Tag articolo: riflessione

Gruppi di Ascolto

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di , 5 Giugno 2011

Martedì 7 giugno e mercoledì 8 giugno prossimi dalle ore  18 alle 20 presso il Seminario patriarcale, come da calendario  diocesano, per tutti gli Animatori di Gruppi di Ascolto  iniziano i primi due incontri di introduzione alla “Lettera di Paolo  ai Galati” che sarà oggetto della riflessione nei GdA nelle  case nel prossimo anno pastorale 2011-12.  Don Giorgio Scatto ci aiuterà ad introdurci sulla figura di San  Paolo, don Natalino Bonazza ci parlerà su: “La verità del Vangelo  continui a rimanere salda tra noi”

Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni

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di , 14 Maggio 2011

Nella 4ª domenica di Pasqua (15 Maggio 2011) detta anche “domenica del buon  Pastore”, si celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, a  cui diede inizio, con profetica intuizione, papa Paolo VI° nel 1964.  Il tema che il  S.  Padre, Benedetto XVI propone alla riflessione e alla preghiera delle comunità  cristiane è: “L’annuncio -proposta vocazionale nella chiesa locale”.  Proporre  le vocazioni nella Chiesa locale.  Ciò significa riscoprire la comunità cristiana  come un fuoco che arde e dona luce e calore, esprimendo con gioia la  propria interiore vitalità e coerenza di vita.  Lo slogan scelto dal Centro Nazionale Vocazioni CEI,  prende lo spunto dal Vangelo di Marco 6, 33-44, in cui si racconta il miracolo della moltiplicazione  dei pani e dei pesci”. 

“Quanti pani avete?  Andate a vedere… ” (Mc 6,38)  E’ un invito rivolto a ciascuno e a tutta la comunità per verificare i pani (cioè i doni ricevuti!  ), di  cui ognuno è portatore, in un cammino di discernimento e di condivisione umile, disponibile e  feconda.  Il vero problema del nostro mondo non è solo la povertà del pane (che comunque  drammaticamente esiste!  ), ma è soprattutto la povertà di quel lievito  che possa essere fermento di Dio, capace di sollevare ogni vita.  Per questo invochiamo oggi il  Signore, affinché doni il pane a chi ha fame, ma susciti anche la fame di Lui che possa esprimersi  in scelte di vita coraggiose, totali e radicali per vivere la pienezza dell’Amore e del Dono.  Chiediamo al Signore il dono di sacerdoti per la nostra Chiesa di Venezia.

La Parola della Domenica

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di , 12 Marzo 2011

1ª Di Quaresima
Prima lettura (Gen 2,7-9; 3,1-7)   La creazione dei progenitori e il loro peccato.
Salmo responsoriale (Sal 50)    Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Seconda lettura (Rm 5,12-19)   Dove ha abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia.
Vangelo (Mt 4,1-11)   Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato.

