Tag articolo: purificazione

La confraternita per i fedeli defunti

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di , 6 Novembre 2010

Ogni settimana  la nostra unità pastorale ricorda nelle sante Messe serali del mercoledì a San Donato e del giovedì a S. Pietro, i fratelli defunti affidati al suffragio della confraternita.   La Chiesa, da sempre, in ogni liturgia eucaristica celebra il trionfo della vita sulla morte e fa memoria della croce e della resurrezione di Gesù Cristo come avvenimento di salvezza per l’umanità intera.   Noi credenti, attraverso il mistero della comunione dei santi affidiamo all’infinita misericordia del Signore, i nostri cari defunti e preghiamo per la purificazione e santità delle loro anime. Coloro, che già godono della vita del risorto ci sostengono con la loro intercessione e invocano per noi ogni grazia divina, affinché operi nel nostro cammino terreno fino al compiersi dei nostri giorni. Prossimamente, e in modo particolare durante il mese di novembre, raccoglieremo le adesioni e le eventuali nuovi iscrizioni alla confraternita.  Le offerte che saranno raccolte andranno a soddisfare i bisogni e le molteplici attività caritative e pastorali delle nostre comunità.

La Parola della Domenica

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di , 15 Maggio 2010

7ª di Pasqua – Ascensione di N.S.
At 1,1-11   Fu elevato in alto sotto i loro occhi.
Sal 46   Ascende il Signore tra canti di gioia
Eb 9,24-28;10,19-23   Cristo è entrato nel cielo stesso.
Lc 24,46-53   Mentre li benediceva veniva portato verso il cielo.

Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo L’Ascensione di Gesù al cielo, evento oggi celebrato dalla liturgia, non è una sorta di viaggio cosmonautico verso chissà quali stratosfere lontane. Il cielo è il simbolo del divino e l’ “ascendere di Gesù” è il “segno compiuto” della mèta verso cui anche noi, suoi discepoli, affrettiamo il passo da pellegrini. Gesù introduce così nella pienezza della divinità il suo corpo glorificato! Egli torna alla gloria che aveva dall’eternità, ma vi torna con il suo corpo glorioso, cioè con la nostra natura umana glorificata. La sua Ascensione dunque è la mèta che S. Luca, catechista paziente e attento, addita al discepolo che non si è stancato di seguire il suo Maestro e Signore; ne parla sia negli Atti che nel Vangelo. S. Luca descrive una grande manifestazione del Risorto attorno al quale si raccolgono i discepoli che contemplano ormai la verità di quell’Uomo, con cui avevano condiviso anni di missione lungo le strade di Palestina.

Mentre contemplano quel grande mistero, essi scoprono anche il loro destino che raggiungeranno dopo aver compiuto lo stesso cammino del Maestro. Un destino non immediato né tanto meno banale; la via è quella della Storia, una via lenta e faticosa: la via della passione. Significativo quindi l’invito dell’Angelo: “Uomini di Galilea perché state a guardare…? “. Scrive mons. Ravasi: “Il tempo della Chiesa non è l’attesa illusoria di un assente o l’evasione alienante verso un cielo da sogno, è invece il ritorno nella Gerusalemme terrena per percorrere le strade della propria missione. Solo a questo punto si schiuderà anche per il discepolo la porta della Gerusalemme celeste”. L’Ascensione quindi non è una festa di sognatori, di persone eccitate dalla frenesia di una fine del mondo imminente, ma la rappresentazione visibile di un intreccio tra presente e futuro.

Sempre Luca ci presenta la conclusione della vita terrena di Gesù con il saluto di congedo dai discepoli; in realtà il suo non è un saluto di addio, bensì l’avvio di un tempo di missione segnato dalla speranza. Da vero e sommo Sacerdote, Gesù benedice i suoi che sono prostrati in atteggiamento di adorazione e di lode. “Fu portato verso il cielo” (=segno dell’intimità di Dio); l’ingresso di Gesù nella luce del Padre e nella Gerusalemme celeste su cui, aiutati dall’Apocalisse, abbiamo tenuto fisso lo sguardo per tutto il tempo pasquale. Innalzato sulla croce Gesù ha unito cielo e terra come ricorda S. Giovanni nel suo vangelo: “quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me”. E’ proprio alla luce di quelle parole che comprendiamo il significato del brano odierno.

