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Festa della dedicazione delle nostre Chiese

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di , 29 Ottobre 2011

Domum Dei decet sanctitudo: Sponsum eius Christum adoremus in ea (invitatorio di Mattutino). Il pensiero liturgico del giorno è precisato in questa formula invitatoriale. “Deve essere santa la casa di Dio: in essa adoriamo il Cristo, suo Sposo”. Che mistero è questo di una casa, che nello stesso tempo è sposa? Sono sante le nostre Chiese per l’appartenenza a Dio, per la celebrazione del Sacrificio, per le preghiere e le lodi che vi si offrono all’ospite divino. Per un titolo più valido di quello che potevano vantare l’antico tabernacolo e il tempio, la dedicazione le ha separate da tutte le case degli uomini ed esaltate sopra tutti i palazzi della terra. La sublime funzione della dedicazione delle chiese come pure la festa che ne perpetua il ricordo, non si arrestano al santuario costruito con le nostre mani, ma si elevano a realtà viventi e più auguste. La gloria principale del nobile edificio è simboleggiarne la grandezza. Il mistero della dedicazione.
Dio ha un solo santuario degno di lui: la sua vita divina, il tabernacolo di cui è detto che egli si circonda (Sal 17,12) quando curva i cieli (ivi 10) rende fitte le tenebre (ivi 12) agli occhi mortali, luce inaccessibile (1Tm 6,16) in cui abita nella sua gloria la tranquilla Trinità. Nondimeno, o Dio altissimo, ti degni comunicare alle anime nostre questa vita divina, che i cieli non possono contenere (3Re 8,27) e meno ancora la terra, e fai gli uomini partecipi della tua natura (2Pt 1,4). … Il tempio di Dio è santo, diceva l’Apostolo, e il tempio siete voi, tempio è il cristiano, tempio è l’assemblea cristiana.
Poiché Gesù Cristo chiama tutta l’umanità a partecipare della sua pienezza (Gv 1,16; Col 2,10), l’umanità a sua volta completa Cristo (Ef 1,23). Essa fu ossa delle sue ossa, carne della sua carne (Gen 11,23), un corpo solo (Ef 6,30), formando con lui l’ostia, che deve eternamente bruciare sull’altare dei cieli nel fuoco dell’amore; in quanto poi è la pietra d’angolo, su essa sono poste altre pietre viventi (1Pt 2,4-7): l’assemblea dei predestinati, che sotto la cura degli architetti apostolici (1Cor 3,10) sorse tempio santo del Signore (Ef 2,20-22). Così la Chiesa è la Sposa e per Cristo e con Cristo è casa di Dio. Lo è in questo misero mondo in cui si tagliano, nella fatica e nella sofferenza, le pietre elette, che saranno poi poste nel luogo previsto dal disegno di Dio (Inno di Vespro). Lo è nella felicità del cielo, dove il tempio eterno si accresce di ogni anima partita di quaggiù, in attesa che, compiuto con l’arrivo del nostro corpo immortale, sia dedicato dal nostro grande Pontefice, nel giorno della inimitabile dedicazione che chiuderà i tempi (1Cor 15,24): consegna solenne del mondo riscattato e santificato al Padre che gli diede il proprio Figlio (Gv 3,16), a Dio divenuto tutto in tutti (1Cor 15,28).
… Allora la profezia di san Giovanni, il prediletto, sarà realizzata: Ho veduto la città santa, la nuova Gerusalemme, che discendeva dai cieli, ornata come una sposa per lo sposo e ho udito una gran voce che veniva dal trono e diceva: Qui è il tempio di Dio (Ap 21,2.3). In questa domenica così importante celebriamo anche la tradizionale festa dei lustri di matrimonio La parrocchia è lieta di celebrare questa ricorrenza perché il sacramento del matrimonio è il campo fertile dove si vive l’amore e si moltiplicano i frutti benedetti da Dio.