Iniziamo in questa domenica il tempo di Quaresima, un tempo forte per i cristiani, il tempo del deserto, della  nostra riflessione intima sul rapporto che intratteniamo con Dio e con i fratelli, il tempo della riconciliazione e del  perdono.  Il tempo, anche, del digiuno, della fatica, della tentazione.  Il deserto non è solo un luogo fisico, ma anche  antropologico e teologico.  È il tempo del silenzio, tutti ne abbiamo bisogno, e tutti dobbiamo lasciarci interpellare  da esso; non è casuale che la Quaresima, questo tempo di interiorizzazione riflessiva e di rinnovamento  spirituale, inizi proprio con il racconto (Matteo 4,1-11) del deserto in cui Gesù ha volontariamente scelto di sostare  (per 40 giorni e per 40 notti, dice l’Evangelo, ma la cifra è ovviamente simbolica) e di accettarne le terribili  tentazioni.  Chi per varie ragioni abbia soggiornato nel deserto, sa quali pericoli in esso si corrano, quali miraggi  si intravedono, quale fatica si debba sopportare, contro quali tentazioni si debba combattere.  Ma il deserto è un  luogo di passaggio, in esso si deve camminare veloci: fermarsi, rilassarsi, sedersi può addirittura essere la causa della fine di chi in esso si  avventura.  Nel deserto, Gesù ha subito tre tentazioni.  Anche Gesù, non sembri strano, è stato tentato, e non si tratta di tentazioni virtuali,  come spesso ci viene fatto credere da chi ha talmente idealizzato il Maestro da ritenerlo immune dalle passioni umane, anche le più indicibili.  Per costoro non avrebbe fatto fatica, Gesù, lui è il Figlio di Dio, era già scritto che avrebbe resistito alle tentazioni.  Ma non è così.  Gesù, uomo  come ognuno di noi, figlio di Maria e di Giuseppe, poteva vincere o poteva perdere, poteva fermarsi e rincorrere improbabili miraggi, o andare  avanti.  Gesù è andato avanti.  È andato avanti nonostante la cultura ebraica in cui era stato educato ed in cui era immerso: la cultura di  un Dio che stava dalla parte dei giusti e non dei peccatori; la cultura di un popolo che attendeva l’Unto del Signore, faceva il tifo per lui, e  stava con lui; un popolo che, più che pensare a un Dio con sé, voleva un Dio per sé. 

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Assemblea pastorale

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di , 19 Febbraio 2011

Venerdì 25 Febbraio ore 18.30 a San Donato assemblea pastorale 

Ordine del giorno:

  • Riflessioni e comunicazioni del Parroco 
  • Verifica della Visita Pastorale  
  • Visita Pastorale del Papa a Venezia 
  • Proposte ed iniziative per Il tempo della Quaresima: Lodi del Mattino, Vesperi delle  domenica, la Via Crucis, i venerdì di quaresima vivendo l’iniziativa diocesana “venerdigiuno”,  settimana santa. 
  • Varie ed eventuali 

Per la riflessione:

(la testimonianza della fede ai figli) … Raccontando quel che è successo a me però, anzitutto perché uno deve raccontare ciò che  vive.  Se non vivo io l’esperienza della fede, e non vedo nella mia vita cosa c’entra Gesù, ogni  giorno quando mi alzo la mattina, mi lavo, vesto, ricomincio col lavoro, coi rapporti ecc.  ecc.  Se  non vivo io questo nesso, certamente non potrò comunicarlo.  Quindi il problema numero uno, è  che ognuno di noi deve giocarsi in prima persona e coltivare fino in fondo, il rapporto con Gesù  vivendo con fedeltà l’esperienza della Chiesa, della comunità cristiana.  Perché Gesù ha scelto di  restare in mezzo a noi attraverso l’Eucarestia, che è la radice della Chiesa: ” fate questo in  memoria di me”, non un’altra cosa , se volete che io sia vivo in mezzo a voi col mio spirito, fate  questo.  (Patriarca Angelo Scola, Visita Pastorale a Murano, incontro con i ragazzi)

(Ascolta) [audio:http://www.sandonatomurano.it/wp-content/uploads/2011/02/visita_pastorale_incontro2.mp3|titles=visita_pastorale_incontro2]

Assemblea Pastorale

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di , 13 Febbraio 2011

Venerdì 25 febbraio  2011 a partire dalla santa messa delle 18.30 fino alle 20.30  a San Donato si terrà l’ Assemblea Pastorale

Ordine del giorno:

  • Riflessioni e comunicazioni del Parroco Verifica della Visita Pastorale  Visita Pastorale del Papa a Venezia 
  • Proposte ed iniziative per II tempo della Quaresima: Lodi del Mattino, Vesperi delle domenica, i venerdì di quaresima vivendo l’iniziativa diocesana venerdigiuno. 
  • Varie ed eventuali 

Per la riflessione
Dalla Prima lettera di San Giovanni [4]  “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è stato generato da Dio e conosce Dio.  Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.  In questo si è manifestato l’amore di Dio in noi: Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui.  In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.  Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gii altri.  Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.  In questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha donato il suo Spirito.  E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore dei mondo.  Chiunque confessa che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio.  E noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi.  Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dìo rimane in luì.  In questo l’amore ha raggiunto tra noi la sua perfezione: che abbiamo fiducia nel giorno del giudizio, perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo.  Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore.  Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo.  Se uno dice: «lo amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo.  Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.  E questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche suo fratello.”

