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Il Battesimo di Gesù è il “Nostro Battesimo”!!!!

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di , 11 Gennaio 2014

Battesimo-di-GesuSulle rive del Giordano, Giovanni Battista predica la conversione dai peccati per accogliere il regno di Dio che è vicino. Gesù scende con la folla nell’acqua per farsi battezzare. Il battesimo per i Giudei era un rito penitenziale, perciò vi si accostavano riconoscendo i propri peccati. Ma il battesimo che Gesù riceve non è solo un battesimo di penitenza: la manifestazione del Padre e la discesa dello Spirito Santo gli danno un significato preciso. Gesù è proclamato «figlio diletto» e su di lui si posa lo Spirito che lo investe della missione di profeta (annuncio del messaggio della salvezza), sacerdote (l’unico sacrificio accetto al Padre), re (messia atteso come salvatore) (cf prefazio).

Il battesimo di Cristo è il «nostro battesimo»
La redazione degli evangelisti tende a presentare il battesimo di Gesù come il battesimo del «nuovo popolo di Dio», il battesimo della Chiesa. Nel libro dell’Esodo, Israele è il figlio primogenito che viene liberato dall’Egitto per servire a Dio e offrirgli il sacrificio (Es4,22); è il popolo che passa tra la muraglia d’acqua del Mar Rosso e nel sentiero asciutto attraverso il fiume Giordano. Cristo è il «figlio diletto» che offre l’unico sacrificio accetto al Padre; Cristo che «esce dall’acqua» è il nuovo popolo che viene definitivamente liberato: lo Spirito non solo scende su Cristo, ma rimane su di lui «perché gli uomini riconoscessero in lui il Messia, inviato a portare ai poveri il lieto annunzio» (prefazio). Lo Spirito che non aveva più dimora permanente fra gli uomini (Gn 6,3) ora rimane sempre, per Cristo, nella Chiesa.
La missione di Cristo è prefigurata in quella del Servo sofferente di Isaia. Il «Servo di Iahvè» è colui che porta su di se i peccati del popolo. In Cristo che si sottopone ad un atto pubblico di penitenza, vediamo la solidarietà del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo con la nostra storia. Gesù non prende le distanze da un’umanità peccatrice: al contrario, vi si immedesima per meglio «manifestare il mistero del nuovo lavacro» (pref.) e i conseguenti impegni di azione apostolica che ne derivano per il discepolo.

Alla riscoperta del proprio battesimo
Nati e vissuti nella fede della Chiesa, i cristiani hanno bisogno di riscoprire la grandezza e le esigenze della vocazione battesimale. E’ paradossale che il battesimo, il quale fa dell’uomo un membro vivo del Corpo di Cristo, non abbia molto posto nella coscienza esplicita del cristiano e che la maggior parte dei fedeli non sentano l’ingresso nella Chiesa attraverso l’iniziazione battesimale come il momento decisivo della loro vita.
Il battesimo dato a noi nel nome di Cristo è manifestazione del preveniente amore del Padre, partecipazione al mistero pasquale del Figlio, comunicazione di una nuova vita nello Spirito; esso ci pone dunque in comunione con Dio, ci integra nella sua Famiglia; è un passaggio dalla solidarietà nel peccato alla solidarietà nell’amore. Una nuova sensibilità per il battesimo è stata suscitata nella Chiesa dallo Spirito: oggi più che mai, nelle comunità cristiane, si presenta la vita cristiana come «vivere il proprio battesimo»; e maggiormente si manifesta negli adulti il bisogno di ripercorrere le tappe del proprio battesimo attraverso un «cammino catecumenale» fatto di profonda vita di fede vissuta comunitariamente, legata ad una seria conoscenza della Scrittura.