Cristo è il “tempio di viva carne” che sostituisce il tempio di pietre di Gerusalemme. Là, dove una sola volta all’anno, nella festa della purificazione (kippur) entrava il Sommo sacerdote dell’ebraismo, ora, per il sangue di Cristo, tutti possono accedere. Gesù è il santuario celeste dove avviene l’incontro definitivo e compiuto con Dio. Sì, Gesù Cristo è la “via nuova e vivente” che si apre davanti a noi. Non ci sono più spazi sacri o navate da percorrere; non più il velo di porpora da sollevare come quello che si squarciò nel tempio quando Gesù morì; non più riti di purificazione con l’aspersione del sangue dei sacrifici. Il velo ora è “la carne” del Cristo che racchiude il mistero di Dio; la purificazione è quella del cuore. Cristo è dunque la via nuova su cui ci incamminiamo per entrare nella pienezza della vita divina, per cui siamo stati creati.

Un segno di affetto concreto

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di , 9 Maggio 2010

Al nostro Santo Padre Papa Benedetto XVI Da diverse associazioni e aggregazioni laicali ci viene l’invito di stringerci, con l’affetto e la preghiera, attorno a Papa Benedetto XVI in questo tempo così delicato e sofferto. Domenica prossima viene proposto di farci vicini a Lui all’Angelus, per far sentire al Papa che gli siamo vicini.

Questo è un momento particolare per il Santo Padre e per tutta la Chiesa, quindi anche per noi, Da più parti si tenta di screditare la Chiesa nella sua Missione, mettendo in evidenza un aspetto triste e desolante dei peccati che alcuni uomini di Chiesa hanno compiuti.

Ma la Chiesa non è fatta solo da essi, tanti fedeli, sacerdoti e laici, in tutto il mondo “perdono” la vita perché la Parola di Dio fatta carne, Gesù il Cristo, possa incontrare tutti gli uomini e le donne, e soprattutto diamo credito all’azioni di purificazione che sta compiendo Papa Benedetto XVI.

Raccogliamo anche noi questo invito e preghiamo per il Papa già fin d’ora.

Don Carlo

La Parola della Domenica

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di , 10 Gennaio 2010

1ª del Tempo Ordinario
Is 40,1-5, 9-11  Si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini la vedranno.
Sal 103  Benedici il Signore, anima mia.
It 2,11-14:3, 4-7  Il Signore ci ha salvato con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo.
Lc 3,15-16, 21-22  Mentre Gesu, ricevuto il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì.

