Daniele Ungrispach

di , 1 gennaio 2011

Nato a Cormons nel 1344 
Cittadino di Pordenone e podestà del comune nel 1384 e 1404
Ospite camaldolese a Murano (Venezia)  dal 1392 e qui morto nel 1411 

  • 1344 – Il Beato Daniele nasce a Cormons, figlio primogenito  di Nicolaussio d’Ungrispach (castello non lungi da Gorizia)  e di Maddalena Savio.  Discendente della “nobile e facoltosissima”  famiglia feudale dei signori di Cormons, Medea  e Foiana, ramificata anche a Cividale, Udine, Madrisio.  Parente dei vescovi d’Ungrispach: Giacomo (di Concordia)  e Giovanni (di Trieste).  A sedici anni risiede a Pordenone, città nella quale altri  Ungrispach hanno avuto e avranno incarichi e possedimenti.  Qui sceglie, pur nobile, di esercitare un lucroso commercio  di fini tessuti: panni di seta, lana, pelli di vaio.  Sua piazza  d’affari è soprattutto Venezia, luogo di ampi commerci, in  particolare con l’Oriente, cui Pordenone (“Porto sul Noncello”  per il carico e scarico di merci) è collegata via acqua. 
  • Fin da giovane persegue “una vita quieta e spirituale”; è  “osservatore segnalato della legge di Dio, d’ogni pratica  religiosa, di singolare compassione verso dei poveretti ed  amantissimo dei Luoghi Pii”.  Dunque: devotissimo e tutto  carità verso i poveri.  Nelle soste a Venezia ama ritirarsi  presso i monaci camaldolesi (inclusi, di clausura) di San  Mattia, isoletta presso Murano, dove ha una cella a disposizione. 
  • 1364 – A circa vent’anni, sposa Orsina Ricchieri, della più  potente famiglia di Pordenone, e ha da lei una figlia, Lucia,  andata poi sposa (1384) al nobile Giacomo Spelladi.  È marito  e padre integerrimo. 
  • 1365-68 – È prigioniero a Verona di Cansignorio della  Scala , per motivi (non di guerra) ancora sconosciuti.  Sopporta  tutto senza rancore.  Si adopera anzi in favore di un  familiare del suo persecutore.  È così ben voluto dai pordenonesi  che essi intervengono per ottenere la sua liberazione. 
  • 1384 – Rientrato da tempo a Pordenone, è nominato  “podestà” (carica annuale corrispondente all’attuale di  “sindaco”) dal duca d’Austria, al cui dominio la città appartiene.  Funge così da capo degli amministratori civici, rappresentante  della comunità nelle manifestazioni civili e religiose.  In quegli anni è pure giudice, procuratore della chiesa  di San Marco (1398), intermediario nella lotta fra Pordenone  e il Patriarca d’Aquileia. 
  • 1404-05 – È consigliere del Comune e segnalato ancora  qual podestà, forse in sostituzione (o supplenza) del titolare:  segno della notorietà, fiducia e capacità riconosciutegli. 
  • 1392 – Tanta è l’attrattiva della vita eremitica e il desiderio  di pietà e penitenza, che Daniele rinuncia a diritti, privilegi e  beni di famiglia spettantigli dopo la morte del padre.  Lascia  anche la moglie legittimamente (di comune accordo) e chiede  e ottiene di essere accolto come “familiare” nel già frequentato  monastero camaldolese di San Mattia di Murano.  Fino alla morte, condivide la vita dei monaci, senza voti e  senza obbligo di clausura.  Esercita ancora la mercatura, ma  per soccorrere i poveri ed essere di sostegno ai monaci.  Di  tanto in tanto torna anche a Pordenone, per adempiervi  sentiti doveri familiari e civili… 
  • 12 settembre 1411 – Fa in Pordenone testamento: lascia  cento libbre di monete alla figlia e marito Spelladi; il resto  alla moglie.  Designa come luogo della sua sepoltura  l’eremo dei Camaldolesi di Murano, suo abituale domicilio  da diciannove anni. 
  • Nello stesso mese di settembre 1411, al ritorno da un suo  commercio, è ucciso per strangolamento a scopo di rapina  da ignoti malviventi, entrati nottetempo nella sua cella del  monastero di Murano.  I Padri Camaldolesi, fra le lagrime, gli  danno devota sepoltura nella tomba dei nobili Donà e lo  considerano un martire della carità. 
  • 1435 – Ventiquattro anni dopo, il corpo viene riesumato e  trovato prodigiosamente incorrotto, fresco e profumato e  perciò è trasferito nella chiesa ed esposto sopra un altare.  È  subito venerato “per santo beatificato” dai fedeli, numerosi e  spesso beneficati da grazie (di alcune di esse si ha memoria  fino al 1903).  Il culto al beato è approvato dal vescovo di  Torcello.  Anche dopo il Concilio di Trento esso è confermato  con una disposizione del medesimo vescovo che impone  di rimettere la salma sopra l’altare (vi era stata rimossa) e  visibile nell’urna.  Tale culto dura ininterrotto per secoli. 
  • 1810 – Il monastero camaldolese di San Mattia di Murano  è soppresso e la chiesa in seguito distrutta.  Il corpo del Beato  Daniele subisce diversi trasferimenti, ma viene conservato  (per un periodo è custodito nella sacrestia della Basilica  della Salute a Venezia). 
  • 1857 – Il Beato Daniele d’Ungrispach ritorna a Murano, in  un’urna, che viene collocata in una cappella esterna  dell’Istituto “Dalmistro” retto dalle Suore Maestre di Santa  Dorotea.  Il corpo si mostra anche oggi ai fedeli tutto intero,  incorrotto, ricoperto di un drappo simildorato, donato per  grazia ricevuta nel 1745. 

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