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Dai, chissà che arrivi presto…

di , 28 Novembre 2008

Capita mille volte di non riuscire a combinare nulla perché il pensiero è fisso lì: stai aspettando una persona che ami… non hai più notizie e il suo cell è spento… e l’attesa diventa tutto il tuo pensiero… tu diventi attesa !  Avvento: ancora una volta ci viene offerta la possibilità di coltivare questo profondo atteggiamento interiore, perché il Signore viene, è venuto e verrà !

Entriamo nel tempo dell’avvento, il tempo della memoria, dell’invocazione e dell’attesa della venuta del Signore. Nella nostra professione di fede noi confessiamo: “Si è incarnato, patì sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto, discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò secondo le Scritture, verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”.

La venuta del Signore fa parte integrante del mistero cristiano perché il giorno del Signore è stato annunciato da tutti i profeti e Gesù più volte ha parlato della sua venuta nella gloria quale Figlio dell’Uomo, per porre fine a questo mondo e inaugurare un cielo nuovo e una terra nuova. Tutta la creazione geme e soffre come nelle doglie del parto aspettando la manifestazione dei figli di Dio: la venuta del Signore sarà l’esaudimento di questa supplica, di questa invocazione che a sua volta risponde alla promessa del Signore (“Io vengo presto! ”: Ap 22,20) e che si unisce alla voce di quanti nella storia hanno subito ingiustizia e violenza, misconoscimento e oppressione, e sono vissuti da poveri, afflitti, pacifici, inermi, affamati.

Ma dobbiamo chiederci: oggi, i cristiani attendono ancora e con convinzione la venuta del Signore? È una domanda che la chiesa deve porsi perché essa è definita da ciò che attende e spera, e inoltre perché oggi in realtà c’è un grande silenzio su questo evento posto da Gesù davanti a noi come giudizio innanzitutto misericordioso, ma anche capace di rivelare la giustizia e la verità di ciascuno, come incontro con il Signore nella gloria, come Regno finalmente compiuto nell’eternità.  Spesso si ha l’impressione che i cristiani leggano il tempo mondanamente, come un eternum continuum, come tempo omogeneo, privo di sorprese e di novità essenziali, un infinito cattivo, un eterno presente in cui possono accadere tante cose, ma non la venuta del Signore Gesù Cristo!

Per molti cristiani l’Avvento non è forse diventato una semplice preparazione al Natale, quasi che si attendesse ancora la venuta di Gesù nella carne della nostra umanità e nella povertà di Betlemme? Ingenua regressione devota che depaupera la speranza cristiana! L’Avvento è dunque per il cristiano un tempo forte perché in esso, ecclesialmente, cioè in un impegno comune, ci si esercita all’attesa del Signore, alla visione nella fede delle realtà invisibili (cf. 2Cor 4,18), al rinnovamento della speranza del Regno nella convinzione che oggi noi camminiamo per mezzo della fede e non della visione e che la salvezza non è ancora sperimentata come vita non più minacciata dalla morte, dalla malattia, dal pianto, dal peccato.

Noi ci daremo più tempo per la preghiera personale e quella comunitaria sarà come un ritmo di attesa, le lodi ogni mattino in una delle nostre chiese, il Vespro della domenica alle 17.30 a San Pietro.

In questi giorni di Avvento occorre dunque porsi delle domande: noi cristiani non ci comportiamo forse come se Dio fosse restato alle nostre spalle, come se trovassimo Dio solo nel bambino nato a Betlemme? Sappiamo cercare Dio nel nostro futuro avendo nel cuore l’urgenza della venuta di Cristo, come sentinelle impazienti dell’alba?  E dobbiamo lasciarci interpellare dal grido più che mai attuale di Teilhard de Chardin: “Cristiani, incaricati di tenere sempre viva la fiamma bruciante del desiderio, che cosa ne abbiamo fatto dell’attesa del Signore?”.

Don Nandino e Don Carlo

Riflessione sulla prima domenica di Avvento

di , 28 Novembre 2008

Siamo sempre abituati a vedere quello che manca, quello che non funziona, quello che ci fa penare.
Accade nella vita personale: c’è una sottile vena di insoddisfazione che attraversa le nostre giornate e le rende grigie. Motivi per essere preoccupati ce ne sono più di uno e più di una volta riusciamo pure a ingigantirli. Quando parliamo con gli amici o i familiari, la dolente litania si ripete.

Anche con il Signore siamo pronti a implorare e chiedere qualcosa che non c’è o qualcosa che non va come vorremmo. Accade nella vita della comunità: sottili tensioni covano di frequente sotto una facciata di sorrisi e gentilezze. Ad ogni nostro incontro lamentiamo la mancanza di collaborazione, di comunione, di corresponsabilità.

  • Perché non potremmo imparare da san Paolo, che in più di una lettera apre i discorsi proprio dal ringraziamento a Dio?
  • Perché anche nelle nostre comunità non cominciamo a vedere le cose meravigliose che il Signore sta operando, proprio attraverso i doni di ciascuno?
  • Perché non valorizziamo la storia gloriosa del nostro passato, che sta a dirci che Dio ha veramente fatto tanto per noi?

Prepariamo la via al Signore vivendo in questo tempo di Avvento piu’ intensamente la preghiera…
I Vesperi delle domeniche di avvento alle ore 17.30 a San Pietro
Lodi mattutine da lunedì’ 1 dicembre alle ore 7.30 a San Pietro

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