Dopo la solennità dell’Epifania, la grande rivelazione del Figlio di Dio a tutte le genti nella simbolica immagine dei tre Re venuti dall’Oriente, oggi la liturgia celebra il riconoscimento del Cristo, quale Figlio unigenito, per la voce stessa del Padre, che avviene nelle acque del Giordano dove Gesù chiede a Giovanni il battesimo.  Il racconto di Luca è conciso, sintetico, essenziale, tuttavia in esso riusciamo a cogliere un tratto fondamentale della persona di Gesù, un tratto umano molto consolante; infatti Gesù, nostro redentore e nostro Dio, si fa trovare in quella folla di peccatori che sono in attesa di purificazione presso il fiume dove il Battista predicava e battezzava; tra la gente c’è un uomo come noi, il Cristo, che non teme di confondersi coi peccatori: per loro è venuto, come luce nelle tenebre, come medico per i malati, come ricchezza immensa per i poveri, come pace e felicità per gli oppressi, gli ultimi e le vittime di ogni emarginazione.  “Ero carcerato, dirà un giorno, e siete venuti a visitarmi…  ” (Mt 25,36-40); E’ una verità consolante questa che oggi il Vangelo ci ricorda: Dio è sceso tra gli uomini, nella Persona del Figlio, l’uomo – Gesù, che nascondendo la sua divinità si fa uno di noi e scende, come tutti coloro che hanno bisogno di purificazione e di perdono, tra le acque del Giordano; lui che non aveva e non poteva aver peccato, ma veniva a liberare l’umanità intera da ogni colpa.  E’ la verità che colma l’attesa di un lungo tempo ed è quella che rianima la speranza di ogni uomo, e della quale Isaia profetizza, appunto con parole di consolazione l’uomo ha il suo Redentore, che cammina con lui, che va alla ricerca di lui con la potenza del suo amore, perché Egli è il Dio che salva, il Dio che si fa pastore del suo popolo: E’ la tenerezza infinita di Dio, che giunge fino a noi; quella tenerezza che vuole raggiungere ogni uomo, anche il più lontano e restio, perché ognuno ha in sé l’immagine del suo Creatore, quell’immagine nella quale è già scritto il destino eterno di felicità.  “Signore, mio Dio, quanto sei grande!  – quanto sono grandi, Signore, le tue opere!  ” (SI 103); e la più grande è l’Incarnazione del Figlio.  Nell’umanità del Cristo, infatti, ci viene rivelata la vera grandezza di Dio, non un Dio che sovrasta, ma un Dio che ama, che si fa uomo per amore, nella pienezza di questo amore ci redime.  Quest’uomo, Gesù di Nazareth, lo vediamo oggi, davanti al Battista, che lo indica alle folle come il Messia atteso: E’ l’annuncio di un nuovo battesimo, non più rituale.  Infatti, con esso l’uomo diverrà parte dello stesso Cristo, immerso in Lui, innestato in Lui, come il tralcio alla vite (Gv 15,5); in questo battesimo, ogni uomo sarà vivificato dallo Spirito, il fuoco che arde e non consuma, che purifica e non distrugge, ma fa nuova ogni cosa.  Fin qui il riconoscimento di Giovanni; ma a questo riconoscimento si aggiunge, potente e consolante, quello del Padre: ” Dio e l’uomo si incontrano e il punto in cui avviene questo intreccio è Gesù”; ed è un intreccio che ha il carattere della definitività perché il dono di Dio è per sempre, un dono di grazia, ci ricorda oggi Paolo, attraverso le parole scritte nella lettera a Tito.  E’ il dono di grazia che viene a noi nel battesimo, il sacramento col quale siamo incorporati a Cristo e perciò rigenerati in Lui; il sacramento che ci rende capaci di testimonianza, di annuncio e di cooperazione alla redenzione di quanti ancora camminano lontano da Dio.  Dal battesimo di Cristo, il nostro battesimo, mediante il quale realizziamo l’universale chiamata alla santità e veniamo inviati nel mondo, il nostro mondo, a render visibile Cristo, il Figlio di Dio redentore dell’uomo e della storia.

La confraternita per i fedeli defunti

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di , 24 Ottobre 2009

Ogni settimana, la nostra comunità pastorale ricorda nelle sante Messe serali del mercoledì a San  Donato e del giovedì a S.  Pietro, i fratelli defunti affidati al suffragio della confraternita.  La Chiesa, da sempre, in ogni liturgia eucaristica celebra il trionfo della vita sulla morte e fa memoria  della croce e della resurrezione di Gesù Cristo come avvenimento di salvezza per l’umanità intera. 

Noi credenti, attraverso il mistero della comunione dei santi affidiamo all’infinita misericordia del  Signore, i nostri cari defunti e preghiamo per la purificazione e santità delle loro anime.  Coloro,  che già godono della vita del risorto ci sostengono con la loro intercessione e invocano per noi ogni  grazia divina, affinché operi nel nostro cammino terreno fino al compiersi dei nostri giorni. 

Prossimamente,  e in modo particolare durante il mese di novembre, raccoglieremo le adesioni e le eventuali  nuovi iscrizioni alla confraternita.  Le offerte che verranno raccolte, andranno a soddisfare i bisogni  e le molteplici attività caritative e pastorali delle nostre comunità. 