( Prima lettera di San Giovanni 4,7-22)

La Parola della Domenica

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di , 5 Febbraio 2011

5ª del Tempo Ordinario
Is 58,7-10   La tua luce sorgerà come l’aurora
Sal 111   Il giusto risplende come luce
1Cor 2,1-5  Vi ho annunciato il mistero di Cristo crocifisso
Mt 5,13-16   Voi siete la luce del mondo

La liturgia odierna propone alla nostra riflessione due immagini-simbolo che Gesù applica ai suoi discepoli: “Voi  siete il sale della terra,..  voi siete la luce del mondo”.  Gesù, la sola luce vera del mondo, chiede ai discepoli e pertanto  a noi, che ci appelliamo del nome di cristiani, di essere altrettanto, nonostante le nostre fragilità.  La buona  notizia appresa va trasmessa non solo con le parole ma soprattutto con la bontà.  Pertanto noi cristiani possiamo  essere sale e luce solo grazie alla comunione con lui; solo se le nostre azioni rendono gloria al Padre di Gesù Cristo  e Padre nostro.  Sale e luce sono due immagini-simbolo che ci indirizzano alle Scritture, in quanto, il sale era  segno di alleanza (bisognava metterne un po’ su ogni offerta presentata a Dio), mentre la luce era il simbolo della rivelazione messianica  che trionfa sulle tenebre del paganesimo.  Sale e luce, ancora, evocano l’ambiente domestico, i gesti familiari della tavola.  Isaia propone un  programma di condivisione e di giustizia sociale che è ricompensato, in chi lo mette in pratica, con l’amicizia di Dio e la stima da parte degli  uomini.  Il vuoto ritualismo di gesti e di parole (digiuni e penitenza), hanno di religioso solo l’apparenza, non hanno senso né presso Dio né  presso gli uomini.  Anche a noi, che temiamo che l’amore per Dio sia una fuga dinanzi alle esigenze dell’amore per il prossimo, oggi Isaia  propone le stesse parole ricordandoci che gesti e parole sono inscindibili dal contenuto.  L’uomo che teme il Signore sarà ricompensato da  Dio, con delle benedizioni di natura terrena, consone alla mentalità retributiva di ogni “pio israelita”.  Sono le azioni che compiamo che ci  fanno risplendere, ma non di luce propria, perché siamo immagine del creatore, che ci ha creato per amore.  La prima lettera di Paolo ai Corinzi  ricorda al nostro orgoglio di cristiani che nessuno di noi è all’altezza del vangelo che vuole diffondere, che siamo solamente delle fibre  ottiche che, se non siamo illuminati dalla fonte della luce, non trasmetteremo nessuna luce e nessuna immagine.  Per trasmettere la luce, che  si origina dalla fonte luminosa, è necessario, che le fibre del nostro essere, non siano spezzettate dall’orgoglio e dall’arroganza.  Luce e sale  danno gusto all’esistenza dell’uomo.  La luce fa sì che contempliamo le bellezze del creato mentre il sale insaporisce il cibo che, in varie maniere,  Dio ci dona.  L’uomo è stato creato dall’Altissimo con il compito di illuminare i fratelli e dare gusto, il gusto di Dio, a tutta la creazione e  alla propria e alla altrui esistenza.  Come il cristiano può essere luce, può essere sale?  La risposta la si trova nel vangelo odierno: “perché  vedano le vostre opere buone” che “povero in spirito, operatore di pace, mite, puro di cuore, misericordioso”, in poche parole ” il discepolo  degno di fede” deve ogni giorno, con assiduità compiere per indurre i propri fratelli in Cristo “a rendere gloria al Padre che è nei cieli”. 
Revisione di vita – A noi Gesù rivolge oggi le stesse parole ” voi siete il sale della terra, la luce…”, che riflesso di Dio facciamo
vedere?  – Di che cosa siamo capaci di digiunare? Di quello che abbiamo in abbondanza o di ciò che non abbiamo e ci diamo da fare per averlo?

