.30: S. Messa di San Nicolò nella chiesa di San Pietro Martire
  • Ore 18.30: presentazione della manifestazione e apertura dell’esposizione Galleria di luci Chiostro di San Pietro Martire
  • Ore 18.45, apertura mostra di San Nicolò Sala Pio X del patronato.

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