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19ª Giornata mondiale del malato

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di , 5 Febbraio 2011

Il giorno 11 febbraio 2011 – in occasione della Festa della B.Maria Vergine di Lourdes – 19ª Giornata mondiale del malato

“Dalle sue piaghe siete stati guariti” (1Pt 2,24) 
Cari ammalati e sofferenti, è proprio attraverso le piaghe del Cristo che noi possiamo vedere, con  occhi di speranza, tutti i mali che affliggono l’umanità.  Risorgendo, il Signore non ha tolto la sofferenza  e il male dal mondo, ma li ha vinti alla radice.  Alla prepotenza del Male ha opposto l’onnipotenza  del suo Amore.  Ci ha indicato, allora, che la via della pace e della gioia è l’Amore: “Come io ho amato  voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34).  Cristo, vincitore della morte, è vivo in mezzo a  noi.  E mentre con san Tommaso diciamo anche noi: “Mio Signore e mio Dio!  “, seguiamo il nostro Maestro  nella disponibilità a spendere la vita per i nostri fratelli (cfr 1 Gv 3,16), diventando messaggeri di una gioia che non  teme il dolore, la gioia della Risurrezione. 

[Benedetto XVI] 

Sante Messe : ore 10.00 a San Pietro ed ore 15.30 a San Donato 
Durante le celebrazioni eucaristiche chi lo desidera potrà ricevere il sacramento dell”Unzione degli Infermi comunemente chiamata  “Estrema Unzione”, perché frequentemente si conferisce all’ammalato ormai morente, quando ormai non è più cosciente.  Non bisogna vivere  questo sacramento come una sorta di “lasciapassare per l’anima”, bensì come una grazia necessaria per aiutare chi sta soffrendo.  Il sacramento  può essere dato a chi ha una salute cagionevole, a chi è in un’età avanzata, ma anche a coloro che devono affrontare una delicata operazione  e, qualora si dovessero ripresentare altre condizioni simili o situazioni che destano preoccupazione, può essere ricevuto nuovamente.  L’Unzione degli Infermi aiuta il malato nella sofferenza, gli dà la grazia, la serenità, la luce e l’equilibrio necessari per affrontare la malattia  e per essere un faro luminoso che brilla all’interno della famiglia.  È lo stesso Gesù a chinarsi sul sofferente per offrigli il Suo aiuto, la Sua  comprensione e il Suo conforto.

La Parola della Domenica

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di , 15 Gennaio 2011

2ª del Tempo Ordinario
Is 49,3.5–6   Ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza
Sal 39   Ecco Signore, io vengo per fare la tua volontà
1 Cor 1,1–3   Grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo
Gv 1,29-34   Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo

Con il Vangelo di questa Domenica ci troviamo di fronte ad una delle più potenti costruzioni Cristologiche di  Giovanni, tutta incentrata sulla figura dell’agnello (cioè della vittima dell’espiazione) che si fa carico (cfr.  Is  53,4 e 53,12) del peccato del mondo, di quel male che inside alla radice la stessa struttura del mondo e che  l’uomo, da solo, neanche con l’intera sua buona volontà è in grado di redimere.  Per togliere il peccato del  mondo l’Agnello prende su di sé in espiazione surrogatoria le conseguenze del peccato, e così toglie ogni  effetto al peccato, o meglio alla colpa del peccato, lo mette da parte; perciò l’espressione riunisce in sè le  due cose, l’assunzione del peso e la sua eliminazione..  Non è erudizione filologica fine a se stessa.  Con  questa espressione, infatti, i due Giovanni intendono riferirsi sia al quarto carme del Servo del Signore (Is  53,1-12), sia all’agnello espiatorio di Lev 14, 12-13, sia infine all’agnello pasquale (Es 12, 1-14; Gv 19,36)  che diventa il simbolo della redenzione di Israele.  L’atto di eliminare il peccato del mondo non si comprende  dunque se non viene inserito in un progetto di redenzione che può avvenire solo attraverso l’espiazione vicaria,  fatta cioè per la salvezza di tutti, di una vittima.  Il tutti di questa salvezza non ha limiti né geografici né  cronologici: è per questo che (v. 30) Giovanni può dire che dopo di lui “viene un uomo che è avanti a me,  perché era prima di me”.  L’atteggiamento del Battista è quello di colui che non conosce i disegni di Dio, ma  è chiamato ad annunciarli, progredendo contemporaneamente in un cammino di fede.  Questo è anche il  compito della nostra evangelizzazione.  Il brano è costruito su due parti, che sono costituite dalle due dichiarazioni  di Giovanni il Battista.  Nella seconda parte, che inizia al v.32, Giovanni rende testimonianza della  presenza dello Spirito su Gesù.  Compare per la seconda volta l’espressione Io non lo conoscevo, ma…  (v.33), tipica frase che indica un progressivo disvelarsi della conoscenza che culmina nel riconoscimento di  Gesù come il Figlio di Dio (espressione che significa che egli è il Divino).  Gesù come redentore deve passare  attraverso la sua passione; solo così potrà battezzare nello Spirito (v.33).  Infatti, solo dopo essere stato  elevato, egli ha la facoltà di santificare per mezzo dello Spirito (L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere  lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo).  E’ così che la croce diventa davvero il simbolo più evidente  tanto del peccato del mondo quanto della sua stessa redenzione.