Cristo nel Battesimo si fa luce, entriamo anche noi nel suo splendore; Cristo riceve il battesimo, inabissiamoci con lui per poter con lui salire alla gloria.
Giovanni dà il battesimo, Gesù si accosta a lui, forse per santificare colui dal quale viene battezzato nell’acqua, ma anche di certo per seppellire totalmente nelle acque il vecchio uomo. Santifica il Giordano prima di santificare noi e lo santifica per noi. E poiché era spirito e carne santifica nello Spirito e nell’acqua.
Il Battista non accetta la richiesta, ma Gesù insiste.
«Sono io che devo ricevere da te il battesimo» (cfr. Mt 3, 14), così dice la lucerna al sole, la voce alla Parola, l’amico allo Sposo, colui che è il più grande tra i nati di donna a colui che è il primogenito di ogni creatura, colui che nel ventre della madre sussultò di gioia a colui che, ancora nascosto nel grembo materno, ricevette la sua adorazione, colui che precorreva e che avrebbe ancora precorso, a colui che era già apparso e sarebbe nuovamente apparso a suo tempo.
«Io devo ricevere il battesimo da te» e, aggiungi pure, «in nome tuo». Sapeva infatti che avrebbe ricevuto il battesimo del martirio o che, come Pietro, sarebbe stato lavato non solo ai piedi.
Gesù sale dalle acque e porta con sé in alto tutto intero il cosmo. Vede scindersi e aprirsi i cieli, quei cieli che Adamo aveva chiuso per sé e per tutta la sua discendenza, quei cieli preclusi e sbarrati come il paradiso lo era per la spada fiammeggiante.
E lo Spirito testimonia la divinità del Cristo: si presenta simbolicamente sopra Colui che gli è del tutto uguale. Una voce proviene dalle profondità
dei cieli, da quelle stesse profondità dalle quali proveniva Chi in quel momento riceveva la testimonianza.
Lo Spirito appare visibilmente come colomba e, in questo modo, onora anche il corpo divinizzato e quindi Dio. Non va dimenticato che molto tempo prima era stata pure una colomba quella che aveva annunziato la fine del diluvio.
Onoriamo dunque in questo giorno il battesimo di Cristo, e celebriamo come è giusto questa festa.
Purificatevi totalmente e progredite in questa purezza. Dio di nessuna cosa tanto si rallegra, come della conversione e della salvezza dell’uomo. Per l’uomo, infatti, sono state pronunziate tutte le parole divine e per lui sono stati compiuti i misteri della rivelazione.
Tutto è stato fatto perché voi diveniate come altrettanti soli cioè forza vitale per gli altri uomini. Siate luci perfette dinanzi a quella luce immensa. Sarete inondati del suo splendore soprannaturale. Giungerà a voi, limpidissima e diretta, la luce della Trinità, della quale finora non avete ricevuto che un solo raggio, proveniente dal Dio unico, attraverso Cristo Gesù nostro Signore, al quale vadano gloria e potenza nei secoli dei secoli. Amen.

Festa di S.Nicolò tra fede e tradizione

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di , 6 Dicembre 2013

AS1029Anche se il “Comparto Della Vetraria Muranese” sta soffrendo da anni per la crisi internazionale, la festa del suo Patrono S.Nicolò si è celebrata in un clima di “fede e di serenità” nel rispetto della secolare tradizione che unisce il sacro e il profano in un “particolare connubio”. Da più di 25 anni l’Associazione Scuola di S.Nicolò promuove a livello interparrocchiale la Celebrazione della S.Messa in onore del Santo e la Mostra Vetraria a scopo benefico. Quest’anno la Liturgia Eucaristica è stata presieduta dal nuovo Vicario Generale Don Angelo Pagan assieme al Parroco Don Alessandro e a Don Umberto Bertola, sacerdote nativo dell’isola. Nella sua “omelia” Don Angelo ha sottolineato le virtù e le doti particolari del Vescovo di Myra, mettendo in evidenza il dono della carità e dell’amore per i poveri e per i bimbi esortando tutti i fedeli presenti a compiere gesti di pace e di solidarietà verso chi nel bisogno. Don Angelo è rimasto sorpreso dell’accoglienza ricevuta e della partecipazione delle famiglie con i bambini alla Liturgia in Basilica e di conseguenza si è complimentato con Don Alessandro, dicendo che la nostra “Unità Pastorale” è come una grande famiglia che sa pregare e condividere la fede nel segno della “Parola del Vangelo”. Ci ha assicurato, la sua vicinanza nella preghiera e soprattutto che riferirà al Patriarca Francesco, l’entusiasmo, l’affetto e la generosità che Murano ha dimostrato in tale occasione. Alla fine della S.Messa è stato benedetto il tradizionale “pane di S.Nicolò” offerto a tutti i fedeli presenti. L’apertura della “mostra Vetraria “in Centro S.Gerardo ha concluso la Festa che ci ha visto tutti riuniti nella comune devozione al nostro Patrono.

