Tag articolo: Salute

XVIII Giornata Mondiale del Malato

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di , 6 Febbraio 2010

Giovedi 11 Febbraio 2010  – “La Chiesa a servizio dell’amore per i sofferenti” 

Domenica 14 Febbraio  Sante Messe ore 11.00 a San Pietro – ore 15.30 a San Donato  con l’impartizione dell’Unzione degli infermi.
Quanti, ammalati o anziani , desiderino ricevere l’Unzione lascino il loro nome in sacrestia.  Non si terrà la consueta Messa delle 18.30 a san Donato

A te, Vergine di Lourdes,
al Tuo Cuore di Madre che consola,
ci rivolgiamo in preghiera.
Tu, Salute degli Infermi,
soccorrici e intercedi per noi.
Madre della Chiesa, guida e sostieni
gli operatori sanitari e pastorali,
i sacerdoti, le anime consacrate
e tutti coloro che assistono i malati.
Madre dell’Amore,
facci discepoli del Tuo Figlio,
il Buon Samaritano,
affinché tutta la nostra vita
diventi in Lui
servizio d’amore e sacrificio di salvezza.
Amen!

Adorazione Eucaristica permanente

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di , 16 Gennaio 2010

Papa Benedetto XVI parla dell’Adorazione Eucaristica

L’Adorazione Eucaristica è l’atto più alto di una creatura umana nei confronti del suo Creatore: mettersi  ai piedi di Gesù in atteggiamento di filiale ascolto e di lode, reverenza e accoglienza di tutto  quanto proviene da Lui, nella consapevolezza che solo Lui basta e solo Lui conta.  Chi adora pone al  centro della sua attenzione e del suo cuore il Dio altissimo e creatore e Salvatore di tutto l’universo. 

L’adorazione Eucaristica è un tempo trascorso in preghiera davanti al Sacramento dell’Eucaristia esposto solennemente.  Si può pregare in vari modi, ma il modo migliore è una preghiera di silenziosa meditazione, sul mistero dell’Amore con  cui Gesù ci ha amato, tanto da dare la sua vita ed il suo Sangue per noi.  Adorare è lasciarsi amare da Dio per imparare  ad amare gli altri…  Adorare è entrare nell’esperienza del Paradiso, per essere più concreti nella storia.  “Gesù se ne andò  sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione.  Quando fu giorno chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse  dodici”.  (Lc 6:12-13). 

Si adora sforzandosi di fare silenzio dentro ed intorno a sé, per permettere a Dio di comunicare  col nostro cuore ed al nostro cuore di comunicare con Dio.  Si fissa lo sguardo verso l’Eucaristia, che è il segno vivo  dell’amore che Gesù ha per noi, si medita sul mistero della sofferenza, della morte e della risurrezione di Gesù, che  nell’Eucaristia ci dona la sua presenza reale e sostanziale.  “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.  (Mt 28:20) L’Adorazione Eucaristica viene fatta in ogni momento del giorno, o della notte; nella gioia più profonda, o  nel dolore più acuto.  Con la pace nel cuore, o nel colmo dell’angoscia.  All’inizio della vita, o alla fine. 

Quando si hanno  energie e quando non ce la facciamo più; in piena salute, o nella malattia.  Quando il nostro spirito trabocca d’amore, o  nel colmo dell’aridità.  Prima di decisioni importanti, o per ringraziare Dio di averle prese.  Quando siamo forti, o quando  siamo deboli.  Nella fedeltà, o nel peccato.  “Pregate inoltre incessantemente, con ogni sorta di preghiere e di suppliche  nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti”…  (Ef 6:18)