Festa della Dedicazione delle nostre chiese

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di , 6 Novembre 2010

La santita’ delle nostre chiese 
Sono sante le nostre Chiese per l’appartenenza a Dio, per la celebrazione del Sacrificio, per le preghiere e le lodi  che vi si offrono all’ospite divino.  Per un titolo più valido di quello che potevano vantare l’antico tabernacolo e il tempio,  la dedicazione le ha separate da tutte le case degli uomini e esaltate sopra tutti i palazzi della terra.  Tuttavia,  nonostante i riti che le riempiono di magnificenza, nel giorno della consacrazione che le riserva a Dio, esse sono  sempre senza sentimento e senza vita.  Che dobbiamo dire allora, se non che la sublime funzione della dedicazione  delle chiese come pure la festa che ne perpetua il ricordo, non si arrestano al santuario costruito con le nostre mani,  ma si elevano a realtà viventi e più auguste?  La gloria principale del nobile edificio è simboleggiarne la grandezza.  L’umanità sotto l’ombra delle sue volte si inizierà a ineffabili segreti, il mistero dei quali si compirà oltre l’esistenza del  mondo, nel meriggio del cielo.  Vediamo la dottrina relativa a questo punto… . 

…  Dio ha un solo santuario degno di lui: la sua vita divina, il tabernacolo di cui è detto che egli si circonda (Sal 17,12)  quando curva i cieli (ivi 10) rende fitte le tenebre (ivi 12) agli occhi mortali, luce inaccessibile (1Tm 6,16) in cui abita  nella sua gloria la tranquilla Trinità.  Nondimeno, o Dio altissimo, ti degni comunicare alle anime nostre questa vita  divina, che i cieli non possono contenere (3Re 8,27) e meno ancora la terra, e fai gli uomini partecipi della tua natura  (2Pt 1,4).  Nulla allora impedisce che in lui risieda la Santa Trinità.  Tu fin dal principio (Pr 8,22) come legge del mondo  in formazione (ivi 27) all’abisso, alla terra e al cielo potevi dichiarare che le tue delizie sarebbero nello stare con i  figli degli uomini (ivi 31).  Venuta la pienezza dei tempi, Dio mandò il Figlio suo (Gal 4,4) facendolo figlio di Adamo, perché nell’uomo abitasse  corporalmente la pienezza della divinità (Col 2,9).  Da quel giorno la terra vinse il cielo e ogni cristiano fu partecipe di  Cristo e, fatto dimora dello Spirito Santo (1Cor 3,16), portò Dio nel suo corpo (ivi 6,20). 

Prosegui la lettura 'Festa della Dedicazione delle nostre chiese'»

Branco Acque Rapide – Vacanze di Branco 2010

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di , 25 Settembre 2010

Anche quest’anno nel mese di luglio i Lupetti e le Lupette di Murano hanno concluso le proprie attività con le Vacanze di Branco.

“In una calda giornata di luglio 32 baldi e forti giovani del branco Acque Rapide, avendo deciso di aiutare il più famoso mago mai esistito (e chi se non il grande Merlino) nella sua impresa, partirono per la località di Sacchet. Appena arrivati si resero subito conto che in quella piccola frazioncina di montagna si nascondeva un mondo fantastico e tra giochi, prove fisiche, canti, balli e attività d’arte sono stati in grado di aiutare Semola a diventare Re, scoprendo nel corso dei giorni e valorizzando, anche di più, le proprie doti e quelle degli altri, cercando contemporaneamente di correggere i propri difetti”.