Il Papa ai fedeli: chi pratica la misericordia non teme la morte

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di , 28 Novembre 2013

943012_400928876705563_97133337_nCirca 50 mila fedeli oggi in Piazza San Pietro per l’udienza generale, nonostante la giornata molto fredda. Il Papa ha fatto innanzitutto i complimenti ai pellegrini presenti: “perché voi siete coraggiosi con questo freddo in piazza! Complimenti, tanti!”.

 

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Non c’è vera carità se non si annuncia Cristo

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di , 22 Novembre 2013

CARIT-~1Introducendo l’incontro internazionale sul tema Testimoniare la fede attraverso la carità, il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha discettato su alcuni dei fondamenti più importanti della cristianità.

La fede, ha ricordato il cardinale Bagnasco, “è dono di Dio” che l’uomo può accettare o meno e comunque è sempre “originata dalla chiamata divina e mai dall’iniziativa umana”. Gli uomini d’oggi, tuttavia, “spesso non colgono questo ordine e lo invertono, pensando che Dio sia oggetto della loro scelta”. Dio, però, “non accetta di essere un elemento fra i tanti nella vita dell’uomo, altrimenti sarebbe ridotto a oggetto o a idolo”.

La fede da sola, tuttavia, è insufficiente e necessita delle opere (cfr. Gc 2,26), espressione massima della carità. “Chi non porta frutto nella carità – ha proseguito Bagnasco – mostra quindi di non avere realmente accolto nella fede il Cristo, che trasforma l’uomo e lo rende nuova creatura (2Cor 5,17)”.

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Messaggio conclusivo dei vescovi alle comunità cristiane del nordest

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di , 22 Aprile 2012

Una Chiesa che annuncia Gesù Cristo salvezza e speranza dell’umanità Noi vescovi delle 15 Chiese del Nordest, che ad Aquileia abbiamo vissuto, insieme ai rappresentanti delle nostre comunità, nella gioia della Pasqua, l’esperienza di fede e di comunione del secondo Convegno ecclesiale, inviamo a tutti voi, nostri fratelli e sorelle nella fede un cordiale saluto di grazia e pace nel Signore risorto. Dopo 22 anni dal primo convegno, ci riamo ritrovati presso la Chiesa-madre di Aquileia per attingere dalla sorgente comune della fede ecclesiale una nuova linfa e per impegnarci – come ci ha esortato il papa Benedetto XVI – «per una nuova evangelizzazione del nostro territorio e consegnare alle generazioni future l’eredità preziosa della fede cristiana» (Discorso ad Aquileia 7 maggio 2011). Ci siamo sentiti in comunione con voi e vi ringraziamo per le preghiere con cui ci avete accompagnato in questi giorni. In un clima intenso di preghiera e di condivisione fraterna noi tutti, radunati ad Aquileia, abbiamo cercato di essere in ascolto di quello che lo Spirito dice, oggi, alle nostre comunità, e, insieme ascoltare le richieste, le aspirazioni ed i gemiti delle donne e degli uomini di oggi. Esprimiamo la nostra viva solidarietà ai poveri e a tutti coloro che soffrono più acutamente a causa della grave crisi economica e finanziaria. Ci siamo interrogati su come essere oggi testimoni di Cristo e dell’amore di Dio e come saperlo annunciare in un contesto culturale e sociale profondamente cambiato. Nella preghiera di lode abbiamo ringraziato il Signore per le tante opere di bene che ha ispirato e per la generosità di tanti cristiani impegnati nelle comunità. Ma abbiamo anche preso coscienza delle nostre debolezze e delle nostre manchevolezze, e per questo chiediamo sinceramente perdono a Dio e a tutti. Siamo consapevoli della conversione a cui siamo chiamati per essere Chiesa che annuncia Gesù Cristo, salvezza e speranza dell’umanità.

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La Parola della Domenica

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di , 14 Gennaio 2012

Prima Lettura  (1Sam 3,3-10.19) Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta.
Salmo Responsoriale  (Sal 39) Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.
Seconda Lettura  (1Cor 6,13-15.17-20) I vostri corpi sono membra di Cristo.
Vangelo  (Gv 1,35-42) Videro dove dimorava e rimasero con lui.