La Festa della Madonna della Salute nell’anno sacerdotale

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di , 21 Novembre 2009

Basilica della SaluteMons.  Lucio Cilia, rettore della Basilica della Salute, rivolge  l’invito a svolgere il pellegrinaggio con una particolare intenzione  legata all’Anno sacerdotale indetto dal Papa: “La Salute  è la chiesa del Seminario e chi viene in pellegrinaggio nella festa  della Madonna sa che lì incontrerà i seminaristi.  Tutto il  grande lavoro che rende possibile la festa è sostenuto quasi  esclusivamente dai giovani che si stanno preparando a diventare  preti.  Ogni mattina l’icona di Maria accoglie i seminaristi  per la celebrazioni della messa; ad ottobre e a maggio vi è la recita del rosario e il canto  delle litanie.  E’ in occasione del fioretto di maggio, sotto gli occhi benevoli di Maria e  l’ascolto attento e critico dei propri compagni, che tutti i futuri preti hanno pronunciato  le loro prime prediche.  Per questo motivo la Basilica è strettamente legata alla memoria  e al cuore di tanti preti”.  E quindi, prosegue mons.  Cilia nella riflessione pubblicata sul  prossimo numero di Gente Veneta, “la Madonna della Salute ci faccia una grazia particolare  quest’anno: ci doni di comprendere che cos’è un prete, per crescere nell’amore e  nella preghiera per chi ha ricevuto ed ha risposto ad una vocazione così grande”. 

Queste parole del Rettore del Seminario, don Lucio mi danno l’opportunità di ricordare  quanto la Madonna della Salute sia veramente legata alla Vocazione Sacerdotale di tanti  noi sacerdoti che all’ombra della Cupola della Basilica ci siamo  formati.  In quest’anno sacerdotale, credo sia importante che, assieme alle  richieste di grazie per se stessi o per la propria famiglia, andando  in pellegrinaggio all’Icona della Vergine, chiediamo pure la grazia  che dalle nostre Comunità Cristiane di Murano, possano sorgere  Vocazioni al Sacerdozio. 

Invito pure ad una preghiera per il  sottoscritto per l’impegno che il Signore mi ha affidato come Pastore  di queste Comunità di Murano. 

Don Carlo

21 Novembre Madonna della Salute

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di , 15 Novembre 2009

Madonna della SaluteOgni anno, nello storico giorno del 21 novembre, la Madonna  della Salute chiama a raccolta tutti i veneziani, e non soltanto  quelli che abitano nel centro storico e nelle isole: è una tradizione  ancora vitale e diffusa che passa attraverso le generazioni. 

 L’antica  icona di Santa Maria della Salute richiama le folle al grande  tempio dove si esprimono le due anime della festa: all’interno,  sotto la cupola del Longhena, si celebrano messe in continuazione  e si elevano preghiere e suppliche di guarigione e di grazia. 

Questo pellegrinaggio, questa ritualità secolare coinvolge ferventi  cattolici, devoti della Madre di tutti, e, insieme, attrae cittadini che  ‘sentono’ il valore anche civile della festa, l’appartenenza a una  cultura di cui la religiosità è una parte essenziale.

La sera del 20 novembre il patriarca Angelo Scola guiderà il pellegrinaggio diocesano dei giovani da S.  Marco (ore 18.30) alla basilica della Salute.

La Parola della Domenica

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di , 10 Ottobre 2009

Sap 7,7-11 A l confronto della sapienza stimai un nulla la ricchezza. 
Sal 89  Saziaci, Signore, con il tuo amore: gioiremo per sempre. 
Eb 4,12-13  La parola di Dio discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. 
Mc 10,17-30  Vendi quello che hai e seguimi.
 

Parola della domenicaE’ ora di dare il giusto peso alle cose!  E’ ora di dare la priorità alle cose importanti.  Chi vive in una comunità cristiana sa che deve chiedere a Dio il  discernimento per poter fare le scelte giuste.  Se siamo in grado, con l’aiuto di Dio, di individuare questa combinazione  per il nostro cammino, avremo gratuitamente quelle  cose non richieste esplicitamente.  La Chiesa, infatti, ci indica con la liturgia di questa domenica di  fare le scelte indirizzate alla vera libertà.  Essere nel giusto significa  essere “uomo autentico” nella propria storia qualunque essa sia.  Chi cerca la felicità o la propria  realizzazione nelle false “sicurezze” è ingannato, e non è libero.  Così come può dire di essere  libero chi drogato non riesce a liberarsi dal vizio, così come pure chi crede che la sua vera felicità  sta solo nella ricchezza a tutti i costi? 