Branco Acque Rapide – Vacanze di Branco 2010

“Nel giorno dell’Assunzione, Akela e Kaa (Stefano e Desirè), non ancora sazi di scautismo, si sono  avventurati in un’altra meravigliosa impresa: il Campo di Formazione Metodologica che si è svolto presso la base Scout friulana di Andreis.  “ 

Con grande stupore ci siamo subito accorti che stavamo respirando un’aria speciale, fresca, pulita, e con noi anche tutti gli altri ragazzi/e provenienti dalle più svariate località italiane.  Tra incontri importanti e persone speciali, abbiamo vissuto momenti forti che hanno lasciato segni indelebili nella nostra crescita sia come capi scout che come persone.

La Parola della Domenica

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di , 30 Maggio 2010

8ª settimana del Tempo Ordinario
Proverbi 8,22-31;
Salmo 8; Lettera ai Romani 5,1-5;
Giovanni 16,12-15
 

Il brevissimo passo evangelico proposto dalla liturgia nella domenica della Trinità, può essere considerato come una finestra  – appena socchiusa, ma preziosissima – che ci permette di dare uno sguardo all’interno del mistero di Dio.  Nel passo evangelico, Gesù è l’unico che parla in prima persona, e parla del Padre, di se stesso e dello Spirito.  «Tutto quello che il Padre possiede è mio»: affermazione ardita, che solo Gesù può dire.  Affermazione ardita, e tuttavia umilissima.  Se il Figlio può dire che tutto ciò che il Padre possiede è suo, è solo perché l’ha ricevuto: l’intima relazione fra il Padre  e il Figlio è nell’ordine dell’amore e del dono, non della pretesa e del vanto.  La centralità di Gesù – Figlio divenuto uomo  – è da sottolineare, se vogliamo capire veramente qualcosa di Dio.  Il Padre non è accessibile che al Figlio e nel Figlio. 

In Lui  (concretamente nella sua persona e nella sua esistenza storica, nelle sue opere, nelle sue parole, nella sua obbedienza) Dio  ci è venuto vicino, raggiungibile e conoscibile e ha mostrato tutto il suo volto di Padre.  Gesù parla anche dello Spirito, della sua figura e della sua funzione.  Lo Spirito guiderà i discepoli alla comprensione di quella  verità che ora non sono in grado di portare.  Assisterà la comunità nel difficile compito di unire la fedeltà e la novità, la memoria  al rinnovamento.  Soprattutto viene affermata la sua dipendenza da Gesù.  Si direbbe che lo Spirito riprenda, nel suo  venire tra noi, il medesimo atteggiamento assunto dal Figlio, che non è venuto a dire parole sue, né a cercare una gloria  propria, ma a raccontare ciò che ha udito dal Padre: allo stesso modo si comporta lo Spirito nei confronti di Gesù: «Mi glorificherà  perché prenderà del mio e ve lo manifesterà».  Con una precisazione: l’insegnamento dello Spirito è un «guidare verso  e dentro la pienezza della verità» (tale il senso dell’espressione greca).  Dunque una conoscenza interiore, progressiva, e  personale. 

Ma è anche detto che lo Spirito rivelerà le cose future.  Non significa che lo Spirito ci rivelerà la cronaca dell’avvenire, ma che  ci aiuterà a fare una lettura della storia presente alla luce della sua conclusione, cioè alla luce della storia di Gesù, che è lo  svelamento del futuro.  Se leggessimo la storia chiusi nel presente, dovremmo concludere che l’amore è sconfitto.  Daremmo  ragione al mondo e torto a Gesù.  Ma se leggiamo la storia alla luce della sua conclusione – cioè alla luce del giudizio di Dio  già avvenuto in Gesù – allora possiamo concludere che la carta vincente, anche se ora è smentita e crocifissa, è proprio  l’amore.  È vivendo in questo modo – esattamente come è vissuto Gesù – che la comunità cristiana diventa la contropartita terrestre,  visibile e leggibile, della Trinità. 