Il filo conduttore delle letture di questa domenica è centrato sulla chiamata personale del Signore verso ognuno di noi. Tutti noi siamo stati chiamati a una “vocazione” da realizzare nella nostra vita di tutti i giorni. In esse sono ricorrenti, anche se non sempre esplicitati, tre verbi: chiamare, ascoltare, rispondere. Ascoltare è ricevere la propria identità, per scoprirci, per conoscerci, per ringraziare, è saper rispondere per essere capaci di dire quel “si” incondizionato, come fece Maria rispondendo all’angelo dicendo: “avvenga di me quello che hai detto”. Ma cos’è la vocazione, come riconoscerla? Quando rispondi sì, si prova in se stessi un senso di pienezza che altrimenti non si avverte. E’ sentire la presenza del Signore per realizzare la nostra missione nella vita e sperimentare la pienezza nel tempo, sulla base delle scelte fatte. La prima lettura ci mette in guardia dal sottovalutare le scelte di Dio, egli infatti dimostra la sua fiducia nei confronti di un bambino e si rivolge a lui, non al sacerdote. Eli però sa riconoscere la presenza di Dio e lo guida all’ascolto e alla sequela del Signore. Saper distinguere, saper guidare, saper dare fiducia sono le cose che ci invita a fare questa lettura: ma noi abbiamo fiducia di quelli che ci stanno vicini? Anche nel Salmo 39 troviamo l’atteggiamento della chiamata, il chinarsi di Dio, come dire che ognuno di noi è capace di ascoltare l’altro soltanto se si china su di lui, se si prende cura di lui, se ha compassione e misericordia, se si spende per l’altro. Quindi la risposta “io desidero fare la tua volontà”.

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Educare i giovani alla giustizia e alla pace…

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di , 7 Gennaio 2012

Messaggio di Benedetto XVI per la celebrazione della XLV giornata mondiale della pace
“educare i giovani alla giustizia e alla pace”

L’inizio di un nuovo anno,  dono di Dio all’umanità, mi  invita a rivolgere a tutti, con  grande fiducia e affetto, uno  speciale augurio per questo  tempo che ci sta dinanzi, perché  sia concretamente segnato  dalla giustizia e dalla  pace.  Con quale atteggiamento  guardare al nuovo  anno?  …  l’uomo di fede attende il Signore « più che le sentinelle  l’aurora » (v.  6), lo attende con ferma speranza, perché  sa che porterà luce, misericordia, salvezza.  Tale attesa nasce  dall’esperienza del popolo eletto, il quale riconosce di essere  educato da Dio a guardare il mondo nella sua verità e a non  lasciarsi abbattere dalle tribolazioni.  Vi invito a guardare il 2012  con questo atteggiamento fiducioso.  Tale attesa è particolarmente  viva e visibile nei giovani, ed è per questo che il mio  pensiero si rivolge a loro considerando il contributo che  possono e debbono offrire alla società.  Vorrei dunque presentare  il Messaggio per la XLV Giornata Mondiale della Pace  in una prospettiva educativa: « Educare i giovani alla giustizia  e alla pace », nella convinzione che essi, con il loro entusiasmo  e la loro spinta ideale, possono offrire una nuova speranza  al mondo.  Il mio Messaggio si rivolge anche ai genitori,  alle famiglie, a tutte le componenti educative, formative, come  pure ai responsabili nei vari ambiti della vita religiosa, sociale,  politica, economica, culturale e della comunicazione… Educare  – dal latino educere – significa condurre fuori da se stessi  per introdurre alla realtà, verso una pienezza che fa crescere  la persona. 