La prima lettura ci invita a meditare e pensare quali siano i cardini fondamentali della nostra vita e  cosa chiedere (prudenza, spirito di sapienza) non facendoci illudere da ricchezza, potere, salute,  bellezza.  Dio capisce che, spesso, questi punti fondamentali della nostra vita non sono sempre  oggetto delle nostre scelte e che a volte perdiamo di vista le mete fondamentali ed allora… .  Ecco  che Dio ci viene in aiuto inserendoci in una famiglia che, se cristiana, riesce ad equilibrare la tendenza  centrifuga rispetto ai punti fondamentali.  Se, poi, questo non bastasse Dio riserva alle famiglie  cristiane qualcosa in più: quello di inserirsi in una parrocchia (famiglia di famiglia) affinché le  scelte siano quelle giuste per noi.  Dio non ci abbandona e ci regala sempre opportunità positive. 

Nella seconda lettura la Chiesa, che conosce le difficoltà che si incontrano quotidianamente, ci  fornisce la cura per poter avere la certezza di essere nella scelta giusta.  Questa è sintetizzata nella  prima parola del brano di San Paolo agli Ebrei e che cioè bisogna allenarsi ad ascoltare la parola  di Dio che è “viva” e se noi ci nutriamo di una cosa viva “vivremo”.  Non a caso la celebrazione  eucaristica utilizza la Parola di Dio per istruirci prima del sacramento, non a caso è consigliato a  tutti i gruppi cristiani, che si riuniscono, di leggere prima un brano tratto dalle sacre scritture e poi  di confrontarlo con l’esperienza di vita.  Così le famiglie “cellula ecclesiale” dovrebbe allenarsi a vedere  Dio, la sua presenza, la sua bellezza e potenza nella vita di tutti i giorni. 

Che dire poi del brano di Marco: il giovane ha ricevuto senz’altro una “buona educazione”, ma di  fronte alle scelte radicali e di revisione della propria vita alla luce della Sapienza di Dio, alla vera  ricchezza, alle contraddizioni che la vita di tutti i giorni la scelta è ardua.  E pensare che dietro ad  ogni buon cristiano c’è sempre una famiglia che educa, ma questa educazione a quali risultati  porta?  Si può sfociare in un fariseismo(con un formalismo esteriore) e può sfociare in un vero seguace  di Cristo ( basato su una umanità profonda ed autentica) che libera noi e quelli che ci sono  intorno e che in un certo senso ci sono affidati.  Alla fine di queste parole utili per la nostra vita chiediamoci : 

  • Oggi sono in grado di fare un elenco di cose che mi permettono di giungere alla vera felicità,  così come Dio l’ha preparata per me oppure sto perdendo tempo con false ed inutili  sicurezze? 
  • Riesco a trasmettere la gioia e la freschezza della parola di Dio tutti i giorni e mi rendo conto  che questa trasmissione ha un ritorno positivo nella mia vita? 
  • Nella vita preparata da Dio per me quale educazione mi prefiggo per non dipendere dalla  materialità dellle cose?