La Parola della Domenica

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di , 8 Ottobre 2011

28ª del Tempo Ordinario
Prima Lettura (Is 25,6-10a)  Il Signore preparerà un banchetto, e asciugherà le lacrime su ogni volto.
Salmo Responsoriale (Sal 22)  Abiterò per sempre nella casa del Signore.
Seconda Lettura (Fil 4,12-14.19-20)  Tutto posso in colui che mi dà forza.
Vangelo (Mt 22,1-14)  Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.

Il tema di questa domenica è molto chiaro perché sia il Vangelo di Matteo (22,1-14), il brano del profeta Isaia (25,6-10), ma anche il salmo 22  nel quale si ripete “Abiterò per sempre nella casa del Signore”, insistono sul tema delle nozze.  La preghiera di Colletta  invoca il Padre come colui che “invita il mondo intero alle nozze del suo Figlio”.  È chiaro che quella delle nozze  è un’immagine che ci deve aiutare a capire alcune caratteristiche importanti del progetto di Dio sul mondo e di conseguenza  della nostra relazione con lui: infatti tutti gli uomini sono invitati a partecipare a queste nozze, cioè a questa  relazione personale e gioiosa con Dio.  Correlate al tema della nozze ci sono altre figure come quella del banchetto,  che ricorre sia nella prima lettura che nel Vangelo e quella di Dio Buon Pastore che ricorre nel salmo 22.  Il banchetto  infatti è il segno concreto della festa delle nozze e il Buon Pastore ricorda il re che conquista la sua sposa:  l’umanità intera.  Ma al di là di questi brevi accenni è opportuno approfondire la figura delle nozze che è quella principale.  Prima di tutto bisogna ricordare che la figura delle nozze viene usata diverse volte nella Bibbia.  Il Cantico dei Cantici non ha nessun  riferimento esplicito a Dio, ma la scelta travagliata di inserirlo nel canone delle scritture si fonda proprio sulla possibilità di leggere la vicenda  degli innamorati, che sono i protagonisti del libro, come la storia dell’innamoramento tra Dio e l’umanità e tra Dio e ogni singolo uomo e donna.  Il libro del profeta Osea si svolge tutto alla luce di una storia matrimoniale difficile e a lieto fine.  Il libro dell’Apocalisse presenta addirittura  tutta la storia come lo scenario nel quale l’umanità sviluppa la capacità di rispondere a Dio con un amore adeguato allo Sposo per diventare  la sua Sposa eterna (la Gerusalemme celeste che scende dal cielo adorna come una sposa).  Si potrebbero fare altri esempi.  Quali sono le caratteristiche  di un Matrimonio riuscito?  Gli sposi devono essere innamorati.  Questo fatto ci aiuta a ricordare che Dio in effetti nutre un  “sentimento” nei confronti dell’umanità che può essere descritto come innamoramento, quindi passionale.  Dio cerca ogni uomo e donna perché  si accorgano di questa sua attenzione e scelgano di rispondere innamorandosi a loro volta.  Ogni vocazione può essere letta anche come la risposta  entusiasta al desiderio che Dio ha di essere in relazione con noi. 

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La Parola della Domenica

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di , 1 Ottobre 2011

Prima Lettura (Is 5,1-7) La vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele.
Salmo Responsoriale (Sal 79) La vigna del Signore è la casa d’Israele.
Seconda Lettura (Fil 4,6-9) Mettete in pratica queste cose e il Dio della pace sarà con voi.
Vangelo (Mt 21,33-43) Darà in affitto la vigna ad altri contadini.