(adattamento da un’omelia di don Bruno Maggioni – www.lachiesa.it)

XVIII Giornata Mondiale del Malato

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di , 6 Febbraio 2010

Giovedi 11 Febbraio 2010  – “La Chiesa a servizio dell’amore per i sofferenti” 

Domenica 14 Febbraio  Sante Messe ore 11.00 a San Pietro – ore 15.30 a San Donato  con l’impartizione dell’Unzione degli infermi.
Quanti, ammalati o anziani , desiderino ricevere l’Unzione lascino il loro nome in sacrestia.  Non si terrà la consueta Messa delle 18.30 a san Donato

A te, Vergine di Lourdes,
al Tuo Cuore di Madre che consola,
ci rivolgiamo in preghiera.
Tu, Salute degli Infermi,
soccorrici e intercedi per noi.
Madre della Chiesa, guida e sostieni
gli operatori sanitari e pastorali,
i sacerdoti, le anime consacrate
e tutti coloro che assistono i malati.
Madre dell’Amore,
facci discepoli del Tuo Figlio,
il Buon Samaritano,
affinché tutta la nostra vita
diventi in Lui
servizio d’amore e sacrificio di salvezza.
Amen!

La Parola della Domenica

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di , 30 Gennaio 2010

4ª del Tempo Ordinario
Ger 1,4-5.  17-19   Ti ho stabilito profeta delle nazioni. 
Sal 70   La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza. 
1Cor 12,31-13,13   Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di  tutte è la carità. 
Lc 4,21-30   Gesù come Elia ed Eliseo è mandato non per i soli Giudei.
 

Passando in mezzo a loro, se ne andò…  Impressiona l’atteggiamento di Gesù di fronte alla folla piena di sdegno.  Lui  “passando in mezzo a loro se ne andò”.  Questo “passare” di Gesù è il preludio della Sua resurrezione che sconfigge il male nel cuore  dell’uomo e nel mondo.  E’ come una sfida che risulta vincente per la folla che lo caccia fuori della città.  Lui sa la difficoltà della  gente, incapace di riconoscere il Messia, perché il loro pregiudizio immobilizza e rende incapace di aprire gli occhi al divino.  “Nessun  profeta è bene accetto in patria” è il commento di Gesù di fronte ai suoi compaesani di Nazaret.  Un commento che sicuramente non  voleva esternare, che però visto i fatti portano Gesù a quell’espressione divenuta famosa anche ai nostri tempi.  Questo episodio del  Vangelo di oggi ci richiama a fare delle considerazioni utili per noi in cammino per diventare Suoi discepoli.  I compaesani di Gesù  sembrano bloccati dai loro pregiudizi e non riescono ad andare oltre.  Si può dire che la loro vista è annebbiata e il loro udito è disturbato  tanto da non vedere e non sentire che il Messia è lì accanto a loro. 

Mi viene da pensare come anche noi tante volte siamo imprigionati  nei nostri pregiudizi e non riusciamo ad accogliere Gesù perché non ci accorgiamo della Sua presenza.  Importante è liberarci  per accogliere.  Uscire da noi stessi per aprirci a Dio.  Donare per ricevere.  Possono sembrare degli slogan, ma in realtà sono degli  aiuti per diventare capaci di riconoscere la presenza di Gesù e poterLo accogliere.  Si potrebbe obbiettare: ma Lui è Dio e certe cose le  può fare con naturalezza e facilità.  Si dimentica che Gesù è certamente vero Dio, ma è anche vero uomo e quindi ha faticato anche  Lui per andare contro corrente e compiere il volere del Padre.  L’episodio del Vangelo di oggi ci richiama al coraggio e alla caparbietà  che devono essere atteggiamenti di ogni cristiano.  La fiducia di camminare secondo il volere del Padre rendono Gesù capace di  “sfidare” la folla.  Il sogno del cassetto e – perdonatemi la presunzione – non solo mio ma sicuramente anche di Gesù: essere cristiani  sempre e non solo per le grandi feste, come Natale e Pasqua.  Sarà che nella mia comunità la categoria dei “natalini” e “pasqualini”  è sempre in aumento, sarà che si vedono in chiesa sempre le stesse faccie, il “cristianesimo feriale” è una priorità per tutta la Chiesa.  Non esiste più un tempo dell’uomo e un tempo di Dio, un tempo per l’uomo e uno per Dio.  Esiste un tempo solo, una storia sola:  quella di Gesù Cristo.  Questo è l’ “oggi” definitivo che raccoglie tutte le nostre quotidianità, è la possibilità di trasfigurare le nostre  paure e le nostre ferite alla luce della sua Parola, è la possibilità di avere uno sguardo nuovo sulla nostra vita.  Non dobbiamo nasconderci,  non c’è nulla da nascondere a Lui. 

