Un’anno con Papa Francesco.

di , 9 marzo 2014

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A poco meno di un anno dall’elezione al soglio di Pietro, papa Francesco non perde l’abitudine di dialogare da pari a pari con quello che una volta si sarebbe chiamato “il mondo”. E si racconta in un’intervista al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli. Il Santo Padre risponde alle domande sulla figura del Pontefice, ma anche sulla sua vita personale, e sulle tematiche che più di tutte animano il dibattito interno ed esterno alla Chiesa.

La figura del Papa

“Il papa non è Superman”, chiarisce subito Francesco: “Non mi piacciono le interpretazioni ideologiche, una certa mitologia del papa. Mi piace stare tra la gente, ma non mi è mai venuto in mente, come è stato detto di uscire dal Vaticano di notte per andare dai senzatetto. Il Papa è un uomo normale, considerarlo una star mi pare quasi offensivo.” Tuttavia pur dovendosi confrontare con sfide inedite come quella del papa emerito (“Benedetto XVI è un’istituzione, non una statua in un museo. La sua saggezza è un dono di Dio“), il Pontefice continua a dipingersi come un uomo che decide da solo, come è tra l’altro anche nella tradizione dei gesuiti, il suo ordine religioso di appartenenza: “Nel mio lavoro sono consigliato e accompagnato da tante persone, ma nel momento di decidere sono solo con il mio senso di responsabilità.

Gli abusi sessual

Sempre in riferimento alla figura del suo predecessore, il Papa affronta il tema dellalotta agli abusi sessuali, che Benedetto XVI ha intrapreso “con coraggio, aprendo una strada“. Francesco rivendica però con fermezza il lavoro fatto dalla Chiesa per contrastare questo genere di crimini: “La Chiesa cattolica è forse l’unica istituzione pubblica ad essersi mossa con trasparenza e responsabilità. Nessun altro ha fatto di più. Eppure la Chiesa è la sola ad essere attaccata.”

Povertà e globalizzazione

Sin dai primi giorni, il pontificato di Francesco si è contraddistinto per una speciale attenzione ai poveri, a quelle “periferie” così care al cuore del Papa: un’ “opzione preferenziale per i poveri”, spiega il Pontefice, che proviene dal Vangelo.
Il Vangelo condanna il culto del benessere. Quando veniamo giudicati nel giudizio finale (Matteo, 25) conta la nostra vicinanza con la povertà. La povertà allontana dall’idolatria, apre le porte alla Provvidenza.” Anche sul tema della globalizzazione,che con il culto del benessere qualche relazione la ha, Francesco parla molto chiaramente: il Papa ricorda come, pur avendo salvato dalla povertà molte persone, la globalizzazione ne ha condannate tante altre a morire di fame, producendo un pensiero debole che mette al centro solo il denaro e non più la persona umana. Incalzato da una domanda sulle accuse di marxismo che da più parti gli sono state rivolte, il Pontefice non sembra minimamente in imbarazzo: “Quelle accuse non mi dispiacciono. L’ideologia marxista non è vera e io non l’ho mai condivisa, ma ho conosciuto tante brave persone che la professavano.

La famiglia

Quando il discorso si allontana dai temi dell’economia globale, Francesco affronta senza esitazioni le problematiche più dibattute: il ruolo della famiglia e della donna, la morale sessuale, i temi etici e i valori non negoziabili.
Parlando di famiglia, il Papa non può fare a meno di ammetterne la crisi, soprattutto nelle forme più tradizionali, ma assicura di avere recepito l’emergenza e di avere avviato, con la convocazione del Sinodo, una profonda riflessione che coinvolgerà tutta la Chiesa. Francesco ribadisce che il matrimonio è tra uomo e donna, ma ammette che nel caso delle unioni civili “giustificate” dagli Stati laici “bisogna vedere i diversi casi e valutarli nella loro varietà.”

Morale sessuale e ruolo della donna

Strettamente correlata a quella sulla famiglia è la riflessione sulla morale sessuale: qui la strada indicata dal Papa è quella di non cambiare la dottrina, ma di far sì che la pastorale tenga conto delle situazioni concrete e di ciò che per le persone è possibile fare. “Con l’Humanae Vitae Paolo VI ebbe il coraggio di schierarsi contro la maggioranza, di difendere la disciplina morale, di esercitare un freno culturale.” Anche sul ruolo della donna nella Chiesa, il Pontefice riconosce l’esigenza di qualche cambiamento, ma sempre nel solco della continuità e richiamandosi alla tradizione della Chiesa: “La donna può e deve essere più presente nei luoghi di decisione della Chiesa. La chiamerei una promozione di tipo funzionale, ma così non si fa tanta strada. La Chiesa ha l’articolo femminile la: è femminile dalle origini. Il principio mariano guida la Chiesa accanto a quello petrino. L’approfondimento teologale è in corso.”

Bioetica e valori non negoziabili

Grande cautela è espressa sugli argomenti bioetici: “Non sono uno specialista”, avverte Francesco, che dice di temere che ogni sua frase possa essere equivocata. D’altronde, spiega, “la dottrina tradizionale della Chiesa dice che nessuno è obbligato a usare mezzi straordinari quando si sa che è in una fase terminale“. Una discontinuità più marcata con la linea del suo predecessore si nota però quando De Bortoli domanda al Papa che ne è stato dell’espressione “valori non negoziabili“, spesso utilizzata negli anni passati e mai ripresa durante il pontificato di Francesco. “È un’espressione che non ho mai capito, i valori sono valori e basta, non posso dire che tra le dita di una mano ve ne sia una meno utile dell’altra.”

L’ecumenismo

Il Papa parla però anche di ecumenismo, un tema molto caro a tutti i pontefici che lo hanno preceduto negli ultimi anni, e che Francesco non intende abbandonare. Parlando dell’intercomunione con gli ortodossi, ammonisce: “Siamo tutti impazienti di ottenere risultati chiusi. Ma la strada dell’unità con gli ortodossi vuol dire soprattutto camminare e lavorare insieme. La teologia ortodossa è molto ricca, in questo momento hanno grandi teologi, così come una meravigliosa visione della Chiesa e della sinodalità”.

Alla fine dell’intervista, Francesco concede al Corriere qualche battuta sulla sua vita privata prima e durante il pontificato: “Al momento sto leggendo Pietro e Maddalena di Damiano Marzotto, sulla dimensione femminile della Chiesa. L’ultimo film che ho visto?La vita è bella, e prima avevo guardato La Strada di Fellini.” E ancora, inevitabilmente: “A 17 anni avevo una fidanzatina, in seminario una ragazza mi fede girare la testa per una settimana. Come finì? Ne parlai con il mio confessore.

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