Che sorte riserviamo a Cristo nella nostra vita ?!
Il contesto immediato della parabola dei vignaioli omicidi riguarda il rapporto tra Dio e il popolo d’Israele. È ad esso che storicamente Dio ha inviato dapprima i profeti e poi il suo stesso Figlio. Ma come tutte le parabole di Gesù, essa è una “storia aperta”. Nella vicenda Dio-Israele viene tracciata la storia del rapporto tra Dio e l’umanità intera. Gesù riprende e continua il lamento di Dio in Isaia della prima lettura. È lì che si deve cercare la chiave di lettura e il tono della parabola. Perché Dio ha “piantato la vigna” e quali sono “i frutti” che si aspetta e che a suo tempo viene a cercare? Qui la parabola si distacca dalla realtà. I vignaioli umani non piantano certo una vigna e non vi spendono le loro cure per amore della vigna, ma per il loro beneficio. Non così Dio. Egli crea l’uomo, entra in alleanza con lui, non per suo interesse, ma per il vantaggio dell’uomo, per puro amore. I frutti che si aspetta dall’uomo sono l’amore per lui e la giustizia verso gli oppressi: tutte cose che servono al bene dell’uomo, non di Dio. Questa parabola di Gesù è terribilmente attuale applicata alla nostra Europa e in genere al mondo cristiano. Anche in questo caso bisogna dire che Gesù è stato “cacciato fuori della vigna”, estromesso da una cultura che si proclama post-cristiana, o addirittura anti-cristiana. Le parole dei vignaioli risuonano, se non nelle parole almeno nei fatti, nella nostra società secolarizzata: “Uccidiamo l’erede e sarà nostra l’eredità! “. Non si vuole più sentire parlare di radici cristiane dell’Europa, di patrimonio cristiano. L’uomo secolarizzato vuole essere lui l’erede, il padrone “Non c’è più nulla in cielo, né Bene, né Male, né persona alcuna che possa darmi degli ordini. [… ]

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Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

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di , 12 Marzo 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)

3.  Il nostro immergerci nella morte e risurrezione di Cristo attraverso  il Sacramento del Battesimo, ci spinge ogni giorno a  liberare il nostro cuore dal peso delle cose materiali, da un  legame egoistico con la “terra”, che ci impoverisce e ci impedisce  di essere disponibili e aperti a Dio e al prossimo.  In Cristo,  Dio si è rivelato come Amore (cfr 1Gv 4,7-10).  La Croce di  Cristo, la “parola della Croce” manifesta la potenza salvifica di  Dio (cfr 1Cor 1,18), che si dona per rialzare l’uomo e portargli  la salvezza: amore nella sua forma più radicale (cfr Enc.  Deus  caritas est, 12).  Attraverso le pratiche tradizionali del digiuno,  dell’elemosina e della preghiera, espressioni dell’impegno di  conversione, la Quaresima educa a vivere in modo sempre più  radicale l’amore di Cristo.  Il digiuno, che può avere diverse  motivazioni, acquista per il cristiano un significato profondamente  religioso: rendendo più povera la nostra mensa impariamo  a superare l’egoismo per vivere nella logica del dono e  dell’amore; sopportando la privazione di qualche cosa – e non  solo di superfluo – impariamo a distogliere lo sguardo dal nostro  “io”, per scoprire Qualcuno accanto a noi e riconoscere  Dio nei volti di tanti nostri fratelli.  Per il cristiano il digiuno non  ha nulla di intimistico, ma apre maggiormente a Dio e alle necessità  degli uomini, e fa sì che l’amore per Dio sia anche amore  per il prossimo (cfr Mc 12,31).  Nel nostro cammino ci troviamo di fronte anche alla tentazione  dell’avere, dell’avidità di denaro, che insidia il primato di Dio  nella nostra vita.  La bramosia del possesso provoca violenza,  prevaricazione e morte; per questo la Chiesa, specialmente  nel tempo quaresimale, richiama alla pratica dell’elemosina,  alla capacità, cioè, di condivisione.  L’idolatria dei beni, invece,  non solo allontana dall’altro, ma spoglia l’uomo, lo rende infelice,  lo inganna, lo illude senza realizzare ciò che promette, perché  colloca le cose materiali al posto di Dio, unica fonte della  vita.  Come comprendere la bontà paterna di Dio se il cuore è  pieno di sé e dei propri progetti, con i quali ci si illude di potersi  assicurare il futuro?  La tentazione è quella di pensare, come il  ricco della parabola: “Anima mia, hai a disposizione molti beni  per molti anni… “. 