A volte trovo persone che per anni non si permettono di ricevere il perdono di Dio perché  si sentono perdute e imperdonabili; trovo fratelli e sorelle che si identificano con il loro peccato e non concedono nessun spiraglio  alla novità che Dio vuole offrire; trovo giovani che non si permettono di scegliere la via della felicità come auto-punizione per  errori commessi o perché non si sentono più degni di nulla di bello.  Per voi, cari amici, la Parola ha una buona notizia.  Per voi, fratelli,  la Parola è una buona notizia.  Oggi è il giorno di liberazione.  Oggi è il giorno in cui – se lo vuoi – si possono aprire i tuoi occhi, si  possono sciogliere le tue catene, le tue ferite possono essere risanate e tuoi desideri saziati.  Oggi è il giorno di liberazione.  Per te  che da anni ti tieni un peso tremendo sullo stomaco e non riesci a metterlo nelle sue mani.  Per te che sei schiava di un rapporto che  non ha futuro.  Per te che non riesci a perdonarti un errore di gioventù e non ti permetti di accogliere il perdono di Dio.  Per te che non  riesci a perdonare un torto subito e ti porti questo peso come una zavorra che ti ha isolato da tutto e tutti.  Per te, per la tua vita, per  i tuoi sogni, per il tuo amore, oggi c’è una buona notizia.  La seconda preghiera di colletta di questa IV domenica del Tempo Ordinario  penso possa andare bene per la conclusione di questa riflessione: “O Dio, che nel profeta accolto dai pagani e rifiutato in patria manifesti  il dramma dell’umanità che accetta o respinge la tua salvezza, fa’ che nella tua Chiesa non venga meno il coraggio dell’annunzio  missionario del Vangelo”. 

( sintesi di commenti vari)

Il Vangelo della Domenica, il commento di don Carlo

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di , 4 Luglio 2009

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
“Da dove gli vengono queste cose?.. Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone?..” Sanno tutto di Gesù, lo inquadrano, ne conoscono la parentela eppure. La liturgia della Parola di questa domenica ci offre un brano di Marco che segna la svolta dell’attività missionaria del Cristo. Gesù e i suoi discepoli vengono a Nazareth, dopo aver predicato principalmente nei paesi introno al lago di Tiberiade. Gesù torna al paese natale, dove ha vissuto per trentanni circa. Apparentemente l’accoglienza sembra buona, “E molti, ascoltando, rimanevano stupiti”, ma presto il stupore si trasforma in scandalo. I suoi concittadini “sbattono contro” a Gesù, o meglio a quello che loro credevano di conoscere di lui. Si illudono di sapere chi sia veramente Gesù perché sanno “qualcosa”, chi sono i parenti, il mestiere che faceva quando abitava con loro. Lo inquadrano dentro alle poche e superficiali notizie che hanno nei suoi riguardi, credono così di sapere chi è veramente. “Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani?”così si dicono tra loro e non vogliono credere che lui è il Profeta. Sanno di chi è figlio, di chi è parente, ma non sanno chi Gesù veramente, non lo ascoltano davvero e lo rifiutano. Lo scandalo che produce Gesù agli abitanti di Nazareth è perché Lui non corrisponde più a quello che loro credono di sapere di Lui. Non vogliono accettare di uscire dalle poche e superficiali notizie, quasi chiacchere di paese, per incontrarlo davvero, per ascoltarloe scoprire così chi è  Gesù, che è anche figlio di Maria, fratello di, ma soprattutto è l’inviato dal Padre. Di fatto non si lasciano incontrare da Gesù, e così non incontrano Dio.
E noi? Crediamo di essere così diversi da loro? Questo può accedere anche a ciascuno di noi. Può succederci di avere la presunzione di sapere chi è  Gesù solo perché sappiamo qualcosa superficialmente di Lui. “Anch’io sono stato al catechismo”, “sono stato chierichetto” sono frasi che ogni tanto, forse spesso, mi sento dire per giustificare una lontananza dalla relazione personale con Gesù e dalla Chiesa. Sono espressioni che in qualche modo esprimono una conoscenza superficiale del Cristo, dicono di un incontro iniziato ma mai vissuto in pienezza, e arrivano spesso allo scandalo di fronte ai fatti che la vita propone. Capita così, forse molto più spesso di quello che pensiamo, di inquadrare Gesù dentro cornici storico-affettive che decidiamo noi. E’ il figlio di… significa che l’abbiamo già catalogato in una funzione che non ci tocca più di tanto. Da dove gli vengono queste parole, lo diciamo in riferimento al fatto che non ci fidiamo che Lui abbia parole vere sulla nostra vita perché non vogliamo cambiare di una virgola quello che siamo.
Il vangelo di oggi ci invita a riconoscere Gesù come il Profeta, quello che Dio manda: ” Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
 Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi,  e predicare un anno di grazia del Signore.  Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.  Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». Così L’evangelista Luca racconta lo stesso fatto di Nazareth, spiegandoci meglio chi è questo profeta.  Accogliamo e ascoltiamo, mettiamoci alla scuola di “questo Profeta”, non stanchiamoci di cercare chi è veramente Lui. Non crediamoci conoscitori del Cristo per stupirci e meravigliarci sempre della sua Parola di Salvezza.