San Giuseppe patrono dei lavoratori

di , 25 Aprile 2009

San Giuseppe lavoratore, che, falegname di Nazareth, provvide con il suo lavoro alle necessità di Maria  e Gesù e iniziò il Figlio di Dio al lavoro tra gli uomini.  Perciò, nel giorno in cui in molte parti della  terra si celebra la festa del lavoro, i lavoratori cristiani lo venerano come esempio e patrono.  L’amato Papa Giovanni Paolo II, che era molto devoto di san Giuseppe, ci ha lasciato una mirabile  meditazione a lui dedicata.  Tra i molti aspetti che pone in luce, un accento particolare dedica al silenzio  di san Giuseppe.  Il suo è un silenzio permeato di contemplazione del mistero di Dio, in atteggiamento di totale disponibilità  ai voleri divini.  In altre parole, il silenzio di san Giuseppe non manifesta un vuoto interiore, ma, al contrario, la pienezza di fede  che egli porta nel cuore, e che guida ogni suo pensiero ed ogni sua azione.  Un silenzio grazie al quale Giuseppe, all’unisono  con Maria, custodisce la Parola di Dio, conosciuta attraverso le Sacre Scritture, confrontandola continuamente con gli avvenimenti  della vita di Gesù; un silenzio intessuto di preghiera costante, preghiera di benedizione del Signore, di adorazione della  sua santa volontà e di affidamento senza riserve alla sua provvidenza.  Non si esagera se si pensa che proprio dal “padre” Giuseppe  Gesù abbia appreso sul piano umano quella robusta interiorità che è presupposto dell’autentica giustizia, la “giustizia  superiore”, che Egli un giorno insegnerà ai suoi discepoli (cfr Mt 5,20).  Lasciamoci “contagiare” dal silenzio di san Giuseppe!  Ne abbiamo tanto bisogno, in un mondo spesso troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di  Dio.  In questo momento di fatica e di crisi lavorativa della nostra isola, raccogliamoci insieme e preghiamo San Giuseppe  affinché interceda per noi. 

O San Giuseppe,
padre di Gesù e sposo purissimo di Maria,
che a Nazareth hai conosciuto la dignità e il peso del lavoro,
accettandolo in ossequio alla volontà del Padre
e per contribuire alla nostra salvezza,
aiutaci a fare del lavoro quotidiano un mezzo di elevazione;
insegnaci a fare del luogo di lavoro una ‘Comunità di persone’,
unita dalla solidarietà e dall’amore;dona a tutti i lavoratori e
alle loro famiglie,
la salute, la serenità e la fede;
fà che i disoccupati trovino presto una dignitosa occupazione
e che coloro che hanno onorato il lavoro per una vita intera,
possano godere di un lungo e meritato riposo.
Te lo chiediamo per Gesù, nostro Redentore,
e per Maria, Tua castissima Sposa e nostra carissima Madre.
Amen

Festa della B.Maria Vergine di Lourdes

di , 31 Gennaio 2009

11 febbraio 2009, in occasione della Festa della B. Maria Vergine di Lourdes: Giornata dell’ammalato. Alle 15.30 verrà recitato il Santo Rosario e le litanie E nella celebrazione eucaristica verrà Impartito il sacramento della unzione degli infermi (chi desidera riceverlo deve richiederlo a Don Carlo)

Proprio su questo sacramento poco conosciuto e tante volte temuto vogliamo soffermarsi. Non bisogna riceverlo con timore, ma con spirito gioioso e sereno, perché ogni sacramento innanzitutto aumenta la grazia ed è un incontro con il Cristo, poiché è un’espressione dell’immenso amore di Dio per noi. Chi soffre è più simile a Gesù ed è più vicino a Lui: “Affido al vostro dolore, alle vostre sofferenze, ai momenti tristi delle vostre giornate il futuro della Chiesa. Siate candele vive, palpitanti, perché il mondo e la Chiesa hanno bisogno della vostra luce, delle vostre sofferenze e del vostro dolore.

Dovete sentirvi come candele accese davanti all’altare di Dio ed io, affido a voi il futuro della Chiesa , perché l’ammalato è più vicino a Gesù, chi soffre è più vicino a Gesù di chi non soffre. Gesù ha detto: Venite a me voi tutti che siete affaticati e stanchi ed Io vi ristorerò.” Chi meglio degli ammalati, dei sofferenti, può aiutare i figli scelti da Dio per compiere la grande missione, offrendo le proprie giornate, sofferenze e preghiere?

Unzione degli infermiL’Unzione degli Infermi è comunemente chiamata “Estrema Unzione“, perché frequentemente si conferisce all’ammalato ormai morente, quando ormai non è più cosciente. Non bisogna vivere questo sacramento come una sorta di “lasciapassare per l’anima”, bensì come una grazia necessaria per aiutare chi sta soffrendo. Il sacramento può essere dato a chi ha una salute cagionevole, a chi è in un’età avanzata, ma anche a coloro che devono affrontare una delicata operazione e, qualora si dovessero ripresentare altre condizioni simili o situazioni che destano preoccupazione, può essere ricevuto nuovamente.