II convegno delle Chiese del Triveneto – Aquileia 2012

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di , 14 Novembre 2010

Lettera dei Vescovi delle Chiese del Triveneto alle comunità cristiane

Cari fedeli,
noi Vescovi delle 15 Diocesi del Triveneto ci rivolgiamo a tutte le Comunità parrocchiali a tutte le aggregazioni di fedeli di questo territorio del Nordest, dunque a voi presbiteri, diaconi, laici e religiosi/e, con sincero affetto in Cristo, augurandovi abbondanza di grazia e di pace. Nell’Eucaristia che celebriamo
nel giorno del Signore, lo Spirito Santo ci unisce nella comunione intima con Cristo e tra di noi. Da questa fonte di gioie attingiamo speranza per rinnovare la vita delle nostre Comunità e testimoniare con coraggio la “buona notizia”: il Van gelo. Il nostro ministero di Vescovi, che «lo Spirito Santo ha costituito come custodi per essere pastori della Chiesa d Dio» (At 20,28), ci sollecita a riflettere sulla situazione e le attese delle nostre Diocesi, degli uomini e donne del nostre tempo, nel contesto attuale e con lo sguardo rivolto al futuro.

In questa prospettiva, dopo matura riflessione, avendo consultato gli Organismi diocesani e ascoltati i più diretti collaboratori, abbiamo preso la decisione di convocare un secondo Convegno delle nostre 15 Diocesi ad Aquileia, ne giorni 13-15 aprile 2012. Dall’evento del primo Convegno – tenutosi ad Aquileia nel 1990 – ad oggi sono intervenute rapide e profonde trasformazioni sul piano culturale, politico, socio-economico, della mentalità e degli stili di vita, che hanno avuto parecchie ripercussioni sulla vita di fede delle nostre comunità cristiane, pensiamo in particolare alle famiglie, ai giovani, agli immigrati. Ci è parso, quindi, opportuno riunire i rappresentanti delle Diocesi:

  • per riconoscere quello che il Signore ha operato in questi anni e condividerlo:
  • per discernere ciò che «lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7) attraverso le sfide e i cambiamenti in atto nel nostro Tri-veneto;
  • per delineare un cammino di rinnovamento e di rilancio dell’azione pastorale da proseguire insieme,
  • per assumere con disponibilità e passione l’impegno di operare per il bene comune nel territorio del Nordest.

In questo primo anno di preparazione, che prende avvio oggi domenica 7 novembre, siamo invitati – sulla base di una traccia di lavoro pubblicata in questi giorni – a rivisitare e narrare il vissuto delle nostre Chiese locali riconoscendovi la presenza e l’azione dello Spirito Santo con cui il Signore ci ha accompagnati e sostenuti nelle scelte compiute, come anche nelle fatiche e difficoltà incontrate. Lungo questo cammino godremo del dono della visita di Papa Benedetto XVI che il 7 maggio 2011 incontrerà i Consigli pastorali delle nostre Diocesi nella chiesa madre di Aquileia e l’8 maggio tutti i fedeli nella solenne Eucaristia presso il Parco di San Giuliano a Mestre. Darà così l’avvio al secondo anno di preparazione.
Vi invitiamo a vivere questi eventi con fiducia nel Signore che guida la Chiesa, a sentirci coinvolti e a pregare perché diventino un’esperienza di grazia per tutto il territorio del Nordest. Vi salutiamo con affetto nell’amore di Cristo e invochiamo su di voi e su tutte le comunità cristiane, per l’intercessione di Maria e dei nostri santi Patroni, la benedizione del Signore.