In cammino verso la confermazione

di , 18 Aprile 2009

CresimaDomenica prossima i nostri ragazzi celebreranno la Cresima…  riscopriamo assieme il sacramento. 
La Confermazione è il Sacramento con il quale si riceve la pienezza dello Spirito Santo mediante l’imposizione delle  mani e l’unzione dell’olio.  Questo dono rende saldi, stabili nell’adesione a Cristo e perciò “conferma” la scelta cristiana.  Vi sono poi particolarmente sette doni che lo Spirito Santo elargisce a tutti i cresimati: 

Sapienza – Per sapienza si intende infatti la conoscenza delle cose di Dio e la riscoperta della volontà di Dio in tutto  quello che avviene nella storia personale di ciascuno. 
Intelletto – Con questo dono viene data la capacità di essere intelligenti.  Tale virtù è caratteristica di coloro che guardano  le cose con maggiore profondità, senza lasciarsi ingannare dalle apparenze. 
Consiglio – Nella Bibbia la parola consiglio significa progetto.  E infatti con questo dono lo Spirito Santo rende capaci di  scoprire il progetto divino sulla propria vita e di metterlo in pratica. 
Fortezza – Questo dono dà la capacità di essere perseveranti, costanti, coraggiosi, forti nelle lotte e nelle tribolazioni  che interessano tutti i progetti di vita. 
Scienza – Questo dono si affina all’intelletto e al consiglio e procura la conoscenza delle cose. 
Pietà – Il dono della pietà è la caratteristica per cui il cristiano riconosce Dio come un Padre di Amore, capace di misericordia  e di perdono. 
Timor Di Dio – Il timore di Dio non va affatto inteso come paura o terrore di essere sottoposti al giudizio severo di Dio;  Dio è amore infinito e si compiace dello sguardo filiale dell’uomo che confida in Lui.  Tuttavia…  Dio è sempre Dio e quindi  occorre rivolgergli il dovuto rispetto, la giusta considerazione, evitando qualsiasi irriverenza.  Il timor di Dio invita a nutrire  obbedienza e riverenza ai comandamenti e ravviva anche la convinzione che solo vivendo nell’ottica della legge  divina l’uomo puo’ realizzarsi e trovare la salvezza definitiva.

Giornata mondiale dell’ammalato (2)

di , 7 Febbraio 2009

 di Adriana

Da un messaggio del Concilio Vaticano Secondo agli ammalati: “Ecco la scienza cristiana della sofferenza, la sola che dà pace: sappiate che non siete soli, né separati, né abbandonati, né inutili. Voi siete chiamati da Cristo, voi siete la sua vivente e trasparente immagine”. Nel Vangelo Gesù dice:”venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi e io vi ristorerò”.

Il sofferente però ha bisogno di non sentirsi solo, abbandonato o inutile e quindi spetta alla Comunità cristiana, animata da spirito evangelico, di farsi mani, voce, cuore di Cristo, perché il malato senta concretamente questo amore e questa vicinanza del Signore.

Mercoledì 11 febbraio, giorno dedicato alla Madonna di Lourdes, la Chiesa celebra “la giornata mondiale del Malato”; anche noi pregheremo Maria, madre degli infermi. In questa celebrazione verrà anche distribuito, a chi lo richiede, il sacramento dell’Unzione degli infermi in cui, come dice il rituale, “tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Cristo sofferente e glorificato, perché rechi loro sollievo e li salvi”.

 

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