L’Unzione degli Infermi aiuta il malato nella sofferenza, gli dà la grazia, la serenità, la luce e l’equilibrio necessari per affrontare la malattia e per essere un faro luminoso che brilla all’interno della famiglia. L’Unzione degli Infermi genera la grazia di essere uniti al Signore e la forza di essere capaci di sopportare le malattie e la sofferenza. La sofferenza fa paura, anche il Signore l’ha sperimentata, per questo motivo viene incontro all’ammalato, ponendosi al suo fianco. Qualsiasi sacramento deve essere amato, perché voluto ed istituito da Cristo, in quanto è fuoriuscito dal Suo costato.

Tutti i Sacramenti sono espressa conseguenza della passione e della morte del Cristo, pertanto bisogna guardare anche l’Unzione degli Infermi in questa luce. “Ogni volta che riceviamo l’unzione degli infermi e qualsiasi sacramento noi ci incontriamo con Cristo. È una grazia che inonda la nostra anima, è un insieme di benedizioni che rafforza la nostra fede, è una luce profonda che si innesta dentro il cuore … Gesù si china su ciascuno di noi, ci bacia e si commuove”.

Facciamo presepe

di , 14 Dicembre 2008

PresepeDa molti anni si sente dire che la festa del Natale è diventata una festa di consumo nella quale la corsa ai regali segna lo stato di salute economica della nazione e l’ attesa dei bambini per l’ arrivo di Babbo Natale con i suoi doni oscura la stella cometa che porta il regalo più importante: la nascita del Salvatore.  Quando ero piccola mi ricordo che il Natale si attendeva con trepidazione, perché era un periodo magico: si sognava. l’ allestimento del presepe iniziava con la raccolta del muschio, proseguiva con la ricerca di tutte le statuine…

Oggi non c’ è più tempo per niente; non c’ è il tempo di andare a cercare il muschio, non c’è il tempo per allestire la capanna: i presepi li vendono già belli e pronti da collocare magari sopra alla televisione…  Questo non è natale,e lo capiamo subito attribuendo il giusto significato ai personaggi del presepe.  L’ideazione del presepe sarebbe dovuta, secondo la tradizione, a San Francesco, che l’avrebbe allestito per primo a Greccio, presso Rieti, per evidenziare la grande portata della Natività, dando vita ad una rappresentazione il più possibile realistica della nascita del Messia.

Il presepio diventa così il luogo della preghiera natalizia, uno spazio domestico in cui le parole diventano musica alle orecchie di Dio, ecco perché anche la nostra comunità, come grande famiglia di Dio coglie l’occasione più volte in questo periodo per condividere diversi momenti di preghiera:

  • con le lodi mattutine alle 7.30 (questa settimana a San Pietro), e con i vesperi della domenica alle 17.30 a San Pietro Specialmente domenica 21 dicembre quando avremo la possibilità di vivere l’incontro con il perdono del Padre con il Sacramento della Confessione
  • Questa settimana, lunedì alle 16.45 i bambini di Mamre e mercoledì alle 17 i ragazzi dei Gruppi Sichem, mercoledì 17 dicembre alle ore 19.30 i giovani dei gruppi Kairos ed Emmaus (sono invitati anche i giovani di tutto il vicariato).  Con la Confessione avranno occasione di preparare il Natale

Il presepe è vita e speranza e questa domenica anche carità, oggi infatti durante le messe verranno raccolte le spese che saranno poi consegnate alla mensa Betania e donate ai più bisognosi cogliamo in questo natale l’importanza del donare gratuitamente e rafforziamo lo spirito di amicizia , di collaborazione e di condivisione.  Ora il presepio è quasi completo: ci sono Maria, Giuseppe, l’angelo, i pastori… tutti i personaggi sono al loro posto, il presepio si anima di presenze! A queste presenze aggiungiamo la nostra, di noi che ci accostiamo al presepio e … facciamo le belle statuine?  Davanti al mistero che si rinnova restiamo spettatori passivi, indifferenti?  Abbiamo fatto spazio al presepio in casa nostra, ma nel nostro cuore?