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Celebrare e vivere l’Avvento

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di , 26 Novembre 2011

Il tempo di Avvento è tempo di attesa, di conversione, di speranza: attesamemoria della prima ed umile venuta del Salvatore nella nostra carne mortale; attesa-supplica dell’ultima e gloriosa venuta di Cristo come Signore della storia e Giudice universale. Nelle prime due domeniche di Avvento domina così l’appello alla conversione attraverso la voce dei profeti e soprattutto di Giovanni Battista: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino! » (Mt 3, 2). Tuttavia, essa è allietata dalla speranza gioiosa che la salvezza già operata da Cristo e le realtà di grazia già presenti nel mondo giungano alla loro maturazione e pienezza, per cui la promessa si tramuterà in possesso, la fede in visione: «Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Cor 1,8). Le letture del tempo di Avvento, inoltre, hanno come una caratteristica propria: esse, infatti, si riferiscono alla venuta del Signore alla fine dei tempi (I domenica), a Giovanni Battista (II e III domenica) ed infine agli antefatti della nascita del Signore (IV domenica). Lasciamoci guidare dalla Parola di Dio in questo tempo forte, raccogliamo l’invito a Vigilare che con fa questa prima domenica, e attendiamo il Signore con libertà. I vari appuntamenti di preghiera che scandiranno il tempo d’Avvento, come le lodi, l’adorazione permanente, le sante Messe, non sono occasioni solo per alcuni o per chi ci va sempre, sono un appuntamento per tutti. Assieme al cammino spirituale c’è il cammino della carità, l’invito che riceviamo è di ricordarci di chi non ha la possibilità di vivere una vita dignitosa. Come ogni anno portiamo in famiglia la cassettina dell’avvento di Fraternità promosso dalla Caritas Diocesana e trasformiamo i nostri gesti di solidarietà in atti di aiuto concreto.

La giornata mondiale della gioventù Madrid 2011

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di , 4 Settembre 2011

Quei giovani del papa che sanno scuotere le nostre paure e le fughe nel privato
Una riflessione di mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto

Un mare di giovani provenienti da tutto il mondo (si calcola che ai momenti di incontro con Papa Benedetto  XVI siano stati oltre un milione e mezzo, di cui più di centomila gli italiani).  Una folla gioiosa e festante per le  vie di Madrid, Una stupenda tavolozza di colori, di bandiere, di magliette, di volti, un coro di voci di ogni genere,  un fiume in piena di canti, di parole, di risate.  E poi, quegli stessi giovani raccolti nel silenzio prolungato  dei momenti di adorazione, attenti e riflessivi nei tempi delle catechesi, spontanei e generosi, stanchi e felici,  pronti sempre a ricominciare la giornata con entusiasmo.  E noi, vescovi e sacerdoti, educatori e catechisti, insieme  con loro, a condividere cibo ed esperienze, testimonianza e fatica, fede e gioia profonde, sin dai giorni  dei cosiddetti “gemellaggi” nelle principali città della Spagna.  Tutto questo e molto di più è stata la XXVI Giornata  Mondiale della Gioventù (GMG), tenutasi nella capitale spagnola in questo agosto infuocato.  Alcuni media  hanno dato evidenza a qualche chiassosa contestazione di “laicisti” radicali (certamente non “laici”, se con  questo termine si vuole intendere la posizione di chi rispetta tutte le posizioni e le identità): la violenza verbale  (e talvolta non solo) di qualche scalmanato ha trovato la sua smentita migliore nella risposta del tutto non  violenta e serena dei giovani, che hanno semplicemente continuato a cantare, testimoniando gioia e amicizia,  simpatia e bellezza della loro scelta di fede.  Stando con questi ragazzi, parlando loro con fiducia e trasparenza,  ascoltandoli e vedendoli nei tanti momenti di incontro, non ho potuto non chiedermi quale messaggio venga  da loro a tutti noi e alla nostra Europa in crisi economica e morale.  Provo a dare qualche risposta, certo  però che ciò che si è vissuto in questi giorni a Madrid ha un potenziale di vita e di speranza ben più grande di  quanto immediatamente si possa rilevare.  In primo luogo questi ragazzi hanno saputo testimoniare che libertà e impegno non solo non si oppongono,  ma sono l’una il volto dell’altro: se si pensa ai sacrifici che hanno affrontato (dormendo per giorni in sacco a  pelo nelle condizioni anche più proibitive, e mangiando in una maniera che definire sobria è già molto… ) e alla  gioia con cui li hanno vissuti, ci si rende conto che nessuno avrebbe potuto costringerli a tanto se non ci fosse  stata in ciascuno una scelta libera e consapevole di volerci essere.  Qui sta la bellezza dei cammini di preparazione  che hanno portato questi ragazzi a vivere la GMG, ma qui emerge anche la straordinaria capacità dei  nostri giovani di saper fare scelte consapevoli e responsabili di impegno e di dedizione.  Vedendoli, mi è venuta  tante volte in mente la frase fulminante di Paul Ricoeur a proposito del rapporto fra libertà e necessità: “C’est  l’amour qui oblige”.  Solo per amore si fa liberamente quello che nessun obbligo esteriore e nessun oro del  mondo potrebbe portarti a fare.  Una seconda impressione che ho ricevuto da questi giovani è quella della loro  trasparenza, della lealtà e della limpidezza dei loro occhi, dei loro sguardi, del loro cuore.  Il loro stare insieme  in un clima di amicizia semplice e festoso, dimostra come tanti, veramente tanti giovani di oggi siano molto  migliori di come qualcuno vorrebbe dipingerli nel loro insieme.  Di fronte allo scenario della politica non solo  nostrana, che suscita tante volte disaffezione e perfino disgusto, soprattutto quando si sente dai responsabili  della cosa pubblica l’appello alla solidarietà e alla rinuncia senza vederne le conseguenze nella vita e nello stile  propri di chi queste rinunce le chiede, questi ragazzi sono una sfida vivente a credere che un mondo diverso e  migliore sia non solo possibile, ma necessario e urgente.  Nel volto e nel cuore di questi ragazzi la speranza  torna a essere l’anticipazione militante dell’avvenire, la passione per ciò che è possibile e bello per tutti, l’inizio  di quel mondo nuovo che tira nel presente degli uomini qualcosa della bellezza del futuro promesso di Dio.  Infine, è la radice profonda del comportamento dei giovani a Madrid che mi sembra debba far pensare tutti:  essi ci sono andati per ascoltare parole forti, tutt’altro che accomodanti, come quelle che Benedetto XVI sa  dire con la sua intelligenza e la fede del suo cuore.  Il loro ascolto, il loro entusiasmo li ha accomunati al di là  delle differenze e perfino delle distanze di lingue, di culture, di condizioni sociali e politiche, dimostrazione ineccepibile  di come il Vangelo sia ancora oggi e forse ancor più che in altri momenti della storia buona novella  per amare, sperare e dare la vita per gli altri.  E il Vangelo è sfida e dono a vivere quell’esodo da sé senza ritorno  in cui consiste propriamente l’amore: un  amore certo impossibile alle sole capacità umane,  ma che diventa possibile con la grazia  di Dio.  Questo possibile, impossibile amore  hanno incontrato e annunciato i giovani convenuti  a Madrid: l’alternativa al vuoto di valori,  all’assenza di senso, all’evasione egoistica e  inconsistente, esiste, ed è l’impegno di amore  al servizio del bene comune, sostenuto dalla  fede e dall’amore che il Dio crocifisso ha offerto  alla storia di tutti.  Mi chiedo se da questi  giovani non venga a tutti noi una proposta capace  di scuotere le nostre paure, i nostri calcoli  mediocri, le nostre fughe nel privato.  La  proposta di un Dio più che mai giovane, attuale  e necessario come giovane e necessario è  per tutti l’amore, per vivere e dare senso e  bellezza alla vita.

Giornata diocesana del Seminario patriarcale

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di , 21 Maggio 2011

Celebriamo oggi nella nostra diocesi una giornata speciale di preghiera e sostegno per il nostro Seminario Patriarcale. Il seminario è la comunità dove i giovani, guidati dai loro formatori, si preparano nel discernimento al sacerdozio. E’ una comunità fondamentale per la nostra diocesi, infatti senza di essa verrebbe meno la continuità sacerdotale così importante perché la nostra Chiesa continui la sua missione. Infatti senza sacerdote non c’è Eucarestia. In questa domenica in modo speciale, ma ogni giorno, siamo chiamati a pregare e sostenere questi giovani nel cammino, e chiedere al Signore che altri giovani, specialmente delle nostre parrocchie, siano liberi nel rispondere al Signore che li chiama alla vita sacerdotale. Preghiamo per German, che quest’anno vive con noi un tempo di cammino nella sua formazione Preghiamo in modo speciale in questo periodo storico che vede la nostra Chiesa soffrire per la mancanza di sacerdoti sufficienti nel poter provvedere a tutte le comunità. Facciamo anche un gesto di solidarietà verso questa comunità che si sostiene con le offerte dell’intera diocesi.

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