Solennità di tutti i Santi, 1 novembre 2010
I Vescovi delle Chiese del Triveneto

La Parola della Domenica

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di , 23 Ottobre 2010

29ª del Tempo Ordinario
Sir 35,15-17.20-22   La preghiera del povero attraversa le nubi
Sal 33   Il povero grida e il Signore lo ascolta
2Tm 4,6-8.16-18   Mi resta soltanto la corona di giustizia
Lc 18, 9-14   Il pubblicano tornò a casa giustificato, a differenza del fariseo

Dio entra in punta di piedi nell’umiltà dell’uomo.  Siamo tutti uguali davanti a Dio,  dice il Siracide, Dio non ha preferenze di casta, ma sa scrutare il cuore dell’uomo  per accogliere le sue richieste più profonde.  il Signore accoglie tutto quello che abbiamo  nel cuore, se noi sappiamo mantenerci in contatto con Lui attraverso le vicissitudini  della vita.  E’ questa la fede, la stessa fede che fu di Paolo nelle varie traversie della sua predicazione.  A volta ci capita di usare Dio per giustificare atteggiamenti che valgono  agli occhi del mondo, non agli occhi di Dio.  Dio sa cosa vive in ogni momento all’interno  dei nostri cuori.  Due uomini salirono al tempio.  In partenza gli uomini sono  uguali sono due non c’è distinzione.  Poi il Vangelo prosegue: uno era fariseo, l’altro  pubblicano.  Il fariseo era un uomo che si credeva vicino a Dio, possiamo dire un bravo cattolico praticante,  che va a messa tutte le domeniche, recita le preghiere mattina e sera, santifica le feste, non mangia carne  in Quaresima…  un vero Figlio di Dio.  Era uno di quelli che avevano voluto seguirlo attraverso la pratica  quotidiana.  Il pubblicano invece era ritenuto un profanatore, uno che per ragioni di denaro, aveva rinunciato  alla sua fede, in stretto contatto con l’impero romano che governava Israele.  Sono due le frasi che condannano  uno e assolvono l’altro.  “non sono neppure come questo pubblicano” dice il fariseo, scoprendo  così un cuore arido, pronto al giudizio nei confronti degli altri, pieno di superbia, come certi cattolici che  professano la fede a parole ma non con la propria vita.  “o Dio abbi pietà di me peccatore” dice il pubblicano,  scoprendo così un cuore umile, un mettersi in ginocchio davanti a Dio che tutto vede e tutto può.  Nel  fariseo c’è la giustificazione di se stesso.  Il fariseo non guarda nel profondo della coscienza, dove possiamo  accorgerci dei nostri peccati.  Il fariseo non consente a Dio di giudicarlo.  Ma Dio ci insegna che non  dobbiamo essere superbi e troppo sicuri di noi, non dobbiamo provare disprezzo per gli altri che sono nostri  fratelli.  Noi dobbiamo imparare ad essere come il pubblicano che sa parlare con Dio: non c’è bisogno  di chiedere, ma semplicemente aprire il nostro cuore per comunicargli le nostre gioie e sofferenze, con umiltà  (cfr.  Mt 6,6-10) Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti, dice il salmo ed è  proprio questo il nocciolo della nostra fede. 

Per la riflessione

  • Che peso ha la fede nella mia vita?
  • Ho mai avuto attimi di scoraggiamento in cui ho sentito il Signore lontano?
  • La preghiera è un atteggiamento che conosco?  So mettermi davanti a Dio aprendo il mio cuore?
  • Ho la tendenza a giudicare gli altri?
  • Penso davvero che ogni uomo è mio fratello? 