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Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

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di , 5 Marzo 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)

2.  Per intraprendere seriamente il cammino verso la Pasqua e prepararci  a celebrare la Risurrezione del Signore – la festa più gioiosa  e solenne di tutto l’Anno liturgico – che cosa può esserci di più adatto  che lasciarci condurre dalla Parola di Dio?  Per questo la Chiesa, nei  testi evangelici delle domeniche di Quaresima, ci guida ad un incontro  particolarmente intenso con il Signore, facendoci ripercorrere le  tappe del cammino dell’iniziazione cristiana: per i catecumeni, nella  prospettiva di ricevere il Sacramento della rinascita, per chi è battezzato,  in vista di nuovi e decisivi passi nella sequela di Cristo e nel  dono più pieno a Lui.  La prima domenica dell’itinerario quaresimale evidenzia la nostra  condizione dell’uomo su questa terra.  Il combattimento vittorioso  contro le tentazioni, che dà inizio alla missione di Gesù, è un invito a  prendere consapevolezza della propria fragilità per accogliere la  Grazia che libera dal peccato e infonde nuova forza in Cristo, via,  verità e vita (cfr Ordo Initiationis Christianae Adultorum, n.25).  E’ un  deciso richiamo a ricordare come la fede cristiana implichi,  sull’esempio di Gesù e in unione con Lui, una lotta “contro i dominatori  di questo mondo tenebroso” (Ef 6,12), nel quale il diavolo è  all’opera e non si stanca, neppure oggi, di tentare l’uomo che vuole  avvicinarsi al Signore: Cristo ne esce vittorioso, per aprire anche il  nostro cuore alla speranza e guidarci a vincere le seduzioni del male.  Il Vangelo della Trasfigurazione del Signore pone davanti ai nostri  occhi la gloria di Cristo, che anticipa la risurrezione e che annuncia la  divinizzazione dell’uomo.  La comunità cristiana prende coscienza di  essere condotta, come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, “in  disparte, su un alto monte” (Mt 17,1), per accogliere nuovamente in  Cristo, quali figli nel Figlio, il dono della Grazia di Dio: “Questi è il  Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento.  Ascoltatelo”  (v.5).  E’ l’invito a prendere le distanze dal rumore del quotidiano  per immergersi nella presenza di Dio: Egli vuole trasmetterci, ogni  giorno, una Parola che penetra nelle profondità del nostro spirito,  dove discerne il bene e il male (cfr Eb 4,12) e rafforza la volontà di  seguire il Signore.  La domanda di Gesù alla Samaritana: “Dammi da bere” (Gv 4,7), che  viene proposta nella liturgia della terza  domenica, esprime la passione di Dio  per ogni uomo e vuole suscitare nel  nostro cuore il desiderio del dono dell’  “acqua che zampilla per la vita eterna”  (v.14): è il dono dello Spirito Santo,  che fa dei cristiani “veri adoratori” in  grado di pregare il Padre “in spirito e  verità” (v.23).  Solo quest’acqua può  estinguere la nostra sete di bene, di  verità e di bellezza!  Solo quest’acqua,  donataci dal Figlio, irriga i deserti  dell’anima inquieta e insoddisfatta,  “finché non riposa in Dio”, secondo le  celebri parole di sant’Agostino.  La “domenica del cieco nato” presenta Cristo come luce del mondo.  Il  Vangelo interpella ciascuno di noi: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?  “.  “Credo, Signore!  ” (Gv 9,35.38), afferma con gioia il cieco nato, facendosi  voce di ogni credente.  Il miracolo della guarigione è il segno che  Cristo, insieme alla vista, vuole aprire il nostro sguardo interiore,  perché la nostra fede diventi sempre più profonda e possiamo riconoscere  in Lui l’unico nostro Salvatore.  Egli illumina tutte le oscurità  della vita e porta l’uomo a vivere da “figlio della luce”. 

