Santi perché tutti figli di Dio

di , 1 novembre 2015

Letture: Ap 7,2-4.9-14; 1Gv 3,1-3; Mt 5,1-12a

imagesCelebriamo la solennità di tutti i santi. Il termine biblico ‘santo’ deriva da una radice che significa mettere a parte, separare. Dio in quanto santo è distinto e diverso da tutto ciò che è mondano. Egli è il ‘totalmente altro’. “Tu solo sei il Santo” cantiamo nel Gloria quando celebriamo l’Eucaristia. L’incontro con la santità di Dio ha perciò, per l’uomo dell’Antico Testamento, qualcosa di spaventoso. Possiamo incontrare Dio, come Mosè al roveto ardente, solo con il volto coperto (Es 3,6). Nessun uomo può vedere Dio senza morire (Es 19,29). Quando Dio appare ad Isaia nel tempio, gli appare in tutto il fulgore della sua divinità, al punto che il profeta viene colto dallo spavento e dal terrore: questa visione lo scuote fin nelle profondità della sua esistenza (Is 6,1-5). In Osea l’esperienza della santità di Dio è l’esperienza della sua compassione e del suo amore, che sconvolge e capovolge letteralmente tutte le categorie umane e mondane (Os 11,8 ss. ). Attraverso la sua santità, espressa in una misericordia e in un amore che si comunica, Dio è vicino all’uomo e lo fa partecipare alla propria vita e alla propria santità. Lo ha fatto «molte volte e in diversi modi». Da ultimo lo ha fatto per mezzo del Figlio. «Dio ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissutasantamente» (2Pt 1,4). «Dio vuole farci partecipi della sua santità»

(Eb 12,10). Mediante il battesimo i cristiani, fondati sulla pietra angolare che è Gesù, formano, come pietre vive, una casa spirituale: «Voi siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato» (1Pt 2,9). In questo senso i discepoli di Gesù si denominano come «i santi». Essi sono santi perché santificati per mezzo dello Spirito santo di Dio, e perché lo Spirito abita in loro. «S.uno mi ama – dice Gesù – osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui (Gv 14,23). La prima lettera di Giovanni parla della comunione che noi abbiamo con il Padre e con il Figlio suo Gesù (1Gv 1,3). Bellissimo il testo della seconda lettura di questa domenica: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!». Mi commuove questo realismo: non siamo figli per modo di dire, in senso moralistico. Per un dono del suo amore lo siamo oggettivamente, partecipando della natura divina. La liturgia terrena della chiesa rinvia già adesso alla liturgia celeste dell’Agnello e la rende presente anticipatamente. Perciò anche la liturgia della chiesa e quanto in essa accade può essere santo. Ma quanti saranno i santi? Ci risponde il libro dell’Apocalisse: «Udii il numero di coloro che furono segnaticon il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli di Israele. Dopo questecose vidi: ecco una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo elingua». Tutti costoro stanno in piedi, davanti al trono di Dio e davanti all’Agnello, e sono avvolti in vesti candide. Sta in piedi chi è libero, vittorioso; sta in piedi chi è rivestito della dignità dei figli. E la veste candida è il segno della partecipazione alla vita divina. Come è potuto accadere? Come sarà possibile anche per noi? Quelli che stanno davanti al trono di Dio «tenendo rami dipalma nelle loro mani» sono quelli che «hanno lavato le loro vesti, rendendole candidenel sangue dell’Agnello». E’ l’accoglienza del dono della vita del Signore, il Crocifisso per amore, che rende bella e santa la nostra vita. La fede in lui illumina di luce vera non solo le nostre vesti, ma tutta intera l’esistenza. E’ il Risorto che trasfigura il nostro corpo di miseria e lo rende conforme al suo corpo glorioso (cfr. Fil 3,21). Ma c’è dell’altro. I santi «sono quelli che vengono dalla grande tribolazione». Ai discepoli di Gesù viene chiesta una resistenza attiva nei confronti delle ‘pressioni’ che vengono dal mondo. Vincerà chi avrà perseverato fino alla fine, con umile e fiduciosa determinazione. Così la santità è un dono, ma anche un compito. Già nell’Antico Testamento troviamo di continuo l’espressione «siate santi, perché io, vostro Dio, sono santo» (Lv 11,44). E Luca scrive: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» (Lc 6,36). La santità include, dopo il comandamento dell’amore di Dio, anche il comandamento dell’amore del prossimo, e quindi anche la giustizia. Alla santità siamo tutti chiamati, anche se questa affermazione biblica fondamentale è purtroppo spesso caduta in dimenticanza. La santità è stata per molto tempo tenuta sotto sequestro e ritenuta un bene particolare dello stato clericale, dei monaci e dei religiosi. La vocazione alla santità fu spesso concepita non come vocazione dei cristiani ‘normali’, viventi nella quotidianità del mondo, ma come vocazione riservata solo a pochi eletti. I santi furono e sono perciò non di rado considerati come dei cristiani straordinari. Ma le beatitudini del discorso della montagna valgono per tutti e i consigli evangelici sono rivolti a tutti coloro che seguono Cristo. La santità è il senso della chiesa e il motivo della sua esistenza. Giorgio Scatto

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