Non è sufficiente guardare, occorre stupirsi e contemplare, lasciarsi cambiare la vita, METTERCI L’ANIMA! Come Maria che, accogliendo l’annuncio dell’angelo, accetta di accogliere Gesù nella sua vita. E sappiamo bene come è cambiata la sua vita dopo quell’umile gesto di accoglienza: Maria ci ha messo l’anima nell’accogliere quel figlio, nel crescerlo e amarlo fino sulla croce! E noi?  Natale quest’anno avrà un’anima, se sapremo dire con Maria: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto”.

Festa della Madonna della Salute

di , 21 Novembre 2008

Festa di famiglia

“La tradizione, nella vita della Chiesa, è memoria tenace di una fedeltà che prima di essere nostra è di Dio. La grande festa della Madonna della Salute evidenzia la grazia di essere tenuti ed anzi consolati dal dono di fede che i padri ci hanno consegnato. Torniamo davanti all’icona della Mesopanditissa per lasciarci guardare da Lei, dire grazie, aprire il cuore e chiedere aiuto riconoscendo quello che siamo nel cuore di Dio. Lo sguardo di Maria, la “piena di grazia”, ci aiuta a celebrare con gratitudine il fatto di essere amati dal Signore”.(mons. Giacinto Danieli, direttore spirituale del Seminario Patriarcale)

Queste parole di don Giacinto, ci aiutano ad comprendere bene il significato profondo di questa festa del tutto nostra. E’ una Festa di famiglia, perché dà l’occasione di ricordarci da dove veniamo, quali sono le nostre radici, si sentirci appartenenti tutti alla stessa famiglia.

Vivere una festa così intensamente, come ogni anno facciamo, ci può aiutare nel rafforzare il legame con quel Figlio che la Vergine della Salute, ci mostra quando andiamo ad incontrarla nella sua Chiesa a Venezia. E’ a Lui che ci vuole guidare, e Lui che ci invita ad ascoltare, e sempre lui che ci chiede di seguire, una volta che abbiamo compiuto quel gesto così semplice, ma anche così intenso che è il pellegrinaggio alla Basilica.

Ritornati alle nostre casa, raccogliamo ancora una volta l’invito, che ci viene da questa Festa di famiglia, di rispondere a Cristo vivendo di Lui ogni giorno, scoprendo il potere che ha Lui sul male, quel male che secoli fa nella peste ha decimato Venezia, ma che oggi continua ancora a far male. Il male dell’egoismo, della edonismo, di cui spesso soffriamo e che chiude i nostri cuori e ci rende incapaci di vivere da fratelli.

Ascoltiamo le Parole della Vergine che a Cana disse ai servi “fate quello che Lui vi dirà”. Oggi Maria le ripete a ciascuno di noi, e ci invita ad allargare il cuore in un amore sincero e autentico verso DIO e il prossimo. Incominciando dalla nostra isola, per poi portarlo anche fuori dei confini delle nostra case, dei nostri canali.

Preghiamo Maria che continui ad accompagnarci ogni giorno, per diventare autentici discepoli.

Don Carlo e Don Nandino  

Festa della Madonna della Salute

di , 16 Novembre 2008

Ritorna la festività, che ricorda una terribile pestilenza, quella del biennio 1630-31, e il conseguente voto pronunciato dal Doge per ottenere l’intercessione della Vergine.
Ritorna la festa Mariana per eccellenza per noi Veneziani, e ritorna il nostro filiale pellegrinaggio davanti all’Icona di Maria. Andiamo a Maria per chiedere quella Grazie, attraverso la sua intercessione, che il Signore vorrà donarci.

Celebreremo anche noi qui in Basilica la Festa con la Santa Messa delle 18.30 Venerdì 21 novembre, dove invocheremo la protezione di Maria su tutta la nostra Comunità.
I Giovani dei gruppi Kairos ed Emmaus vivranno il loro Pellegrinaggio giovedì 20, partendo alle 17.30 da Museo.

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