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Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2011

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di , 26 Febbraio 2011

“Con Cristo siete sepolti nel Battesimo, con lui siete anche risorti” (cfr Col 2,12)
Presentiamo da questa settimana il testo del messaggio del Papa Benedetto per la prossima quaresima, perché meditando le parole del Santo Padre iniziamo a preparare questo tempo importante del nostro cammino.

Cari fratelli e sorelle, 

la Quaresima, che ci conduce alla celebrazione della Santa Pasqua, è per la Chiesa un tempo liturgico assai prezioso  e importante, in vista del quale sono lieto di rivolgere una parola specifica perché sia vissuto con il dovuto impegno.  Mentre guarda all’incontro definitivo con il suo Sposo nella Pasqua eterna, la Comunità ecclesiale, assidua  nella preghiera e nella carità operosa, intensifica il suo cammino di purificazione nello spirito, per attingere con  maggiore abbondanza al Mistero della redenzione la vita nuova in Cristo Signore (cfr Prefazio I di Quaresima).  1.  Questa stessa vita ci è già stata trasmessa nel giorno del nostro Battesimo, quando, “divenuti partecipi della  morte e risurrezione del Cristo”, è iniziata per noi “l’avventura gioiosa ed esaltante del discepolo” (Omelia nella  Festa del Battesimo del Signore, 10 gennaio 2010).  San Paolo, nelle sue Lettere, insiste ripetutamente sulla singolare  comunione con il Figlio di Dio realizzata in questo lavacro.  Il fatto che nella maggioranza dei casi il Battesimo  si riceva da bambini mette in evidenza che si tratta di un dono di Dio: nessuno merita la vita eterna con le proprie  forze.  La misericordia di Dio, che cancella il peccato e permette di vivere nella propria esistenza “gli stessi sentimenti  di Cristo Gesù” (Fil 2,5), viene comunicata all’uomo gratuitamente.  L’Apostolo delle genti, nella Lettera ai Filippesi, esprime il senso della trasformazione che si attua con la partecipazione  alla morte e risurrezione di Cristo, indicandone la meta: che “io possa conoscere lui, la potenza della sua  risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla  risurrezione dai morti” (Fil 3,10-11).  Il Battesimo, quindi, non è un rito del passato, ma l’incontro con Cristo che  informa tutta l’esistenza del battezzato, gli dona la vita divina e lo chiama ad una conversione sincera, avviata e  sostenuta dalla Grazia, che lo porti a raggiungere la statura adulta del Cristo.  Un nesso particolare lega il Battesimo alla Quaresima come momento favorevole per sperimentare la Grazia che  salva.  I Padri del Concilio Vaticano II hanno richiamato tutti i Pastori della Chiesa ad utilizzare “più abbondantemente  gli elementi battesimali propri della liturgia quaresimale” (Cost.  Sacrosanctum Concilium, 109).  Da sempre,  infatti, la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo: in questo Sacramento si realizza quel  grande mistero per cui l’uomo muore al peccato, è fatto partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo  stesso Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11).  Questo dono gratuito deve essere sempre ravvivato  in ciascuno di noi e la Quaresima ci offre un percorso analogo al catecumenato, che per i cristiani della Chiesa  antica, come pure per i catecumeni d’oggi, è una scuola insostituibile di fede e di vita cristiana: davvero essi  vivono il Battesimo come un atto decisivo per tutta la loro esistenza.  (Continua)

Le Cresime

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di , 13 Febbraio 2011

Domenica 20 febbraio ore 11.00  a San Donato i ragazzi del gruppo sichem 3 riceveranno il sacramento della confermazione