Convegno diocesano su matrimonio e famiglia

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di , 12 Settembre 2010

“L’amore tra l’uomo e la donna: matrimonio e famiglia nella comunità ecclesiale e nella società civile”
Si è svolto nei giorni 3 e 4 settembre, a Zelarino, l’annuale convegno diocesano in cui ci si è interrogat sull’ sull’amore uomo – donna, sul compito che matrimonio e famiglia assumono oggi per la crescita della “vita buona” della società civile.  Obiettivo del convegno era una maggiore presa di coscienza del mistero nuziale e del matrimonio, ap puntando l’attenzione sull’amore degli sposi come dono di Dio per gli stessi, ma anche per l’istituto dell; famiglia, per la comunità cristiana e per la società in genere.

La partecipazione è stata discreta e l’attenzione dei convenuti si è polarizzata il venerdì mattina sugi interventi di mons. Silvio Zardon (relazione introduttiva), di Ornella e Daniele Garota (“Il mistero gran de di uomo e donna che si amano”) e dei coniugi Marina e Gianpaolo Salvador che hanno presentato i sussidio “Sulla via dell’amore”. Nel pomeriggio si sono formati alcuni gruppi di ricerca su cinque filoni:

  1. I genitori e la comunità educante nell’accompagnamento dei figli nel cammino dell’iniziazione cristiana;
  2. I genitori e la comunità educante nell’educazione all’amore dei giovanissimi;
  3. La preparazione dei fidanzati al matrimonio;
  4. Sposi e famiglie nella comunità ecclesiale; 
  5. Sposi e famiglie nella comunità civile.

La mattinata del sabato c’è stata la presentazione delle sintesi delle discussioni nei gruppi, mentre è toc cato al Patriarca tirare le prime conclusioni dei lavori del Convegno.  Questo Convegno ha fornito molto materiale su cui lavorare in parrocchia, particolarmente nei “Gruppi Sposi”, ma non solo.
L’intervento di Daniele Garota è stato seguito attentamente durante il convegno e può costituire un valido strumento di riflessione sia personale che comunitario. Inoltre, le tracce sulle quali si è sviluppata la discussione nei gruppi, possono formare l’ossatura per un programma da percorrere durante l’anno pastorale.

Oggi 47ª Giornata di preghiera per le vocazioni

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di , 24 Aprile 2010

«HO UNA BELLA NOTIZIA!  IO L’HO INCONTRATO…  » 

Con questo slogan il Centro Nazionale Vocazioni della CEI, nella “domenica del Buon Pastore”, propone a  tutte le comunità cristiane e oranti, che si ritrovano nel Giorno del Signore, di vivere un momento forte di  sensibilizzazione, riflessione e preghiera sul significato e l’importanza della “chiamata vocazionale”  nella vita di ogni battezzato.  In particolare, oggi vogliamo ricordare tutte le “vite chiamate” che, con un  Sì totale e radicale, hanno donato il proprio cuore e la propria esistenza al servizio di Dio e di tanti fratelli  e sorelle, bisognosi di consolazione, di aiuto concreto e di speranza nel cammino spesso nebuloso e  confuso della vita. 

Lo slogan include anche il senso di due eventi importanti che in questo anno si intrecciano tra di loro:  l’Anno Sacerdotale, indetto da Papa Benedetto XVI, che ha sullo sfondo la figura umanamente semplice e  dimessa del santo Curato d’Ars: “la stola e la croce”…  il Sacramento della Riconciliazione e  l’abbandono amoroso della propria esistenza al Crocifisso Risorto.  La forte sottolineatura presente nel messaggio del Papa: «la testimonianza di vita suscita vocazioni», è l’invito, l’impegno, la profezia  per essere testimoni coerenti e sereni, in un mondo frastornato da tante “cattive notizie”; per raccontare la gioia di un incontro che  può cambiare profondamente ogni esistenza: l’incontro con il Signore Gesù.

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