Gianluigi Bertola

La Parola della Domenica

di , 28 Febbraio 2009

Battesimo, conversione, riconciliazione: il trinomio del cammino quaresimale
Gen 9,8-15 L’alleanza fra Dio e Noè liberato dalle acque del diluvio.
Sal 24 Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.
1Pt 3,18-22 Quest’acqua, come immagine del battesimo, ora salva anche voi.
Mc 1,12-15 Gesù, tentato da satana, è servito dagli angeli

Mercoledì, con la celebrazione delle ceneri, ha avuto inizio il tempo di quaresima, che dura quaranta giorni e prepara alla Pasqua. E’ un tempo particolare, dedicato al perdono e alla penitenza, di riscoperta della propria realtà di peccatori, per affidarsi alla misericordia di Dio. E’ il tempo particolare da dedicare all’ascolto della Parola di Dio, di preghiera e di aiuto ai fratelli bisognosi. Le letture di oggi hanno come tema dominante quello del battesimo, della conversione e della riconciliazione a Dio attraverso la morte e resurrezione di Gesù Nella prima lettura troviamo come il popolo ebreo ha dato un valore altamente spirituale al fenomeno atmosferico dell’arcobaleno. E’ la firma che Dio pone sull’alleanza che ha voluto fare con l’umanità intera, e ci dice che ogni volta che apparirà in cielo sarà motivo di ricordo. Ma aggiunge che quel segno sarà anche segno di alleanza “tra ogni essere che vive”, quindi anche all’interno di tutto il creato. Dio ha mantenuto la sua promessa, ma l’uomo ha continuato la sua distruzione, sia con gli altri uomini, sia con l’ambiente che lo circonda, e non si ferma neppure quelle rare volte che riesce a scorgere l’”arco dell’alleanza” tra le nubi del cielo! Anche nella nostra esperienza quotidiana, all’interno della coppia o della famiglia, al termine di una “bufera” ove siamo tutti l’un contro l’altro armati, sorge il sole e appare l’arcobaleno, sta a noi, come succede a Dio Padre, ricordarci di quella alleanza, di quel “si, ti accolgo” con il quale abbiamo siglato l’alleanza che ci impegna all’interno nella coppia e nella famiglia e di conseguenza con il mondo che ci circonda, per essere operatori di pace. San Pietro, nella sua lettera riprende il tema dell’arca, segno del battesimo che diventa strumento di salvezza grazie alla morte e resurrezione di Cristo. Battesimo che non è un semplice gesto di purificazione, ma che richiede anche una conversione, “una invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza”.Marco, contrariamente agli altri evangelisti, è molto sintetico nel raccontarci l’episodio del deserto di Gesù, ci dice solo che fu spinto dallo Spirito, tentato da satana e servito dagli angeli. Un periodo in cui Gesù fa l’esperienza fondamentale, che segnerà tutto il resto del suo cammino, cioè la presa di coscienza della sua missione. Infatti non appena viene a conoscenza che Giovanni il Battista è stato tolto dalla scena, interviene lui, quasi non volesse prima sovrapporsi, e le sue prime parole sono un invito deciso, un invito che ritornerà sempre sino a quando lascerà gli apostoli per salire al cielo “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo”.Il deserto nella bibbia è il luogo dell’incontro con Dio e della riscoperta della nostra vocazione. Non è certo facile ritagliarsi questo tempo nei ritmi che ci impone la vita di tutti i giorni, ma è necessario se vogliamo accogliere l’invito di Pietro, cioè invocare Dio con le parole del Salmo 24: fammi conoscere…, guidami…, ricordati, Signore del tuo amore.

La “Candelora”

di , 23 Gennaio 2009

Presentazione al TempioIl 2 febbraio cade quaranta giorni dopo il 25 dicembre – giorno di Natale – e quindi ricorre la presentazione di Gesù al tempio e la purificazione della Vergine, com’era usanza.

La festa si celebrò fin dai primi secoli del cristianesimo in oriente e da lì passò in occidente, durante la quale i fedeli correvano per la città portando fiaccole accese e, successivamente, delle candele; da qui il nome di “Candelora“.

Oltre all’omaggio dovuto alla santa Madre famoso il celebre proverbio, ricordato in un occasione anche da Papa Giovanni Paolo II, “Candelora dell’inverno semo fora, ma se piove e tira vento, dell’inverno semo dentro

 

Lunedì 2 febbraio S. Messa ore 18.30
Con benedizione delle candele e processione

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