Barbini Gianmarco, Bardella Joyce, Campagnol Mattia, Cimarosti Camilla, De Mio Denise, Dona Maddalena, Enfori Elia, Fabris Mary, Finottto Matteo, Furlan Sara, Massaria Alessia, Moroso Elisa, Muzzatti Demis, Novello Giorgia, Pagnini Luca, Polesel Deborah, Ragosta Claudia, Scussat Elia, Siega Giulia, Spezzamonte Nicola, Trevisanello Aurora, Vianello Giada, Zanucco Giulia, Zanucco Massimiliano, Zecchin Giulia, Zecchi Sofia, Bruno Erica, Camozzo Ludovica, Cenedese Nicola, Cimarostri Giulio, Collelli Emma, Ragazzi Rachele, Righetti Nicola, Santi Giorgia, Spezzamonte Alessio, Veljacà Gioia, Simper Ursula

Preghiamo per questi ragazzi perche’ lo spirito confermi la loro fede

19ª Giornata mondiale del malato

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di , 5 Febbraio 2011

Il giorno 11 febbraio 2011 – in occasione della Festa della B.Maria Vergine di Lourdes – 19ª Giornata mondiale del malato

“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 2,24) 
Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con  occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l’umanità.  Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza  e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice.  Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza  del suo Amore.  Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l’Amore: “Come io ho amato  voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).  Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a  noi.  E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: “Mio Signore e mio Dio!  “, seguiamo il nostro Maestro  nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non  teme il dolore, la gioia della Risurrezione. 

[Benedetto XVI] 

Sante Messe : ore 10.00 a San Pietro ed ore 15.30 a San Donato 
Durante le celebrazioni eucaristiche chi lo desidera potrà ricevere il sacramento dell”Unzione degli Infermi comunemente chiamata  “Estrema Unzione”, perché frequentemente si conferisce all’ammalato ormai morente, quando ormai non è più cosciente.  Non bisogna vivere  questo sacramento come una sorta di “lasciapassare per l’anima”, bensì come una grazia necessaria per aiutare chi sta soffrendo.  Il sacramento  può essere dato a chi ha una salute cagionevole, a chi è in un’età avanzata, ma anche a coloro che devono affrontare una delicata operazione  e, qualora si dovessero ripresentare altre condizioni simili o situazioni che destano preoccupazione, può essere ricevuto nuovamente.  L’Unzione degli Infermi aiuta il malato nella sofferenza, gli dà la grazia, la serenità, la luce e l’equilibrio necessari per affrontare la malattia  e per essere un faro luminoso che brilla all’interno della famiglia.  È lo stesso Gesù a chinarsi sul sofferente per offrigli il Suo aiuto, la Sua  comprensione e il Suo conforto.

L’entrata nel catecumenato di Id Thanpoong

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di , 30 Gennaio 2011

Id Thanpoong riceverà il battesimo la notte di pasqua in basilica a San Marco

La gioia della Chiesa. La nota comincia con il dare indicazioni sul primo incontro con le persone che avanzano la richiesta del battesimo, che deve essere «accogliente e cordiale», visto che «chi chiede di diventare cristiano non deve essere trattato come un “problema” o una fatica in più, ma deve poter riconoscere la gioia della Chiesa per una decisione che – quando è autentica – è opera dello Spirito Santo». Parroco e catechisti sono chiamati prima di tutto a discernere le motivazioni della richiesta, eventualmente purificandole e approfondendole, – chiarire le idee sul cammino che porterà al battesimo, che richiederà circa due anni (salvo un permesso del Patriarca) di costante impegno. «La lunghezza del catecumenato è resa necessaria dal fatto che oggi non è facile essere cristiani: senza una autentica esperienza comunitaria di vita cristiana la fede rischia di non reggere all’impatto con un mondo non sempre in sintonia con i valori propugnati dal cristianesimo».

Ammissione al catecumenato. Il primo passo sarà quindi l’ammissione al catecumenato, con la quale «la Chiesa si prende cura di introdurre e accompagnare queste persone all’incontro personale con Cristo all’interno di una gioiosa e profonda esperienza di vita comunitaria». Si spiega che «la consegna dei vangeli che avviene durante il rito esprime la sostanza di quel che sarà il cammino catechistico successivo: non solo conoscere una dottrina e una morale, ma conoscere, amare e seguire Gesù Cristo vivo e presente nella sua Chiesa». …Il miglior sussidio da utilizzare? I quattro vangeli. Solo dopo è bene passare ai catechismi.

I riti. In ossequio al Rica (Riti per l’iniziazione cristiana degli adulti) si ricorda che i catecumeni non partecipano a tutta la liturgia eucaristica, ma vengono dimessi dopo la liturgia della parola. Dopo circa un anno si celebra (‘«iscrizione del nome», o elezione: comincia da allora il tempo della preparazione immediata, più intensa; e agli iniziali “garanti” succedono i “padrini”. Comincia allora il “tempo della purificazione e dell’illuminazione”, che si compie con gli scrutini e le consegne del Credo e del Padre Nostro (in Quaresima), come prevede appunto il Rica. La data più opportuna per la celebrazione dell’iniziazione cristiana, che spetta al Patriarca (salvo autorizzazione a un delegato o al parroco), è la Veglia pasquale.

Mistagogia. Il passo successivo sarà la “mistagogia”: «La formazione dei neofiti non termina con il battesimo, ma prosegue ancora per qualche tempo per renderli più consapevoli della grazia ricevuta nei sacramenti dell’iniziazione, per aiutarli a inserirsi nella vita della parrocchia e per educarli ad accostarsi al sacramento della riconciliazione».

[tratto da orientamenti per l’iniziazione cristiana degli adulti, Patriarcato di Venezia]

La Parola della Domenica

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di , 6 Novembre 2010

Ez 47, 1-2.8-9.12   Vidi l’acqua che usciva dal tempio, e a quanti giungeva quest’acqua portò salvezza.
Sal 45   Un fiume rallegra la città di Dio.
ICor 3, 9c-11.16-17  Voi siete il tempio di Dio.
Gv 2, 13-22   Parlava del tempio del suo corpo.

 Frequentare la Chiesa non è una pratica esteriore 
Quest’anno, al posto della XXXII Domenica del Tempo ordinario, celebriamo la festa della dedicazione  delle nostre chiese parrocchiali nella prossimità delle festa della chiesa-madre di Roma, la  basilica Lateranense, dedicata inizialmente al Salvatore e in seguito a san Giovanni Battista.  Che  cosa rappresenta per la liturgia e per la spiritualità cristiana la dedicazione di una chiesa e l’esistenza stessa della chiesa, intesa  come luogo di culto?  Dobbiamo partire da queste parole del Vangelo: “È venuto il momento, in cui i veri adoratori adoreranno  il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali adoratori”.  Gesù insegna che il tempio di Dio è, primariamente, il cuore dell’uomo che ha accolto la sua parola.  Parlando di sé e del Padre  dice: “Noi verremo in lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14, 23) e Paolo scrive ai cristiani: “Non sapete che voi siete il  tempio di Dio?  ” (1 Cor 3, 16).  Tempio nuovo di Dio è, dunque, il credente.  Ma luogo della presenza di Dio e di Cristo è anche là,  “dove due o più sono riuniti nel suo nome” (Mt 18, 20).  Il concilio Vaticano II arriva a chiamare la famiglia cristiana una “chiesa  domestica” (LG, 11), cioè un piccolo tempio di Dio, proprio perché, grazie al sacramento del matrimonio, essa è, per eccellenza,  il luogo in cui “due o più” sono riuniti nel suo nome.  A che titolo, allora, noi cristiani diamo tanta importanza alla chiesa, se  ognuno di noi può adorare il Padre in spirito e verità nel proprio cuore, o nella sua casa?  Perché questo obbligo di recarci in  chiesa ogni domenica?  La risposta è che Gesù Cristo non ci salva separatamente gli uni dagli altri; egli è venuto a formarsi un  popolo, una comunità di persone, in comunione con lui e tra di loro. 

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